
Due anni dopo Nausicaa esce Tenkû No Shiro Rapyuta, primo lungometraggio miyazakiano prodotto dopo la formazione dello studio Ghibli. E le differenze si sentono, visto che a differenza di Nausicaa, che nel complesso soffriva di una certa lentezza narrativa, Laputa - Il Castello nel Cielo, pur non tradendo lo stile miyazakiano, presenta una sceneggiatura assolutamente perfetta, che tiene desta l'attenzione dall'inizio alla fine. Laputa è senza dubbio uno dei lungometraggi più sobri e concisi di Miyazaki, privo di metafore troppo ardite e divagazioni narrative che ingannano lo spettatore facendogli prestare attenzione dove non dovrebbe, e quindi più universale di altri suoi più recenti prodotti. Laputa è una storia dal sapore verniano che si articola essenzialmente in due parti, una di indagine e una di viaggio, della durata di un'ora ciascuna. Le tematiche sono come al solito quelle care al regista, alcune viste in sue precedenti creazioni, altre alla loro prima e non certo ultima apparizione: l'ambientazione per esempio, quell'Europa parallela in cui la tecnologia si è evoluta per mezzo di macchinari volanti o a vapore, setting che ricorrerà poi in Kiki - Consegne a Domicilio e Il Castello Errante di Howl. E poi c'è l'onnipresente volo, che qui è un po' l'elemento principale di una narrazione a base di aerei, dirigibili, castelli volanti, alianti e pietre antigravità. Un volo, visto però come hobby estemporaneo da praticarsi occasionalmente e non come stile di vita, almeno a giudicare dalla condanna verso la civiltà di Laputa, colpevole di aver rinunciato allo stile di vita terreno, e di aver peccato di superbia elevandosi al cielo. E' quindi l'affetto per la natura, gira e rigira, a costituire la morale della storia, quello stesso rapporto uomo-natura visto in Nausicaa e che sarà alla base di Principessa Mononoke. E la riproposizione di elementi noti, non si ferma alle tematiche ma tocca anche i personaggi, o meglio le tipologie a cui appartengono. Oltre alla gradevolissima citazione degli scoiattoli/volpe visti in Nausicaa, potremmo dire che ogni protagonista rievoca in qualche modo quanto già visto in passato, a partire dai due bambini Pazu e Sheeta, versione aggiornata di Conan e Lana. I due rievocano la storica coppia di Conan, sia fisicamente (sono indistinguibili, giusto leggermente meno caricaturali), che caratterialmente, con una lei più innocente e candida che mai e un lui vagamente innamorato e desideroso di proteggerla. E poi ci sono i cattivi, che come da tradizione miyazakiana, non solo non sono tutti totalmente malvagi, ma spesso e volentieri sul finale si rabboniscono, mutando ruolo: è il caso della ciurma di pirati, governata da una matrona, contrappunto comico del film, che avrà modo di esprimere buona parte del grottesco umorismo miyazakiano nella scena della rissa in città in cui omacci barbuti si prendono a pugni strappandosi le camice. Olre all'umorismo è però presente anche una buona dose di pathos, garantita da un villain terribilmente sadico che rievoca - anche se non fisicamente - il perverso Lepka di Conan.
Il comparto grafico è assolutamente superiore a quello di Nausicaa. Il budget è più alto e si vede subito, sia in una miglior scelta di colori, più cinematografici di quelli di Nausicaa. Le animazioni sono più curate e l'appeal dei disegni pure, sia nei singoli personaggi, che negli spettacolari fondali. E poi ovviamente c'è una colonna sonora da favola, in cui un Hisaishi non ancora del tutto libero dai sintetizzatori riesce però a raggiungere notevoli livelli sinfonici con brani imponenti come La Ragazza che Venne giù dal Cielo, Il Castello nel Cielo e la canzone dei titoli di coda, Trasportando Te, su testi dello stesso Miyazaki.
Fortunatamente in Italia questo lungometraggio è riuscito ad arrivare, pur con più di un decennio di ritardo, per merito di una Buena Vista non ancora tiranna, che l'ha dotato di un doppiaggio di buon livello, facendo però andare rapidamente fuori catalogo il dvd, che ora purtroppo raggiunge prezzi spropositati.



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