[Marvel] Marvels
Inviato: domenica 29 aprile 2007, 19:33

Già grandi capolavori del calibro di Watchmen e di The Dark Knight Returns avevano analizzato la sfaccettata figura del supereroe calata nel contesto di un mondo e in una società plausibili, ma è solo con Marvels di Kurt Busiek ed Alex Ross che questa analisi viene intensificata tramite un semplice ma nel contempo geniale ribaltamento del punto di vista.
L’intera trama di Marvels infatti coincide con la storia di un perfetto uomo qualunque, Phil Sheldon, un fotografo che si ritrova a vivere durante gli anni cruciali dell’avvento delle cosiddette meraviglie (“marvels”, appunto).
L’intera opera è suddivisa in quattro parti, ognuna delle quali ricopre all’incirca una decade, a partire dagli anni Quaranta (più precisamente dal 1939) dove trovano una collocazione i primi supereroi di casa Marvel, la Torcia Umana e Namor il Sub-Mariner, creati da Martin Goodman per la rivista pulp Marvel Comics che sarebbe poi divenuta la Casa delle Idee.
Gli anni Sessanta vengono trattati nella seconda parte e vertono sulla nascita degli ormai celeberrimi “supereroi con superproblemi”, come l’Uomo Ragno, i Fantastici Quattro, Devil, Hulk, gli X-men e altre famose icone, mentre tra i vecchi supereroi spunta il patriottico Capitan America.
La terza parte, gli anni Settanta, mostra l’allargamento delle crepe nella società causate dalla crescente fobia nei confronti dei mutanti narrata nel capitolo precedente, in cui molti supereroi vengono messi in discussione e perdono l’aura “divina” con la quale erano prima visti, soprattutto tramite le peripezie dei Vendicatori, di Galactus e dell’Uomo Ragno.
La crisi e la demolizione dell’infallibilità del supereroe vanno a convergere nella quarta parte, quella degli anni Ottanta e inizio Novanta, che culmina con la tragica morta di Gwen Stacy e vede la nascita di nuove meraviglie come Gosth Rider.
L’opera di cesello effettuata da Busiek è precisa e coerente: assimila in un unico continuum narrativo vicende storiche reali, la continuity dell’Universo Marvel e la vita di Sheldon, fortemente influenzata dalle meraviglie cui dedicherà tutta la sua vita.
Mentre i già citati Watchmen e The Dark Knight Returns utilizzavano la società per mettere in crisi la figura del supereroe e meglio analizzarla, qui è proprio la società a essere messa in crisi, ma l’analisi del supereroe non viene meno ed è anzi intensificata da un rapporto di complicità con il lettore che si trova, forte delle letture precedenti, a sapere più del protagonista stesso.
La comparsa delle prime meraviglie viene vissuta con iniziale stupore, seguito da una repulsione e da uno scetticismo autodifensivo, per poi trasformarsi in un’acuta idolatria nel contesto della Guerra Mondiale dove la società americana si identifica e parteggia con quegli esseri che, per quanto soprannaturali, sembrano incarnare i valori della propria nazione e quindi porsi allo stesso piano dei cittadini comuni. Ben presto emerge tuttavia l’altro lato della medaglia, che nelle storie “canoniche” viene affrontato di sfuggita o comunque senza il dovuto realismo: le conseguenze alle azioni e alle battaglie dei superesseri che sconvolgono periodicamente la vita degli abitanti della Grande Mela prima, del mondo e dell’universo poi. Vengono evidenziati i feriti, i danni, le vite stroncate a prezzo del trionfo dei valori ritenuti positivi e lo stesso Sheldon si ritrova a fare i conti con il lato spiacevole delle calamità causate.
Inizialmente il capro espiatorio di tutto questo viene fornito dagli odiati X-men e la società si spacca tra le sue ipocrisie, organizzando piccole sommosse contro i mutanti e nel contempo celebrando il matrimonio tra Reed Richards e Susan Storm come uno straordinario evento mondano. L’avversione si allarga tuttavia anche ai Fantastici Quattro, vincitori ma screditati dopo la venuta di Galactus, ai Vendicatori, dichiarati un pericolo pubblico, all’Uomo Ragno, sempre più preso di mira dal Daily Bugle e accusato dell’omicidio del Capitano Stacy.
Il disagio delle persone comuni raggiunge con la morte di Gwen Stacy il suo culmine, disagio perfettamente incarnato da J. Jonah Jameson: non solo l’uomo comune è invidioso del superessere per le sue incredibili capacità e si sente impotente nei suoi confronti, ma esorcizza in lui le proprie fragilità umane. Ovviamente questo risulta paradossale, visto che da sempre la Marvel ci propone una visione più intimistica dei proprio paladini, in cui i difetti umani sono assai forti.
Allora cosa spinge i supereroi a proteggere chi li denigra e mette in discussione la loro legittimità e buona fede? E’ questo che si chiede Sheldon trovando come perfetta risposta Gwen Stacy, una pura di cuore ancora capace di stupirsi come una bambina in un mondo che ha perso la propria ingenuità e che ha annoverato le meraviglie tra gli avvenimenti di ruotine.
Marvels si conclude con un ironico paradosso (memorabile al pari di quello che vede Sheldon, che al contrario dei più apprezza i supereroi, denigrare quel viscido Peter Parker… che sfruttava le gesta dell’Uomo Ragno per guadagnare trenta sporchi denari), con Phil che, stanco delle meraviglie, decide di farsi fotografare con un “ragazzo qualunque”: Daniel Ketch, futuro Ghost Rider.
Ma passiamo ai disegni: se poteva esistere un disegnatore perfetto per Marvels, questi è sicuramente Alex Ross. Con il suo tratto iperrealista, basato sulle fotografie scattate da amici e parenti in posa, riesce a rendere la vicenda ancora più vicina e plausibile. I personaggi hanno un’eccellente ed adeguata espressività, i supereroi in particolare acquisiscono posture lontane dalle articolate acrobazie aeree cui siamo avvezzi, ma assai destereotipizzanti e più umane. Superbi i virtuosismi grafici (la calzamaglia dell’Uomo Ragno che è davvero una calzamaglia, l’armatura di Iron Man sembra davvero di metallo, ecc.) e i giochi cromatici di grande effetto che tuttavia non stancano l’occhio grazie alle tonalità acquarellose. Curiose poi certe “chicche” (ne ho riportata giusto una sotto), come i rifacimenti di copertine celebri o come il remake di alcune vignette inserite nella storia (geniale e verosimile la sostituzione di Sheldon a un passante di una vignetta di Amazing Spider-man 122).
Marvels è un capolavoro delizioso per le sue numerose citazioni (per nulla pesanti o ridondanti), i disegni e la trama introspettiva: consigliatissimo a marvel-fan e non.
Avengers #4 (1964) di Jack Kirby) >>> Remake di Ross