[Lucasfilm] The Acolyte
Inviato: lunedì 08 luglio 2024, 20:10
Scrivo questa riflessione in corsa, con episodi rilasciati: 6 su 8. E' senza spoiler, quindi tutti tranquilli.
Se come penso che stia accadendo stiamo andando verso le origini di Darth Plagueis e delle sue ricerche sulla creazione della vita e dell'immortalità, credo che questo implichi una differenza solo apparentemente sottile fra i Sith e gli altri Force user oscuri, e che li rende non per niente la minaccia numero uno per i Jedi e per la Galassia tutta, mentre altre congregazioni come i Cavalieri di Ren e le Streghe di Dathomir, pur contrastate, non si può dire abbiano goduto dello stesso timore e attenzione. Ed è un timore che sinceramente io stessa sto sentendo sulla mia pelle guardando questa serie.
Un conto è essere un adepto del lato oscuro, per le mille ragioni negative che uno può sperimentare (vendetta, abbandono, rabbia, paura...). Cercare di creare la vita e impedire ai propri affetti di morire apparentemente va contro questa immagine che abbiamo degli adepti del lato oscuro. Plagueis, così descritto, sembrerebbe quasi un Sith annacquato.
Invece, a pensarci bene, un simile intento, nell'economia concettuale di Star Wars, è secondo me se possibile ancora più oscuro dello stesso lato oscuro. Una persona che punti a un tale obiettivo non sta sposando il lato oscuro della Forza. Si sta RIBELLANDO alla Forza. Sta cercando di sostituirsi a essa. Un comune adepto del lato oscuro non mette in discussione la Forza in quanto tale. Darth Plagueis sì. Perché non è DEVOTO al lato oscuro, lui USA il lato oscuro, ma rimanendo devoto solo a sé stesso e ai propri scopi, in quella che non è una propensione istintiva verso il lato oscuro, quanto una profondissima convinzione che l'ordine cosmico sia ingiusto, che vada riscritto, che la Forza vada spodestata e sostituita da un nuovo imperatore della realtà. È anche per questo che un Sith può crescere fra i ranghi dei Jedi senza che gli altri se ne accorgano. Perché non ha un carattere identitario legato strettamente al lato oscuro della Forza. Il suo carattere identitario è legato alla rivolta contro la volontà della Forza, di cui i Jedi sono garanti, e che un Sith mira a sovvertire alla radice. Come, per esempio, arrogandosi il diritto di creare la vita manipolando i midi-chlorian. Poi ovviamente ci vengono mostrati come adepti del lato oscuro, sia perché Lucas li concepì originariamente così, sia perché sono antagonisti decisamente malvagi e come spettatori dobbiamo evitare di "fare il tifo per l'iceberg", cosa di cui gli showrunner si preoccupano molto in un franchise come Star Wars in cui è chiarissimo quale sia la parte giusta della storia.
Ma a parte questo aspetto diciamo estetico, esaminando i Sith sotto questo specifico punto di vista tornano molte cose.
Torna il fatto che possano essercene solo due, un Maestro e un Apprendista, che passano la conoscenza Sith lungo una linea di tradizione strettissimamente monorotaia. Perché un Sith non è solo un adepto del lato oscuro. Un Sith mira a ESSERE il lato oscuro, che vede come unico vero volto della Forza, rispetto a quello percepito come tirannico e menzognero che è il lato chiaro, di cui sono garanti gli altrettanto "tirannici e menzogneri" (mi si passi il termine) Jedi. E mira a ESSERE il lato oscuro non per essere il Force user più potente di tutti, ma per detronizzare la Forza stessa. Si fa recipiente dell'intera potenza del lato oscuro, concepita come vero volto della Forza, in modo da essere più potente della Forza stessa, scalzarla, sostituirla nella volontà e nell'intenzione di riprogrammare la realtà fin dalle sue più profonde radici. E questa non è certo un'incombenza che possa essere condivisa da tante persone.
Questo nasce non tanto dalla paura, sentiero verso il lato oscuro, quanto da un bruciante senso di ingiustizia rispetto al mondo in cui si vive. Plagueis voleva mettere fine alla "piaga" della morte e non solo impedire la fine della vita, ma crearla, sostituendosi al ciclo cosmico della Forza.
