La Lega degli Straordinari Gentlemen è una rielaborazione di esperimenti già esistenti. In particolare, molto deve al Wold Newton Universe, al quale già da anni contribuisce, qui da noi, il Martin Mystère di Castelli (che è un po' l'Alan Moore di casa nostra). Come il suo contraltare italiano, Moore non si limita a mischiare personaggi e ambienti di romanzi famosi, ma sfrutta l'idea per portare avanti un suo percorso personale, rendendo il risultato finale a sua volta archetipo e, di conseguenza, parte del gioco (o del WNU, se vogliamo).
LoEG vol.1 dimostra ampiamente questo concetto. L'idea di prendere alcuni personaggi della letteratura popolare entrati nell'immaginario collettivo ed inserirli in un 1898 alternativo ma verosimile è un'idea stupenda, ma da sola sarebbe un giochino sterile, già fatto altre volte (l'italiana collana
Storie da Altrove ha debuttato un anno prima della Lega ed era stata concepita ancora prima). Certo, il lato ludico c'è, e
Allan e il velo lacerato si limita sostanzialmente a quello. Il succo del volume però è altro, e - oltre ad essere ben scritto, ben disegnato ed emotivamente coinvolgente - la sua genialità sta nel suo essere nient'altro che... una versione vintage di
Watchmen (a sua volta update di
V for Vendetta). E contemporaneamente un complemento di
Promethea. Un'operazione di decostruzione e ricostruzione simile a
1963 o
Supreme v2, ma più raffinata della prima e più universale della seconda. Il legame più grande, secondo me, rimane però con
Watchmen. In pieni anni '80, Moore aveva confluito tutte le paure, i rischi e le ambiguità di quel tempo ributtante di ottimismo spesso ipocrita: in
Watchmen alcuni personaggi teoricamente archetipici ed iconici si erano rivelati, di fatto, persone umane, piene di contraddizioni e incapaci di distinguere Bene e Male, aiutati per di più dall'effettiva impossibilità di fare distinzioni precise. LoEG vol.1 è la stessa identica cosa, solo ambientata quasi cento anni prima, anzi, cento anni prima (mese più, mese meno) della sua pubblicazione, in quel fine millennio in cui ci si immagina futuri sfarzosi così da poter evitare di vedere un presente uguale al passato. L'"imperatore del crimine" Moriarty a capo dei servizi segreti per cui lavorano i nostri è come l'Ozymandias che, novant'anni più tardi (e per sempre, ad ogni rilettura) manipola i suoi ex colleghi e progetta la rottura del nodo gordiano che regge gli equilibri del pianeta. Qui cade una splendida contraddizione incrociata fra
Watchmen e il vol.1 di LoEG: Moore, pur pazzo (o forse proprio per quello) sa che il modo migliore per dimostrare che tutto cambia, niente cambia è vivere ciascun tempo fino in fondo. Così, se negli anni '80 scrive di supereroi s'inventa un polipone gigante e questo, contestualizzato, non stona: è un omaggio al contesto 'fumettoso' supereroistico ed è una trovata che, in quegli anni, fa ancora effetto; e dieci anni dopo, in tempi di web e Nuovo Ordine Mondiale, sta bene che un "imperatore del crimine" faccia la guerra in casa al nemico pazzoide e straniero: è geopolitica, o geoeconomia. Moriarty, cattivo del passato raccontato in chiave moderna, appare superiore a Ozymandias, però è il secondo a portare a compimento il proprio piano, mentre il primo s'impelaga ottocentescamente in una impresa più grande di lui e fa la fine che fa. Così Moore ci dice, in un colpo solo, che tutto cambia, niente cambia, ma anche che c'è un tempo per ogni cosa.
