[Disney] Classici a Fumetti
Inviato: domenica 26 ottobre 2008, 22:52
Classici a Fumetti # 30: Pirati dei Caraibi - La Maledizione del Forziere Fantasma (Ambrosio/Rigano)
Ma lasciamo perdere lo striminzito magazine e pensiamo piuttosto all'albo one shot in uscita in questi giorni in tutte le edicole, ovvero la trasposizione fumettata dell'omonimo lungometraggio. E' la prima volta che si fa tanto chiasso intorno a un live-action Disney, e vederne il corrispettivo fumettistico fa un certo effetto. Pirati dei Caraibi - La Maledizione del Forziere Fantasma (Ambrosio/Rigano) si inscrive perfettamente nella linea delle trasposizioni che leggevamo un tempo su Topolino e che recentemente hanno preso ad apparire su albi a parte, più o meno contemporaneamente alla scelta della Disney di affidarle alla scuola italiana. Di queste si ricordano con piacere Atlantis - L'Impero Perduto e Il Pianeta del Tesoro disegnate da un mirabolante Sciarrone.
Qui tocca a Rigano invece, e la mascella si schianta per terra. In senso positivo ovviamente, perchè quei gioiellini che avevamo visto al Cartoomics provenivano appunto da qui e non da magazine fuffa che sta uscendo al momento. E poi c'è Ambrosio, che messo in condizione di non nuocere non è affatto male e ci regala una buona prova come traspositore.
Ci sono molti modi per adattare un film a un fumetto. C'è la strada "artistica" che indaga sulla potenza espressiva dei due media e adatta perfettamente, e con un gran dispendio di pagine, il ritmo cinematografico sulla carta. Ma è una casistica assai rara, che vale per pochissimi prodotti. E poi ci sono altri due metodi, più umili: quello che si avvale di didascalie qua e là e quello che le ignora bellamente finendo molto spesso per risultare incomprensibile e arruffato. Direi che qui si tratta del metodo didascalico, visto che le dida abbondano, ma non danno poi così fastidio visto che sono messe bene e che comuqnue i disegni di Rigano assai espressivi contribuiscono non poco a far capire ciò che accade. Insomma, un prodotto valido questa graphic novel che consiglio parecchio anche solo per vedere le reinterpretazioni di Rigano di alcuni personaggi tra le quali spicca la splendida Tia Dalma. Peccato che in questo fior fior di virtuosismi grafici sia stato violentato il finale finendo per perdersi la poitenza del cliffhanger, ma pazienza, non si può avere tutto. Personalmente quindi la consiglio, perchè anche nel caso non vi dovesse piacere o doveste trovare la narrazione poco piacevole potete sempre ritagliarne le vignette e tappezzarci la camera. Quindi in un modo o nell'altro direi che i suoi 3.30 li vale.
Classici a Fumetti # 31: Pirati dei Caraibi - Ai Confini del Mondo (Ambrosio/Rigano)
Altolà, fermi tutti! E' uscito Pirati dei Caraibi – Ai Confini del Mondo (Ambrosio/Rigano). Ormai lo si dava per disperso, e sembrava che la serie di trasposizioni fumettate della serie cinematografica dovesse fermarsi all'unico albo tratto dal secondo film, e invece no, ecco qua il terzo. Ora sarebbe cosa carina aspettarsi anche il primo capitolo, ma ovviamente si parla della Disney, quindi meglio abbandonare le speranze di logica collezionistica e godersi ciò che invece abbiamo tra le mani, e cioè un maxialbo di 48 tavole che a 3.30 € offre alcune fra le cose più spettacolose mai uscite dalla mano di Rigano. Per quanto riguarda Ambrosio è invece la didascalia a farla da padrone, che pedissequamente spiega la maggior parte dei passaggi narrativi, necessari alla comprensione di una storia altrimenti irraccontabile. Perchè stavolta no, non me la sento di dare addosso ad Ambrosio: se l'abuso didascalico nel precedente adattamento era riprovevole e biasimabile qui non vedo altri modi per riuscire a spiegare cose che anche nel film si faticava a capire. Le imponenti e spettacolari vignettone vanno il loro lavoro per non dare dubbi e spiegare alla perfezione quanto accade, ma stavolta il lavoro più gramo è toccato proprio ad Ambrosio e una simile mole di didascalie si sarebbe potuta evitare solo ed esclusivamente se al progetto avessero dedicato qualcosa come tre albi a film. E invece no, la Disney anziché bissare il progetto Atlantis, ha preferito varare la testaa di Pirati dedicata ai poppanti. Ma pazienza, il mio consiglio è quello di comprare ad occhi chiusi l'albo in questione, che sebbene presenti un Rigano più sporco e ruvido del precedente è un gran bel lavorone che mostra – oh cosa sublime! – cosa sarebbe stato il ciclo Pirati dei Caribi se fosse stato progettato in animazione.
