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[Radice & Turconi] Avila

Inviato: martedì 16 dicembre 2025, 15:30
da Valerio
E sette. Sì, con Avila salgono a sette le graphic novel firmate dal duo Radice e Turconi. Il tutto senza voler contare Le Ragazze del Pillar e Orlando Curioso, due progettini seriali e d’altra natura. E’ già un tesoretto considerevole, un vanto editoriale per Bao e un ottimo esempio di schiena artisticamente dritta, data la media qualitativa avuta finora.

Quest’anno poi è andata particolarmente bene, dato che Avila è forse una delle opere più sfiziose del loro repertorio. La si potrebbe definire una fiaba oscura, dato il suo volerci raccontare la storia di una giovane donna a tutti gli effetti “colpevole” di magia nera. Più corretto sarebbe ascriverla a quel genere che tanto caro fu a Walter Scott e Alessandro Manzoni, ovvero il romanzo storico. Perché come già accadeva in altre opere del duo, parte del divertimento è vedere come la storia inventata riesca ad inserirsi nel reale, lambendo scenari, personaggi e situazioni storicamente verificati. Nello specifico, qui si tratta di muoversi nelle intercapedini della vecchiaia del Cardinale Richelieu, di imbattersi in Moliére e in generale di scorrazzare nella Francia seicentesca, facendolo però con grazia e senza didascalismi. Non si avverte mai quel retrogusto didattico, tutto è narrativamente ben motivato e aiuta a costruire una cornice credibile.

Il tratto e il colore accarezzano l’occhio come sempre. Le tavole sono di un’eleganza magistrale, sempre chiare, dinamiche e vibranti. E’ stata trovata una chiave perfetta, e questo sin dai primi libri, per mettere al servizio di una narrazione sofisticata, quello stile turconiano che è debitore di una cultura grafica molto specifica. Perché sì, per quanto Teresa e Stefano possano emanciparsi dal loro passato, quell’eco continua a sentirsi ed è una cosa bella. Il risultato è che sembra di aver “letto” un lungometraggio animato anni 90, un nuovo Gobbo di Notre Dame, per intenderci.

Parte del fascino dell’opera sta anche in quella morale un po’ sfumata, che già si è fatta notare nelle opere precedenti della coppia. Ci sono i buoni e ci sono i cattivi, certo, ma il trattamento è tridimensionale per tutti, e non sono poche le occasioni in cui Teresa decide di velare di grigio la bussola morale dei suoi eroi. Può succedere che un buono accarezzi l’idea di compiere una bastardata, o che a volte direttamente… la faccia, rimanendo impunito. Niente di imperdonabile o di diseducativo, ma tanta umana imperfezione, raccontata senza il desiderio di riformare nessuno. Insomma, è un libro che mostra come si possa vendere l’anima al diavolo e poi dirgli “ti voglio bene”. Come non consigliarlo?