Ci ho messo mesi e mesi e mesi - dopo averlo posseduto per anni senza mai iniziarlo - ma alla fine ho concluso la lettura della
Trilogia delle Cronache Mondo Emerso.
Mi colloco nella fascia di coloro che si trovano soddisfatti:
Licia Troisi a mio avviso scrive una storia di ampio respiro senza perdere la bussola, seguendo un filo solido per la trama che sviluppa nell'arco di tre libri e di più di 1200 pagine complessive e arrivando da A (l'inizio) a B (la fine) in modo tutto sommato coerente.
Ne avevo sentito parlar male o perlomeno con aria di sufficienza da molti fronti, quindi partivo con scetticismo, aspettandomi una sorta di Christoper Paolini 2 (che almeno a me deluse molto con la sua saga). La Troisi invece lavora molto meglio di quanto fece l'autore di
Eragon, e sforna una storia che alla base non ha chiaramente nulla di originale, adagiandosi sul plot del fantasy classico che più classico non si può, ma inserendo comunque numerosi inserti più personali che rendono i romanzi ricchi di inflessioni, idee e personaggi a volte anche notevoli.
Non mancano i difetti: la protagonista Nihal è ben descritta e abbastanza solida da reggere decentemente sulle spalle tre libri, ma la cura maniacale con cui l'autrice lavora su questo personaggio in parte la rovina, dandole una caratterizzazione a volte troppo sofferta, a volte troppo da "girl power" e a volte troppo oscura, anche se in modo giustificato narrativamente. Resta il fatto che la Troisi rende fin troppo sfaccettata Nihal, trasformando così un pregio in un difetto, almeno in parte.
Non parliamo della gestione del suo rapporto con il mago Sennar: funziona bene nel primo romanzo, ma quando dopo la separazione del secondo si riuniscono diventano quasi insopportabili, e quando finalmente [spoiler]si scoprono le carte e nasce l'amore[/spoiler], la Troisi gestisce il tutto come [spoiler]il peggior romanzetto rosa di quart'ordine[/spoiler].
Infine, il mega-cattivo. Il Tiranno è una figura inquietante che aleggia fin dal principio ma di cui non si sa nulla. Poi [spoiler]si sa tutto nel giro di pochi capitoli dell'ultimo libro. Non è un'accelerata un po' brusca? Peccato, perché poi quando finalmente alla fine lo vedremo agire direttamente si rivelerà essere gestito in maniera originale e intrigante dalla Troisi. Altro peccato, dura in scena troppo poco per quello che poteva offrire come personaggio - molto più del solito nemico che agisce nell'ombra e che è interessante solo perché la figura è avvolta nel mistero: qui è più interessante quando lo si vede! - e per il 90% lo fa con uno spiegone. Spiegone che contribuisce a rendere la mente dell'antagonista molto affascinante, ma resta un monologo lungone[/spoiler].
Plaudo però alla "morale" finale, se così vogliamo chiamarla, che chiarisce come la pace non sia mai duratura e come la sconfitta finale del Tiranno (di turno) non risolva magicamente tutti i problemi, perché odio e guerra torneranno ciclicamente finché l'uomo non cambierà registro. La trovo una connotazione coraggiosamente realistica che trovare in un fantasy mi ha stupito.
Oltre a quello, bella la storia di massima, ottimi alcuni personaggi come Sennar e lo gnomo guerriero Ido, bello lo sviluppo dei caratteri di alcuni di essi, così che siano più realistici, buone alcune parti dei conflitti interiori di Nihal quando non si esagera, bella la missione di Sennar nel secondo romanzo. Di contro, ho trovato più noiosa perché convenzionale la missione a tappe di Nihal [spoiler]come predestinata[/spoiler], nel terzo libro.
Insomma, una trilogia fatta di alti e bassi, di cose buone e altre meno, ma tutto sommato nel complesso si configura come una lettura interessante e dotata anche di una scrittura scorrevole nella sua semplicità. Io poi ci ho messi tempo assurdo per finirlo, ma perché non riuscivo a leggerlo tutti i giorni e ho spesso stoppato per mandare avanti letture fumettose

Ma di suo la scrittura di Licia Troisi non annoia e spinge ad andare avanti, quasi sempre.
Mi spingerei addirittura a consigliarlo, a un neofita del fantasy con poche pretese o a qualcuno che volesse evadere dal grigiore quotidiano con qualcosa di semplice e genuino.