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[Disney] Biancaneve (Live Action)

Inviato: domenica 06 aprile 2025, 15:49
da Oswald
BIANCANEVE 2025
Ho voluto dire la mia sul significato dei remake "dal vivo" dei film animati, perché sia sbagliato questo rifacimento per come è concepito rispetto al capolavoro animato ma pure perché sia fatto male anche per quel che è.

Riassunto


Biancaneve 2025 è un remake dichiarato del capolavoro Disney del 1937. Lo cita visivamente e nell’aver mantenuto due canzoni dell’originale. Quindi non è una qualunque delle altre trasposizioni e varianti della fiaba di Grimm.
Come tutti gli altri remake, questi prodotti nascono con la presunzione di pensare di tradurre scene che sono belle perché disegnate e animate, in scene “dal vivo” per farle sembrare vere. Come se fosse quello l’obiettivo con cui sono nate certe visioni. Questo viene fatto riscrivendo il lavoro di artisti della stessa Company.
La sceneggiatura è stucchevole e piena di retorica. I dialoghi sono artefatti, leziosi, dolciastri. La regina è quasi una macchietta comica.
I costumi e le acconciature sono di scarsa qualità. Imitano quelli animati ma non rendono perché non adatti a questa versione.
L’estetica vuole creare un’atmosfera da fiaba ma scenografia e fotografia risultano pesanti e finte.
Gli animali del bosco sono in bilico tra il realismo e una resa cartoon, con occhi grandi e proporzioni che li fanno sembrare strani.
La parte peggiore però è riservata ai cosiddetti nani realizzati in una pessima CGI che non dà loro quasi personalità e li fa stonare visivamente con tutto il resto.
Dove si citano scene del classico ci si accorge che sono appiccicate senza un significato, in questa versione diversa, e potevano essere tagliate; così come sono inutili i due gruppi dei nani più i banditi amici del protagonista maschile che fanno quasi le stesse cose e non sono personaggi approfonditi.
Tanto valeva, in generale, staccarsi completamente dal classico facendo comunque forse un film debole e incoerente, ma almeno con la dignità relativa di essere una cosa autonoma.

Idea del remake


Biancaneve è un rifacimento dichiarato del capolavoro Disney del 1937. Lo cita visivamente e nell’aver mantenuto due canzoni dell’originale. Quindi non è una qualunque delle altre trasposizioni e varianti della fiaba di Grimm.
Come tutti gli altri remake, questi prodotti nascono con la presunzione di pensare di tradurre scene che sono belle perché disegnate e animate in scene “dal vivo” e farle sembrare vere. Come se fosse quello l’obiettivo con cui sono nate certe visioni. Questo viene fatto riscrivendo il lavoro di artisti della stessa Company.
In questo caso si tratta del tentativo di rifare il capolavoro dello Studio e pietra miliare del cinema; oltretutto facendolo decenni dopo e cercando una attualizzazione dei temi che non tiene conto del contesto e dei significati principali di storia e personaggi.
Detto questo si deve vedere se il film in sé regge comunque, nonostante la sua natura derivativa.

