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[Spike Jonze] Nel Paese delle Creature Selvagge

Inviato: venerdì 13 novembre 2009, 15:08
da DeborohWalker
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Un film sull'infanzia, in grado di catturare lo spettatore nonostante l'assenza di una vicenda vera e propria, in cui l'elemento più interessante sono una serie di creature grottesche viste dagli occhi di un bambino. Sì il film in questione ha molti spunti di partenza in comune con "Il mio vicino Totoro", ma il risultato è nettamente diverso, al punto da risultare quasi complementare al film di Miyazaki: alle due spensierate protagonisti femminile troviamo infatti contrapposto un maschietto, il cui carattere è estremamente vivace e dotato di una discreta dose di rabbia repressa che deve riuscire a sfogare.

"Nel paese delle creature selvagge" è tratto da un libro illustrato per ragazzi di grande successo, particolare per il fatto che la storia sia composta da sole 10 frasi. L'adattamento cinematografico ha avuto un processo lungo e tortuoso, sia per scrivere una sceneggiatura decente da una base così breve, sia per decidere con quale tecnica portare sullo schermo le creature che hanno incantato milioni di bambini in tutto il mondo: nei primi anni '80 la Disney deteneva i diritti del libro e voleva farne una versione animata, al punto che Glen Keane realizzarono un test nel quale si fondevano animazione 2D e animazione 3D (interessante come quell'esperimento sia simile alla prima scena del live-action uscito al cinema). Il progetto naufragò e non se ne fece più nulla fino al 2000, quando la Universal pensò di trarne un lungometraggio animato in 3D supervisionato da Eric Goldbrg, ma anche in quel caso niente di fatto.
Dopo qualche anno Spike Jonze ("Essere John Malkovich", "Il ladro di orchidee") si interessò e decise di scrivere e dirigere il film; gli studios volevano un'opera che fosse all'altezza dell'originale, perciò lasciarono a Jonze ben quattro anni per portare a compimento la scrittura del copione e le riprese.
Il risultato è un film sull'infanzia che può essere apprezzato dai bambini ma non solo: gli spettatori più piccoli potrebbero infatti essere davvero spaventati da certe scene in cui le creature del titolo si arrabbiano, mentre alcuni messaggi o atteggiamenti possono essere compresi da un pubblico più adulto.
Il protagonista è Max, un bambino che inizia a sentirsi sempre più solo: la sorella sta diventando adolescente e quindi ha smesso di giocare con lui per passare il tempo coi coetanei, mentre la madre è impegnata col lavoro che non dà buoni risultati. Max cerca quindi di farsi notare e attirare le attenzioni della sua famiglia, ma quando non riesce nel suo intento sbotta in attacchi d'ira che lo portano addirittura a fuggire di casa. A bordo di una barchetta monoposto attraversa il mare in tempesta e giunge in un mondo popolato da bestioni pelosi dall'aspetto simpatico ma anche spaventoso, componenti di una micro-società che gestiscono come veri e propri bambini. Max si spaccia per loro re e da quel momento li "governa" come fosse un gioco, imponendo momenti di divertimento collettivo e facendo costruire un enorme rifugio nel quale dormire tutti assieme. L'atteggiamento dei mostroni pelosi ricorda molto i comportamenti "selvaggi" di Max e anche alcune scene hanno similitudini con eventi capitati al bambino nel mondo umano; questo porterebbe a pensare che tutta l'avventura sia un parto dell'immaginazione di Max, ma questo non viene mai confermato dal film che ci mostra un viaggio reale, senza un momento finale di "risveglio" o che lascia il dubbio "sarà davvero successo o no?".
Ciò che rende il film ulteriormente interessante è l'aspetto dei mostroni pelosi, realizzati così bene come neanche un cartone animato sarebbe riuscito a fare; riuscire a dare un aspetto piacevole, inquietante e credibile ai nuovi compagni di Max era davvero una sfida ambiziosa, specialmente il film si svolge in un mondo live action e il rischio che tutto risultasse finto era molto alto. Accantonata quindi l'ipotesi computer grafica, Spike Jonze conferma il suo talento nel realizzare effetti visivi presenti già sul set per essere ripresi liberamente: le "creature selvagge" sono un vero miracolo, create fondendo enormi costumi, animatronic e qualche elemento digitale inserito successivamente. Il risultato è veramente fenomenale e, come avviene spesso quando in un film si raggiunge un livello così alto, è impressionante come dopo qualche minuto si smetta addirittura di rimanere incantati da quella meraviglia, per seguire la storia come se quei bestioni fossero qualcosa di assolutamente naturale.
Ulteriore elemento azzeccato è la colonna sonora, composta da melodie indie e canzoni eseguite da un coro di bambini, ingrediente che rende ancor più riuscita l'atmosfera sognante e giocosa del film.

