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IL NEMICO DEL RAGNO: SONO UNA PAPERA, SONO SOAVE, SONO RAGNANA
E siamo finalmente arrivati all’albo uscito questo mese, prontamente comprato a Lucca Comics 2023. Da Mazzarello a Sciarrone nel tentativo di risollevare le vendite, a chiusura annunciata e con lacrime di coccodrillo: forse, se avessero valorizzato maggiormente questa testata invece di trattarla come figlia di un dio minore, le cose sarebbero andate diversamente. Non lo sapremo mai. Continua a mancare qualsivoglia redazionale o pagina di recap, tanto per (non) cambiare. Il titolo è cambiato più volte: prima “Il Nemico del Ragno”, poi “Il Mistero del Ragno” e infine nuovamente “Il Nemico del Ragno” e la accendiamo. È un mistero, questo del titolo. O un nemico. No, ok, è un mistero.
La storia è buona, ma mi risulta difficile darle un giudizio completo, perché è volutamente monca, la prima parte di due: la seconda uscirà tra soli due mesi, a gennaio, a tempo di record. Sisti da un lato ne approfitta per prendersi i suoi tempi, e questo è bene, dall’altro infila quante più sottotrame possibili (ce ne sono almeno tre, se non di più) per poter chiudere quanto lasciato in sospeso,e questo è…boh, dipende dal prossimo numero. Non so come faranno a dare una conclusione soddisfacente in sole 44 pagine (a meno che non aumenti la foliazione) a tutta questa ammucchiata di tramette e tramone anche molto diverse tra loro, ma vedremo.
Sciarrone è un po’ rushato per la fretta di far uscire due puntate a così breve distanza e forse non sarà la sua prova migliore, ma è sempre una gioia per gli occhi. I suoi paperi e soprattutto il suo Paperino sono sempre molto espressivi, “animati” e godibili. La prima tavola, una semi splash page, è spettacolare quanto basta. Sorprendentemente, la storia si ricollega alla precedente, al punto che torniamo indietro di qualche ora o giorno e vediamo le conseguenze della minaccia del numero scorso, con toni da kolossal catastrofico. Un Angus per una volta serio e preoccupato che spera nell’intervento di un eroe (financo il Pikappero), Paperone col sorriso triste che cerca di rassicurare i nipotini pur temendo lui per primo il peggio…bello, davvero. Peccato che il tono cupo e disperato cozzi con quello della storia prima, dove la vicenda era narrata in maniera buffacchiona e pure i cattivoni potenziali genocidi erano, ma sì, dei bravi ragazzi, ahahah, birbantoni bricconcelli da sculacciare. Scene così forse sono un po’ sprecate qui e sarebbero più adeguate a roba tipo uno scontro finale con Evron o chi per lui. Ma sono comunque funzionali alla trama, allorché il pericolo per la Terra si trasforma in un’opportunità per la Soave Signora di ottenere finalmente ciò che cercava senza successo dalla fine del primo numero, ponendo le basi per la sfida decisiva.
Abbiamo anche occasione di risolvere la sottotrama di Dunia Voyda (nella stupenda versione sciarroniana), che dopo tante ambiguità si conferma essere dalla parte degli angeli. Scopriamo inoltre che sì, è abbastanza intelligente da districarsi bene con la tecnologia Ducklair, ma non abbastanza da fregare Uno, che apparentemente si era reso conto eccome della sua gitarella sotterranea in “Il Maestro del Silenzio” ma l’aveva lasciata fare per testarla e proporle un’alleanza, cosa che del resto aveva suggerito a uno scettico PK qualche numero fa.
E i monaci di Dhasam-Bul? Li abbiamo dimenticati? Apparentemente no, dato che probabilmente le voci che udiamo quando Paperinik si addormenta nel Pi-Kaccia sono le loro: se devo interpretare il loro discorso, il Priore voleva mettersi in contatto con Everett/Drago Dormiente, trovando invece PK, al quale probabilmente hanno garantito una protezione mistica dal lavaggio del cervello dei tecnomanti del Ragno d’Oro.