Il tempo della rottura del nodo gordiano, per la Lega, arriva in
LoEG vol.2, pubblicato in tempi di guerra e, a modo suo, preludio al progetto
Guerra dei mondi di Spielberg, che Moore anticipa (credo) senza volerlo. E visto che l'interpretazione "filosofica" che si può dare a questo vol.2 è più semplice e rigida di quella data al vol.1, più caciarone e americanose sono le caratterizzazioni dei personaggi. Ecco allora un Hyde che ricorda il Comico di
Watchmen, pazzo perchè ha capito che nulla ha senso; un Griffin dipinto come un traditore bieco e viscido; un Campion Bond retrocesso a invidioso lecchino; un Nemo che non si contiene più e da Maroni diventa Borghezio; un Allan che si piange addosso ad ogni occasione; una Mina ai limiti della ninfomania e più facilmente cedevole agli isterismi. A parte questo, lei è, di fatto, l'unico personaggio ancora a tutto tondo. E infatti sarà l'unica superstite del gruppo, ormai sfasciatosi, fra morti e defezioni assortite. Allan "muore" nel gennaio 1901, come raccontato nello spettacolare
Almanacco del nuovo viaggiatore, un geniale concentrato di cultura, esperimento più ardito del
Vello lacerato e primo passo verso i barocchismi del
Black Dossier, che faranno da complemento e aggiornamento a questo "interludio" denso quanto le parti a fumetti vere e proprie (in realtà Allan non muore davvero, ma spiritualmente possiamo considerare il suo ringiovanimento una sorta di morte/rinascita).
Nonostante l'aria da quiete prima delle tempesta del vol.1 si tramuti nel vol.2 in tempesta vera e propria, riesco a scorgere ancora qualche invisibile legame con
Watchmen anche in questo secondo arco narrativo. Hyde, come ho scritto sopra, mi ricorda troppo il Comico, e comunque lui e Nemo mi danno l'impressione di essere due interscambiabili Comico e Rorschach. Il niubbo Allan e la complessata Mina sono davvero vicini, per caratterizzazione, a Nite Owl e a Silk Spectre (i secondi, ovviamente) e con le loro difficoltà di accettazione della realtà svolgono un po' il ruolo dell'uomo comune travolto da eventi più grandi di lui.
LoEG: Black Dossier arriva pochi anni dopo, cambiando secolo e ampliando il Grande Giogo Mooriano. Presupposto che ormai il lettore abbia capito i meccanismi della serie al punto da saperli quasi prevedere, il gioco delle citazioni si fa più esplicito e quasi forzato, ma, per contrappasso, sempre più ricercato, tanto che i personaggi e gli eventi citati sono pressochè impossibili da cogliere nella loro totalità per chi non ha una profonda conoscenza della cultura (sia "scolastica" che "pop") britannica. E proprio la "britannicità" che si fa sempre più marcata è sintomo di un Moore apparentemente intenzionato a prendere sul serio l'universo da lui creato, sfidando il lettore a seguirlo, se ne è in grado. Come nei romanzi di Umberto Eco (citato due volte nell'
Almanacco di cui sopra), in cui il primo capitolo è sempre una sorta di test attitudinale per chi vuole leggere il libro nella sua interezza.
Che Moore prenda un po' più sul serio la sua opera lo si evince anche dal tono "buio" della storia, e dal consistente stacco temporale dai due precedenti volumi. E' ormai il 1958 e a Londra comanda il Grande Fratello: un'ulteriore personalizzazione dell'universo mooriano, sempre più differente dal nostro (vabbè, diciamo che lo è

). La seconda guerra mondiale è stata vinta dalla Germania di Adenoid Hynkel (il
Dittatore di Chaplin, qui coesistente con l'attore) e in una Londra (molto simile a quella delle
Avventure di Luther Arkwright di Talbot) in cui il bigottismo comanda e la trasgressione, essendo illegale, si fa doppia, il palazzo che fu sede della Lega giace abbandonato. Qui ritroviamo Mina e Allan, il vecchio Quatermain in versione ringiovanita e spacciato per Allan Quatermain jr., espediente già sordidamente suggerito fra le righe del solito
Almanacco; ritroviamo entrambi alla ricerca del Black Dossier, una sorta di "scatola nera" della Lega, contenente informazioni su tutte le Leghe passate e presenti. Sulle tracce dei due vi è James Bond lui medesimo (in questa versione nipote di Campiond Bond), il cui nome non viene mai esplicitamente nominato per evitare grane; trovata inutile, com'è noto, in quanto gli aventi diritto di 007 hanno vietato la vendita del libro al di fuori degli USA, facendo attendere inutilmente un'edizione italiana. Dal loro punto di vista non hanno torto; inoltre Bond è qui dipinto come uno stupratore e un soldatino dei servizi segreti privo di dignità. Per chi vuole leggersi il volume, invece, il divieto rappresenta una gran rottura, ma va detto che, nonostante l'embargo, alcune librerie lo hanno messo (e ancora lo mettono) in vendita, in una sorta di "don't ask, don't tell" che dimostra una volta di più come la questione dei diritti d'autore sia ancora lontana dall'aver trovato una soluzione soddisfacente per tutti.
