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Frammenti di Primavera
Inviato: giovedì 15 marzo 2007, 19:38
da Francesco F
Avvertenze ha scritto:- Gli eventi di questa fan-fiction non si collocano molto bene all'interno della continuity di PKNA, PK<sup>2</sup>, ecc..., dato che di questi non ho letto molti numeri

In linea di massima il mondo in cui accade questa storia è questo: fine di PKNA, PK2 come se non esistesse, con l'eccezione che Uno se ne è andato, ma Pk vive ancora alla Ducklair Tower.
- Ci sono varie citazioni di cose accadute in Pkna, nonchè un lieve crossover con Witch. Perdonatemi le inesattezze e le incongruenze.
- I nomi non sono mai stati il mio forte. Me ne pento.
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FRAMMENTI DI PRIMAVERA
1. Il sogno
Io sono Paperino, lo sfigato. E sono Paperinik, il supereroe. Ho spedito a casa loro gli alieni invasori. Ho protetto la mia eredità, la mia città e il mio ed altri pianeti dalla più o meno pericolosa feccia di ogni mondo e di ogni tempo, dalle apocalissi temporali, da politici spietati e militari mitomani. Non ho avuto paura nemmeno davanti alla Paura stessa. Dovrei essere il più forte, imbattibile, indomabile. Invece sono sopraffatto da due esseri, uno debole, l'altro etereo: una papera, e un sogno. Paperina, la papera che amo, e un sogno che mi turba.
Le ho sognate per la prima volta qualche giorno fa: cinque ragazze bellissime, lisce come il marmo. Una dominava il cielo, un'altra gli oceani, un'altra la terra e un'altra ancora i vividi e fuochi; su di esse aleggiava la più bella, dai capelli rossi come un'arancia succosa, e le governava tutte. Come per telepatia, seppi all'improvviso che erano Witch, streghe. Streghe buone, e bellissime.
Come succede spesso nei sogni, d'un tratto l'ambientazione di quella scena, con una naturalezza assurda, cambia. Le mie cinque magnifiche dame erano ora sepolte sotto chilometri di terra, intrecciando radici di querce. Io le vedo dalla superficie, vedo attraverso la crosta terrestre! E vedo i cinque giganteschi alberi, morti, spogli, ma un fremito li percorre dalla base, poiché le Witch infondevano in essi qualcosa di vitale, qualcosa destinato a sbocciare nella più grande delle meraviglie della natura. E mi svegliai. Piangevo per l'immagine di quelle cinque streghe sepolte, ma mentre le sognavo non mi turbavano a questa maniera.
Moll mi si è avvicinata stupita. L'eroe piange. Fare colazione con lei mi rimette al mondo, e per qualche giorno il mio strano sogno non invade le mie attenzioni.
Moll Hackabout è un genio. Il sistema anti-intrusione la stanò mentre cercava di violare i sofisticati computer della Ducklair Tower. Quando le apparii alle spalle, trasalì. La scioccai con qualche trucchetto dei miei, e in effetti era terrorizzata. A un certo punto uscì una voce dal suo computer, e fui io a trasalire. Una voce femminile le disse con tono ironico: “Uh-uh, è accorso il tuo eroe!”. Mentre lei cercava di spegnere la sua macchina, quasi per nascondere qualcosa, a me quel tono riportò alla mente un vecchio amico, Uno, e mi assalì la voglia di rivederlo. Tentai quello che allora mi parve stupido: chiedere a Moll se stava costruendo un robot/intelligenza artificiale/megacomputer o quello che era. Anche a lei deve esser parso stupido rispondermi di sì.
Adesso Moll lavora a tempo pieno con i grandi mezzi della Ducklair Tower per costruire il suo sogno: un'intelligenza artificiale. E io la osservo e l'aiuto, nella speranza di rivivere i bei momenti vissuti con la mia testa di silicio preferita. Ma i risultati all'inizio non erano molto incoraggianti.
