Animazione Italiana
Inviato: giovedì 16 agosto 2018, 18:22
Nonostante sia nato in Europa, il cinema d'animazione si è sviluppato maggiormente oltreoceano, dove, fin dai primi anni del '900, il suo successo fu (ed è tuttora) spettacolare, portando alla creazione ed alla crescita dei maggiori studi di produzione mondiali (WDAS, Pixar, Dreamworks, Warner Bros., Blue Sky Studios, giusto per citare qualcuno dei più noti). D'altro canto, nel vecchio continente una tradizione animata si è comunque conservata, specialmente in quella stessa Francia che aveva dato i natali al cinema stesso e che, ancora oggi, continua ad essere leader indiscussa in questo campo tra tutti i Paesi d'Europa.
D'altronde, anche l'Italia, tra alti e bassi, ha visto la nascita e lo sviluppo di alcuni prodotti animati di qualità.
Nell'immediato dopoguerra, sia il regista Anton Gino Domeneghini che i fratelli Nino e Toni Pagot realizzano la prima coppia di lungometraggi animati italiani, rispettivamente La Rosa di Bagdad e I Fratelli Dinamite, entrambi distribuiti nel 1949. Alle due opere collaborano anche alcuni dei creativi che, tra il 1957 e il 1977, si occuperanno della realizzazione degli spot animati destinati al contenitore serale della RAI Carosello, che fungerà da fucina e palestra per talenti nostrani, tra cui gli stessi Pagot, i fratelli Gavioli, Paul Campani, Osvaldo Cavandoli e Bruno Bozzetto. Quest'ultimo in particolare darà un grande contributo alla produzione italiana, con una lunga serie di cortometraggi - tra cui quella del Signor Rossi - e la realizzazione di alcuni delle maggiori pellicole del cinema d'animazione nostrano, quali West and Soda (1965), Vip - Mio Fratello Superuomo (1968) e, soprattutto, Allegro non Troppo (1976), ambizioso film ispirato al disneyano Fantasia.
E, in ambito disneyano, una menzione a parte merita il veneziano Romano Scarpa, uno dei maggiori autori del fumetto italiano, ma la cui vocazione per l'animazione lo ha accompagnato per tutta la vita. Nel 1946 realizza il suo primo cortometraggio ...E poi Venne il Diluvio, mentre è del 1951 l'adattamento de La Piccola Fiammiferaia, distribuito nei cinema due anni dopo. Seguiranno Aihnoo degli Iceberg (1972) e l'introvabile lungometraggio Il Quarto Re (1977), mentre sul versante televisivo realizza la cosiddetta Camminata Disney (1982), sigla della trasmissione di Rete 4 Topolino Show — Vai col Verde. Risale, invece, al 1988 un test d'animazione per la serie americana Duck Tales, in vista del possibile affido della realizzazione degli episodi ad uno studio italiano, speranza puntualmente delusa. Sarà invece per la RAI che Scarpa curerà una serie animata, quel Sopra i Tetti di Venezia mandato in onda nei primi anni 2000.
A partire dagli anni '80, tuttavia, la produzione italiana diminuisce sensibilmente e, al netto di sparute pellicole, come il "misto" Volere Volare (1991) - di quel Maurizio Nichetti che già aveva recitato nelle sequenze live-action di Allegro non Troppo - sarà solo a metà del decennio successivo che vi sarà una certa ripresa, con la nascita e lo sviluppo di nuovi studi dedicati alla realizzazione di serie per il mercato televisivo. Non mancano, però, i prodotti cinematografici, tra cui spiccano i film dello studio Lanterna Magica, che propone pellicole che riscuotono un certo successo, come La Freccia Azzurra (1996), La Gabbianella e il Gatto (1998), Aida degli Alberi (2001) e Totò Sapore e la Magica Storia della Pizza (2003). Tuttavia, se nei decenni precedenti i temi e i toni dell'animazione italiana erano prevalentemente umoristici e satirici - anche in virtù della netta inferiorità del comparto tecnico rispetto alle coeve produzioni americane - questa nuova ondata di film e serie tv si rivolge quasi esclusivamente ad un pubblico di bambini, proponendo personaggi, storie e tematiche piuttosto infantili, che tagliano fuori gli adulti dal target dei fruitori.
Ho scritto questo breve excursus - sicuramente incompleto e lacunoso - per riflettere su alcuni aspetti in particolare.