Per di più, in questo caso il libro ha certa rilevanza, essendo esso stesso l'oggetto ricercato al suo interno e facente da motore a tutto. Un tutto in cui fumetto e contenuti extra si fondono, mettendo il primo al servizio dei secondi e viceversa, e trasformando i secondi da esercizio di stile in surplus a parte integrante della vicenda. E' grazie ai contenuti extra, che Mina e Allan leggono non appena possono, che apprendiamo ulteriori dettagli della Storia della Lega e delle sue vicissitudini passate e presenti.
On the descent of Gods, scritto da Oliver Haddo (contraltare di Aleyster Crowley), ricostruisce la Storia del rapporto fra l'uomo e la magia, partendo dai Grandi Antichi lovecraftiani e arrivando a profetizzare un evento su cui si concenterà il quarto volume,
Century (anzi, il terzo, dato che
Black Dossier è la prosecuzione dell'"interludio" e va contato come vol.2bis).
The life of Orlando, in stile fumetto anni '30 e diviso in sei capitoli, racconta la vita di Orlando, androgino protagonista di un romanzo di Virgina Woolf e da Moore fuso con l'Orlando del ciclo carolingio e retrodatato di millenni: nell'universo della LoEG, Orlando è un androgino tebano nato nell'età del bronzo e reso da Tiresia capace di trasformarsi da uomo in donna e viceversa (e qui bacchetto Moore, in quanto era doveroso trovare il modo di infilare un rimando a Ranma); divenuto successivamente immortale, Orlando ha collaborato sia con la prima Lega seicentesca che con la seconda settecentesca. Nell'
Almanacco del vol.2 era già stato raccontato il suo incontro, a Shangri La, con Mina e Allan, ai quali si era poi unito in una quarta lega operante negli anni '10 e '20 del XX° secolo.
Faerie's fortunes founded, attribuito a William Shakespeare, è un assurdo capolavoro di mimesi, in cui Moore imita lo stile del Bardo. Corrispondente all'Atto Primo di una fittizia commedia in due atti, esso narra la genesi della prima Lega, con il Prospero della
Tempesta e la regina Gloriana (contraltare di Elisabetta I°) fra i protagonisti. Le battute vanno lette cantando. Geniale.
The new adventures of Fanny Hill vede protagonista una delle componenti della seconda Lega, operante soprattutto nel XVIII°secolo. Fanny Hill è, nelle sue opere originali, una battona, caratteristica che mantiene nell'universo di Moore: il divertente pamphlet la vede sedurre e sbattersi i membri della sua Lega (il doppio senso non è voluto...) in maniera apparentemente innocente e svampita. A suddividere questi primi quattro extra vi sono tre singole paginette: due fumetti in stile sunday page e una in stile satira politica di fine ottocento. A questo punto Mina e Allan interrompono la lettura e il fumetto riprende. Un altro aspetto, questo, che rende il volume meno mainstream rispetto ai primi due, i quali erano divisi a puntate e, di conseguenza, costruiti in modo da permettere virtuali soste; in
Black Dossier eventuali pause per il lettore sono messe all'
interno del fumetto, in sequenze apposite in cui Mina e Allan vanno a dormire o fanno sesso o si svegliano, ecc. Ma è difficile interrompere la lettura senza segnaletiche esplicite; in teoria, questo
Black Dossier andrebbe letto tutto d'un fiato. D'altronde l'atmosfera decadente e sottilmente ansiogena invoglia alla prosecuzione, e il profilarsi di un intricato complotto spionistico in cui Mina e il "giovane" Allan sembrano essere due misere pedine rende il tutto ancora più inquieto. Non è un caso che Moore torni allora a spezzare la tensione inserendo altri extra. Si ricomincia con una cartografia del fantastico Blazing World antartico già citato nell'
Almanacco. Si prosegue con
Shadows in the steam, sesto capitolo dell'autobiografia di Campion Bond, nel quale viene raccontato l'arruolamento di Nemo, da parte di Mina, nel 1898. Seguono alcuni ammennicoli dal sapore pknaico, come la pianta del Nautilus, un prospetto della Londra del 1901 e alcune post card con la corrispondenza fra Mina, Allan "jr", Orlando e Campion Bond nell'interregno fra il 1899 e il 1913.
