[DC/Frank Miller] Batman, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro
Inviato: giovedì 30 marzo 2006, 23:52

Direi che prima ancora di affrontare le serie Marvel e Dc in senso canonico, non si possa prescindere da quest'opera fondamentale per il fumetto supereroistico (e non) come lo conosciamo oggi. Dark Knight Returns, un po' per la sua collocazione esterna alla continuity, un po' per i suoi contenuti di forte impatto che lo portano spesso ad essere confrontato con Watchmen, viene considerato un opera a parte, con protagonista Batman. Riporto qi sotto il commentino che scrissi "a caldo" quando lo lessi per la prima volta l'anno scorso:
Preso e letto.
Innanzitutto mi è piaciuto parecchio, sebbene l'abbia trovato a tratti pesante.
Non rimane molto altro da dire che non sia già stato detto.
Ci sono alcuni momenti davvero da esalto, un batman così bestia non l'avevo mai visto.
Ho adorato letteralmente il flashback-tortura del primo capitolo. Ho invece trovato un po' buttata là la rivelazione del non-cambiamento di duefacce, IMHO avrei un po' allungato la scena per approfondire la cosa. Ma aspetto di rileggerlo per giudicare meglio, molto probabilmente il mio giudizio cambierà.
Non ho amato neanche il ruolo svolto dal Joker, bellissima la scena della sua morte, ma i crimini commessi nelle pagine che la precedono mi hanno detto gran poco.
Ho invece adorato la caratterizzazione di Superman, come nemesi di Batman e lo scontro ideologico tra i due che trova largo spazio nelle didascalie (azzeccatissima la scelta dei colori per distinguerle) e il suo apice nella battaglia finale.
E il Bruce riesumato, divenuto oramai un terrorista del bene è a dir poco inquietante.
Per abituarmi allo stile di disengo Miller c'è voluto un po' di tempo, ma poi ho imparato ad apprezzarlo. La narrazione invece è un po' troppo confusionaria e spesso ho dovuto riportare all'attenzione vignette già lette.
Non mi ha molto convinto Robin...
E della serie "W il riciclaggio", continuo a riportare passi della mia tesi per rispariarmi la fatica di recensir, come ho già fatto con Watchmen e Trauma
Il 1986 è anche l’anno del rilancio in grande stile di Batman ad opera di Frank Miller, che ne accentua il lato dark. Batman: Year One ne ripercorre le origini mentre Dark Knight Returns ipotizza una possibile conclusione della sua carriera.
Ambientato in un futuro in cui il miliardario Bruce Wayne si è ormai ritirato a vita privata, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro si articola in quattro capitoli che ne descrivono il ritorno sulla scena e la tragica parabola finale.
Bruce, ormai vecchio, divorato dai sensi di colpa per la morte di Robin II, ossessionato dagli spettri del suo passato e dall’assassinio dei suoi genitori che sembra tuttora perseguitarlo, non nutre più alcuna fiducia nei confronti della società che un tempo proteggeva.
Alla vigilia di una terza guerra mondiale – altro punto di contatto con l’opera di Moore – l’umanità non ha più discernimento. Capita così che Joker e Duefacce vengano scagionati, è la società stessa che giustifica le loro azioni condannando invece quelle di Batman, considerato il responsabile delle loro psicosi.
È il paradosso il motivo principale dell’opera: tutto si è rovesciato e Batman, una volta tornato sulla scena, non viene accolto da eroe ma da fuorilegge. L’eroe, stanco e senza grandi ideali, non si preoccupa minimamente di togliersi di dosso quest’etichetta, abusando sfacciatamente della violenza, l’unico modo genuino ormai rimasto per fare giustizia.
Cambiano anche le autorità: il commissario James Gordon, da sempre amico di Batman, viene sostituito dalla rampante Ellen Yindel, il cui primo atto come commissario è ordinare l’arresto dell’uomo pipistrello. Sulle sue tracce viene messo l’amico Clark, quello stesso Superman, emblema della perfezione. E si ha qui lo scontro finale tra i due, che si fanno portatori di due diverse scale di valori, due diversi modi di vivere l’esperienza eroica.
Superman è l’eroe che si è adattato, ha preferito lasciarsi inglobare dal sistema e diventarne una pedina. Ne è conscio, ma sa che scendere a compromessi è stato l’unico modo rimasto per poter salvare ancora delle vite. Gli hanno dato una licenza e l’hanno lasciato vivere, adesso lo inviano contro Batman, perché le cellule impazzite vanno fermate.
Eppure Miller non ci descrive un Superman antipatico, lascia che il lettore si avvicini ai suoi pensieri. Attraverso un sapiente utilizzo delle didascalie, Superman spiega in un ipotetico dialogo mentale con Bruce le ragioni che l’hanno portato a “vendersi”, condanna il gioco duro dell’amico. Si arriva allo scontro definitivo tra i due titani, è uno scontro mortale che le didascalie fanno sembrare un semplice rimprovero.
Clark infatti riesce ad essere paterno in qualsiasi momento, nel suo voler ricondurre alla ragione l’amico. Infine Batman pone fine alla sua stessa leggenda lasciandosi morire, ma è una morte apparente. Clark se ne accorge ma non interviene, e mostra la sua rassegnata benevolenza facendogli l’occhiolino.
Bruce decide di rifugiarsi nei sotterranei di Gotham City insieme a Robin e a un piccolo esercito personale. Ed è con uno stupendo finale aperto che Miller lascia intendere che il tempo degli eroi è finito, comincia adesso quello del terrorismo benefico.