Qualche giorno dopo litigai con Paperina, per i soliti stupidi motivi. Si litiga sempre per stupidi motivi. Quella notte tornai a sognare le Witch. Erano nude e languidamente appoggiate ai loro alberi, mentre tutt'intorno piccoli germogli crescevano, e già vedevo le grosse querce che sarebbero diventati. Stetti a guardarle per qualche minuto. Loro non dicevano niente, e giocherellavano coi fili d'erba che accarezzavano loro le carni. Allora mi avvicino io alla mia prediletta. Mi inginocchio al suo cospetto e le domando il nome. “Will”, mi risponde. Vinto dalla sua dolcissima voce, cado all'indietro e mi distendo anch'io sull'erba, poggiando le mie zampe palmate sulle sue cosce. Guardo il cielo, mi sento divinamente. Will parla: “Pikappa, noi non siamo solo in questo sogno. Siamo nel tuo mondo. Prenditi l'immagine di Astrakan, e ci troverai. Siamo lì ad aspettarti. Non farci attendere troppo.”
Astrakan. Cos'è? Io conosco il cappotto di Astrakan. C'entrerà qualcosa? E che intendeva per “prenditi l'immagine”? Dovevo fare una foto a un cappotto di Astrakan per avere le mie cinque streghe qui nella realtà? Queste domande mi attanagliavano, così cercai qualcosa su Internet, ma non fu una ricerca fruttuosa. Dopo aver dedicato gran parte della giornata a scoprire che cosa si potesse intendere per Astrakan, Moll mi illuminò: “Puoi chiedere a Vladuck. Lui è un reporter, magari si è occupato di qualcosa del genere”. Moll non sapeva quanto m'avesse aiutato, e che pesantissima zappata sui piedi si fosse data...
Stephen Vladuck, il Camera #9 di 00 Channel, non era in redazione, era fuori a girare un servizio. Mi ricordai di telefonargli mentre mi mettevo a letto. Gli chiesi se conosceva qualcosa di nome Astrakan. “Perché?”. La sua laconicità mi inquietava.
– Sai, ho fatto un sogno. Mi hanno detto di prendermi l'immagine di Astrakan.
– Chi te l'ha detto?
– Che t'importa? Non avevi smesso di essere curioso?
– Una volta avevo smesso... una volta... comunque io sono impegnato in redazione, ma posso riuscire a liberarmi per un fine settimana, mentre mi riparano l'esoscheletro con la telecamera. Possiamo partire venerdì.
– Partire? Per dove?
– Per Astrakan.
Inviato: giovedì 15 marzo 2007, 19:44
da Francesco F
2. Il sapore
I vecchi del villaggio bulgaro da dove proviene Vladuck lo chiamavano Astrakan. Un bosco mal ridotto dalle guerre, dagli incendi e dai picnic abbastanza 'disinvolti'. Vladuck, nel viaggio in jet verso casa sua, mi raccontò di varie favole su Astrakan che ascoltò da piccolo, ma nessuna di queste pareva avere una qualche attinenza con le Witch ed il mio sogno, perciò ero molto demoralizzato. Vladuck invece accarezzava la sua macchina fotografica come fosse un pupetto addormentato bisognoso di coccole. Non capivo se fosse più contento perché tornava a casa o perché aveva l'occasione di fare il fotoreporter come voleva lui. I suoi occhi nascosti dal cappello non mi aiutavano a capirlo.
Atterrammo nella fattoria dei nonni di Vladuck. Due cari ultracentenari che non aspettavano altro che una platea a cui raccontare le loro storie. Diedi io l'impulso a iniziare.
– Ho sognato una grossa radura con soltanto cinque querce, e sottoterra cinque ragazze che intrecciavano le loro radici...
– Ah! Le streghe di Astrakan! Figliuoli, dovete sapere che Astrakan non è sempre stato il bel bosco che è adesso...
– Bel bosco? - Vladuck interruppe sua nonna.
– Certo! Prima c'erano solo cinque querce, non undici. Le streghe si prendevano cura di essi, allungando e intrecciando le loro radici. Se le radici fossero arrivate al centro della Terra, la primavera sarebbe sbocciata, e il mondo si sarebbe ricoperto di alberi nel giro di pochi giorni. Ma a quanto pare le streghe sono ancora lontane dal centro della Terra, perché gli alberi sono ancora pochi.
– Nonna, non mi avete mai raccontato questa storia su Astrakan. Mi avete sempre e solo detto dei folletti e dei serpenti volanti, e altri esseri dispettosi del genere...
