[L'Osservatorio #12] Il Compleazzo
Inviato: sabato 21 novembre 2015, 15:26

Dieci anni fa questo bizzarro fumetto fece parlare un bel po' di sé: si trattava del primo progetto della Red Whale, società messa in piedi da un gruppetto di autori molto speciali. Venne pubblicato qui in Italia dalla Disney, andandosi a collocare in quella stessa scia di fumetti spillati di nuova generazione che la casa del Topo aveva inaugurato con PKNA e che era proseguita con MM e Witch. Monster Allergy quindi aveva una cornice Disney ma non lo era per davvero, e questo permetteva agli autori una libertà creativa notevole. E in quel periodo lì, di libertà creativa ce n'era davvero bisogno, va detto. La rivoluzione spillata stava infatti andando incontro ad una brutta fine e Monster Allergy rappresentava un afflato di ossigeno non indifferente. Dopo ventinove mesi però il fumetto chiuse i battenti, per riaprirli solo oggi con uno specialissimo trentesimo numero. Le teste sceneggianti dietro l'operazione sono quelle originali, ovvero Centomo e Artibani, la famiglia delle meraviglie. L'operazione è molto filologica e pure onesta: la storia è acquistabile come albo a sé, o all'interno dell'edizione Omnibus edita da Tunué. Leggerla ha fatto scaturire in me una valanga di emozioni, che ho avuto modo di trascrivere nel mio consueto resoconto lucchese, di cui vi riporto uno stralcio:
Valerio ha scritto:Il viaggio per la fiera è lungo, ma ad allietarlo c'è il numero finale di Monster Allergy, firmato da quel diavolaccio di Artibani, ancora una volta in coppia con la moglie Katja, proprio come ai vecchi tempi. Con quel fumetto ho un rapporto molto speciale, dato che all'epoca fu una vera ventata di aria fresca, un “nipote” della rivoluzione pknaica, che diede per giunta il nome a quella che è la mia attività online da 10 anni. Poi chiuse, nemmeno troppo bene devo dire, e mi ci arrabbiai. E adesso che siamo nell'epoca del “tutto torna”, rieccolo per un ultimo (?) saluto. E mi rituffo quindi in quel mondo pazzesco, messo in piedi da due autori pazzeschi e pazzescamente privo di paletti e limiti che invece attanagliavano i prodotti realizzati direttamente da Disney. Me lo bevo e quello che noto è che il modus operandi di Artibani (e famiglia) è il migliore di tutti. Quell'uomo prende i fumetti, ne carpisce l'essenza, poi intuisce cosa è giusto ereditare dal passato e cosa invece ha senso cambiare per adeguarsi al futuro e ne produce dei seguiti ideali, che soddisfano, stupiscono e fanno del bene al mercato fumettistico. L'operazione fatta con questo albo è analoga quindi a quella fatta con Pk l'anno scorso. Solo che è ancora più esplicita. Artibani e Centomo ci parlano tramite le pagine di questo fumetto e ci spiegano come funziona la vita, e quindi come ha senso e sarebbe sano funzionasse anche l'editoria. È un fumetto sulla crescita, sulla nostalgia per l'infanzia, e sulla voglia di affrontare il futuro. È un fumetto su quel difficilissimo bilancio che noi tutti siamo chiamati a fare ad un certo punto della nostra vita, quando ci rendiamo conto che per andare avanti è necessario cambiare delle cose... mantenendone costanti delle altre. Evolvere in un solco, quindi senza essere cariatidi, né essere banderuole. Io sono in un momento della mia vita particolare, in cui tutto questo lo sto vivendo sulla mia pelle e quindi forse in questa storia ci leggo anche più del lecito. Ma dopotutto va bene così, il compito della narrativa è lasciarti qualcosa.


