[Neil Gaiman] Il Figlio del Cimitero
Inviato: giovedì 27 agosto 2009, 00:40

Sottotitolo: La storia del bambino che viveva tra le tombe
Si tratta di The Graveyard Book, titolo molto più evocativo della comunque abbastanza accettabile traduzione italiana. Cioè, l'ultima fatica letteraria di quel mostro di bravura che è Neil Gaiman, che è ormai diventato uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, insieme ai (diversissimi) Benni, Ammaniti, Christie, Rowling.
Ma come recensire Il figlio del Cimitero? Senza ricorrere ad iperboli narrative per descrivere il libro, mi limito a dire che The Graveyard Book è proprio un bel libro, davvero un romanzo che colpisce per la sua intesità. E mi sto tenendo oggettivo.
La storia è quella di un neonato che gattona fuori dalla casa dove un misterioso assassino ha appena ucciso la sua famiglia e vuole uccidere anche il bambino. Il piccolo arriva al cimitero che si trova vicino alla casa, dove viene adottato da una coppia di fantasmi, i signori Owens, e un altro misterioso abitante del Cimitero - Silas - decide di fargli da tutore. Da qui iniziano le avventure di Nobody Owens, come viene chiamato subito dagli abitanti del Cimitero.
I pregi di questo romanzo a mio parere sono tantissimi: risiedono nella scrittura di Gaiman, che sa catturare l'interesse del lettore senza mollarlo un attimo, sa appassionare e legare alla vicenda. Poi nella tridimensionalità e nell'umanità dei personaggi che l'autore crea: ci affezioniamo, non c'è niente da fare, a Bod (così viene chiamato per abbreviare il suo nome il protagonista) così come al misterioso Silas, agli amorevoli genitori adottivi di Bod, alla signorina Lupescu, a Liza, a Scarlett, a tutti i fantasmi del Cimitero, al Cimitero stesso. Eh sì, perchè se l'ho sempre scritto con la maiuscola c'è un motivo, il Cimitero in sè è come se fosse un'entità quasi autonoma e senziente che protegge Bod come un figlio. Il Cimitero è la casa di Bod, lì è al sicuro.
Le situazioni che Neil crea, i rapporti tra i personaggi e le evoluzioni di questi e il mistero che aleggia su tutta la storia sono più che sapientemente dosati e utilizzati: per questo adoro Gaiman, sa coinvolgerti e tenerti col fiato sospeso ed emozionarti come pochi, il tutto in un contesto fantastico ma perfettamente umano e credibile. E' un maestro in questo, e nemmeno qui manca di trasmettere queste emozioni così forti, anzi qui forse anche meglio che in altri libri.
Questo grazie alla malinconia particolare che si respira in questo romanzo, dovuta alla vicenda personale del protagonista e all'ambiente - mai come in un cimitero aleggia la malinconia.
Ma ci sono anche dei particolari che dal mio punto di vista rappresentano un paio di difettini.
Innanzitutto un'incoerenza: [spoiler]per quello che si scopre alla fine del romanzo,[/spoiler] è strano il comportamento di Silas verso l'uomo chiamato Jack nel primo capitolo. [spoiler](Ma forse all'epoca Silas ancora non conosceva la Confraternita...in tal caso, il difetto qui non sussisterebbe)[/spoiler]
Poi, sempre riguardo a Silas... è spiegato forse troppo velocemente e in modo troppo sbrigativo la missione che deve compiere insieme ad altri suoi "colleghi", e se da una parte va a vantaggio dell'aura di mistero, dall'altro forse si sarebbe giovato di qualche particolare in più.
Altro piccolo particolare sono i primi capitoli in generale: la narrazione sembra qui troppo frammentata, quasi come se dopo l'introduzione della vicenda che getta le basi della trama ogni capitolo fosse come un episodio di un fumetto seriale, con l'unico filo di continuity che è Bod ragazzo vivente che vive al cimitero, e vive avventure l'una distinta dall'altra. Forse è solo un'impressione, o forse addirittura un espediente voluto per far percepire lo scorrere degli anni del ragazzo, ma fino al capitolo La Confraternita ho vissuto così la lettura. Che resta comunque una signora lettura, perchè c'è da dire che non appesantisce nè distrae.
Infine, il difetto/non difetto: in molti punti (l'inizio, la fine, i momenti in cui Bod affronta lezioni da alcuni fantasmi sullo sviluppo di alcuni poteri "fantasmatici") ricorda molto la trama in generale di [spoiler]Harry Potter[/spoiler]. La famiglia assassinata, lui solo che si salva, l'adozione da parte di un altro mondo, la scuola dei fantasmi/[spoiler]maghi[/spoiler], un tutore che prende sotto la sua ala il ragazzo (Silas/[spoiler]Silente[/spoiler])...
Eppure... eppure nessuno di questi difetti intacca di troppo il disegno generale. Nemmeno l'ultimo, che dico subito che non è un'accusa velata di plagio nè nulla di simile. E' solo un collegamento di idee che mi sembrano simili, ma lo spirito stesso del romanzo di Gaiman è diverso da quello della creatura [spoiler]della Rowling[/spoiler] e anche la trama prende strade diverse in più punti. Sono solo richiami, citazioni (non è un segreto che ci siano richiami anche a Il libro della giungla) e anche quando mi sono accorto della similitudine non mi ha dato fastidio. Non è un ricalco, assolutamente no, Il figlio del Cimitero è un'opera con una sua autonomia e una sua motivazione d'esistere. Quella di raccontare una bella storia non convenzionale, nuova, macabra e lugubre ma adatta anche ai bambini, in cui in sostanza si parla della formazione di un giovane uomo in un ambiente tanto fuori del comune quanto intrigante e sorprendentemente umano e pieno di calore.
E allora i difettini diventan davvero marginali, trascurabili, se comunque contribuiscono a raccontare una storia magica e gotica, dark e di speranza e grandi valori. Bod per quanto segnato all'infanzia e per quanto viva una vita differente da qualunque suo coetaneo continua a sentire la spinta alla vita, al mondo dei vivi, e dal regno della Morte apprende comunque i valori universali che gli serviranno per affrontare il mondo quando sarà il momento. Se il colpo di scena finale era molto telefonato, un altro particolare dopo la battaglia finale mi ha molto sorpreso per la sua originaità. E' incredibile come attraverso capitoli come I Mastini di Dio, La lapide della strega, Macabradanza e I giorni di scuola di Nobody Owens ci affezioniamo così tanto a Bod e al mondo in cui vive da considerare non solo lui ma anche i fantasmi come Mother Massacre e Liza persone vere e vive. Il Cimitero ha un fascino tutto particolare, e questo spiega il titolo originale del romanzo, e di certo non potrò fare a meno di pensare a questo fascino ogni volta che entrerò in un camposanto.
Di certo, per molte intuizioni, per la delicatezza del romanzo e per la potenza dei personaggi non esito a definire questo uno dei miei libri preferiti di Neil Gaiman, sotto solo a Nessun Dove, American Gods e a Coraline.
Ah dimenticavo: il libro è corredato dai bei disegni d quel Dio di Dave McKean, e il romanzo ha vinto i premi Newbery Medal 2009 e l'Hugo Award 2009 ( http://www.comicus.it/view.php?section=news&id=6457 )