Classici a Fumetti #32: Ratatouille (Macchetto/Urbano)
Altro mio acquisto lucchese è quest'albo, che segue gli ultimi due a cura di Ambrogio e Rigano, che trasponevano invece il secondo e terzo capitolo della trilogia dei Pirati dei Caraibi. E una cosa va detta subito: mentre una trasposizione a fumetti dei due live action sopracitati poteva essere un'operazione estremamente accattivante visto che trasformava in disegni un mondo in carne ad ossa, restituendo loro (stilisticamente parlando) una propria disneyanità, nel caso di Ratatouille (Macchetto/Urbano), che già parte con lo status di prodotto d'animazione, si ha invece una penalizzazione. La solita vecchia penalizzazione di qualsiasi adattamento fumettato, oserei dire. Che però ora non è più pesante come un tempo, quando su Topolino apparivano le trasposizioni dei classici Disney anni 90, costretti in quelle vignette strettissime e ritmicamente sballati dall'incapacità degli adattatori americani. Da quando questo tipo di operazioni sono state ormai affidate alla scuola italiana abbiamo prodotti di ben altro livello e di diversa caratura, più vicini ad una graphic novel che a un semplice prodotto di merchandising senza arte nè parte. Il problema è che ancora non basta per ottenere un prodotto che convinca al 100%, specie in questo caso. Ratatouille è un film in cui la regia è sempre e comunque sopra le righe e fa un uso a dir poco strepitoso del mezzo cinematografico, proponendo gag, dialoghi e trovate senza precedenti nel campo dell'animazione. Una simile sceneggiatura sarebbe stata penalizzata in qualsiasi caso, a meno che non si fosse scelto di dedicargli il doppio delle tavole, di resettargli la sceneggiatura e ricostruirgliene un'altra, più vicina possibile al medium fumetto. Ne sarebbe valsa la pena? Per la Disney probabilmente no, e così ci troviamo davanti un albo, pur molto curato, che sa un po' troppo di vorrei ma non posso. Un Macchetto leggermente sottotono riesce a trasporre alla perfezione alcune sequenze (come la discussione tra Remy e suo padre successiva al loro ricongiungimento), trascurandone molte altre, e arrendendosi proprio nella seconda metà. Comportamento quasi analogo a quello di Urbano, che ritrae alla perfezione alcune cose come gli ambienti, rispettosissimi del lungometraggio, e alcuni personaggi secondari come i cuochi, e ne devasta letteralmente altri come Remy e soprattutto Colette, veramente orrida in quasi tutte le vignette in cui appare.
Insomma, senza dubbio un Ratatouille banalizzato, da non condannare in toto, questo sì, e che comunque mostra che si sono fatti notevoli progressi in questo campo. Ma che tuttavia non riesce a far concludere la lettura soddisfatti, come invece riuscivano i pirati ambrosiani, strapieni di inutili didascalie, ma che perlomeno avevano dalla loro una realizzazione grafica impeccabile e il vantaggio di spiegare certi punti rimasti oscuri durante la visione dei lungometraggi.
