Scissorhands ha scritto:
Se non ricordo male Gli incredibili fu il primo Pixar concepito esternamente. Bird propose l'idea, piacque e si fece... quindi questo tipo di apertura c'è sempre stata.
Non ricordo, ma non ci metterei la mano sul fuoco sul suo essere stato concepito esternamente, di certo Bird ha raggiunto il braintrust in un secondo momento, ma si è perfettamente integrato ad esso. Anche per una questione di medesimo background: anche se Bird i primi vagiti pixariani se li è persi, faceva pur sempre parte della generazione Lasseter al CalArts. Aggiuntosi dopo o meno, Bird assieme a Stanton, Docter e Lasseter è il quarto nume tutelare della Lampada. E' gente tipo Mark Andrews che mi sa che non c'entra un fico.
Beh ovviamente usiamo sempre "crisi" tra virgolette, ma io credo che manco di quello si tratti... anzi, tutto quello che sta accadendo è proprio per evitarne una, memori di quanto accaduto in Disney in passato. Quindi ecco che si ricentralizza tutto nei quartier generali e si rimandano film che non sono pronti come dovrebbero.
Dipende sempre come si intende il termine crisi. La crisi Disney si compose di fasi differenti, ci fu la seconda metà degli anni 90 in cui persero credibilità e fiducia nel pubblico, l'epoca dei flop sperimentali e poi la crisi completa e totale, stilistica, economica, la perdita d'identità. Ma il primo step è sempre quello: il momento in cui qualcosa si incrina, la gente inizia a sfiduciarsi e sparlare e si cessa di essere una garanzia. E alla Pixar questo è progressivamente accaduto: è iniziato in modo light e ozioso sparlando di film buoni, è proseguito con il disinteresse generale per i Cars Toon e infine Cars 2 e Brave scavarono la fossa. La Pixar si è macchiata, e con roba tipo Cars 3 e Finding Dory all'orizzonte, a cui aggiungiamo Planes, il trend è chiaro. Non si tratta di floppare costantemente, quanto di non essere più l'imperdibile evento da seguire a colpo sicuro che si era un tempo. Ed è accaduto.
I sequel, mettiamocelo in testa, sono una realtà a cui (quasi) nessun film di successo si sottrarrà.
Mettiamoci anche in testa che mettercelo in testa non fa altro che falsare il punto di vista. Più lo si accetta, più questa diventerà una regola. E mettiamoci anche in testa che è una mentalità sbagliata di base. Non c'è niente di male in un sequel una tantum, ma ragionare come se fosse dovuto non è altro che il punto di partenza per poi degenerare. Sì, anche se li si fa bene. E sono convinto che prima o poi il mercato dei sequel/prequel/reboot avrà un rigurgito e la gente ne avrà il rigetto, preferendo orientarsi su roba nuova.
La "nuova" Disney non è ancora pronta ma non appena avrà un tot numero di successi comincerà anch'essa a sfornarne.
La nuova Disney ha anche una ritrovata fiducia in ciò che è stata storicamente. E sa che in un mercato dove la Pixar ormai produce un sequel ogni due film, a portare avanti la creatività e l'arte della compagnia rimangono loro. Lo stesso Ralph 2 (che continuo a considerare doveroso) è un qualcosa di cui si parla, ma che è stato totalmente subordinato a progetti di ogni tipo. Penso che lo avremo, ma non tanto presto. La Disney sta facendo un discorso totalmente differente dalla Pixar senza contare che...
Che poi Frozen gioca in tutto e per tutto come un sequel di Tangled...
Quanto Cenerentola lo era di Biancaneve e La Bella e la Bestia lo era della Sirenetta. Diciamo la verità, i WDAS sono gli unici che possono veramente evitare di scendere a compromessi, perché il loro stesso marchio e identità costituiscono un franchise ben più forte, glorioso, nobile e duraturo di qualsiasi altra filiale.
Il "calo" creativo (mi sembra più giusto usare questo termine e sempre virgolettato) era ovvio, scontato e direi quasi naturale... se lo aspettavano tutti, anzi, ha anche tardato a venire.ovviamente non si può mai essere sempre al top; tutto ciò che sale, prima o poi scende. E questo secondo me è dovuto moltissimo all'"indebolimento" del Brain Trust, con Lasseter diviso su tre fronti, e gli altri dispersi qua e là tra i vari live-action. Ed evidentemente non c'è ancora un'altra squadra degna di prendere le redini in mano. Cosa che invece sta nascendo in Disney! Inutile a dire... corsi e ricorsi storici!
Eh ma cosa è la Pixar se non il suo braintrust? Uno studio si rinnova e si perpetua quando i fondatori lasciano ai successori un'impronta precisa. Quindi un'identità. E attualmente alla Pixar non ne hanno una che regga, che li distingua e che sia a prova di futuro e di WDAS.
Per quanto riguarda la crisi di identità non sono d'accordo; mi piacciono le categorie ma non sono d'accordo nel voler categorizzare ogni cosa, figuriamoci poi arrivare a distinzioni quali (semplifico eh) la Disney fa fiabe e Pixar il resto.