The sincerest form of flattery è molto importante in termini di continuity in quanto racconta le vicende della quarta Lega, costituita da Mina, Allan "jr", Orlando, il medium Thomas Carnacki e il prototipo del gentleman A.J.Riffles, fra il 1909 e il 1924. Vicende che la vendono combattere la sua contraltare francese, Les Hommes Mysterieux, composta da Arsenio Lupin, Fantomas, Robur, Monsieur Zenith e Nyctalope, e persino una Lega tedesca, la Zwielichthelden, che annovera fra i suoi membri Mabuse, Caligari e il dr.Rotwang con la donna robot da egli creata.
What ho, gods of the abyss vede un'impresa vagamente lovecraftiana della quarta Lega narrata con lo stile di P.J.Woodhouse, 100% humour inglese. Al chè il fumetto principale riprende di nuovo la sua corsa; letteralmente, dato che Mina e Allan devono affrontare inseguimenti e razzi volanti. Nella Londra di Moore la corsa allo spazio è cosa di tutti i giorni, o quasi. Tuttavia, prima del gran finale c'è spazio per un ultimo paio di extra. Il primo è molto importante:
When they sound the last all clear The Murray Team 1939-1945 è un rapporto governativo dal quale veniamo a sapere che Riffles è morto durante la prima guerra mondiale, Carnacki si è ritirato per motivi di salute, Orlando è sparito dalla circolazione nel secondo dopoguerra e Mina e Allan hanno disertato dopo l'instaurazione del regime. Veniamo così a sapere che fra il 1946 e il 1947 è stata messa insieme una quinta Lega, guidata dalla donna capitano Joan Warralson e costituita dall'avventuriero William Samson jr., dal prof. James Grey (il ragazzino salvato da Nemo nel 1898), da Peter Bradley (l'uomo invisibile dell'omonimo telefilm) e dal robottone Iron Warrior. L'obiettivo della quinta Lega era imitare la Lega del 1898, ma la sua durata sarà effimera. Il secondo extra, l'ultimo del volume, è una pazzia totale, barocchismo puro.
The crazy wide forever, ospitato su una virtuale rivista pulp, è un flusso di coscienza in stile Kerouac quasi illeggibile. In realtà nasconde una specie di trama coinvolgente il nipote di Moriarty, anche se è molto difficile da decifrare. Seguono due paginette con un rapporto governativo finale riguardante Mina e Allan e i loro presunti spostamenti nel dopoguerra.
Il fumetto ricomincia e s'invola verso il finale. Un finale sorprendente, che [spoiler]ribalta l'aria da spy story respirata fin qui e spazza via l'angoscia con buffe creature, colori sgargianti e il tanto atteso 3D. Ed è solo a questo punto che il lettore che si è fatto distrarre dalle atmosfere complottiste (si è comunque capito che il mandante di Bond è l'M del 1958) e ha considerato gli inserti come semplici chincaglierie capisce di essere stato sviato. E mentre si immagina lo sguardo sornione di Moore si accorge che anzichè rimuginare sull'identità dei mandanti di Bond avrebbe dovuto rimuginare sull'identità dei mandanti di Mina e Allan! Tutto gli è chiaro, quando si rende conto che la fine di tutte le cose risiede nel Blazing World, mondo quadridimensionale metanarrativamente rappresentato in 3D, nel quale si trovano Prospero, Orlando e vari altri personaggi citati nella
Life of Orlando, nella mappa e nell'
Almanacco, ormai asceso a componente fondamentale della serie. Quando tutto è chiaro, e Prospero canta in pentametri giambici che i personaggi di fantasia sono fondamentali perchè ispirano, e che loro vivranno per sempre nel loro mondo acceso dalla fiamma della fantasia[/spoiler], non si sa bene come reagire e rimane il dubbio se sia meglio farsi una risata, farsi scappare la lacrimuccia o prendersela per essere stati buggerati.
Io ho scelto le prime due.


Ma qual è il capolavoro di tLoEG? Difficile dirlo, ciascuno dei quattro volumi è a modo suo epico e polivalente, ed è la saga nel suo complesso ad essere una delle opere imprescindibili di questo inizio centu..pardon, secolo. Certo,
LoEG: Century è un ulteriore passo avanti e porta l'epicità della saga a livelli forse definitivi, sicuramente superiori ai voll.2 e 2bis, e forse anche al vol.1.