Ma lasciamo perdere lo striminzito magazine e pensiamo piuttosto all'albo one shot in uscita in questi giorni in tutte le edicole, ovvero la trasposizione fumettata dell'omonimo lungometraggio. E' la prima volta che si fa tanto chiasso intorno a un live-action Disney, e vederne il corrispettivo fumettistico fa un certo effetto. Pirati dei Caraibi - La Maledizione del Forziere Fantasma (Ambrosio/Rigano) si inscrive perfettamente nella linea delle trasposizioni che leggevamo un tempo su Topolino e che recentemente hanno preso ad apparire su albi a parte, più o meno contemporaneamente alla scelta della Disney di affidarle alla scuola italiana. Di queste si ricordano con piacere Atlantis - L'Impero Perduto e Il Pianeta del Tesoro disegnate da un mirabolante Sciarrone.
Qui tocca a Rigano invece, e la mascella si schianta per terra. In senso positivo ovviamente, perchè quei gioiellini che avevamo visto al Cartoomics provenivano appunto da qui e non da magazine fuffa che sta uscendo al momento. E poi c'è Ambrosio, che messo in condizione di non nuocere non è affatto male e ci regala una buona prova come traspositore.
Ci sono molti modi per adattare un film a un fumetto. C'è la strada "artistica" che indaga sulla potenza espressiva dei due media e adatta perfettamente, e con un gran dispendio di pagine, il ritmo cinematografico sulla carta. Ma è una casistica assai rara, che vale per pochissimi prodotti. E poi ci sono altri due metodi, più umili: quello che si avvale di didascalie qua e là e quello che le ignora bellamente finendo molto spesso per risultare incomprensibile e arruffato. Direi che qui si tratta del metodo didascalico, visto che le dida abbondano, ma non danno poi così fastidio visto che sono messe bene e che comuqnue i disegni di Rigano assai espressivi contribuiscono non poco a far capire ciò che accade. Insomma, un prodotto valido questa graphic novel che consiglio parecchio anche solo per vedere le reinterpretazioni di Rigano di alcuni personaggi tra le quali spicca la splendida Tia Dalma. Peccato che in questo fior fior di virtuosismi grafici sia stato violentato il finale finendo per perdersi la poitenza del cliffhanger, ma pazienza, non si può avere tutto. Personalmente quindi la consiglio, perchè anche nel caso non vi dovesse piacere o doveste trovare la narrazione poco piacevole potete sempre ritagliarne le vignette e tappezzarci la camera. Quindi in un modo o nell'altro direi che i suoi 3.30 li vale.
Classici a Fumetti # 31: Pirati dei Caraibi - Ai Confini del Mondo (Ambrosio/Rigano)
Altolà, fermi tutti! E' uscito Pirati dei Caraibi – Ai Confini del Mondo (Ambrosio/Rigano). Ormai lo si dava per disperso, e sembrava che la serie di trasposizioni fumettate della serie cinematografica dovesse fermarsi all'unico albo tratto dal secondo film, e invece no, ecco qua il terzo. Ora sarebbe cosa carina aspettarsi anche il primo capitolo, ma ovviamente si parla della Disney, quindi meglio abbandonare le speranze di logica collezionistica e godersi ciò che invece abbiamo tra le mani, e cioè un maxialbo di 48 tavole che a 3.30 € offre alcune fra le cose più spettacolose mai uscite dalla mano di Rigano. Per quanto riguarda Ambrosio è invece la didascalia a farla da padrone, che pedissequamente spiega la maggior parte dei passaggi narrativi, necessari alla comprensione di una storia altrimenti irraccontabile. Perchè stavolta no, non me la sento di dare addosso ad Ambrosio: se l'abuso didascalico nel precedente adattamento era riprovevole e biasimabile qui non vedo altri modi per riuscire a spiegare cose che anche nel film si faticava a capire. Le imponenti e spettacolari vignettone vanno il loro lavoro per non dare dubbi e spiegare alla perfezione quanto accade, ma stavolta il lavoro più gramo è toccato proprio ad Ambrosio e una simile mole di didascalie si sarebbe potuta evitare solo ed esclusivamente se al progetto avessero dedicato qualcosa come tre albi a film. E invece no, la Disney anziché bissare il progetto Atlantis, ha preferito varare la testaa di Pirati dedicata ai poppanti. Ma pazienza, il mio consiglio è quello di comprare ad occhi chiusi l'albo in questione, che sebbene presenti un Rigano più sporco e ruvido del precedente è un gran bel lavorone che mostra – oh cosa sublime! – cosa sarebbe stato il ciclo Pirati dei Caribi se fosse stato progettato in animazione.