Lo stesso Palpatine non si fece scrupoli a utilizzare tecniche definite blasfeme niente meno che da Vader, come la clonazione e la creazione di Force user artificiali, e proseguì con la ricerca della vita eterna a cui era stato iniziato dal suo maestro, sempre all'ombra della Diade, di fronte alla quale, infine, in Ep. IX, dichiara che "the Power of Two restores the one true Emperor".
E questo senso di ingiustizia può nascere indipendentemente da una effettiva inclinazione emotiva verso il lato oscuro. Un Cavaliere di Ren o una Strega di Dathomir fra i ranghi dei Jedi sono pressoché impensabili. I Sith invece possono crescere fra i Jedi. Perché questa forma mentis ti conduce verso il lato oscuro, ma in un modo molto più profondamente intenzionale, mi verrebbe da dire perfino razionale, anche se sotto c'è comunque una rabbia immensa per quella che viene percepita come un'ingiustizia totale, cosmica, universale.
Anche Anakin diventa un Sith non tanto per brama di potere, quanto nell'illusione di poter salvare Padme da una morte a lui intollerabile. Ma fallisce come Sith, diventa un adepto del lato oscuro passibile di redenzione e di ritorno al lato chiaro perché in fondo non mette mai davvero in discussione la Forza. Palpatine no, Palpatine non è devoto alla Forza ma solo e soltanto a sé stesso, e cerca di sostituirsi a essa fino all'ultimo, cerca di diventare egli stesso, fino all'ultimo, l'unica vera realtà, al di sopra della Forza che considera una propria mera serva.
E qui, comunque, si torna alle origini. Alla storia che volle scrivere Lucas ormai mezzo secolo fa. Che era una storia riguardante tante cose, ma soprattutto la giustizia. Il primato della coscienza personale. Che è tanto corrotta nei Sith, quanto è luminosa in Luke che, anche lui fino all'ultimo, crede nella possibilità di redimere suo padre.
La coscienza dell'individuo al cospetto della Forza, che rimane ineffabile, inconoscibile, eppure profondamente pervasiva. E pretendere di aver capito cosa sia la Forza, questo grande mistero, al punto da sostituirsi a essa, è il vero, immenso, terribile peccato dei Sith.
Questo è quello che ho pensato guardando finora questa serie.
Grazie a chi è arrivato fino in fondo.
Che la Forza sia con voi.
Se come penso che stia accadendo stiamo andando verso le origini di Darth Plagueis e delle sue ricerche sulla creazione della vita e dell'immortalità, credo che questo implichi una differenza solo apparentemente sottile fra i Sith e gli altri Force user oscuri, e che li rende non per niente la minaccia numero uno per i Jedi e per la Galassia tutta, mentre altre congregazioni come i Cavalieri di Ren e le Streghe di Dathomir, pur contrastate, non si può dire abbiano goduto dello stesso timore e attenzione. Ed è un timore che sinceramente io stessa sto sentendo sulla mia pelle guardando questa serie.
Un conto è essere un adepto del lato oscuro, per le mille ragioni negative che uno può sperimentare (vendetta, abbandono, rabbia, paura...). Cercare di creare la vita e impedire ai propri affetti di morire apparentemente va contro questa immagine che abbiamo degli adepti del lato oscuro. Plagueis, così descritto, sembrerebbe quasi un Sith annacquato.
Invece, a pensarci bene, un simile intento, nell'economia concettuale di Star Wars, è secondo me se possibile ancora più oscuro dello stesso lato oscuro. Una persona che punti a un tale obiettivo non sta sposando il lato oscuro della Forza. Si sta RIBELLANDO alla Forza. Sta cercando di sostituirsi a essa. Un comune adepto del lato oscuro non mette in discussione la Forza in quanto tale. Darth Plagueis sì. Perché non è DEVOTO al lato oscuro, lui USA il lato oscuro, ma rimanendo devoto solo a sé stesso e ai propri scopi, in quella che non è una propensione istintiva verso il lato oscuro, quanto una profondissima convinzione che l'ordine cosmico sia ingiusto, che vada riscritto, che la Forza vada spodestata e sostituita da un nuovo imperatore della realtà. È anche per questo che un Sith può crescere fra i ranghi dei Jedi senza che gli altri se ne accorgano. Perché non ha un carattere identitario legato strettamente al lato oscuro della Forza. Il suo carattere identitario è legato alla rivolta contro la volontà della Forza, di cui i Jedi sono garanti, e che un Sith mira a sovvertire alla radice. Come, per esempio, arrogandosi il diritto di creare la vita manipolando i midi-chlorian. Poi ovviamente ci vengono mostrati come adepti del lato oscuro, sia perché Lucas li concepì originariamente così, sia perché sono antagonisti decisamente malvagi e come spettatori dobbiamo evitare di "fare il tifo per l'iceberg", cosa di cui gli showrunner si preoccupano molto in un franchise come Star Wars in cui è chiarissimo quale sia la parte giusta della storia.