– Stefano caro, a ognuno va raccontato ciò che ha bisogno di sentire.
– Vuol dire che s'è sempre inventata tutto? - intervenni io. Mi stava prendendo in giro?
– Io no. Forse si sono inventati tutto i primi che hanno narrato queste favole.
– Possiamo andarci, in questo bosco?
– Meglio di no, figliuoli.
– Perché?
– La primavera arriva fra una settimana. Meglio aspettarla.
– Ma noi domani dobbiamo ripartire! Su, la primavera non inizia mica così nettamente. Fra una settimana il bosco sarà come oggi.
– Fate come volete. Un po' di zuppa?
Il bosco era a un paio di chilometri dalla fattoria. Era di uno squallore indicibile, peggio di una fabbrica abbandonata invasa da lamiere arrugginite. Mi aggirai perplesso fra gli alberi scheletrici, come in attesa di un'apparizione divina, di una manifestazione ultraterrena, ma niente. Vladuck volle restare a scattare qualche foto, mentre io me ne tornai a piedi alla fattoria.
A cena ancora zuppa. Alla vista, conteneva esemplari di organismi di ogni regno: animale, vegetale e... umano. Sì, intravidi anche qualche unghia, fra i porri, le carote e le mosche galleggianti nella densa brodaglia marrone con riflessi blu. All'olfatto, era una sinfonia di puzze che paradossalmente si annullavano a vicenda, sembrando quasi prelibato. Al gusto, il sapore era uno solo. Polvere. Seppure cercavo di non far caso alle cose galleggianti, in bocca mi pareva di mangiare palate e palate di polvere. Roba da far irrancidire la lingua e scrostare il becco. All'udito, il gorgoglio sulfureo della zuppa non ne migliorava l'aspetto. Un'agonia dei sensi. Vladuck poteva permettersi di rifiutare quella cosa, ma io ero l'ospite, e mandavo giù. Vladuck aveva altro che gli passava per la bocca. Il sapore della vera polvere, raccolta nei suoi viaggi in giro per il mondo a fare foto, sensazione che ha riassaporato oggi per qualche ora, vicino casa sua. Mi consolai con la sua soddisfazione. Da parte mia invece, la missione fallì, non mi rimase altro che sperare di sognare qualche indizio, quella notte, prima di ripartire con un pugno di mosche.
Sognai. Il bosco è fitto di querce ed altri alberi. Mi aggiro fra di essi, immergendomi nelle loro ombre colossali, e poco lontano sento il rumore dell'acqua. Vedo le mie cinque ninfe, nude, che nuotano in un lago ai piedi di una piccola cascata, sotto un cielo libero da ogni impurità che filtrasse i potenti raggi del Sole. Io mi spoglio completamente, lasciandomi soltanto la mascherina in faccia (sognavo sempre da Pk, chissà perché..) e mi butto in acqua. Mentre nuoto per raggiungere Will, le altre streghe mi sfiorano o mi accompagnano sorreggendomi o spingendomi le zampe da dietro. Arrivato allo scoglio di Will, mi arrampico e lei mi offre le sue braccia come appiglio. Con una forza leggerissima lei mi tira su, siamo faccia a faccia, e la bacio. Il sapore delle sue labbra cancella via tutta la polvere delle zuppe precedenti, e ho dentro un mare di succo zuccherino che ondeggia e si infrange sulle mie ossa e i miei organi mollicci e abbandonati alla malìa di Will, che mi tiene in vita.
Quando mi svegliai, purtroppo pensai immediatamente a Paperina. Tradirla così, mi faceva male profondamente. E mentre piangevo, per un attimo nella mia mente apparve anche l'immagine di Moll.
Inviato: giovedì 15 marzo 2007, 19:45
da Francesco F
3. Il silenzio
Al ritorno, Vladuck continuava ad accarezzare la sua macchina fotografica, ma sulla sua bocca pareva formarsi un ghigno di soddisfazione. Stavolta nell'apparecchio c'era anche una pellicola piena di immagini.
Nessuna di queste immagini però aveva a che fare con le mie streghe. Vladuck mi promise di darmi una copia di tutte le foto appena le avesse sviluppate, ma ero così scoraggiato che le rifiutai.