Torna anche Troglo, anche se non viene mai chiamato per nome. Il fatto che sembri immune dall’alterazione della realtà (che a quanto pare risparmia tutto ciò che non è terrestre) e il fatto che sia lui (probabilmente) a rubare il Pi-Kaccia di origine evroniana sembrerebbero ulteriori indizi che dietro il suo volto si celi quello del mutaforma Grrodon. Sia questo che il dialogo del Priore sono tutti indizi interessanti, che però solo un lettore attento e appassionato può cogliere: il grande pubblico, con mesi di attesa tra un albo e l’altro e numeri pieni di roba non spiegata e frasi sibilline, probabilmente non se la godrà alla stessa maniera, ed è un peccato. Non una colpa di Sisti, ma in generale della natura di questa pubblicazione, che sicuramente ne guadagna alla rilettura di tutti i volumi di seguito: presi singolarmente, i volumi sono difficili da giudicare e apprezzare in pieno.
La storia ha momenti belli, tra Paperino che fa il Paperino, si caccia nei guai, crea pasticci danneggiando involontariamente i suoi nemici perché non sa ballare a tempo con gli altri…bella anche Lyla trasformata in una statua che regge Uno divenuto una semplice boccia verde. Per il resto si perde un po’ di tempo con Pikappa che saltabecca, si traveste, si ritraveste, si spoglia, si riveste e infine si ritraveste di nuovo, infiltrandosi e ri-infiltrandosi, ed è un po’ confusa la scena dove vola con lo scudo cercando l’uscita e finendo dentro le case dei danzatori (a pagina 36 ci sono due vignette in sequenza molto simili tra loro dove non si capisce se si trovi nella stessa stanza o se sia in due case diverse). Finalone cliffhanger dove torna Garundar dell’Ordine del Silenzio, che recupera i ricordi ed è ansioso del rematch col nostro papero mascherato, la terza trama della saga Fuoriserie ad essere inserita nel mucchio, stavolta forse un po’ forzatamente. In tutto ciò abbiamo una Soave Signora che, soprattutto quando è arrabbiata, assomiglia davvero tanto all’attuale Presidentessa del Consiglio dei Ministri italiano. Vedremo tra pochi mesi come si risolverà la minaccia della giorgiamelonica papera tecnometafisica.
TIRIAMO LE SOMME: QUEL CHE RESTA DI SISTI
Il nuovo ciclo di Sisti era partito pieno di speranze e promesse, che sono state parzialmente disattese non tanto per colpa dell’autore ma più che altro per cause esterne, tra costi, periodicità, mancanza di valorizzazione, disegnatori inesperti, assenza di rubriche e scarse vendite. È pur vero che una cosa del genere il buon Sisti poteva aspettarsela, ma gli perdoniamo ingenuità ed ottimismo. Qui non cerchiamo di dare colpe o giudizi, vorrei limitarmi ad analizzare quanto accaduto. Ci tengo a precisarlo perché Alessandro è un tesoro nazionale che va tutelato e preservato, e PK con lui. Ma cercherò di essere concreto ed obiettivo per quanto possibile.
Sisti ha un piano, una visione, un manifesto, non è uno che improvvisa. Ha tante buone intenzioni. Ma alla fine anche lui, come il titolo della storia finale di gennaio, ha dovuto fare i conti con la realtà. Inizialmente Sisti ha ragionato in ottica di una serie regolare che andasse avanti per un tempo indefinito, da cui la decisione di alternare trame in sospeso con nuove trame inventate per l’occasione. Non gliene faccio una colpa, in fondo alcuni fan (forse sbagliando?) gli avevano chiesto proprio questo, un mix tra vecchio e nuovo, e lui li ha accontentati. Ma per una testata dal fato incerto, con la costante spada di Damocle delle vendite che pesa sulla sua testa da ben prima che la nuova run cominciasse, con solo 44 pagine striminzite ogni tre mesi (se va bene), si è rivelata la scelta giusta? E alla fine ci ritroviamo con la saga di Xadhoom/Xerbiani/Rettificatori ancora una volta nel limbo, proprio ora che speravamo in una risoluzione dopo tanta attesa dal finale di CDUR. Come dicevo, poi, complici le poche pagine, tono e ritmo ne hanno risentito. A volte ci si rilassa troppo, altre si corre troppo. Da un lato si inserisce roba nuova come se ci fosse tempo e spazio per poterla approfondire adeguatamente, dall’altro la si sviluppa in fretta. L’equilibrio si raggiunge solo ogni tanto.