Perché l'animazione non ha attecchito in Europa come in America? Perché solo la Francia ha portato avanti una propria tradizione? E per quale motivo il panorama italiano - piuttosto florido tra gli anni '50 e i '70 e alla pari di quello coevo d'oltralpe - è entrato in crisi così rapidamente, lasciando, poi, il passo ad una produzione infantile tanto distante da quella, adulta e artistica, che l'ha preceduta? E, soprattutto, perché al cinema ci è arrivata una roba orripilante come Gladiatori di Roma e non un prodotto come questo, di gran lunga migliore?
A voi, se vorrete, le risposte.
D'altronde, anche l'Italia, tra alti e bassi, ha visto la nascita e lo sviluppo di alcuni prodotti animati di qualità.
Nell'immediato dopoguerra, sia il regista Anton Gino Domeneghini che i fratelli Nino e Toni Pagot realizzano la prima coppia di lungometraggi animati italiani, rispettivamente La Rosa di Bagdad e I Fratelli Dinamite, entrambi distribuiti nel 1949. Alle due opere collaborano anche alcuni dei creativi che, tra il 1957 e il 1977, si occuperanno della realizzazione degli spot animati destinati al contenitore serale della RAI Carosello, che fungerà da fucina e palestra per talenti nostrani, tra cui gli stessi Pagot, i fratelli Gavioli, Paul Campani, Osvaldo Cavandoli e Bruno Bozzetto. Quest'ultimo in particolare darà un grande contributo alla produzione italiana, con una lunga serie di cortometraggi - tra cui quella del Signor Rossi - e la realizzazione di alcuni delle maggiori pellicole del cinema d'animazione nostrano, quali West and Soda (1965), Vip - Mio Fratello Superuomo (1968) e, soprattutto, Allegro non Troppo (1976), ambizioso film ispirato al disneyano Fantasia.
E, in ambito disneyano, una menzione a parte merita il veneziano Romano Scarpa, uno dei maggiori autori del fumetto italiano, ma la cui vocazione per l'animazione lo ha accompagnato per tutta la vita. Nel 1946 realizza il suo primo cortometraggio ...E poi Venne il Diluvio, mentre è del 1951 l'adattamento de La Piccola Fiammiferaia, distribuito nei cinema due anni dopo. Seguiranno Aihnoo degli Iceberg (1972) e l'introvabile lungometraggio Il Quarto Re (1977), mentre sul versante televisivo realizza la cosiddetta Camminata Disney (1982), sigla della trasmissione di Rete 4 Topolino Show — Vai col Verde. Risale, invece, al 1988 un test d'animazione per la serie americana Duck Tales, in vista del possibile affido della realizzazione degli episodi ad uno studio italiano, speranza puntualmente delusa. Sarà invece per la RAI che Scarpa curerà una serie animata, quel Sopra i Tetti di Venezia mandato in onda nei primi anni 2000.
A partire dagli anni '80, tuttavia, la produzione italiana diminuisce sensibilmente e, al netto di sparute pellicole, come il "misto" Volere Volare (1991) - di quel Maurizio Nichetti che già aveva recitato nelle sequenze live-action di Allegro non Troppo - sarà solo a metà del decennio successivo che vi sarà una certa ripresa, con la nascita e lo sviluppo di nuovi studi dedicati alla realizzazione di serie per il mercato televisivo. Non mancano, però, i prodotti cinematografici, tra cui spiccano i film dello studio Lanterna Magica, che propone pellicole che riscuotono un certo successo, come La Freccia Azzurra (1996), La Gabbianella e il Gatto (1998), Aida degli Alberi (2001) e Totò Sapore e la Magica Storia della Pizza (2003). Tuttavia, se nei decenni precedenti i temi e i toni dell'animazione italiana erano prevalentemente umoristici e satirici - anche in virtù della netta inferiorità del comparto tecnico rispetto alle coeve produzioni americane - questa nuova ondata di film e serie tv si rivolge quasi esclusivamente ad un pubblico di bambini, proponendo personaggi, storie e tematiche piuttosto infantili, che tagliano fuori gli adulti dal target dei fruitori.
Ho scritto questo breve excursus - sicuramente incompleto e lacunoso - per riflettere su alcuni aspetti in particolare.
Perché l'animazione non ha attecchito in Europa come in America? Perché solo la Francia ha portato avanti una propria tradizione? E per quale motivo il panorama italiano - piuttosto florido tra gli anni '50 e i '70 e alla pari di quello coevo d'oltralpe - è entrato in crisi così rapidamente, lasciando, poi, il passo ad una produzione infantile tanto distante da quella, adulta e artistica, che l'ha preceduta? E, soprattutto, perché al cinema ci è arrivata una roba orripilante come Gladiatori di Roma e non un prodotto come questo, di gran lunga migliore?
A voi, se vorrete, le risposte.