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Wonka

Inviato: lunedì 05 febbraio 2024, 23:58
da matte_micio
Wonka ha due problemi, che rispondono al nome di Timothee Chalamet e Roald Dahl.
Se il film fosse una storia di Paul King basata su personaggi e universo da lui creati, sarebbe un film gradevolissimo. Un film per famiglie allegro, divertente e colorato. Ma il problema è proprio questo: è un film ispirato ai personaggi e all’universo creato da Roald Dahl. E se fai un film ispirato a Roald Dahl, devi rispettarne le atmosfere, il mood, lo stile. Tuttavia il film di King cade proprio in questo passo: è tutto troppo colorato, ottimista, positivo, pulito. Manca lo sporco, la cattiveria, la cupezza, il cinismo tipici di Dahl. Qualcosa c’è, eh. I due antagonisti secondari, ovvero i locandieri interpretati da Olivia Colman e Tom Davis, hanno molto dello stile di Dahl, nel loro lerciume brutto e negativo ma al contempo comico, nel fatto che loro sequestrino come schiavi a vita tutti coloro che non pagano i soggiorni alla loro locanda ecc. Ma per il resto, c’è poco di ciò, soprattutto nei villain principali, i tre cioccolatieri, molto poco sfruttati.
Ma oltre a questo, anche lo stesso Chalamet è, sotto certi aspetti, un problema del film. Per carità, se la cava, anche meglio di altre sue interpretazioni, il problema è che è un attore che, almeno per adesso, non pare molto bravo nel “gigioneggiare”, nel fare il matto, lo svitato. E quindi ci restituisce un Wonka sicuramente simpatico, con molti momenti di divertimento da parte sua, ma per il resto è un’interpretazione spesso fatta di “faccette”, espressioni quasi forzate, esagerate.
Per il resto è un bel film, simpatico, intrattenente, forse un po’ troppo lungo (poteva durare almeno 15-20 minuti in meno), ma piacevole. Paul King è comunque un regista che sa confezionare bene i film per famiglie contemporanei, come ha dimostrato con il simpatico adattamento di Paddington. I personaggi, escludendo il protagonista, risultano in ogni caso interessanti e ricordabili, sebbene con alcune pecche. Ad esempio dei quattro compagni di schiavitù di Willy e della piccola Noodle, solo il commercialista Abacus è effettivamente ben caratterizzato e memorabile, mentre gli altri sembrano essere stati messi giusto per fare numero.
Ma il problema è proprio questo: il protagonista è escluso. Perché? Perché il Willy qui rappresentato ha ben poco del Wonka di Dahl (ma anche di Wilder e di Depp). È un personaggio positivo, ottimista, gentile, amorevole. Non è che sia cattivo nella Fabbrica di Cioccolato, ma è comunque una figura misteriosa, cinica, quasi sadica. Ha evidentemente un problema col mondo e con le persone, e per questo appare così distaccato nei momenti in cui i viziatissimi bambini vincitori del biglietto d’oro subiscono le peggiori punizioni per i loro vizi. Il Wonka di Chalamet non ha nulla di ciò. Il tutto sarebbe spiegabile con “è giovane, è agli inizi, ha tutta la vita e carriera davanti e dunque è diverso”, ma il film non mostra una sua “caduta” psicologica, un’ingiustizia subita, una rottura. Semplicemente tu spettatore devi immaginare che ad un certo punto lui passa da allegro ragazzo gentile a cinico imprenditore del cioccolato.
La scenografia è tra i lati migliori e più degni di nota. Perfetta per calare nell’atmosfera e nel mondo a metà tra il fantastico e il reale del film, nonché pienamente sullo stile della scenografia del Mary Poppins disneyano: una scenografia ricostruita in studio, molto teatrale, con palazzoni deformati e colorati.
In definitiva è un film riuscito nella sua individualità, ma che fallisce nella volontà di andare a porsi nell’universo dahliano e nella lore della Fabbrica di Cioccolato.