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Art Spiegelman: Maus
Inviato: giovedì 16 novembre 2006, 14:13
da DeborohWalker
MAUS
Maus è una delle graphic novel più importanti a livello mondiale, che ha fatto conoscere a molte persone questo nuovo "formato" di storie a fumetti, riscuotendo un enorme successo anche per via del tema toccante che tratta.
Originariamente pubblicato a puntate negli USA, durante una serializzazine durata ben 11 anni, Maus è poi stato raccolto in volume e apprezzato da pubblico e critica, arrivando ad essere tradotto in venti lingue, e ottenendo addirittura il premio Pulitzer, il più grande riconoscimento nel mondo del giornalismo, per la prima volta assegnato ad un opera a fumetti.
L'idea vincente di Art Spiegelman, vignettista satirico qui alle prese con la sua prima opera "imponente", è stata quella di rappresentare l'Olocausto attraverso una grande metafora degna di Esopo: gli ebrei sono topi, i tedeschi sono gatti, gli americani sono cani, ecc. Hitler amava definire gli ebrei ratti,
L'artista è il primo a trattare un tema simile attraverso un fumetto, e gioca spesso su questa sua scelta, e con la metafora animalesca adottata, arrivando perfino a presentare a lettore i suoi dubbi riguardo a come verrà accolta la sua opera dagli ebrei, e se il suo lavoro abbia rispettato la memoria delle tante vittime.
L'Olocausto viene raccontato attraverso i racconti di Vladek, il padre dell'autore, che narra al figlio la sua vita,cominciando dall'innamoramento nei confronti della moglia, paassando per la persecuzione da parte dei nazisti e la reclusione nei campi di concentramento, fino a giungere alla liberazione da parte degli americani.
Ma al racconto dell'olocausto, si affianca l'autobiografia di Art Spiegelman che narra il suo rapporto col padre, attraverso i momenti (anche questi realmente vissuti) nei quali Art intervista il padre sulla sua vita. Ma da questi momenti si capisce realmente che tipo di persona fosse il padre, che viene rappresentato da Art non come un eroe o come una vittima che ha superato l'inferno causato dai nazisti, ma come una persona reale, con le sue manie e i suoi difetti.
E le brutalità della persecuzione nazista viene narrata proprio dalle sue parole, crude e reali, che sono una pura cronaca, senza mai aggiungere "romanticismi" eccessivi. Non ce n'è biosgno, sono sufficenti i particolari ad emozionare, anche se ne abbiamo già sentito parlare un'infinità di volte dalle testimonianze dei reduci dai campi di concentramento: i numeri marchiati a fuoco sul braccio, gli espedienti adottati per sopravvivere, i duri lavori e le torture a cui erano sottoposti... Più il racconto prosegue entrando nelle fasi più intense della vicenda storica, e più i contrasti tra Vladek e Art si fanno intensi, culminando con la morte del padre dell'artista, avvenuta durante la stesura di Maus.
Il tratto è piuttosto spoglio, con un bianco e nero "sporco"; i personaggi hanno un'espressività limitata, sono sufficenti le loro parole e le situazioni in cui si trovano a far trasparire le loro sensazioni. La scelta di Spiegelman è stata quella di limitare l'aspetto estetico, per favorire la lettura da parte di chi non mastica quotidianamente il linguaggio fumettistico, ma che può così ugualmente avvicinarsi a questa opera di fondamentale valenza storica.
Inviato: giovedì 16 novembre 2006, 14:18
da Valerio
Sì, concordo, Maus è senza alcun dubbio un capolavoro. Ma confesso che non lo rileggerei. E' un'esperienza che per me rimarrà sempre un unicum.
Inviato: giovedì 16 novembre 2006, 14:21
da DeborohWalker
Perchè?
Inviato: giovedì 16 novembre 2006, 15:36
da Valerio
Perchè è pesante.
Inviato: lunedì 02 luglio 2007, 20:08
da Morgan Fairfax
Th. Adorno, in MINIMA MORALIA sostenne che dopo Auschwitz nessuna poesia sarebbe mai potuta esistere. La storia sembra averlo smentito.
La letteratura, divisa fra le istanze di emancipazione artistica degli scrittori e le pressioni del mondo dell’editoria, ancora oggi riesce ad esprimere, tra gli alti e i bassi del caso, disagi, emozioni, desideri, inquietudini del nostro tempo.
Ancora poesia, dunque. Addiritura fumetti. E non solo i fumetti buonisti di casa Disney o i comics americani supereroistici improntati al più netto manicheismo BUONI Vs. CATTIVI, ma anche qualcosa in più.
MAUS rappresenta l’ingresso prepotente ma al contempo gentile in una dimensione nuova, slegata dalle stringenti norme del fumetto seriale, le quali impongono che il protagonista sia il vincente, l’invincibile, colui che al termine di una sfida è tale e quale a prima, pronto per nuove avventure e al contempo sempre uguale a se stesso.
Topolino, Tex Willer, Spider-man, al termine delle loro avventure, rimarranno rispettivamente 1) il buon roditore amato dai bimbi, simpatico e leale 2) la leggenda del far-west amante della giustizia e dal grilletto facile 3) l’adolescente insicuro nei panni di Peter Parker ma vincente in quelli di uomo-ragno
Con Art Spiegelman, con la nascita del genere delle GRAPHIC NOVEL il mito svanisce, l’icona non ha alcuna funzione, si muore e si piange per davvero, l’eroe muta in relazione alle vicende che vive e l’esperienza della lettura si avvicina a quella della lettura di un vero e proprio libro.