Ma a parte questo aspetto diciamo estetico, esaminando i Sith sotto questo specifico punto di vista tornano molte cose.
Torna il fatto che possano essercene solo due, un Maestro e un Apprendista, che passano la conoscenza Sith lungo una linea di tradizione strettissimamente monorotaia. Perché un Sith non è solo un adepto del lato oscuro. Un Sith mira a ESSERE il lato oscuro, che vede come unico vero volto della Forza, rispetto a quello percepito come tirannico e menzognero che è il lato chiaro, di cui sono garanti gli altrettanto "tirannici e menzogneri" (mi si passi il termine) Jedi. E mira a ESSERE il lato oscuro non per essere il Force user più potente di tutti, ma per detronizzare la Forza stessa. Si fa recipiente dell'intera potenza del lato oscuro, concepita come vero volto della Forza, in modo da essere più potente della Forza stessa, scalzarla, sostituirla nella volontà e nell'intenzione di riprogrammare la realtà fin dalle sue più profonde radici. E questa non è certo un'incombenza che possa essere condivisa da tante persone.
Questo nasce non tanto dalla paura, sentiero verso il lato oscuro, quanto da un bruciante senso di ingiustizia rispetto al mondo in cui si vive. Plagueis voleva mettere fine alla "piaga" della morte e non solo impedire la fine della vita, ma crearla, sostituendosi al ciclo cosmico della Forza.
Lo stesso Palpatine non si fece scrupoli a utilizzare tecniche definite blasfeme niente meno che da Vader, come la clonazione e la creazione di Force user artificiali, e proseguì con la ricerca della vita eterna a cui era stato iniziato dal suo maestro, sempre all'ombra della Diade, di fronte alla quale, infine, in Ep. IX, dichiara che "the Power of Two restores the one true Emperor".
E questo senso di ingiustizia può nascere indipendentemente da una effettiva inclinazione emotiva verso il lato oscuro. Un Cavaliere di Ren o una Strega di Dathomir fra i ranghi dei Jedi sono pressoché impensabili. I Sith invece possono crescere fra i Jedi. Perché questa forma mentis ti conduce verso il lato oscuro, ma in un modo molto più profondamente intenzionale, mi verrebbe da dire perfino razionale, anche se sotto c'è comunque una rabbia immensa per quella che viene percepita come un'ingiustizia totale, cosmica, universale.
Anche Anakin diventa un Sith non tanto per brama di potere, quanto nell'illusione di poter salvare Padme da una morte a lui intollerabile. Ma fallisce come Sith, diventa un adepto del lato oscuro passibile di redenzione e di ritorno al lato chiaro perché in fondo non mette mai davvero in discussione la Forza. Palpatine no, Palpatine non è devoto alla Forza ma solo e soltanto a sé stesso, e cerca di sostituirsi a essa fino all'ultimo, cerca di diventare egli stesso, fino all'ultimo, l'unica vera realtà, al di sopra della Forza che considera una propria mera serva.
E qui, comunque, si torna alle origini. Alla storia che volle scrivere Lucas ormai mezzo secolo fa. Che era una storia riguardante tante cose, ma soprattutto la giustizia. Il primato della coscienza personale. Che è tanto corrotta nei Sith, quanto è luminosa in Luke che, anche lui fino all'ultimo, crede nella possibilità di redimere suo padre.
La coscienza dell'individuo al cospetto della Forza, che rimane ineffabile, inconoscibile, eppure profondamente pervasiva. E pretendere di aver capito cosa sia la Forza, questo grande mistero, al punto da sostituirsi a essa, è il vero, immenso, terribile peccato dei Sith.
Questo è quello che ho pensato guardando finora questa serie.
Grazie a chi è arrivato fino in fondo.
Che la Forza sia con voi.