
Hey, Jude, don't make it bad, Take a sad song and make it better...
Basterebbero questi due versi a riassumere questo film, che sostanzialmente fa proprio questo: prende le canzoni dei Beatles e le migliora. Infatti, come avviene in Moulin Rouge, Across the Universe prende canzoni celebri e le adatta alla trama, con un arrangiamento più moderno e inserite in un contesto che ne arricchisce il significato. In questo caso i 33 (!!) brani non sempre sono vere e proprie esibizioni da musical, con coreografie o microfoni nei quali vengono cantati (certo, ci sono anche quelli e in un paio di casi sono veramente eccezionali), ma nella maggior parte dei casi compongono una sorta di tappeto musicale che fa da sfondo a una fedele rappresentazione dello spirito degli anni '60, raccontato con l'ingenuita dell'epoca, ma anche con il senno di poi.
Canzoni alle quali viene donata una inaspettata profondità: l'esempio più suggestivo è sicuramente la "canzonetta" Strawberry Field, le cui note accompagnano le immagini di fragole inchiodate alla parete, il cui succo si sovrappone sullo schermo al sangue dei soldati in Vietnam. E' una modalità alternativa di narrazione, che forse più che al musical si avvicina ad un progetto come Fantasia della Disney, raccontando una storia attraverso la musica, con i suoi soli 30 minuti di dialoghi su due ore di film.
La storia, piuttosto corale, parte dalle vicende di Jude e Lucy: lui parte dall'Inghilterra alla volta dell'America in cerca del padre, lei è costretta a salutare il suo fidanzato in partenza per il Vietnam. Le vite di Jude e Lucy com'è prevedibile che sia si incroceranno, dando vita ad una storia d'amore che si svilupperà sullo sfondo della guerra, della nascita dei movimenti hippie, e di una rivoluzione nelle strade e nella musica.
La fotografia è impressionante, e riesce a passare dal realismo, al surreale, a scene completamente psichedeliche; e anche qui il paragone fatto a inizio recensione con Moulin Rouge non è affatto azzardato, anche se qui tutto è molto meno barocco.
Un plauso agli attori, in particolari ai due protagonisti Jim Sturgess e Evan Rachel Woods di una bravura unica, bellissima e profondamente credibile lei, dallo sguardo estremamente espressivo lui; in fondo in fondo è triste che più che per il talento di questi giovani attori, il film venga pubblicizzato per i cameo di Bono, Joe Cocker e Salma Hayek.
La vicenda, le musiche, la trama mi hanno coinvolto tantissimo, tanto che mi è stato impossibile durante l'Hey Jude non intonarla ad alta voce, così come durante la canzone finale (All You Need is Love, ambientata sul celebre tetto dove suonarono i Beatles) non sono riuscito a trattenere una lacrimuccia.
Titoli di coda, luce in sala, e standing ovation.
Tutti in piedi ad applaudire.
E in una multisala tutto bibite e pop-corn, non sto parlando di un cinema d'essay.
Uao.

