Lupo Alberto – Il Tesoro dei Mckenzie
Sono venuto in possesso pochi giorni fa di questo albetto speciale, che ristampa le 4 parti di una storia di Lupo Alberto pubblicate in origine dal numero 162 al numero 165 del mensile. Il titolo della storia è proprio
Il Tesoro dei Mckenzie.
La storia è sceneggiata a quattro mani da Tito Faraci e Francesco Artibani, ed è disegnata da Giorgio Cavazzano. Solo questo fa sì che io fossi attirato tantissimo da questa storia. Queste sono 3 tra le persone che più amo e amerò sempre in ambito fumettistico e narrativo in genere. Questi sono 3 talenti rari che hanno fatto faville col fumetto Disney, questi sono 3 uomini dal tocco d’oro.
Cavazzano è quasi inutile che lo presenti o che dica qualcosa: un Dio della matita, per me, uno dei disegnatori che preferisco in Disney e in assoluto, dato che la sua mano è stupenda anche nel disegno realistico.
Faraci e Artibani presi separatamente sono due sceneggiatori brillanti e creatori di storie mitiche e bellissime: insieme hanno regalato ai fan disneyani perle come
Topolino e il Fiume del Tempo e
Un Papero in Rosso, storie ormai celebri e celebrate.
Una storia del neo-riscoperto Lupo Alberto realizzata sotto questo team vincente non poteva non attirarmi.
E a quanto pare nemmeno deludermi. Infatti la lettura della storia è stata un’esperienza molto interessante e particolare. Partiamo – strano per me – dal disegno. Avendo avuto recentemente sott’occhio i disegni di Silver e Cannucciari, si nota subito come lo stile di Cavazzano diverga. E’ uno stile che, come capiterà poi anche in
Jungle Town, richiama fortemente quello Disney dato che è sempre applicato ad animali antropomorfi. Ma anche se quindi abbiamo un Alberto che più che il lupo di Silver ricorda piuttosto un Goofy per dire, la cosa non stona affatto, lo stile del Giorgio nazionale secondo me ben si adatta ai personaggi della fattoria, oltre che per Alberto anche per Mosè e per Enrico.
Per la trama e la sceneggiatura, nulla da eccepire. O quasi. L’inizio, costituito dalle prime 3 tavole, è geniale con le didascalie e i tre titolo preventivi alla storia. Poi lo svolgimento sembra abbastanza telefonato, non tanto per il fatto che si capisse o meno il finale (che a me ha piacevolmente sorpreso), ma per il centro della vicenda in sé. In pratica, per salvare un rifugio di animali abbandonati messo a rischio da tale McQuade che voleva ottenere il terreno per i suoi affari, il terzetto composto da Alberto, Mosè e Enrico si mette alla ricerca di un tesoro, il tesoro che il fondatore della fattoria ha nascosto da qualche parte e che i nostri vogliono trovare grazie a una mappa trovata dalla talpa. Il che fa sguazzare Tito e Francesco, che me li immagino a divertirsi come non mai nello scrivere le varie gag, le battute e gli scontri verbali che capitano a tre personaggi del genere, trattati poi con la consueta e consolidata verve comica dei due sceneggiatori. Il fatto poi che più che concentrarsi su eventuali classici battibecchi tra Alberto e Mosè ci si concentrasse sulle azioni “scellerate” di Enrico commentate da un Mosè incredulo e prodigo di epiteti, dava una ventata di novità. Ma mentre tra una risata e l’altra mi ero convinto che tutta la storia altro non fosse che la caccia al tesoro, ecco che le ultime pagine colpiscono per il risvolto umano della vicenda e del passato del signor Mckenzie, oltre che per un inedito approccio al carattere di Enrico.
Una storia ingannatrice, insomma: mascherata da pura e semplice caccia la tesoro che si basa sulla comicità più sfrenata per il terzetto che è in marcia, è una storia che oltre a quella prospettiva - importante - sa offrire anche un ulteriore livello di lettura, come le storie che già avevo apprezzato scritte dal duo.
Da notare i due criminali di bassa lega che seguono i Nostri, Jasper e Gideon, che io ho conosciuto in
Buonanotte Cupido!, i nani di gesso, tormentone faraciano nato nelle storie Disney degli anni ’90 e qui inserito in relazione agli affari del cattivo e quella che per me è la gag migliore della storia, il gufo catturato da Enrico!
Tanto divertimento, un po’ di risvolti sentimentali e disegni bellissimi. Che altro aggiungere?
Il volume si completa con un paio di pagine che spiegano chi sono gli autori, che c’è stata la supervisione e l’accettazione da parte di Silver e che mostrano alcuni bozzetti.