Re: Nel Paese delle Creature Selvagge

Inviato: venerdì 13 novembre 2009, 15:28
da Francesco F
Concordo su tutto, un gioiello di film, perfetto in ogni suo aspetto. Il pedigree è di prestigio: Spike Jonze alla regia (e alla sceneggiatura insieme a quel formidabile genio di Dave Eggers), il celebre racconto da cui è tratto, i mostri realizzati dal Jim Henson Creature Shop. La colonna sonora è azzeccatissima e contribuisce a rendere questo film perfetto.
E, nella versione italiana, il doppiaggio di Pierfrancesco Favino (Carol) è stupefacente, grossi complimenti!

Concordo che un gran tocco di stile lo dà il non svelare se tutta la storia fosse realtà o fantasia. Ma soprattutto se fosse realtà o fantasia la storia dei vichinghi! :P

Re: Nel Paese delle Creature Selvagge

Inviato: venerdì 13 novembre 2009, 15:51
da Akane.t
Per me è il film dell'anno. Più di Up e di Gran Torino. Non di certo in base a mera qualità tecnica o altro .. ma proprio per l'impatto che ha avuto su di me. Sono uscito dalla sala con lo stomaco in sobbuglio. Un film splendido nel suo essere disturbante. Ci ho rimuginato sopra per giorni. Sono stato a parlarne per ore. A parole trovo difficile esprimere quello che questo film mi ha trasmesso. Una perla.
E secondo me tutto è, tranne che un film per bambini. E' un film fatto di psicologia e simboli. Di immagini che parlano più di qualsiasi altra parola. Di solitudine, di famiglia, di consapevolezza del proprio essere. Il tutto condito da una fotografia meravigliosa e da una colonna sonora sublime.
Il protagonista mi è stato antipatico da subito, e sebbene verso la fine stesse acquisendo punti sono uscito con la convinzione che un figlio così lo prenderei a schiaffi da mattina a sera. Ma l'antipatia che mi ha indotto il moccioso mi ha fatto apprezzare ancora di più il film, e anche l'attore bambino che ha sfornato veramente una magistrale prova.
Un film adulto camuffato da avventura per bambini.

