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The Legend of Zelda: Echoes of Wisdom

Inviato: sabato 07 dicembre 2024, 01:48
da Valerio
Infine eccoci. Il brand prediletto, quello che ogni volta ti cambia la pelle. Ecco, stavolta non l’ha fatto, caviamoci subito sto dente. C’era un po’ da aspettarselo, dato che si vedeva troppo che nasceva per essere uno Zelda minore, il filone parallelo che un tempo era relegato al sottobosco portatile. Ora la tradizione portatile e quelle domestica si sono fuse, la distinzione tra 2D e 3D non ha più ragion d’essere e quindi per differenziarlo dagli “zeldoni” hanno trovato altri modi.

E’ uno Zelda second party, sviluppato in realtà da GREZZO, che si era occupato del remake di Link’s Awakening, anni fa. Graficamente è derivativo proprio di quel gioco, mentre la mappa è una nuova iterazione della geografia di A Link to the Past. Chiaramente la visuale è dall’alto e insomma, è uno Zelda 2D senza essere 2D.

Al di là di questo è un gioco grazioso e seducente. L’idea di muovere Zelda e di basare il gioco sui puzzle legati alla riproduzione di oggetti è carina. La messa in pratica… carina a sua volta. Non dico bellissima perché le copie possibili sono troppe e non è sempre semplice “navigarne il menu”. I dungeon non sono particolarmente geniali ma seguono una formula collaudata che funziona da tempo immemore, e della quale è difficile davvero stancarsi. In generale la fisica e l’esperienza esplorativa di questa “nuova” Hyrule sono di livello alto, da un punto di vista “sensoriale” offrono proprio ciò che uno Zelda deve offrire.

Pigrotta la storia, invece. Senza nemmeno scendere in dettagli sulla sua collocabilità nella timeline (ma chi ci crede più ormai), è semplicemente una cosa generica da videogiochino. E – vera colpa – è prolisso e poco brillante nei testi. Gli Zelda fino all’epoca 64 erano così asciutti e incisivi su questo aspetto che ogni mezza frase acquisiva un valore fuori calibro. Qui, spiace dirlo, no. GREZZO ha ancora molto da imparare.

Ma c’è un aspetto su cui invece GREZZO ha molto da insegnare. Questo gioco si finisce che è un piacere. Nessun ruffiano allungamento di brodo, nessuna sfida impossibile, nessun furto di tempo. Con un pizzico di impegno si riesce a completare davvero ogni subquest, ogni collectible, ogni gioco a premi senza stancarsene. E dopo due open world malati di elefantiasi ho tirato un bel sospiro di sollievo.

Però, ecco, e qui lancio un appello accorato alla cara Nintendo. Nemmeno passarmi da un eccesso all’altro in questo modo, eh. Tra un’esperienza esagerata come Tears of the Kingdom e uno zeldino subappaltato come questo Echoes of Wisdom possono esserci vie di mezzo. Un gioiello di equilibrio come Ocarina of Time o Twilight Princess sinceramente ancora lo sto aspettando.