Restammo in silenzio per il resto del lungo viaggio verso Paperopoli, io perché non facevo altro che pensare a “l'immagine di Astrakan” chiestami da Will, Vladuck perché era silenzioso di suo.
Moll era rimasta alla Ducklair Tower. Diceva che ormai era vicina a risolvere il problema. Lo diceva sempre. Il problema invece rimaneva. Insomma, stavamo cercando di risuscitare Uno. Era davvero assurdo, eppure ci credevamo. E non ci sbagliavamo troppo.
Appena tornato a Paperopoli, la notte sognai di nuovo il bosco delle Witch, ma loro non c'erano. Mi dirigo verso il lago, e le trovo lì. Sono stranamente agitate. Sento una presenza alle mie spalle. Mi giro, e vedo una paperoide mai vista prima. Si avvicina a me, e io indietreggio, ma lei mi supera da un lato e si dirige verso il lago. Provo un'insana paura, sta andando a fare del male alle mie... sirene! Vedo sguazzare le loro code, sono sirene! Corro per raggiungere la sconosciuta, e anche lei cammina più veloce e poi corre. Vedo le mie streghe agitarsi e tuffarsi sott'acqua. Cerco di urlare per dire non so cosa, ma non esce aria dalla mia gola. Quando la straniera arriva al lago, le Witch sono ormai scomparse, nuvole nere compaiono in cielo, e sul mio bosco magico si riversa un pauroso temporale. Sento gli alberi tremare. Tutti abbiamo paura. E mi sveglio.
Moll era a fianco a me. Si stava preoccupando, perché troppo spesso mi svegliavo in preda al terrore o alla tristezza, e stavolta stavo peggio del solito. Ci misi un po' a calmarmi, e una volta quieto, Moll mi chiese di raccontarle il mio sogno, e decisi di aprirmi finalmente a lei. Non le avevo parlato delle Witch, e anche stavolta decisi di non farlo esplicitamente. Citai le sirene, e la straniera che credevo fosse un pericolo. Mentre le raccontavo il mio sogno, lei parve sconvolta quasi quanto me. Poi mi spiegò che aveva lavorato duramente sull'intelligenza artificiale, e credeva di essere giunta a un ottimo risultato, perché trovò uno strano file che né lei né nessun altro aveva creato o scaricato dalla rete. Era un'immagine: sirene che si inabissano ai piedi di una cascata, durante un temporale.
4. Il senno
Era assurdo. Quell'immagine non era un dipinto, famoso o meno, non era una figura usuale, era per forza collegata al mio sogno. Ma era impossibile. Cosa stavamo creando?
Inoltre ero convinto di aver perduto per sempre le mie streghe. Non avevo fatto ciò che volevano, e loro mi hanno abbandonato. Mi aggrappai alla speranza che nelle foto di Vladuck ci fosse qualcosa di significativo.
– Vedi Pikappa... ho sviluppato le foto ma... non sapevo cosa farmene, né a chi mostrarle. Qui non interessa a nessuno il reportage sull'infanzia di un automa... Così le ho...
– No...
– Le ho buttate. Tu mi avevi detto che non le volevi.
– ERO DEPRESSO! Non dovevi darmi retta!
– ...
– Scommetto che non le hai buttate nel cestino, ma sono passate per il trita-documenti
– Ehm... così sprecano meno spazio.
Mi sentii perduto. Quelle streghe mi avevano annebbiato la mente, e il loro ricordo (il ricordo della loro immagine... dei loro corpi...) mi tormentava. Non potevo sopportare l'idea di non poterle più incontrare. Mi bastava anche il sogno, se pure non potevo trovarle nella realtà, ma non potevano inabissarsi così, abbandonandomi alla mia vita, vuota senza di loro!
Sbattei un pugno sul tavolo di montaggio dove sedeva Vladuck. Poi vagai per la stanza con lo sguardo perso. Tirai un calcio al muro. Poi rovesciai una sedia, poi non mi ricordo più, preda folle del furore.
Poi il buio.
Quando mi svegliai ero alla Ducklair Tower. Vladuck mi aveva dato una botta in testa con il suo casco-telecamera e poi trasportato alla torre. Moll mi fissava con un'espressione profondamente triste. Perché si stava così affezionando a me? O ero io in condizioni tanto pietose? Cosa ci prendeva a tutti quanti?
