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[Sergio Toppi] Il Collezionista

Inviato: venerdì 25 maggio 2012, 18:46
da max brody
Come è scritto nei Classici del Fumetto di Repubblica n.54 ("L'arte di Sergio Toppi"), Toppi è il poeta della verticalità del fumetto. D'altronde, da uno che dichiara di amare le foreste di abeti non ci si può aspettare altro.

Toppi, come Cavazzano, ha illustrato di tutto e di più, collaborando con i più svariati autori. A differenza di Cavazzano, però, non si è mai legato troppo a personaggi seriali, limitandosi a toccarli solo con brevi capatine.
Il Collezionista è una sorta di eccezione alla regola: un personaggio ricorrente, e tutto di Toppi. Ma, essendo di Toppi, è ricorrente solo nella forma, mentre nella sostanza le cinque storie del personaggio sono leggibili come storie a sé stanti.
E c'è tutto Toppi in queste storie: ed essendo egli natural-mente un illustratore, va da sè che le sue storie, anche se scritte e sceneggiate, traggono forza più dalle immagini che dai testi. Come tutti gli scrittori che non sono davvero scrittori, i dialoghi risultano a volte troppo abbondanti e didascalici, e certo il lettering poco punteggiato non aiuta la lettura. D'altro canto, si può dire che con Toppi le parole servono a poco, e che basta vivere le immagini (le immagini di Toppi si vivono, non si leggono) per capire e godere, oppure per non capire e godere lo stesso.

In sostanza, i fumetti scritti da Toppi si presentano come un mix fra fumetti e portfolii. Il che, se non altro, fa dell'autore milanese un autore dallo stile unico.


La serie ha avuto poche edizioni, (da Gli albi di Orient Express in poi), essendo nota più all'estero (Francia in primis) che da noi. E' apparsa completa (ma random) nei 12 volumi della collana Sergio Toppi - Sulle rotte dell'immaginario allegata a Il Giornalino nel 2010. Attualmente è nel catalogo de Il Grifo Editore. Le storie 2, 3 e 4 sono state ristampate (in ordine inverso) anche nei Classici del Fumetto di Repubblica n.54 (L'arte di Sergio Toppi), indubbiamente la ristampa più economica circolante sul mercato (nuovo e usato).



1 - Il calumet di pietra rossa

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Il "calumet parlante" di pietra rossa, con tre tacche simmetriche, è l'oggetto che il Collezionista cerca negli States della seconda metà del 19°secolo. E' il 1880: Marcus Triggampeel, giornalista del "Pipe Smokers Weekly" di Birmingham, scova il Collezionista nel nordovest del Missouri. Il suo intento è strappargli un'intervista, ma il Collezionista, persona riservata, gli concede soltanto una chiacchierata confidenziale. E' l'occasione, per il lettore, di fare la conoscenza di questo personaggio - il cui vero nome non viene rivelato -, raffinato, schietto, cinico, deciso. Egli - ricchissimo imprenditore nei più svariati settori produttivi - colleziona oggetti che gli interessano, e quando li trova li tiene tutti per sè.
Toppi mantiene un alone di mistero su questo personaggio a volte rassicurante a volte inquietante, dualismo ben esplicitato dal racconto che il Collezionista stesso fa della sua ultima impresa, il ritrovamento del calumet del titolo. Dopo averne narrato brevemente le vicissitudini passate e i precedenti proprietari, il Collezionista, in flashback, segue le tracce del calumet fra i superstiti di una tribù indiana (che libera da un bizzarro soldato zarista) e, successivamente, fra una banda di briganti che cerca di truffarlo e finisce truffata. Dopo estenuanti ricerche, il Collezionista trova il calumet: lo possiede Cavallo Pazzo, che il Collezionista prima addormenta con l'inganno e a cui poi sottrae l'oggetto. Per scusarsi, egli sostituirà l'indiano nelle prime fasi della battaglia che il giorno successivo questi avrebbe dovuto combattere. Il flashback si rivela essere ambientato nel 1876, il giorno precedente alla battaglia di Little Big Horn.
Triggampeel, entusiasta, annuncia di voler pubblicare il clamoroso scoop, ma viene temporaneamente rimpicciolito dal Collezionista (anche conoscitore di formule magiche), il quale vuole mantenere il segreto.


2 - L'obelisco della Terra di Punt (noto anche come L'obelisco abissino)

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In Etiopia, il Collezionista vuole toccare l'obelisco della Terra di Punt. Secondo una leggenda locale, infatti, chi lo tocca diventa il Negus, il Re dei Re, signore di tutta l'Etiopia. Spiato da lontano da un misterioso sciamano abissino dotato di bastone Sekh (che rimarrà sullo sfondo per tutta la storia), il Collezionista trova l'obelisco, ma viene beffardamente allontanato da esso prima da un predone, che lo depreda di tutto e lo abbandona nel deserto, poi da un gruppo di guerrieri Issa che vogliono castrarlo, e infine dal distaccamento indigeno guidato dal tenente Pellissone di Corbier dell'Armata Reale Italiana. Toppi coglie l'occasione per umanizzare un po' il suo personaggio, mostrandolo non come un invincibile secchione (impressione che aveva dato nella prima storia), bensì come un uomo in gamba, ma altresì fallibile.
Se tutti (etiopi e italiani), per un motivo o per l'altro, cercano di impedire al protagonista di ritornare all'obelisco, il vero avversario del Collezionista si rivela essere il deserto, forza della Natura simboleggiata dalla visione delle "rocce parlanti" che, un mese dopo, ferma il Collezionista ad un passo dalla meta. Dinanzi alla Natura, tutti gli uomini sono piccoli: non è un caso che Toppi collochi questi eventi poco prima della disfatta di Adua (1896), simbolo della fine che attende gli arroganti. Attenzione: Toppi non fa preferenze, e fra gli arroganti mette entrambi gli schieramenti. Alcune "lune" dopo, il Collezionista ritrova per la terza volta l'obelisco, ma prima di avvicinarvisi si imbatte nuovamente in Pellissone, ora pazzoide prigioniero di un ras abissino. Sia il soldato che lo scorta che Pellissone stesso cercheranno per l'ennesima volta di impedire al Collezionista di toccare la pietra nera di cui l'obelisco è fatto. Entrambi fanno una brutta fine, il Collezionista tocca la pietra e trionfa ancora una volta. Ma avrà "vinto" davvero? Ha faticato più del previsto, e il deserto (simboleggiato dallo sciamano che apre e chiude la storia) di sicuro non ha "perso".

Sotto il profilo grafico, da segnalare la geniale composizione della tavola 16, in cui l'obiettivo del Collezionista scappa verso il precipizio dalla vignetta 1 alla vignetta 2 alla vignetta 3, ove viene colpito dallo sparo (proveniente dalla vignetta 4), e precipita poi nel burrone posto nella vignetta 5.
Tavola 21, invece, una splash page muta che funziona benissimo anche come illustrazione a sè, è un perfetto esempio del fumetto-portfolio di cui Toppi è maestro.