Ghibli - Hayao Miyazaki: La Città Incantata
Inviato: venerdì 30 giugno 2006, 19:57

Mamma mia che angoscia. E' con Sen To Chihiro No Kamikakushi che Hayao Miyazaki ottiene il riconoscimento definitivo, l'Oscar come miglior film d'animazione del 2002, soffiandolo alla povera Disney che in quell'anno aveva fatto del suo meglio con gli ottimi Lilo & Stitch e Il Pianeta del Tesoro. E così il pubblico Miyazakiano si allarga notevolmente, pur rimanendo nel panorama complessivo una piccola elite. E tale lancio non poteva avvenire con un film più traumatico di questo, che descrive perfettamente la terribile esperienza di una bambina, sperduta in un mondo di spiriti. E' tutto molto onirico ne La Città Incantata, ma più che di sogno sarebbe meglio parlare di incubo. Pur non raggiungendo i livelli macabri di Principessa Mononoke, ma possedendo invece un feeling molto diverso, molto più buffo e giocoso, Spirited Away riesce paradossalmente ad essere decisamente più inquietante del suo predecessore, giocandosi tutto sul fronte psicologico, descrivendo le realistiche reazioni di una realistica bambina.
Chihiro è infatti un personaggio straordinario, doppiato benissimo (checchè se ne dica) nella versione italiana, che sfoggia nei dialoghi e nei movimenti una caratterizzazione notevole, dimostrando ancora una volta, dopo Totoro e Kiki, la bravura di Miyazaki quando si tratta di animare i bambini.
L'inquietudine, il presentimento, il distacco dai genitori, la solitudine, la confusione e poi ancora la paura, sono tutte fasi che Chihiro attraversa prima di ambientarsi nel nuovo mondo. Quando in Giappone un bambino si perde, si usa dire che è stato portato via dagli spiriti: è ciò che accade veramente a Chihiro che in viaggio verso la casa nuova, si ritrova con i genitori in un gigantesco villaggio vacanza per Spiritelli Shinto. E riecco i Mononoke visti nel film precedente, solo che questa volta anziché l'aspetto di grandi animali, assumono forme più bizzarre che vanno dall'umanoide al melmoso, passando per il ranocchiesco. Una galleria di figure buffe, spaventose, brutte o sagge che annoverano ottimi personaggi come l'aracnide Kamaji, o Rin, lavoratrice delle terme, e spirito delle lumache. C'è poi la coppia di streghe Zeniba e Ju-Baba, sorelle gemelle rivali tra loro che reggono le fila della storia, cimentandosi molto spesso in quello scambio di ruoli tipico di Miyazaki che renderà entrambi i personaggi molto ambigui, confondendo le idee allo spettatore. Ma la figura più assurda è quella del Senza Volto, che i più considerano un simbolo dell'umanità moderna, vacua, incontrollabile e bisognosa di modelli da imitare ma che in definitiva fa una gran pena. Una caratteristica - forse un difetto - della narrativa Miyazakiana è la poca compattezza nella sceneggiatura, che rende molto spesso i suoi film suddivisibili in due parti distinte. Particolarità che non risparmia neanche Spirited Away, che presenta una divisione in comparti stagni delle due ore che lo compongono. Dopo i primi 60 minuti in cui Chihiro avrà modo di ambientarsi in questo nuovo mondo, inizia una nuova avventura, quella del sigillo di Zeniba, di cui in precedenza si erano avute ben poche avvisaglie, rendendo il tutto poco omogeneo. Ma è un "difetto" di cui risentivano già alcuni tra le sue opere migliori come Kiki e Laputa, per cui si dovrebbe parlare, più che di un fattore involontario, di uno stile voluto, che non guasta troppo la narrazione, tantopiù che Chihiro, come anche Mononoke, non termina afatto in modo brusco.
Ottima la grafica di Sen To Chihiro, probabilmente grazie al grandissimo budget stanziato dalla stessa Disney, che ne ha aiutato a finanziare la produzione in cambio dei diritti di distribuzione in alcuni paesi. Mentre i disegni dei comprimari mostrano già quel compiacimento del grottesco tipico di questa fase Miyazakiana, i personaggi principali rimangono assai sobri anche se non per questo meno espressivi. E' il caso della favolosa (e graficamente diversa dalle altre bambine Miyazakiane) Chihiro, che oltre a una caratterizzazione che ho avuto modo di lodare poco sopra, dispone di una vastissima gamma di espressioni. E poi ci sono le animazioni, questa volta nettamente migliori dello standard Ghibliano, assai più fluide del solito. Per non parlare della colorazione e dei fondali, che da questo film in poi subiranno un salto qualitativo notevole, che li porterà ad eccellere in Howl's Moving Castle.
E poi ovviamente c'è la musica, mai così malinconica ed evocativa, anche stavolta con delle sonorità assai nipponiche ma che non rinunciano al sinfonismo tipico di Joe Hisaishi. Fra i migliori brani musicali si segnalano Quell'Estate Là, che descrive a meraviglia lo stato d'animo di Chihiro all'inizio del film, e la sinfonicissima Di Nuovo (Il Valzer di Chihiro, (le cui prime note la fanno assomigliare alla canzone Stories de La Bella e la Bestia - Un Magico Natale) il bellissimo momento topico che porta il film al suo massimo climax quando Chihiro ricorda il suo primo incontro con Aku, ragazzo/drago che la assiste durante la sua permanenza nella Città. E ovviamente è presente una canzone nei credits, che stavolta mostrano immagini dei luoghi appena visti nel film: si tratta della struggente Itsumo Nando, che come un triste carrillon chiude il viaggio onirico di Chihiro.
La Città Incantata può essere considerato una sorta di Totoro - 50 Anni Dopo, dal momento che ci viene mostrato lo stesso identico scenario concettuale di Tonari No Totoro, aggiornato a mezzo secolo dopo. Mentre Totoro descriveva un idilliaco rapporto tra uomo e natura, con tanto di piccoli altari eretti in onore degli Spiriti della foresta, qui si balza di brutto nel 2001, epoca in cui queste credenze bizzarre sono andate perdute. Ma che anziché scomparire hanno saputo costruirsi una dimensione privata in cui l'uomo non è ammesso, disertando gli antichi altari. E sono proprio gli altari di Totoro, quelle piccole casette che la madre di Chihiro indica nell'incipit dicendo che un tempo si pensava fossero abitati da Spiriti. Ma non è certo l'unico richiamo al film che diede il logo allo studio Ghibli, nella stanza delle caldaie è possibile veder lavorare quegli stessi Susuwatari stanati da Mei e Satzuki mezzo secolo prima.
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