Visto oggi.
E trovo che sia un film di rara intelligenza e delicatezza.
La pellicola di
Mark Osborne non si limita ad adattare per lo schermo la storia raccontata da
Antoine De Saint-Exupery ne
Il Piccolo Principe, ma la utilizza in modo arguto come un mezzo per raccontare qualcosa di perfettamente calato nell'era contemporanea.
"Mezzo" è una parola che non rende giustizia al tipo di operazione effettuata, però: troppo fredda. Quello che viene fatto è invece prendere quella storia e assurgerla al rango di "leggenda", di "mito" o più precisamente di archetipo, dimostrando che le sensazioni e il messaggio messi in gioco dal libriccino del 1943 sono tutt'ora validi e fruibili.
La scelta quindi di rendere protagonista del film una ragazzina dei giorni nostri all'interno di una società frenetica, incentrata sul dovere e il lavoro e nella quale il valore di un individuo è dato dalla sua produttività, risulta assolutamente vincente perché assegna alla pellicola il compito di ricordare agli adulti di domani cosa ci rende umani: conservare un tocco di fanciullezza.
Il Piccolo Principe diventa quindi un emblema, un faro a cui guardare per ricordarsi come i sentimenti più semplici e basilari siano anche i più importanti: la dolcezza, l'amore, la coltivazione di un rapporto, la fantasia, la paura. Non sono solo storielle, non sono il parto sclerotico di un vecchio Aviatore (lo stesso autore del libro), ma sono il cuore della bellezza umana.
Il libro di De Saint-Exupery è stato assurto da decenni a cult classicone per l'infanzia, tanto da sovraesporlo e, mettendo in evidenza alcuni aspetti senza il quadro generale, farlo percepire da alcuni come una smielata opera anacronistica. Ora, seppure la fama raggiunta in alcuni momenti storici possa essere stata superiore all'effettiva qualità del libro, che in fondo non considero nemmeno io nulla più di una lettura piacevole e sentita, questo adattamento smentisce perlomeno la mancata validità del testo nei confronti del Nuovo Millennio. L'intelligenza, ribadisco, sta proprio nel dimostrare come i valori del
Piccolo Principe possano essere importanti e comprensibili anche nel 2016: anzi, il film urla in faccia al pubblico che, ora più che mai, è importante non dimenticarsi di essere stati bambini, e di conservare un po' di quell'attitudine da sognatori e quell'apertura mentale anche una volta cresciuti, senza farsi inglobare dai meccanismi freddi ed economici che muovono una vita fredda e calcolatoria, basata solo sull'interesse.
In questo senso la parte finale del film, ambientata in una realtà in cui questa visione viene estremizzata ai massimi termini, resta assolutamente valida e proprio in virtù di questo messaggio così coerente con la prima parte del film, non stona, nonostante metta in ballo una componente d'azione leggermente più marcata. Anche la figura del [spoiler]Signor Principe ormai cresciuto e dimentico della propria infanzia[/spoiler] ha il suo perché, anche se resa forse in maniera eccessivamente pasticciona per gli scopi.
La componente visiva era la mia preoccupazione principale, ma l'animazione mi ha invece piacevolmente sorpreso. Certo, l'animazione in CGI è piuttosto indietro rispetto a quanto offerto da alcuni studi americani, pagando il budget non certo vasto, ma tutto sommato non mi ha stonato come temevo, piazzandosi esteticamente poco sotto ad altre produzioni passate recentemente al cinema. Ad ogni modo il fiore all'occhiello del comparto tecnico è chiaramente la stop-motion, utilizzata per dar vita alle parti del libro: i personaggi appaiono come cartapesta, figure dall'aspetto volutamente bidimensionale che portano sullo schermo un effetto visivo davvero molto bello e contribuiscono, in tal modo, a calare lo spettatore in una realtà "altra" rispetto a quella quotidiana della ragazzina protagonista.
Insomma, qualcuno potrebbe pensare che sentirsi ripetere ancora oggi che l'essenziale è invisibile agli occhi e la storiella sull'addomesticarsi possa essere ridondante se non addirittura puerile e fuori tempo massimo, ma la verità è che oggi più che mai ce n'è bisogno, e che il film trova la chiave giusta e per nulla scontata di portare al cinema queste riflessioni, in modo realmente toccante e con un'eleganza davvero encomiabile.