[Spike Jonze] Il Ladro di Orchidee
Inviato: giovedì 24 giugno 2010, 21:24

Dopo aver cominciato la sua carriera cinematografica con "Essere John Malkovich" e "Human Nature", Charlie Kaufman era già considerato uno dei nuovi talenti più promettenti di Hollywood, autore di sceneggiature diverse da tutto quello che si era visto fino a quel momento. La Columbia gli propone diversi progetti, tra i quali Kaufman sceglie l'unico che gli interessa per la motivazione che "non aveva la più pallida idea di come cominciare": lo studio cinematografico aveva infatti acquisito i diritti per l'adattamento cinematografico de "Il ladro di orchidee", libro che racconta l'arresto di un contrabbandiere di orchidee protette come espediente per descrivere la bellezza dei fiori.
L'idea di una trasposizione del libro in un film era impensabile, una storia ritenuta da tutti "in-filmabile": è proprio questo a stuzzicare la mente dell'autore che accetta l'incarico come una vera e propria sfida, la quale si rivelerà un ostacolo più ostico del previsto. La soluzione adottata da Kaufman per portare a compimento l'ardua impresa è originale e va ben oltre il contenuto del testo di partenza, incastrando tre linee narrative parallele che hanno come spunto di partenza la storia del libro e le vicende produttive derivate.
Uno dei personaggi è John Laroche, il botanico che ruba gli esemplari di ortensia protetta; è un personaggio spregevole ma con qualcosa di affascinante, interpretato da un Chris Cooper bravo ma a mio parere un po' sopravvalutato dato che si è pure portato a casa un Oscar per questo ruolo.
Il secondo fulcro della storia è Susan Orlean (una buona Meryl Streep), l'autrice del libro "Il ladro di orchidee" inserita da Kaufman nella vicenda della storia; la pellicola infatti segue anche il processo di scrittura, con l'Orlean intenta a seguire e intervistare Laroche per documentarsi, processo che si sviluppa in fiction dato che difficilmente la relazione che si instaura tra i due ha corrispondenza nel mondo reale.
Il terzo livello narrativo del film e quello che occupa più spazio è la storia di Charlie Kaufman, alter-ego autobiografico dello sceneggiatore del film che attraversa una profonda crisi creativa nel dover adattare per il cinema un libro inadattabile, la stessa situazione in cui si trovava il "vero" Kaufman. In un gioco metanarrativo portato all'estremo vediamo quindi Kaufman mettersi al centro di una sorta di "8 e 1/2" americano in cui addirittura si sdoppia, creandosi un inesistente gemello (Donald) che si cimenta nella scrittura di sceneggiature con un approccio più banale e semplicistico, ben lontano dalla mentalità cervellotica di Charlie. I due fratelli sono entrambi interpretati da Nicolas Cage, attore che personalmente non sopporto ma che qui è perfettamente in parte, in entrambi i ruoli, probabilmente la sua interpretazione migliore; la visionarietà del regista Spike Jonze riesce a raddoppiare l'attore, mostrando i due fratelli sullo schermo contemporaneamente grazie a diverse tecniche cinematografiche, spesso più complesse di quanto si possa vedere. Ma, un po' come avviene nella trilogia di LOTR con le altezze degli hobbit, la fatica compiuta per rendere credibile una cosa sullo schermo dopo poco tempo passa in secondo piano e non ci si pensa nemmeno più, catturati dalla trama.
L'interpretazione di Cage come quella della Streep hanno conquistato diversi premi e una nomination agli Oscar; il risultato più strambo però è la nomination all'Oscar ottenuta da Charlie e Donald Kaufman, anche il secondo accreditato come sceneggiatore, per ora l'unica nomination all'Oscar ottenuta da un personaggio di finzione. Tra l'altro la dicitura "sceneggiatura di Charlie e Donald Kaufman" fece storcere il naso ai produttori che non avevano previsto nessuna collaborazione quando avevano affidato il progetto a Charlie; la bizzarria dell'idea avuto portò Charlie Kaufman a non presentare un pitch (ovvero il soggetto riassunto in poche pagine), ma la sceneggiatura completa, per paura che l'idea potesse essere rifiutata. E la firmò Charlie e Donald Kaufman.
Quello che è più interessante è l'infrazione di tutte le regole da sceneggiatore, esplicitate dallo stesso protagonista durante la sua travagliata lavorazione, ma poi le ritroviamo all'interno de "Il ladro di orchidee" al punto che possiamo considerarlo una sorta di manuale su come non andrebbe scritto un film. Ma incredibilmente l'infrazione di tutte le regole e la ricercata fuga da ogni tipo di schema fa de "Il ladro di orchidee" un film meraviglioso, da molti critici ritenuto uno dei 10 film più importanti del decennio e l'ulteriore conferma della genialità di Kaufman.
Il film è anche interessante per il processo citato nel titolo (altro film di Kaufman dal nome storpiato nel nostro Paese), l'adattamento cinematografico che ha molto in comune con l'adattamento umano, l'istinto che per sopravvivere porta gli individui a compiere scelte e cambiamenti che non aveva ancora affrontato prima. L'analisi da questo punto di vista è stuzzicante soprattutto alla luce delle centinaia di adattamenti letterari e cinematografici che sono stati fatti, spesso criticati per le modifiche fatte rispetto all'opera originale; questo film di sicuro ha più elementi ideati per l'occasione rispetto a quelli prelevati dal libro "Il ladro di orchidee", ma è innegabile come sia una pellicola affascinante che forse sfrutta nel modo migliore un testo di partenza poco promettente...