Inviato: venerdì 13 novembre 2009, 16:20
da DeborohWalker
Elikrotupos ha scritto:Concordo che un gran tocco di stile lo dà il non svelare se tutta la storia fosse realtà o fantasia. Ma soprattutto se fosse realtà o fantasia la storia dei vichinghi! :P
Bè, magari in "How to Train Your Dragon" vedremo Max come re del villaggio di Hiccup :P
Elikrotupos ha scritto:E, nella versione italiana, il doppiaggio di Pierfrancesco Favino (Carol) è stupefacente, grossi complimenti!
Favino invece a me ha un po' stranito, la voce di Carol mi sembrava più "umana" e quotidiana rispetto a quella delle altre creature; mi aspettavo una buona performance da lui e lo è, ma mi hanno soddisfatto di più gli altri doppiatori.
Non ho visto il film in lingua originale, ma nel trailer americano la voce di Carol è più "gongoleggiante", mentre Favino l'ha fatto con la voce più roca e mi piace un po' meno.
Akane.t ha scritto:Per me è il film dell'anno. Più di Up e di Gran Torino.
Io ancora non so. Per ora per me questo se la gioca con Up e Bastardi Senza Gloria, e c'è pure La principessa e il ranocchio in arrivo...
Akane.t ha scritto:Il protagonista mi è stato antipatico da subito, e sebbene verso la fine stesse acquisendo punti sono uscito con la convinzione che un figlio così lo prenderei a schiaffi da mattina a sera.
Ma... come!?!
Io l'ho adorato fin dall'inizio, già dalla scena in cui gioca col cane in modo piuttosto irruento.
Max l'ho visto con un bambino dalla enorme fantasia, come si vede dalla scena in cui crea il fortino nella neve, dai giochi che fa e dalla storia sui vampiri e i palazzi che racconta alla mamma. In particolare quest'ultima scena (io l'ho interpretato come un omaggio alla creatività infantile e anche al fatto che il libro originale di "Where The Wild Things Are" fosse di 10 frasi. Non le ho contate durante la prima visione ma lo farò la prossima volta, magari anche la storia di Max è proprio di 10 frasi) mi è sembrata una sorta di consuetudine che c'era tra Max e la sua mamma, qualcosa che i due facevano spesso e lo si capisce da come la madre gli chiede di raccontargli la storia; subito Max comincia e lei inizia a scriverla al computer.
Un po' per questo, un po' per il pigiama evidentemente fatto a mano ho intuito che tra i due ci fosse un legame molto stretto, diminuito col tempo per colpa del lavoro della madre, che dalla telefonata che riceve si intuisce essere piuttosto impegnativo e non essere in buone acque; anche con la sorella c'era un buon rapporto (vedi la cornice che le aveva costruito) ma come molti adolescenti, lei preferisce dedicarsi a passatempi più "adulti" piuttosto che continuare a giocare col fratello minore. Questi due graduali "abbandoni" fanno sentire Max solo e manifesta il suo bisogno di affetto, cercando di attirare l'attenzione in ogni modo; non voglio entrare nel merito della psicologia da educatore per l'infanzia, ma anche quando Max si mette a dare ordini in modo irritante alla madre salendo sulla tavola, è perchè poco prima l'aveva vista alle prese con un suo possibile futuro compagno, che il bambino vede come un possibile minaccia in grado di affievolire ancor di più il legame che ha con la madre.
Poi, sarà che io ho dedicato un paio d'anni lavorando su un bambino esattamente così (io non gli ho fatto un pigiama da gatto, ma dato che sono nerd e mi stavo rileggendo Calvin & Hobbes gli avevo creato un costume da Stupendoman e combattevo con lui facendo l'alieno invasore), però a me Max è sembrato estremamente realistico e per certi versi simpatico; certamente da genitore non sarebbe una pacchia avere un figlio così, ma con un po' di attenzione e cure si può prevenire ed evitare di essere presi a morsi :D

Re: Nel Paese delle Creature Selvagge

Inviato: venerdì 13 novembre 2009, 19:37
da Scissorhands
Concordo con quanto detto da tutti voi.
Il film è meraviglioso, un'opera che non credo abbia precendenti per temi e complessità.
Non credo sia consigliabile a un pubblico infantile, lo è di certo a tutti coloro che ancora conservano e vanno fieri del "fanciullino" dentro di loro...

Inviato: sabato 14 novembre 2009, 01:48
da DeborohWalker
Boh, secondo me è consigliabile anche per un pubblico infantile. Certo, magari non bimbi molto piccoli perchè possono davvero spaventarsi, ma più grandi sì; se ripenso al me stesso di 8-10 anni, che si divertiva facendo mappe e giocando all'esploratore, credo che avrebbe apprezzato più questo film che Totoro.
Ciò non toglie che ci siano molti significati che si comprendono solo durante una visione adulta, ma non mi sembra che rovinino affatto la fruizione del film da parte di un bambino.