Infatti non l'ho detto. Ho detto però che la vera categorizzazione storica è: Disney fa tutto, e Pixar fa una parte di questo tutto, una parte perfettamente riproducibile dalla Disney. Io il problema lo vedo.
Brave è stata una incursione in territorio Disney così come Ralph lo è stato in territorio pixariano, ma entrambi mantengono assolutamente la loro identità e sono fedeli a quella delle rispettive case madri. Ognuno deve avere la libertà di spaziare in ogni campo, nulla è appannaggio dell'uno o dell'altro. E' il come tutto viene realizzato che davvero distingue i due prodotti.
E infatti è il "come" ad aver fregato la Pixar. Ralph è venuto fuori bene e Brave no. Perché? Perché per fare Ralph hanno preso la formula pixariana e l'hanno abbellita e arricchita in ogni modo, infondendole i tipici tocchi estetici WDAS, mentre per fare Brave hanno preso il modello Disney e l'hanno spogliato da tutto questo, impoverendolo eccessivamente, senza neanche preoccuparsi di compensare con un'esposizione brillante dei contenuti. I primi hanno proceduto per addizione, i secondi per sottrazione. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Piuttosto sarei più concorde con la distinzione fatte un po' di tempo fa da Lasseter
All'epoca ci siamo esaltati per quella distinzione, perché era la prima volta che qualcuno dei piani alti si sbottonava e rispondeva al pubblico in merito alla tripartizione, ai ruoli degli studi. Ha fatto un po' di cultura per il popolino, e di questo non possiamo che essergliene grati, specie in un mondo che confonde tutto con tutto.
Ma ad una seconda occhiata? Direi che ha parlato tanto e detto poco, cercando di non compromettere nulla. E quel che è peggio non ha davvero fornito una descrizione concreta delle direzioni dei rispettivi studi.
Se fossero i tuoi tre figli, quali sarebbero le differenze nelle loro personalità?
Gira quasi tutto intorno all’eredità. Ad esempio la Pixar è ancora uno studio di pionieri e di “ribelli”. E’ un posto bellissimo in cui si cerca sempre di fare nuove cose, ecco qual è la sua personalità. E anche se abbiamo avuto un grandissimo successo negli anni, e il nome “Pixar” significa così tanto nel resto del mondo, abbiamo ancora quello spirito un po’ ribelle.
Qui dice sciocchezze, ad esempio. Se l'intento è quello di distinguere le tre identità, la Pixar attualmente concetti quali il "pionierismo" e il fare "sempre cose nuove" se li sogna, quello è il campo dei WDAS. "Ribelli" già meglio, ma rimane un termine antipatico che non vuol dire assolutamente nulla. Ribelli in che modo? In che senso? Noi lo potremo anche sapere ma a conti fatti da quell'intervista non lo si capisce. E anche fosse rivolta a chi già se ne intende...ha ancora senso considerarsi ribelli al giorno d'oggi? Ci si ribella a cosa? Al mercato? Ai sequel? Direi di no
E i Walt Disney Animation Studios sono i più tradizionali?
Chi lavora lì lo fa perché c’è lo spirito Disney, quello che aveva creato Walt Disney. Amano esserne parte e fare film guidati da quell'indole. Ad esempio, Rapunzel: non hai nemmeno bisogno di metterci il nome dello studio sopra, nessuno si chiede “chi ha fatto questo film?”, sai che è Disney perché ha quel tipo di storytelling, quel design, quelle bellissime immagini, bella musica e belle canzoni e quegli elementi che sono tipicamente Disney. Ma ovviamente non tutto sarà in quel modo, abbiamo avuto anche Ralph Spaccatutto e ne siamo molto orgogliosi.
Qui già meglio. Parla di canzoni, di storytelling specifico e di "bellissime immagini". Però come prima cosa tira in ballo lo spirito Disney, come base di tutto...senza dire in cosa diavolo consista. Dire che un Rapunzel lo capisci subito che è Disney (dato che c'è la principessa che canta) è parecchio semplicistico, specie se poi dici che "non tutto sarà in quel modo" e citi Ralph. Come spiegarla l'esistenza di Ralph? Eh non si può perché toccava tirare in ballo la componente pionieristica e ribelle dello spirito Disney, che ha appena attribuito alla Pixar.
E i DisneyToon Studios invece realizzeranno serie di sequel?
E’ come quando vedi una bellissima serie tv con dei personaggi talmente incredibili che vuoi vederli di più, con nuove storie su di loro.
Eh sì, bravo, raccontatela.
In definitiva, ovviamente per quanto buona nelle intenzioni e efficace per un certo pubblico, ad una lettura più attenta anche questa intervista è un po' un pastrocchio. Ma non biasimo troppo Lasseter, che ovviamente ha dei doveri e deve far parlare l'azienda attraverso di sé. E soprattutto si trova dinnanzi a due studi gemelli e in conflitto d'interessi, il secondo dei quali nato dopo la sua personale esperienza di rosicamento verso il primo. Mica semplice.
Ma questo dimostra che attualmente gli studi in conflitto lo sono eccome, e i WDAS stanno erodendo il terreno Pixariano con eleganza e disinvoltura.