[Zerocalcare] Kobane Calling
Inviato: giovedì 22 gennaio 2015, 23:28

È uscito una settimana fa su Internazionale il primo tentativo di graphic journalism di Zerocalcare!
Mi piace spenderci due parole, anche in considerazione del fatto che chi fosse invogliato a leggerlo può approfittare da domani stesso della ristampa in albetto a parte, allegato al nuovo numero della rivista (cosa che, per inciso, mi fa piacere perché dà modo di fermare certe vergognose speculazioni e permette maggior diffusione del fumetto... ma mi indispone perché tra avere questa storia all'interno del giornale e averla in un libriccino interamente dedicato all'opera avrei preferito mille volte questa soluzione, ma ora non spendo altri 3 euro per un doppione
(a meno che vedendo domani in edicola il tutto non mi sembri davvero ben fatto ^^'' )
Bene, che dire dunque di Kobane Calling? Un fumetto che, per come si presentava, si poteva pensare sarebbe stato qualcosa di totalmente nuovo per l'autore romano. Eppure, per quanto chiaramente i temi siano di ben altra portata rispetto a quelli della classica narrazione di Zero, ci si sorprende di come l'approccio narrativo sia pressoché lo stesso.
Questo deriva dalla scelta narrativa di Michele: sarebbe ovviamente stato assurdo pretendere, da pare sua, un fumetto di denuncia, una storia che raccontasse a mò di cronaca cosa succede a Kobane. Così l'autore fa quello che gli riesce meglio: parla di quello che gli succede. Con la sostanziale differenza che stavolta non deve resistere ai troll di Facebook e non ha bisogno di fronteggiare il demone delle scadenze di lavoro, ma è andato in Turchia insieme alla Staffetta Romana per Kobane, con la quale ha aiutato i campi profughi procurando generi di prima necessità e per poter avere una visione diretta e non filtrata dai media della situazione.
Raccontando di fatto quella che è la sua esperienza diretta, Zerocalcare ha modo di fare in qualche modo “suo” lo scenario che gli si prospetta a Kobane, di interiorizzarlo e di coglierne le contraddizioni.
Il secondo passaggio che permette questo fumetto è l'opposto: si va dall'interiorizzazione alla riflessione generale: la comprensione basilare del fatto che per quello che significa a rappresenta Kobane come tipo di società e come situazione sociale e di equilibri geopolitici, Kobane è il centro di tutto, è il punto nevralgico per capire le icongruenze del mondo di oggi.
È dove sta il cuore di Zerocalcare e, per analogia, il cuore dolorante da dove poter ripartire, volendo, per costruire qualcos'altro.
Non era facile realizzare un fumetto del genere. Non era facile in generale e non era facile se ti chiami Zerocalcare. Ma l'impressione che deriva dalla lettura di Kobane Calling è quella di un autore ancora fresco a spontaneo, che quando scrive e disegna non pensa a quello che i lettori pensano o vogliono ma a mettere su carta, nel modo in cui è capace, quello che ha provato, per quanto possa essere duro, strano o fuori dalla sua portata. Anche la costruzione grafica sta lì a dimostrarlo, dal classico ricorso ai personaggi di fantasia come metafora di sensazioni varie a trovate interessanti come i pixel che coprono un'area del cervello, dalla divisione in mini-capitoli ad alcune tavole schematiche che riescono a spiegare bene i concetti che il fumettista vuole trasmettere.
Kobane Calling rimarrà sicuramente nella bibliografia dell'autore come qualcosa di diverso dalla sua produzione abituale – a cominciare dalla pubblicazione su Internazionale – ma basterà leggerlo con attenzione per capire che racchiude il solito mood narrativo di Zerocalcare. E la dimostrazione che con questo modo di fare fumetti si può parlare di molte più cose di quanto si potesse immaginare.