I rimandi ai precedenti volumi si sprecano ed è possibile notare nei tre capitoloni in sui dispiega l'opera un parallelismo con i tre volumi precedenti.
1910 è una sintesi concettuale del primo volume, con Bene e Male che coesistono e si concausano a vicenda: il cospicuo musical in parte tratto da e in parte ispirato a
The threepenny Opera di Brecht non è messo a caso, e il finale del capitolo, nel suo rivelare, ridendo, una banale, schifosa verità, trasforma l'adrenalina salita nel corso della lettura in schizzo.
1969 segue idealmente il vol.2 nel suo far cadere tutte le illusioni e portare a compimento il salto dello squalo; anche qui il finale è una mazzata, col senno di poi prevedibile ma comunque terribile.
2009 è l'oggi, con il Grande Fratello ancora al potere e i tre protagonisti allo sbando più totale in un mondo in cui non c'è più spazio per sognare. Non è assolutamente casuale lo scontro finale, volutamente grottesco, fra l'"Anticristo" e quello che potremmo chiamare "il Salvatore" (anzi, "la Salvatrice"). E' un Moore, questo, contemporaneamente serio e faceto, disilluso e bonaccione, convinto che la fantasia abbia ormai dato e detto tutto e al contempo che possa ancora dare e dire qualcosa. Già, perchè l'identità dell'"Anticristo" può far storcere il naso a molti (soprattutto qui sul Sollazzo), ma il fatto stesso che anche quel personaggio compaia nel giocattolone di Moore fa capire come il Bardo di Northampton dìa comunque un beneficio del dubbio alla fiction di oggi. D'altronde in
Minions of the Moon, il romazetto in stile sci-fi anni '60 posto in appendice ai tre albi, compaiono, oltre a tanto vecchiume, riferimenti a
The wire e
Homicide: Life in the street, roba che più di oggi non si può. Quello delle citazioni è un altro capitolo complesso del modus operandi di Moore, individuo a tutto tondo e umanamente contraddittorio: si passa dalle citazioni quasi incapibili, per i non britannici e per i giovani, di
1969 a quelle semplici e più mainstream di
2009. E nel mezzo c'è spazio pure per un
Diabolik infilato di soppiatto a far ringalluzzire il patriottico lettore italiano, lettore che a questo punto
dovrà rimanere perplesso nella prossima occasione in cui il fumetto nostrano avrà modo di manifestare la propria scarsa autostima. A parte questo, trovare Hiro Nakamura, Matt Smith, il Torchwood e i Driveshaft in un fumetto della Lega fa proprio piacere. Beh, non sto qui a fare un elenco di tutte le sollazzeserie nascoste nei tre capitoli, anche perchè si può trovare tutto sul sito di jessnevins.com (e già che sono qui segnalo le belle pagine di Wikipedia con la
storia della Lega,
l'elenco dei millemila personaggi e la
geografia del mondo mooriano). Il bello di
Century, al di là del suo lato ludico, è il suo essere una epopea (rispetta le fasi dell'epica), e direi un'epopea quasi cinematografica, ma in cui, una volta tanto, usare l'altro medium come paragone non equivale a squalificare il fumetto: la grandezza di Moore e O'Neill sta anche nello sfruttare il più possibile quel che il medium cartaceo offre, come si vede, ad esempio, in alcune sequenze del secondo e del terzo capitolo. Ed è pure un'epopea di oggi, e se oggi i musical sono di moda bene fa Moore a farne uno a fumetti. Lo spirito di
Century, comunque, è lo stesso riscontrabile nei film Disney, nei telefilm Bad Robot, nel
Doctor Who, nelle
Storie da Altrove mysteriane e in tutte quelle opere che puntano a migliorare chi le vive e chi le fruisce (e viceversa).
Comprate il volume Bao, cari amici vicini e lontani. Io non ce la facevo più a resistere e ho
dovuto leggere le storie nuove in lingua originale, anche perchè aspettavo da tre anni una lettura integrale di tutta la saga, ma prenderò comunque il libro in italiano, anche per la curiosità di vedere come saranno tradotti certi passi. Per la LoEG posso fare anche follie. Se mi sono rifiutato di prendere
1910 nell'edizione Planeta è stato solo per l'oscena traduzione di
Century in
Secolo 