Classici a Fumetti #32: Ratatouille (Macchetto/Urbano)
Altro mio acquisto lucchese è quest'albo, che segue gli ultimi due a cura di Ambrogio e Rigano, che trasponevano invece il secondo e terzo capitolo della trilogia dei Pirati dei Caraibi. E una cosa va detta subito: mentre una trasposizione a fumetti dei due live action sopracitati poteva essere un'operazione estremamente accattivante visto che trasformava in disegni un mondo in carne ad ossa, restituendo loro (stilisticamente parlando) una propria disneyanità, nel caso di Ratatouille (Macchetto/Urbano), che già parte con lo status di prodotto d'animazione, si ha invece una penalizzazione. La solita vecchia penalizzazione di qualsiasi adattamento fumettato, oserei dire. Che però ora non è più pesante come un tempo, quando su Topolino apparivano le trasposizioni dei classici Disney anni 90, costretti in quelle vignette strettissime e ritmicamente sballati dall'incapacità degli adattatori americani. Da quando questo tipo di operazioni sono state ormai affidate alla scuola italiana abbiamo prodotti di ben altro livello e di diversa caratura, più vicini ad una graphic novel che a un semplice prodotto di merchandising senza arte nè parte. Il problema è che ancora non basta per ottenere un prodotto che convinca al 100%, specie in questo caso. Ratatouille è un film in cui la regia è sempre e comunque sopra le righe e fa un uso a dir poco strepitoso del mezzo cinematografico, proponendo gag, dialoghi e trovate senza precedenti nel campo dell'animazione. Una simile sceneggiatura sarebbe stata penalizzata in qualsiasi caso, a meno che non si fosse scelto di dedicargli il doppio delle tavole, di resettargli la sceneggiatura e ricostruirgliene un'altra, più vicina possibile al medium fumetto. Ne sarebbe valsa la pena? Per la Disney probabilmente no, e così ci troviamo davanti un albo, pur molto curato, che sa un po' troppo di vorrei ma non posso. Un Macchetto leggermente sottotono riesce a trasporre alla perfezione alcune sequenze (come la discussione tra Remy e suo padre successiva al loro ricongiungimento), trascurandone molte altre, e arrendendosi proprio nella seconda metà. Comportamento quasi analogo a quello di Urbano, che ritrae alla perfezione alcune cose come gli ambienti, rispettosissimi del lungometraggio, e alcuni personaggi secondari come i cuochi, e ne devasta letteralmente altri come Remy e soprattutto Colette, veramente orrida in quasi tutte le vignette in cui appare.
Insomma, senza dubbio un Ratatouille banalizzato, da non condannare in toto, questo sì, e che comunque mostra che si sono fatti notevoli progressi in questo campo. Ma che tuttavia non riesce a far concludere la lettura soddisfatti, come invece riuscivano i pirati ambrosiani, strapieni di inutili didascalie, ma che perlomeno avevano dalla loro una realizzazione grafica impeccabile e il vantaggio di spiegare certi punti rimasti oscuri durante la visione dei lungometraggi.







