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[Bonvi & Cavazzano] La Città - Maledetta galassia!

Inviato: giovedì 29 marzo 2012, 18:23
da max brody
Questi li avevo già letti anni fa, ma, avendo bonvato nei giorni scorsi, ne ho approfittato per rileggerli.

Zona X è stato un spin-off di Martin Mystère, in cui il "detective dell'impossibile" presentava storie di ogni tipo, ma tutte, in qualche modo, 'ai confini della realtà'.
Dal n.10 Zona X si stacca da Martin Mystère e diventa una collana autonoma; uscirà ancora una manciata di storie presentate da Martin, e poi Zona X diventerà totalmente indipendente dal n.20.
Perché tutta questa premessa? Perché è su quel fatidico n.10 che compare il primo annuncio ufficiale di una collaborazione fra Bonvi e Cavazzano. La storia su cui i due sono al lavoro all'epoca è La città. Pochi mesi dopo, Bonvi muore in un incidente stradale.
Per nostra fortuna aveva fatto in tempo a completare la sceneggiatura de La città e, contemporaneamente, aveva lavorato anche a quella di Maledetta galassia!. Entrambe vengono affidate a Cavazzano, che, com'é suo solito, ci mette tanta passione e pare divertirsi come un matto. Forse troppo: gli vogliono circa 3 anni per completare le 188 pagine!

Non avendo più senso pubblicarle su Zona X, occorre trovare una nuova sistemazione alle due storie, che comunque hanno la classica lunghezza di un albo bonelliano (94 tavole). L'occasione è data dall'incontro fra Sergio Bonelli e Jacovitti, che porta alla pubblicazione di Coccobill Diquaedilà, primo numero della collana I grandi comici del fumetto. Una collana dalla breve vita, dato che usciranno solo 4 numeri, il 2° e il 3° dei quali occupati, appunto, dalle due storie dell'inedita accoppiata Bonvi-Cavazzano.

I grandi comici del fumetto #2: La città
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La città è un gioiellino.
Malinconica, romantica, sognatrice, divertente, cinica, disillusa, postmoderna, con un'interazione fra sceneggiatore e disegnatore di rara intensità. Intensità ancora più clamorosa se si pensa che Cavazzano ha disegnato pressoché tutto dopo che Bonvi era già morto.
Fra i due albi della coppia, questo è l'unico a mantenere un rimasuglio della virtuale e precedente collocazione, che avrebbe dovuto essere, come detto, il bimestrale (poi mensile) Zona X. Questo rimasuglio si presenta sotto forma di prefazione di Alfredo Castelli (creatore di Martin Mystère e Zona X e amico del fu Bonvi), anche curatore dell'albo in questione, e di presentazione di Martin Mystère lui medesimo, che in quattro tavole introduce i protagonisti del racconto, ovvero la città, questa tipica metropoli americana (ma molto italiana) e i suoi abitanti.
L'albo è composto di quattro sotto-storie vagamente allacciate dalla presenza dei quattro protagonisti, e di altre comparse, che si incrociano qua e là.
Nella prima, Un regalo per Victor-Victoria, il protagonista è Pop, un poliziotto di quartiere dalle "idee" definibili come fascio-leghistoidi. Fra una pagina e l'altra lo vediamo, infatti, inveire contro gli immigrati, prendersela con i "radical-chic", andare a meretrici pur facendo il moralista, etc. La svolta del racconto si ha quando Pop comincia a spiare il suo vicino, lo "svizzero" Trelkowski, che lo infastidisce con i suoi modi cortesi ed educati, ma che nasconde un incredibile segreto: Trelkowski è infatti un'entità non meglio specificata che vive in una pelle umana con la zip. Pelle che Pop gli sottrarrà, per regalarla al transuessuale Victor, alias Victoria.
La seconda sottostoria, Sterminateli senza pietà! è il remake dell'omonima storia contenuta in Incubi di provincia. Cambiano soltanto i nomi: gli Helzapoppi qui si chiamano Skuntz e gli Sgalbedri diventano i Sukio. Nel complesso, però, il risultato è migliore, complici un Cavazzano ispirato e i suoi inconfondibili mostriciattoli.
La terza sottostoria è la più breve delle quattro: Il guardiano della città del titolo è un barbone, giocoforza abituato a vivere la città nel modo più viscerale, incontrando personaggi di ogni tipo. L'epiteto del titolo deriva dall'abitudine del clochard di controllare gli spazzini, che, a suo dire, per qualche misterioso motivo, anziché toglierla, mettono la spazzatura nei cassonetti (citazione a non-so-cosa, già citata in una storia di Zona X #7). Il barbone racconta un episodio accadutogli una vigilia di Natale di qualche anno prima, protagonisti un aspirante suicida e un angelo. Un episodio dai toni svagati e sognanti che rimandano a classici del genere come Harvey e La vita è meravigliosa.
L'albergo del signor Gotié è la quarta e ultima sottostoria, che chiude il cerchio caratterizzando finalmente l'"infedele" Verlaine (che già aveva chiacchierato con Martin Mystère nell'introduzione) e il "beduino" Rashid (vittima degli insulti di Pop nella prima storia). I due si dimostrano un'accoppiata degna di CortoMaltese e Rasputin, e in effetti i toni della storia ricordano molto certe storie di Pratt. L'"albergo del signor Gautier", cui si riferisce distortamente il titolo, è infatti è la Legione Straniera, in cui Verlaine e Rashid hanno combattuto e a cui finisce per interessarsi il terzo protagonista del racconto, un ragazzino biondo, forse un piccolo Bonvi (?). Un Bonvi che chiude il cerchio anche su sé stesso, dunque, dato che la storia si dimostra essere uno dei lavori più maturi e completi dello sceneggiatore, con una disillusione, che però non coincide con la perdita della voglia di vivere, che forse aveva trovato completa elaborazione soltanto in L'uomo di Tsushima. In un certo senso, l'autore dell'articoletto finale, Graziano Frediani, è d'accordo con me, visto che elogia il #13 della collana 'Un uomo un'avventura'. Ma torniamo al fumetto, che, a dimostrazione di quanto ho appena scritto, finisce male - Rashid muore uccidendo uno Djinn che infestava la città - ma lascia intravedere qualche spiraglio positivo in tutta la faccenda. Eh, sì, perché non è difficile vedere in quel piccolo ragazzino, che nell'ultima vignetta preannuncia di voler mollare tutto e andare a lavorare "nell'albergo di quel certo signor Gotié", la possibilità di una fuga dalla Città e dalle sue miserie e nefandezze, verso lidi lontani ed esotiche avventure.