Modifiche della storia


Il film animato del 1937 ha una storia breve e semplice, basata sulla trama essenziale della fiaba dei fratelli Grimm. Brevità adatta a quel tipo di film, figlio delle Silly Symphonies Disney anni Trenta.
Nella revisione del 2025 si nota lo sforzo di ampliare la storia, dare un passato ai personaggi. Raccontare un regno e i genitori di Biancaneve.
L’allargamento della storia va insieme alla creazione di un musical con canzoni nuove per più personaggi. Gli autori delle canzoni Pasek & Paul in precedenza avevano scritto i testi di due nuove canzoni per il remake live-action di Aladdin del 2019, e le canzoni di La La Land e The Greatest Showman. Certe sonorità sarebbero pure interessanti se messe a servizio di un progetto originale. Suonano stranianti se si pensa a questi personaggi che richiamano la memoria di quelli del 1937.
Ci si concentra così su aspetti politici della gestione di un regno e ribellioni contro l’oppressione tirannica di una regina cattiva, la seconda moglie del padre, dopo che la madre muore. Madre che si vede però pochissimo e il padre poco più, in alcuni interventi cantati nel brano Good Things Grow (Dove il bene è un dono).
Il nome di Biancaneve indica, in quasi tutte le versioni della storia, precise caratteristiche fisiche quali la pelle bianca come la neve, che diventa anche un simbolo di purezza e bontà. Per giustificare la scelta dell’attrice di origini colombiane Rachel Zegler nel ruolo hanno inventato la nascita del personaggio durante una tempesta di neve. Forzato ma funziona se si ignora il contesto secolare e simbolico della fiaba.


Caratterizzazioni



L’accostamento al film animato è soprattutto nell’aspetto visivo. Zegler è vestita e pettinata per ricordare il personaggio animato. Solo che i costumi di questo film, e il suo in particolare, sono poco curati, di qualità scadente e risultano finti. I capelli di Biancaneve, portati come nel film anni 30, purtroppo non le stanno bene.
Costretta ad avere un aspetto che non è il suo e non la valorizza, le rimane la caratterizzazione di una eroina tra dolce e rivoluzionaria, perché assume la missione di liberare il popolo dalla tirannia della regina. Purtroppo, risulta spesso stucchevole a causa di una sceneggiatura piena di retorica. Canta bene le canzoni, tra cui il suo tema: Waiting for a wish (Aspettando un desiderio).
La regina, interpretata da Gal Gadot, più che una cattiva sembra una smorfiosa capricciosa e glamour. Compiaciuta del suo fascino, in un costume attillato e brillante fino ad avere numeri musical con un corpo di ballo. La sua canzone All is fair (La più bella) è anche un valzer musicalmente ben eseguito ma rende il personaggio piuttosto leggero.

Sceneggiatura traballante


I dialoghi sono artefatti, leziosi, dolciastri come mai è stato il vecchio film e senza avere, quello del 2025, l’alibi della patina del tempo. In una scena di dialogo tra la principessa e la regina non aiutano gli argomenti per raccontare la sofferenza del popolo che, secondo Biancaneve, potrebbe essere alleviata con qualcosa di dolce, come le torte, e un po’ di gentilezza. Temi banalizzati insieme a continui riferimenti alle mele, simbolo della fiaba, ma buttati spesso a caso. Mela che finisce pure nello scrigno dove la regina voleva ci fosse il cuore di Biancaneve, dopo che la sovrana aveva chiesto al suo cacciatore di ucciderla. La regina non si accorge per molto tempo che al posto del cuore c’è una mela.
Tra le falle della sceneggiatura si nota una eccessiva facilità con cui si entra ed esce dal castello, in teoria ben sorvegliato dalle guardie che pure si vedono continuamente. Biancaneve sorprende un giovane bandito, Jonathan, a rubare cibo in cucina e che riesce a intrufolarsi e scappare abbastanza facilmente.

Estetica e CGI


L’estetica vuole creare un’atmosfera da fiaba ma scenografia e fotografia risultano pesanti e finte. Che sia la foresta o il villaggio dei paesani intorno a castello.
Dopo che la Regina ha provato a farla uccidere Biancaneve fugge in una foresta da incubo dove ella incontra alberi umanoidi con braccia scheletriche che vogliono afferrarla. Scena del film animato ma qui banalizzata in una resa troppo fisica, troppo vera rispetto all’immaginazione horror e animata con cui era nata e citata giusto perché era presente nel classico.
Gli animali del bosco sono in bilico tra il realismo e una resa cartoon con occhi grandi e proporzioni che li fanno sembrare strani.

