[Stephen King] La Sfera del Buio ("La Torre Nera" 4)
Inviato: sabato 09 gennaio 2010, 22:47

La Sfera del Buio (La Torre Nera 4)
Titolo Originale: Wizard and Glass
Autore: Stephen King
Traduttore: Dobner Tullio
Anno: 1997
Pagine: 658
Prezzo: euro 14.50
Editore: Sperling & Kupfer
Il quarto volume della saga horror-fantasy di Stephen King è un piccolo gioiello, un racconto nel racconto, una storia che ancora più che nelle tre precedenti ci immerge nelle atmosfere western alla Sergio Leone, ispirazione dichiarata fin dal primo romanzo per le ambientazioni in cui si muove Roland, e per la figura stessa dell’ultimo cavaliere.
Infatti, il cammino di Roland, Eddie, Susannah e Jake verso la Torre Nera avanzi di pochissimo, e il romanzo con le sue 654 pagine si concentra quasi totalmente sul passato del pistolero.
Giusto il tempo di chiudere l’azione che l’autore aveva troncato con un sapiente cliffhanger nello scorso volume, cioè la gara di indovinelli tra i Nostri e il treno Blaine il Mono, e i 4 protagonisti (più il bimbolo Oy) si ritrovano a Tolpeka, una città che pur essendo nel mondo di Roland appare situata in una sorta di Kansas alternativo al nostro, ma per certi versi molto simile. Un altro segnalae del fatto che la linea che divide i mondi è sempre più labile e confusa.
Un luogo desolato, perché la popolazione appare sterminata da una misteriosa malattia. E il ciglio di un’autostrada deserta è l’ambiente in cui i pistoleri si siedono e in una notte che sembra eterna Roland finalmente decide di raccontare ai suoi nuovi compagni e amici episodi del suo passato, della sua giovinezza, perché loro ormai sono ka-tet e non devono esserci segreti.
Non so quanto la lunga avventura che Roland racconta a Eddie e agli altri potrà avere influenze nei prossimi tre libri della serie, ma penso abbastanza. Certo, a prima vista può sembrare solo un rallentamento nel corso degli eventi principali, ma penso che il tempo rivelerà l’importanza di questo racconto nell’economia della serie. In breve, quello che Roland racconta è la missione che lui e i suoi grandi amici Cuthbert e Alain hanno vissuto alla giovanissima età di 16 anni nella baronia di Mejis, lontana dalla loro città natale di Gilead che aveva una posizione più centrale nel regno. Mejis sembra un’amena e piccola cittadina, scelta dai padri dei tre ragazzi proprio per la tranquillità, dal momento che dopo l’impresa di Roland che lo fece diventare cavaliere (raccontata nei flashback del primo romanzo) Gilead non era più sicura per il giovane. Ma qui i ragazzi scopriranno che Mejis sta tradendo l’affiliazione (l’associazione di difesa del mondo di Roland, che ha tra i cavalieri i più illustri membri) vendendosi a Farson il Buono, una canaglia che vuole conquistare sempre più potere.
I tre amici matureranno molto nel loro soggiorno a Mejis, cercando di sventare il complotto, ma sulla strada di Roland si piazza l’amore, sottoforma della splendida Susan…
Numerosi sono i colpi di scena tra le rivelazioni che emergono nel corso del racconto: il fatto che il padre di Roland [spoiler]sapesse già da tempo che sua moglie lo stava tradendo con Marten il Mago[/spoiler], il fatto che Roland [spoiler]ha ucciso sua madre[/spoiler], la [spoiler]tremenda morte di Susan[/spoiler]…
Di certo mi ha sorpreso, vista anche la mia conoscenza basata solo sulla fama e sugli stereotipi della scrittura di King, la dovizia di particolari che lo scrittore riesce a riportare sul travolgente amore tra Roland e Susan, con un’abilità nel far percepire al lettore questo sentimento incredibile, ben bilanciandolo con la parta romantica e quella più passionale. Ed essendo una componente preponderante nella storia, mi ha fatto piacere trovarla così ben narrata.
E poi c’è la Sfera che dà il titolo al libro: essa è un’Iride del Mago, un oggetto malefico che si nutre del dolore della gente e che cattura la mente di chi la osserva. Viene spontaneo fare un parallelo con l’Anello di Frodo, così come viene spontaneo l’accostamento tra Reha del Coos, la strega che doveva custodire la Sfera e che ne viene assoggettata, e Gollum. Oggetto importante anche per la sua conoscenza di molti fatti.
Insomma, quasi un romanzo di transizione, uno spartiacque nella saga, proprio come il quarto volume di Harry Potter in fondo. Qui se ne approfitta per volgere lo sguardo al passato, un passato che il lettore ancora ignora ma di cui negli scorsi tre tomi sono stati lanciati alcuni assaggi, tali da ingolosire e incuriosire i più su quello che ha vissuto l’ultimo cavaliere prima di arrivare nel deserto da cui questa saga ha inizio. Ma di certo ancora tanto c’è da sapere, alcuni buchi ci sono ancora ma non dubito che ne verremo presto a conoscenza.
E se le citazioni a inizio libro m sembravano strane (una da Romeo e Giulietta e una da Il Mago di Oz), dopo aver finito il romanzo risultano chiare entrambe, dato che la fine de La Sfera del Buio ci riporta al presente, con [spoiler]un incontro dei nostri con Randall Flagg, il misterioso antagonista di Roland dai mille volti[/spoiler], il tutto svolto in un parallelo molto fedele proprio a Il Mago di Oz, con tanto di scarpette rosse e tutto il resto.
Il finale è malinconico, non in sé ma per quanto si è venuto a conoscenza di Roland. Se ora la sua amicizia con i suoi nuovi compagni è più forte e rinsaldata, il lettore non può fare a meno di guardare con occhi diversi l’ultimo cavaliere, per quello che ha vissuto nella sua giovinezza. Ed è con questa nuova consapevolezza che il lettore è disposto a seguirlo nella ricerca della Torre Nera.
Molto interessante, come ogni volta, la postfazione di King, che dice quattro (interessanti) parole sul romanzo appena letto, sulla sua genesi e sulla sua collocazione nella saga e più in generale nel suo immenso corpus narrativo.
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