Re: Nel Paese delle Creature Selvagge

Inviato: sabato 14 novembre 2009, 09:58
da Francesco F
E' vero che è abbastanza forte, ma è assolutamente consigliato per i bambini. Va anche bene se un bambino viene spaventato dall'irruenza dei mostri non è una violenza gratuita, anzi è abbastanza educativo. Quell'irruenza è una risposta all'iperattività di Max (perché è iperattività, non è antipatia), se un bambino capisce questo (cioè se qualcuno lo aiuta a capire, tipo, che so, il padre o la madre :P) impara qualcosa di importante sul rispetto degli altri, soprattutto di chi ti da fiducia, e sull'opportunità di inventare storie (cioè evitare di prendere in giro gli altri solo perché sei capace di inventarti delle storie). Insomma, la morale c'è, ma non è la solita... è veicolata da metafore molto poco astratte e molto vicine alla vita reale di un ragazzino (quindi anche violente... non è che i bambini vivano costantemente nella bambagia, fra genitori che litigano e compagni di scuola senza scrupoli).

Nella sala dov'ero io c'erano due bambini piccoli, e sia durante l'intervallo sia all'uscita discutevano amabilmente con i rispettivi genitori dei momenti fondamentali del film (quando Max racconta storie, quando i mostri vogliono mangiarlo, quando fanno la battaglia di "zolle", quando Carol si infuria, ecc...). Oddio, non sempre i genitori sanno spiegare i film... molte volte anche con un film complesso come questo, che offrirebbe tantissimi spunti, si limitano a dare spiegazioni moraliste e ipocrite alle domande (invece intelligenti) dei loro figli piccoli. Io ricordo con orrore e raccapriccio la spiegazione che una madre diede alla figlia all'uscita da Un ponte per Terabithia... fui costretto ad ascoltarla tutta perché ci ritrovammo insieme sulla metropolitana per tutto il viaggio... brrr...

La prossima volta vado al cinema con una pettorina con scritto "Spiego il film ai vostri figli al posto vostro, ignorantoni appiattiti dalla filosofia di Maria De FIlippi e del Grande Fratello -_- ". Secondo me farei un bel servizio... si potrebbe costituire un'associazione di volontari all'uopo...

Re:

Inviato: lunedì 16 novembre 2009, 12:56
da Akane.t
DeborohWalker ha scritto:
Akane.t ha scritto:Il protagonista mi è stato antipatico da subito, e sebbene verso la fine stesse acquisendo punti sono uscito con la convinzione che un figlio così lo prenderei a schiaffi da mattina a sera.
Ma... come!?!
Io l'ho adorato fin dall'inizio, già dalla scena in cui gioca col cane in modo piuttosto irruento.
Max l'ho visto con un bambino dalla enorme fantasia, come si vede dalla scena in cui crea il fortino nella neve, dai giochi che fa e dalla storia sui vampiri e i palazzi che racconta alla mamma. In particolare quest'ultima scena (io l'ho interpretato come un omaggio alla creatività infantile e anche al fatto che il libro originale di "Where The Wild Things Are" fosse di 10 frasi. Non le ho contate durante la prima visione ma lo farò la prossima volta, magari anche la storia di Max è proprio di 10 frasi) mi è sembrata una sorta di consuetudine che c'era tra Max e la sua mamma, qualcosa che i due facevano spesso e lo si capisce da come la madre gli chiede di raccontargli la storia; subito Max comincia e lei inizia a scriverla al computer.
Un po' per questo, un po' per il pigiama evidentemente fatto a mano ho intuito che tra i due ci fosse un legame molto stretto, diminuito col tempo per colpa del lavoro della madre, che dalla telefonata che riceve si intuisce essere piuttosto impegnativo e non essere in buone acque; anche con la sorella c'era un buon rapporto (vedi la cornice che le aveva costruito) ma come molti adolescenti, lei preferisce dedicarsi a passatempi più "adulti" piuttosto che continuare a giocare col fratello minore. Questi due graduali "abbandoni" fanno sentire Max solo e manifesta il suo bisogno di affetto, cercando di attirare l'attenzione in ogni modo; non voglio entrare nel merito della psicologia da educatore per l'infanzia, ma anche quando Max si mette a dare ordini in modo irritante alla madre salendo sulla tavola, è perchè poco prima l'aveva vista alle prese con un suo possibile futuro compagno, che il bambino vede come un possibile minaccia in grado di affievolire ancor di più il legame che ha con la madre.
Poi, sarà che io ho dedicato un paio d'anni lavorando su un bambino esattamente così (io non gli ho fatto un pigiama da gatto, ma dato che sono nerd e mi stavo rileggendo Calvin & Hobbes gli avevo creato un costume da Stupendoman e combattevo con lui facendo l'alieno invasore), però a me Max è sembrato estremamente realistico e per certi versi simpatico; certamente da genitore non sarebbe una pacchia avere un figlio così, ma con un po' di attenzione e cure si può prevenire ed evitare di essere presi a morsi :D
Qui forse si andrà un pò fuori tema uscendo dal campo del cinema ed entrando in quello della pedagogia. Max l'ho visto come un bambino dotato di un'immensa fantasia, ma con problemi relazionali. Un morboso attaccamento alla madre e alla sorella, un'incapacità di stare 'da solo' e un disperato bisogno di essere al centro dell'attenzione sempre. Che me lo rendono antipatico. So che non è così per colpa sua, ma perchè gli è stato permesso di essere così. La morbosità è sempre un male. Segno di qualche mancanza o di un rapporto non corretto. Ovviamente Max è nel suo realismo un pelo esagerato, ma di bambini così ne ho conosciuti un sacco. E, limite mio di sicuro, mi stanno tutti antipatici, o meglio, insopportabili.