MAUS è la graphic novel più nota al mondo, anche presso i profani del genere. E’ la storia di Vladek, padre dell’autore, ebreo, sopravvissuto ad Auschwitz e alle difficoltà degli anni del nazismo.
Maus è anche la storia di Art Spiegelman e del suo confronto con il peso della storia e dei ricordi dei genitori. In bilico fra reportage e auto-biografia, romanzo storico e diario di vite sconvolte da memorie infelici, Maus narra la più grande tragedia mai avvenuta assumendo un profilo basso, gentile. Conscio della potenza visiva del medium fumetto, Art Spiegelman, piuttosto che abbandonarsi agli eccessi espressionisti dei suoi primi lavori, preferisce mitigare i toni, adoperare la metafora grafica esopica dei gatti/nazisti e dei topi/ebrei per allontanarsi da un realismo che avrebbe reso il tutto più tragico. Ed anche le espressioni dei protagonisti, con quegli occhi minuti che solo i piccoli roditori hanno, contribuisce ad ammorbidire il racconto.
Eppure, nonostante questi accorgimenti, la narrazione ha un tono colmo di pathos, una sorta di SE QUESTO E’ UN UOMO per immagini.
Realizzato fra il 1973 e il 1991, Maus ha fruttato al suo autore diversi riconoscimenti - fra cui l’ambito premio Pulitzer - e rappresenta per molti l’ingresso dei comics nel mondo della cultura alta.
Per quanti l’abbiano letto almeno una volta, Maus è una chiave per interpretare il passato ed il presente. Come dice il suo autore, oggi “è come nei cartoni dei looney tunes, il protagonista supera l’orlo del burrone e continua a correre a mezz’aria. Così la civiltà occidentale è finita ad Auschwitz e ancora non ce ne siamo accorti”.
MAUS, come altre pregevoli graphic novel realizzate negli ultimi 30 anni, è disponibile a un buon prezzo presso ibs.it.
Re: Art Spiegelman: Maus
Inviato: martedì 09 ottobre 2007, 21:38
da Ivy Walker
Maus è l'unico libro (penso si possa tranquillamente definirlo così) che mi ha fatto piangere... [poi vabbè, ho pianto con l'ultimo Harry Potter...]
Davvero bello, toccante, un disegno essenziale ma preciso, potente.. certe immagini mi sono rimaste in mente come le scene di un film.
Re: Art Spiegelman: Maus
Inviato: venerdì 06 giugno 2008, 18:30
da Bramo
Ho iniziato ieri e ho finito oggi di leggere Maus, prestatomi dalla mia migliore amica mesi fa e che non ho mai avuto tempo di leggere...che dire? E' un'opera potente, ancora di più di quello che avevo intuito dai commenti di questo thread...
Diviso in 2 agevoli parti da 6 e 5 capitoli ciascuna, la forza di Maus è la cornice che sta attorno alla narrazione dell'Olocausto, che assegna una straordinaria situazione di introiduzione/familiarità col contesto... si risolve pienamente la fatidiosa sensazione di "lontananza" dalla sola idea di tutto quello che è accaduto, che i giovani possono avere sentendo della persecuzione nazista dai libri di scuola o da altri canali, grazie a Spiegelman che si autoritrae come indgatore della storia tramite le inteviste a suo padre, testimone diretto e sopravvissuto di quegli anni. Da quello parte il particolarissimo stile di narrazione che tenuto da Vladek stesso (il padre, appunto) ci fa immergere in uno stato di empatia massima.
La stessa parola "sopravvissuto" viene sviscerata e indagata hnel suo peso di significato...
L'autore mette a nudo la personalità del padre con tutte le sue ambiguità e manie e fissazioni per non dipingere un eroe ante litteram, ma un essere umano normale che ha vissuto un'esperienza non normale e che non avrebbe mai dovbuto avere luogo.
Il tutto con l'allegoria degli ebrei-topi e i tedeschi-gatti... e attraverso un disengo molto intrigante con uno stile non ricercato ma d'effetto (gli occhi sbarrati dei topi morti mi resteranno impressi a lungo)... e attraverso la già citata cornice di quotidianità... e attraverso l'inizio della seconda parte, in cui l'autore si ritrae sommerso dagli impegni derivati dalla fama di Maus e va dallo psicanalista.
Il tutto usando il linguaggio del fumetto, creando un vero e proprio capolavoro.
E sì, capisco cosa intende Grrodon con il suo commento sul fatto che non lo rileggerà... fa effetto, in molte parti è veramente scioccante e getta luci nuove anche su cose che già si erano sentite, forse solo per il modo in cui è stato narrata qui... fa il paio per me con "Il complotto" di Will Eisner, ma per la diversa filosofia di fondo che guia le due opere questa è davvero molto più "pesante" come ha detto Grrodon con un termine volutamente semplicistico, che se volessimo essere più corretti sostituiremmo con "faticoso", e il perchè lo spiega lo stesso Spiegelman nel viaggio in macchina con sua moglie, quando è assalito dalla sua depressione e caccia anche una battuta da metafumetto...è faticoso riuscire a capire cose di questo genere, e in sostanza come è possibile farlo se spesso non riusciamo a capire nemmeno i rapporti con le persone a noi care?
Forse uno dei noccioli della questione sta qui...