Sisti vuole inoltre “normalizzare” PK: anche in reazione al ciclo di Gagnor, voleva chiarire cosa è effettivamente PK ed evitare fraintendimenti. E quindi basta con toni finto-epici e roba edgy, si torna al cuore della serie, con Paperino e il suo amico Uno. In questo Sisti sicuramente eccelle, ma la sua visione è giocoforza parziale: PK era tante cose, era un buon Disney ma conteneva contraddizioni, un mix apparentemente schizofrenico di stili e registri che però in qualche modo funzionava. In questa serie a volte si appiattisce tutto al ribasso, quasi col freno tirato, probabilmente per paura che PK venga ritenuto un qualcosa di troppo estraneo rispetto a Topolino. Sisti vuole tranquillizzare e rassicurare…forse troppo. E a mancare non sono tanto le edgyate (che difendo, quando sono fatte bene e adeguatamente compensate…PK, come Odin, contiene dentro di sé il germe del suo contrario in una virtuosa unione di opposti, di questo ne sono personalmente convinto), quanto i feels. Gli eventi accadono, in maniera precisa e perfetta come un orologio svizzero, ma a volte manca un po’ il cuore. Che Sisti ha, sia chiaro, ma che non ha potuto esprimere appieno, e questo è un problema che ci portiamo da tutto il PKNE, artibanico o sistiano che sia. C’è fretta di raccontare, di aggiungere personaggi ed eventi, ma a volte si perde il punto. E arriviamo al paradosso di un Sisti che fa di tutto per fare accettare PK a Topolino ma viene snobbato dal Topo, con il Paperinik gervasiano che lo considera un elseworld e con i pochi riferimenti (si pensi a Vacca nella megasaga corale di Minaccia dallo Spazio) messi quasi in sordina, di nascosto, in maniera carbonara, e con un Paperinik che non usa la tecnologia Ducklair neanche durante un pericolo di livello planetario, o contro un Darkenblot. Questa frattura andrà prima o poi ricomposta, e si spera che l’Omnibus educhi ad una visione che abbracci Gervasio quanto Sisti, Sheriduck quanto Angus Fangus, Newton ed Enigm quanto Uno e Lyla.
E IN FUTURO? I CONTI CON LA REALTÀ, IN TUTTI I SENSI
Non è finita finché non è finita, comunque. A gennaio sapremo come finisce questa saga, cosa resterà in sospeso e cosa sarà concluso. “I conti con la realtà” è un titolo che ricorda molto “I conti con LE realtà”, una strana storia di Universo PK mai ristampata dove Sisti sembrava voler far convergere tutti i mondi paralleli pikappici in una Terra che presentasse caratteristiche di tutte le realtà alternative, un po’ come la Crisis della DC Comics negli anni 80. Un ragionamento un po’ pericoloso e confuso (per dire, avevamo l’Angus Variante della Macchina del Fangus che partiva per la Nuova Zelanda…e l’Angus Canonico che tornava da un viaggio mai fatto in Nuova Zelanda ne Gli Argini del Tempo!), che Sisti sembra avere fortunatamente abbandonato. Il titolo è quindi semplicemente un caso, si ricollega a un balloon di “Il Nemico del Ragno” e si riferisce probabilmente al ritorno alla vecchia realtà pre-sconvolgimenti ragneschi.
Nel frattempo PK è tornato su Topolino, cosa che secondo me è l’ideale, intanto con uno one-shot di Faraci e poi chissà. E spero che Sisti sia della partita, che gli concedano di dire la sua. Immagino che ora possa essere scoraggiato, comprensibilmente, come lo fu Artibani alla fine del PKNE. Spero però che entrambi capiscano, come il loro amato papero, che quando il gioco si fa duro non è giusto essere da un’altra parte. Spero che tornino, soprattutto, a divertirsi con PK, senza ansie da prestazione e paure. Quando Sisti ha fatto tornare Xadhoom, eravamo in pieno PKNE con pubblicazione a puntate su Topolino e poi in volume. Sisti probabilmente era pronto a proseguire la trama di Xadhoom in quel formato. Se ora si torna a quello, quindi, non penso gli scombini troppo i piani. Bertani non ama PK ed ha fatto diversi errori, ma rispetta la volontà dei lettori tanto da volerlo salvare. E non ama lasciare trame aperte, lui per primo. L’occasione per rivedere la nostra amata Xerbiana triste, ma anche per scoprire finalmente la vera natura di Eldos Eidolon, storia definitiva su Uno che Sisti vuole scrivere con tanta voglia quanta noi lettori ne abbiamo di leggerla (e se non fosse chiaro: è tanta, questa voglia, davvero tanta) c’è e va colta.