I nani


La parte peggiore però è riservata alle creature magiche che sono una trasposizione dei nani minatori che abitano la casetta dove si rifugia Biancaneve. Sono realizzati in una pessima CGI che non dà loro quasi personalità e li fa stonare visivamente con tutto il resto.
Li vediamo lavorare in una miniera di gemme e muoversi come se fossero in una giostra, con un gusto di esibire movimenti e luci, gusto eccessivo e fine a sé stesso.
Ci sono i nani in entrambe le canzoni recuperate dal classico: Heigh Ho e Whistle while you work (Provate a Fischiettar) con arrangiamenti e testi modificati che a volte mal collimano con contesto e caratteri; fino a un infelice riferimento ad una spazzola infilata nel fondoschiena, durante un litigio tra due nani. Una caduta di stile con sottofondo violento, sempre con la scusa di sembrare moderni e pensando di essere divertenti per le nuove generazioni, fino a mostrare un bullismo verso Cucciolo e spiegarne il suo mutismo difensivo.
Non aiuta inoltre l’adattamento italiano con parole ricercate che appesantiscono la comprensione e parole fuori dalla metrica musicale, che, per esempio, definiscono il sedere: il luogo dove il sole è un’utopia.
La scelta di inserire i nani nella scena della pulizia della casa, in Provate a Fischiettar, dimostra inoltre di non aver compreso quello che dovrebbe essere il senso di gratitudine di Biancaneve per essere stata ospitata dai nani.

Affollamento tra banditi e nani


I nani erano figure controverse secondo una presunta rappresentazione stereotipata delle persone affette da nanismo. Questo secondo chi non considera che i nani della fiaba sono personaggi immaginari non identificabili con persone reali. Dalle prime foto del set si vedeva un gruppo di personaggi che si pensò essere una revisione dei nani ma poi si sono rivelati essere, nella versione finale, i banditi amici di Jonathan che rubano per sfamare i poveri, come Robin Hood e i suoi compagni.
Si può notare che la storia funzionerebbe anche senza i nani, o creature magiche che dir si voglia, e tutte le scene in cui ci sono sembrano di troppo, messe lì solo per citare il classico. Anzi sia banditi sia i nani sono troppi personaggi, mai sviluppati davvero e necessari. Sarebbe bastato scegliere di tenere solo uno dei due gruppi, che fanno praticamente le stesse cose a supporto dei protagonisti.

Amore romantico


C’è stata una gran propaganda per ribadire l’importanza dell’indipendenza di questa Biancaneve da un interesse amoroso, quando poi tra lei e Jonathan nasce un amore, seppur accennato in modo goffo. La loro canzone dell’innamoramento A Hand Meets a Hand (Il motivo sei tu) non ha un gran mordente ed è imparagonabile a I’m wishing/One Song l’analoga con Biancaneve e il principe quando si incontrano nel 1937. Ricordando che già nel precedente film i due si conoscono e si innamorano dall’inizio, nella forma simbolica dell’innamoramento improvviso che è nel linguaggio della fiaba.
Va detto però che la nuova storia riesce a inserire una richiesta di consenso e una conferma perché lui possa baciarla se lei si dovesse addormentare. Come succederà quando la regina avvelenerà Biancaneve.
Un modo per venire incontro alla polemica sorta sul bacio che non sarebbe consensuale nella fiaba. In completo ossequio a ogni discussione che non tiene conto del contesto di una fiaba, oltre che della necessità di salvare la protagonista da una morte altrimenti certa.
Curioso eliminare la figura del principe, considerata anacronistica e forse patriarcale, quando poi un uomo innamorato c’è comunque e si preferisce un ladro a un principe. Quando poi rimangono una principessa, re e regine a rappresentare una forma desueta come la monarchia. Se si sceglie di rappresentare una fiaba ambientata nel passato si dovrebbe essere coerenti in tutto.
Tra le canzoni del film animato sacrificate c’è Someday My Prince Will Come, il capolavoro cantato anche da Barbra Streisand, perché, al di là della bellezza poetica e musicale, in questa versione cantare l’attesa di un principe che verrà è considerato superato. Viene però accennata appena in una scena, ma perché a questo punto?