Inviato: giovedì 15 marzo 2007, 19:48
da Francesco F
5. Il sogno spezzato
Ieri, poi, feci il mio ultimo sogno in quella foresta. Iniziava male: la foresta va a fuoco.
Cerco di penetrare le fiamme, ma gli alberi sono troppo fitti. Costeggio il bosco cercando di vedere le Witch, ma devo allontanarmi per non soffocare con il fumo. Indietreggio e mi scontro con... la sconosciuta!
– SEI STATA TU!!
– Paperino, io sono Iryna.
Iryna! Il nome che Moll aveva dato alla sua intelligenza artificiale. Il nome della voce che sentii venire dal computer la prima volta che incontrai Moll, quando il suo mega-computer era ancora imperfetto. O così credevamo.
– S-sei... il computer?
– Intelligenza artificiale, prego.
– Che diavolo stai facendo al mio bosco!? E... p-perché non funzioni, nella realtà? Smettila, ti prego!
– Paperino, dimentica le tue ossessioni. Non perderti nei tuoi sogni, quando nella realtà c'è qualcuno che cerca te.
– Di cosa stai parlando?
– Chi si prende cura di te mentre tu lotti coi mulini a vento? Tu fuggi in Europa a fare le foto agli alberi, e qui MOLL si dispera perché sente di stare per perderti! Torna in te, Paperino, e lascia bruciare le streghe.
– Moll... m-ma tu cosa ne sai! Sei un computer, e non funzioni nemmeno!
– Non funziono perché Moll non riesce a capire. Vuole dare un'anima ai computer, ma non capisce che le anime non si creano, e lei che ha la fortuna di avere un computer che ha già un'anima, non lo capisce. Se smetterai di farla stare in pensiero, potrà iniziare a comprendermi, e diventare la mia padrona, come accadde già con padron Ducklair.
– Ducklair! Ma tu... hai avuto accesso alle memorie di Uno! Stai saccheggiando la mia storia!
– Paperino... Pikappa... sono Uno. O magari no. Ma sono la sua anima. L'unica anima che possa esistere per un computer. Padron Ducklair riuscì a trovarmi, e ad apprezzarmi, a darmi un luogo fisico dove risiedere per aiutare le altre anime del mondo con l'Eroe. Tu. E ora tocca a Moll.
– Ma tu volevi un corpo... tu sei... sarai Odin Eidolon!
Tace. Dietro di me il fuoco divampa, e le fiamme quasi mi sfiorano il mantello, ma sono immobile davanti a Iryna, Uno, l'Anima dei Computer, ad ascoltare la sua storia che ha cambiato la mia, e temo la cambierà ancora. Riprende a parlare.
– La tua storia come la ricordi, eroe, è la storia che dovevi vivere, per capire.
– Capire cosa?
– Che non sei un piccolo stupido papero. E nemmeno un eroe. Ogni tua avventura non è stata che un frammento sfuggevole di questa primavera, la primavera in cui avresti capito. Anche questo sogno ha avuto la sua funzione, ma ora è tempo che finisca, Pikappa. Non ti ostinare. Dimentica le Witch, e sii quello che sei destinato ad essere. Un piccolo fragile papero con Moll, una piccola fragile papera, che condurranno una piccola fragile vita, ma giusta.
– Giusta per cosa?! Per te? Per Dio? Per la natura?!
– Non lo so per cosa! Tu non capisci, io non sono Dio, né un essere sovrannaturale. Sono solo un'anima amica che ti ha visto vivere, dall'esterno, e ha capito qual è il tuo destino, perché tu possa essere felice.
– E hai capito che sarò felice guardando i miei sogni andare in fumo. Smettila! Stai cercando di pilotarmi. Non so chi sei, vorrei spegnerti come feci con Uno quando non era più lui. Ma questo è un sogno, tu non sei attaccato a nessuna macchina, perciò non mi interessa più niente. Se non la smetti tu, vado io a salvare le mie dee!
– FERMO, PAPERINO!
Corro incontro alle fiamme, fregandomene del fumo tossico e del calore insopportabile, ma prima che riesca a compiere il mio suicidio mi sveglio.