Tornando a Max e al film, non ce lo vedo pù di tanto il paragone con Calvin. Ma forse per una mia interpretazione diversa del film. Calvin è un bambino con una fervida fantasia che si crea un suo mondo. Max è un bambino che tramite la sua fantasia si confronta con se stesso e i diversi lati del suo carattere. Le sette creature io le ho viste come la singole parti della personalità di Max. Cosa che Hobbes non è per nulla. Hobbes è solo un campagno di avventure per Calvin. Le creature sono la mente di Max. Lui non vive delle avventure con loro, ci si confronta, ci si specchia e alla fine 'rinasce' con una diversa concezione di se ..

Inviato: lunedì 16 novembre 2009, 13:35
da DeborohWalker
Su quanto sia morboso l'attaccamento di Max non possiamo saperlo, ma da quanto ci viene mostrato nel film la sorella e la madre sembrano quasi non aver più rapporti "ludici" col bambino; per un ragazzino di 7-8 anni questo può essere abbastanza "traumatico" specialmente se, come sembra, prima ci fosse un rapporto più stretto...

Per quanto riguarda il paragone con Calvin era un paragone legato non alla morbosità, ma alla fantasia e all'iperattività che spesso sfociano in atteggiamenti irritanti e fastidiosi per genitori, insegnanti e altri compagni... Poi ovviamente per la forma "strip" nella quale appare, Calvin ci viene rappresentato con piglio più umoristico, mentre Max è più realistico.

Re: Spike Jonze: Nel Paese delle Creature Selvagge

Inviato: giovedì 09 dicembre 2010, 20:02
da LBreda
Con colpevolissimo ritardo, lo ho visto oggi, nell'ambito del Dei Piccoli Film Festival.

Anche tralasciando la resa grafica, peraltro ottima, sono soggetto e sceneggiatura che colpiscono. Devo recuperare il libro.

Conosco un paio di Max, nella rl, oltretutto.

Re: Nel Paese delle Creature Selvagge

Inviato: martedì 04 giugno 2013, 19:21
da max brody
Gioiellino luminoso e tetro, buffo e triste, doppiamente incredibile: sul piano visivo/figurativo e nel modo in cui riesce a rendere normale l'anormale.

Tremendamente psicanalitico. Andrebbe spiegato ai bambini da adulti intelligenti, peccato che questi siano in minoranza.
Franz ha scritto:La prossima volta vado al cinema con una pettorina con scritto "Spiego il film ai vostri figli al posto vostro, ignorantoni appiattiti dalla filosofia di Maria De FIlippi e del Grande Fratello -_- ". Secondo me farei un bel servizio... si potrebbe costituire un'associazione di volontari all'uopo...
:LOL:
LBreda ha scritto:Conosco un paio di Max, nella rl, oltretutto.
Adesso sono tre..