La strega


Il remake non rinuncia alla trasformazione in strega della regina, quando porta una mela avvelenata a Biancaneve, qui col reprise della canzone All is fair (La più bella). Il trucco per invecchiarla non è particolarmente espressivo, soprattutto se si pensa alla meraviglia orrorifica della controparte animata. Il personaggio della strega viene usato poco, ancora una volta inserito perché presente nel classico.

La lotta


In questa versione preme piuttosto la lotta di Biancaneve contro la regina per riprendersi il regno. Va detto che rimane piuttosto male orchestrata. Risolta con un incontro delle due fuori dal castello dove Biancaneve ricorda il passato di fedeltà delle guardie, che erano lavoratori semplici del regno, cosa già presente nel remake Aladdin. Guardie che si alleano con la principessa e la regina scappa nel castello a farsi inghiottire dallo specchio magico.

Staccarsi dal classico


Ci sono diverse versioni di Biancaneve, altre ce ne saranno e va benissimo. Quest'ultimo film però è un dichiarato rifacimento per "portare in vita" il film animato. Ma lo fa male. Se si fosse staccato completamente dal classico sarebbe stata una delle versioni di Biancaneve e basta, sempre brutta esteticamente e zoppicante nella scrittura ma autonoma. Qui invece c'è stata l'arroganza di voler rifare e "attualizzare" il capolavoro di Walt Disney da parte dei suoi stessi eredi della Company. Questa arroganza, con questo risultato, è imperdonabile. E vale anche per quasi tutti gli altri remake che hanno fatto con quell'intenzione di riscrivere il lavoro degli altri senza staccarsene troppo.
Che poi ci sono varie parti animate e non dal vivo. Compresi i nani, che sono personaggi importanti. Animazioni brutte che dimostrano il fallimento del tentativo.
Non è quindi questa solo una delle varie trasposizioni della fiaba dei Grimm.
Può essere meno peggio di quel che poteva essere. Alcune canzoni nuove sono carine per esempio. Ma rimane grave il tentativo di scopiazzare male il film precedente a partire dai brutti effetti visivi e costumi. Già questo squalifica l'operazione.
Inutile anche cercare di giustificare dicendo che sia un film per bambini. I film non sono per bambini. Vengono fatti per tutti, che piacciano anche ai bambini. Non significa comunque che si debbano fare male, anche fossero solo per l’infanzia.
La sceneggiatura e i dialoghi sono scritti male. Non spiegano certe scelte. I personaggi si incontrano quasi per caso, senza difficoltà vere. Non sono sfaccettati.
Non è una versione adattata ai tempi, non li racconta, li fraintende. Non racconta emancipazione femminile e rivoluzione alla tirannia.
Non è per nostalgia o ricordi personali. Si vede oggettivamente una cosa raffazzonata ancora prima del confronto con un capolavoro, citato continuamente e tentato di rifare in malo modo.
Tanto valeva, in generale, staccarsi completamente dal classico facendo comunque forse un film dalla scrittura debole e incoerente ma almeno con la dignità relativa di essere una cosa autonoma.
E ci sono esempi che ci sono riusciti, tutto sommato.

Versioni alternative di Biancaneve


Tanto Biancaneve e il Cacciatore, che almeno porta a casa un'avventura fantasy, tanto Mirror Mirror con Julia Roberts, comico che sfiora la parodia, sono trattamenti alternativi di Biancaneve, senza il peso di confrontarsi con altri lavori, e comunque moderni. Questo per rispondere a chi ha visto in questo del 2025 una necessaria attualizzazione del classico. Come se i film avessero una scadenza e vadano rifatti ogni tot.

Ci sarebbe da dire altro ma ho detto già tanto e potrebbe rendere l'idea 😀