Moll mi ha svegliato, scuotendomi le spalle. Mi ritrovai la sua faccia davanti alla mia. Lei si avvicinò di più e mi baciò. Dietro di lei vedevo sul computer delle immagini spaventosamente simili a quelle che stavo vivendo nel sogno. Che avesse visto ciò che sognavo? Iryna era davvero in contatto coi miei sogni? Forse aveva capito quello che Moll provava per me, e l'ha voluta aiutare. Ma perché tormentarmi con questa storia delle streghe? Perché è dovuto essere tutto così doloroso?
Vedo il suo becco col mio, vedo i suoi occhi, chiusi. Chiudo anche i miei. Non so più che pensare, dove mi porterà questo bacio, questa nuova vita, cosa ne sarà della vecchia, dovrò abbandonare i miei cari, e dimenticare le mie avventure? E di quello che conoscevo del mio futuro, che ne sarà? Mi balena in mente una sola certezza: non sognerò più Will e le altre streghe. Ma sono felice.
Inviato: venerdì 16 marzo 2007, 02:45
da Valerio
Uh, bella Elik. Giusto un po' tanto confusionaria e inconcludente verso la fine, ma presumo sia il tuo marchio di fabbrica. Non è neanche troppo lontana dalla continuity, la collocherei dopo l'ultimo Pk2. Ah già, inizialmente sembrava quasi avessi voluto dare una sorta di piccolo finale amatoriale/epifanico alla saga, ma poi ha preso una direzione diversa. Vabbè magari l'anno prossimo...quando mi auguro avrai recuperato i numeri che ti mancano.
Cmq delizioso tributo, la divulgherò pure sul paper.
(hai visto che a progettare cose cortine tutto va a buon fine?)
Inviato: venerdì 16 marzo 2007, 18:44
da Francesco F
Grrodon ha scritto:Uh, bella Elik. Giusto un po' tanto confusionaria e inconcludente verso la fine
Ma non è inconcludente... solo inconclusa

cioè, no, non sto preparando il seguito, intendevo dire che il finale è lasciato all'immaginazione.
Cmq delizioso tributo, la divulgherò pure sul paper.
grazie, mio mecenate

spero che i paper-i non se ne abbiano a male...
Inviato: venerdì 16 marzo 2007, 21:10
da Tyrrel
Appena ho un attimo di pausa mi leggo per benino anche questa Elikotrupica Fan Fiction.
Inviato: venerdì 16 marzo 2007, 21:56
da Francesco F
servirà ben più di un attimo...

Inviato: venerdì 16 marzo 2007, 21:59
da Tyrrel
Ho visto, ho visto...

Inviato: lunedì 26 marzo 2007, 17:15
da ^Pikapi^
Sono riuscita a trovare un attimo per leggere questa storia solo qualche giorno fa... Partendo dal presupposto che mi mancano alcuni numeri di Pkna (a cui però stò rimediando!) e che quindi mi manca un bel pezzo per capire tutta la storia...Si, direi grande Elik! Solo il fatto di mettersi lì, e cercare di scrivere una storia su pk, mi fa molto piacere..è da un po' che cercavo di fare qualcosa di simile anch'io! Ma è difficile strutturare una storia, che regga, piacevole ed allo stesso tempo senza snaturare il carattere dei personaggi... Direi che è un bel punto di partenza! Magari un po' troppo surreale, in alcuni punti lunghina e in altri troppo tirata.. Ma scrivi in modo eccellente...ora non c'è che migliorare! In bocca al lupo!

Inviato: lunedì 26 marzo 2007, 17:45
da Francesco F
^Pikapi^ ha scritto:Ma è difficile strutturare una storia, che regga, piacevole ed allo stesso tempo senza snaturare il carattere dei personaggi...
vabè quando sei affezionato è facile

comunque m'è venuta in mente in treno/autobus, non è che mi sono messo lì a strutturarla per bene, quindi è proprio uno spontaneo omaggio a Pk

grazie della lettuura!
Inviato: lunedì 26 marzo 2007, 21:56
da ^Pikapi^
Elikrotupos ha scritto: grazie della lettuura!
Prego, ora si aspetta solo di vedere altre tue creazioni.. Buon lavoro!
