[Shane Carruth] Primer
Inviato: martedì 19 febbraio 2013, 18:53
Questo film è del 2004. Lo conoscevate? Se sì siete bravi, in Italia non ci è mai arrivato. Eppure ha vinto il premio della giuria al Sundance Film Festival di quell'anno.
Come mai un tale encomio da Lisa Chodolenko, Frederick Elmes, Danny Glover, Maggie Gyllenhaal e Ted Hope?
Beh, probabilmente perché è un film che ha diversi pregi.
Per cominciare è lungo 1h e 20 min., e non millemila minuti come prescrive il medico di Hollywood.
Poi è un film di fantascienza senza moto e pistoloni; di quella fantascienza verosimile, anticipatrice, ai confini della realtà.
E' un film intelligente, geek quel tanto che basta, ed è pieno di spunti narrativi e filosofico-esistenziali. E' costruito benissimo, a mo' di scatole cinesi, o forse di scatole e basta, e dopo averlo visto e rivisto si capisce che c'è pure della metanarrativa (o metaesistenza) dietro. Ah, c'è persino un po' di azione.
Il tutto in 1h e 20 min.
Un gioiellino, da vedere e rivedere.
Letteralmente.
BISOGNA rivederlo per capirlo appieno. 2, anche 3 volte.
Perchè... ve lo ricordate Memento?
Beh, Primer è più complesso.
Ma non è un difetto, rivederlo non stanca.
Dopo averlo visto due volte in pochi giorni, ho ancora un paio di dubbi irrisolti.
Ma ne sono contento.
Chi deve/vuole vederlo per la prima volta, lo faccia alla cieca, senza sapere NULLA.
p.s. SPOILER SPOILER
Allora, ricordiamo un momentino Lost: quel telefilm era un telefilm sui telefilm; un telefilm sul mondo della tv, dal punto di vista degli autori e dal punto di vista del pubblico; un telefilm sull'approccio delle persone all'arte; un telefilm sull'arte del creare mistero; un telefilm sul mistero della vita; un telefilm sui differenti approcci alla vita; un telefilm sul buon senso e sugli affetti, sulla testardaggine e l'amoralità.
Primer è tutto questo.
Sostanzialmente è diviso in tre parti: [spoiler]nella prima Abe e Aaron costruiscono qualcosa che non sanno cosa sia, e lo spettatore assiste alla creazione con loro (l'arte di creare mistero). Nella seconda Abe e Aaron sperimentano la loro invenzione e ne subiscono gli effetti (approccio delle persone all'arte e al mistero); nella terza cercano di rimediare ai propri errori combinandone altri (mistero della vita), ai quali reagiscono in modo diverso (approcci alla vita, buon senso e affetti, rifiutati da "John Locke" Aaron e accettati da "Jack Shepard" Abe). Se una persona comune, comunissima, non buzzurra, ma la cui vita è un consueto tran tran, potesse viaggiare nel tempo, seppure in maniera complicata e limitata, come sfrutterebbe questa piccola possibilità? Cercherebbe di farla diventare una grande possibilità o si accontenterebbe? Quale delle due scelte sarebbe la più saggia? Chi, fra Abe e Aaron alla fine è veramente lost? Allo spettatore l'ardua sentenza.
Alle questioni esistenziali, è affiancata anche una bella riflessione di metacinema, o più in generale di metanarrativa. Non soltanto perché le "scatole" sono realizzate con materiale semplice, se non addirittura di fortuna, esattamente come il film, realizzato "in famiglia" e con budget limitatissimo. Ma soprattutto perché la "scatola" che sgancia dal tempo chi ne fruisce è paragonabile al film/romanzo/fumetto che isola il fruitore dal mondo "esterno" alla visione/lettura. Ogni visione/lettura conduce da un punto A (narrativo e cronologico) ad un punto B, proprio come la "scatola" di Abe e Aaron. E se il film/romanzo/fumetto (sopratutto film e fumetto, che sono media anche visivi) è circolare, allora prima di uscire dal punto B si compie un altro giro al punto A. Esattamente quello che fa Primer, la cui parte finale ci mostra la prima da un'altra prospettiva. Rivelando che era anch'essa parte del loop.
Un loop che simboleggia anche la spensieratezza giovanile, e dal quale Abe e Aaron scelgono di sganciarsi prendendo strade contrapposte.
D'altronde la vita è fatta a scale, c'è chi scende e c'è chi sale.
In entrambi i casi, si va da un punto A a un punto B.
Dalla fisica non si scappa.[/spoiler]