I grandi comici del fumetto #3: Maledetta galassia! - Storie dallo spazio profondo
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Questo albo, composto da tre brevi storie (brevi per i canoni bonelliani), è un'integrazione e aggiornamento delle Storie dello spazio profondo create da Bonvi e Guccini fra il '69 e il '70, anche se i protagonisti non sono gli stessi. Anzi, le tre storie sono slegate fra loro e presentano ambientazioni e personaggi differenti, pur riproponendo, in chiave di volta in volta diversa, lo stesso meccanismo: la reazione dell'uomo dinanzi a quel che per lui rappresenta l'ignoto. Una reazione che può manifestarsi con del disincantato raziocinio (prima storia), dello scanzonato menefreghismo (seconda storia) oppure andando scioccamente nel panico (terza storia).

Guccini firma comunque una nostalgica prefazione, raccontando una breve genesi della vecchia serie e rivelando di essere co-autore delle primissime strisce delle Sturmtruppen.

Le tre storie non hanno titolo e, nonostante nella descrizione che segue appaiano come storie semplici, sono raccontate con una grande tensione narrativa e la suspence, durante la lettura, non manca.
Nella prima, 4 inviati di una sorta di "Compagnia delle Indie" futuristica esplorano un pianeta disabitato e caratterizzato da un ecosistema apparentemente perfetto. Il pianeta è ricoperto solamente di acqua ed erba ed è abitato soltanto da una specie animale (in realtà da due), che riassume in sé svariate specie animali terrestri. Tali animali sono quindi costituiti da differenti tipologie di carne, producono uova e latte, e presentano sulla schiena un mini orto, con cui producono ortaggi, legumi e tuberi, e sui cui ronzano alcune api. L'animale risolverebbe diversi problemi alimentari, ma il gruppo degli scienziati si divide fra entusiasti e scettici. Naturalmente l'ecosistema nasconde un inghippo, e nessuno dei quattro tornerà a casa.
La seconda storia vede come protagonisti due trappers dello spazio, andati a recuperare preziose stoffe su un pianeta disabitato. Per prelevarne il più possibile, i due svuotano l'intero hangar della nave e portano seco soltanto un "sintetizzatore", un aggeggio, rimasuglio di una non specificata "antica civiltà", che crea all'istante tutto quel che gli viene richiesto. Il "sintetizzatore" crea solo un oggetto per ogni materiale, ma i due trappers riescono a cavargli quel che serve fino alla soluzione finale. Che si ha quando i due chiedono al "sintetizzatore" di duplicarsi; ma, questo, andato in tilt, comincia a duplicarsi all'infinito, invadendo il pianeta.
Dalla suspence del primo racconto si passa quindi ad una narrazione più leggera, ma non meno appassionante, complice un Cavazzano in stato di grazia.
La terza e ultima storia può definirsi addirittura comica, dato che i tre pirati spaziali, intenti a rubare l'astronave di un simpatico alieno bianco e ultraresistente, fanno ripetutamente la figura dei fessi.
Una storia divertente, e un albo nel complesso davvero ottimo.

Le due storie sono state ristampate da Rizzoli in questo volume:
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