Alcune cose però andranno cambiate, sempre per fare i conti con la realtà. A PK serve una fine, prima o poi. Forse non una fine definitiva, ma comunque una conclusione delle trame principali, anche solo per questione di pulizia e comodità. Facciamo le cose in maniera ordinata: prima chiudere il vecchio, poi eventualmente aprire il nuovo con maggior serenità. Sisti, dipendesse da lui, probabilmente farebbe continuare PK per sempre. Io, quando iniziò la grande saga di PKNA, pensavo fosse una felice parentesi, che si sarebbe conclusa con il ritorno di Paperinik alla vecchia vita, magari tenendo Uno e gli altri comprimari tutti attivi e pronti ad essere recuperati alla bisogna, magari anche nelle storie “semplici” del Topo, magari senza stravolgere troppo stili e registri che li contraddistinguono. Ma PK sarebbe finito, di questo ero certo. Con la fine frettolosa e monca di PK2 e il ritorno di PK dopo anni che, a differenza del periodo di PKNA, vive avventure parallelamente al Paperinik classico di Topolino, con cui si alterna (durante PKNA, Paperinik sul Topo praticamente non si vedeva, invece: erano le Nuove Avventure di Paperinik, del resto), mi rendo conto che questa strada non sia più facilmente praticabile. E Sisti, quando si pone il tema della conclusione, sta sul “chi va là?” come se avessi proposto di uccidere Uno e Angus o qualcosa del genere. Io auspicherei comunque una conclusione di PK come grande saga, che potrà avere quindi un inizio e una fine. Una conclusione che non precluda necessariamente nuove avventure, recuperi, ritorni, che non condanni al dimenticatoio il cast di personaggi pikappici, che non hanno nulla da invidiare ai nuovi personaggi introdotti su Topolino, anzi. Di sicuro non si può ragionare come se avessimo un tempo infinito e infinite possibilità, con smania di narrare più cose possibili. Andiamo per gradi, viviamola come se ogni storia fosse l’ultima o la penultima. Ma (e mi rendo conto che è difficile) senza che questo metta ancora più fretta di quella che si è avuta finora. Andiamo verso un punto, magari non subito, mettendoci il tempo che ci metteremo e la quantità di storie che ci vorranno per raccontare la vicenda nella maniera più giusta e non affrettata. Ma arriviamoci. Perché ok, va bene se PK non finisce, ma non possiamo rischiare nuovamente di trovarci una trama come quella di Xadhoom di nuovo in sospeso per chissà quanto tempo. Poi ci sarà tempo e modo per sfruttare nuovi filoni, se si avranno voglia e idee. L’importante è avere la direzione chiara in mente, senza troppe deviazioni. Non con fretta, ma con decisione. E non dimentichiamo il cuore, oltre alla testa. Perché sì, si può raccontare anche qualcosa di minimale e che non debba freddamente portare alla conclusione di trame, se ci si mette il sentimento e se si trasmettono emozioni che riescano a decoolflamizzare il lettore.
Altra cosa da trovare, infatti: quel quid che un po’ si è perso nel PKNE. C’è chi dice che sia perché gli autori sono invecchiati, sono cambiati, non sono più quelli di una volta. Dissento, forse sbaglierò. In fondo anche Faraci, nella sua ultima storia, per quanto ci siano ancora problemi, è riuscito un po’ a ritrovare un tono adeguato. È questione di volontà e di allenamento, per me. Di lavorare senza pressioni interne ed esterne, tornando a divertirsi, senza ammantare PK di eccessiva sacralità che spaventa e paralizza e senza timori e ansie, da prestazione o meno. PK può raccontare anche vicende più piccole, se fatte nel modo giusto. Ci vogliono i feels e ci vuole il cuore. E magari un lavoro corale, adeguatamente supervisionato. Un Sisti ai soggetti, magari. Che possa aiutare i vari Sciarrone o Faraci o Pastrovicchio o Enna o Artibani, qualora decidessero di cimentarsi ai testi alternandosi con Sisti. Che, come dicevo, sa benissimo darci feels e metterci il cuore. E spero che con Eldos e il finale del ritorno di Xadhoom ce lo metta tutto. Ritroviamo la semplicità di divertirci e commuoverci con PK. Senza paura. Coraggio, Sisti. Siamo tutti con te.