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[Wes Anderson] Il Treno per il Darjeeling

Inviato: venerdì 04 luglio 2008, 10:14
da Elaine Marley
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L’ultimo lavoro di Wes Anderson, Il treno per il Darjeeling (The darjeeling limited), è assolutamente un gran bel film. D’accordo, magari I Tenembaum è più poetico. Occhei, forse il sottovalutato Le avventure acquatiche di Steve Zissou è più singolare e inedito. Questo film però è sincero, commuove, arriva dritto al cuore senza esitazioni.

Tre fratelli, dopo la morte del padre, un anno prima, hanno smesso di parlarsi, senza un motivo particolare. E’ successo, e basta. Il più grande, interpretato da Owen Wilson, dopo esser sopravvissuto ad un incidente in cui ha rischiato la vita, si sveglia con il desiderio di incontrare gli altri (Adrien Brody e Jason Schwartzman) e li convoca in India in un viaggio alla ricerca della madre, che da tempo ha fatto perdere le sue tracce. Ma la loro avventura è qualcosa di più, è un percorso esistenziale che corre parallelamente al treno dai colori pastello che li porta verso il deserto del Rajasthan, verso una meta che va oltre il ritrovare la genitrice sparita.
Ad affiancare Wilson, dunque, c’è Brody, che interpreta il secondogenito che sta per avere un figlio da sua moglie, con cui pare le cose non stiano andando benissimo, e Schwartzman, uno scrittore che trasforma ogni sua esperienza reale in racconti. Quest’ultimo è anche protagonista del corto che precede il film, Hotel Chevalier (per chi fosse interessato, eccolo qui), diventato famoso su internet per una scena di seminudo della Portman (personaggio che poi, nel film, scompare: Scwartzman accennerà a lei solo di tanto in tanto, nei suoi discorsi).
Ad aprire la pellicola, poi, c’è una breve scena con Bill Murray: mi sono chiesta se voleva essere solo un cameo o se rappresentasse il padre dei tre protagonisti. Chissà.

I costumi sono di Milena Canonero (sì, sempre una delle mie preferite, la stessa di Marie Antoinette), ma ciò non deve far pensare che anche gli sfondi su cui si muovono i protagonisti non siano “vera India”: Anderson, infatti, adorando il modo in cui gli indiani sanno realizzare cose “fatte a mano”, per le decorazioni del treno ha ingaggiato una squadra di artigiani che aveva realizzato i decori dell’albergo dove alloggiava, ed ha girato alcune scene in un villaggio autentico.
La colonna sonora è un accostamento azzeccato di brani classici, rock e indiani: troviamo i Kinks, Ravel, i Rolling Stones, Debussy, che non stonano mai, e rendono il film musicalmente intrigante.
Quello di Anderson è un mondo espressionista, un po’ pop, un po’ esotico, volutamente eccentrico, come la sua regia, che ci mostra carrelli, colori carichi, ralenti, senza però togliere allo stesso tempo credibilità ai suoi personaggi, che sono di un realismo disarmante. I cambi di registro non sono mai forzati, e la prima parte, più ironica e brillante, scivola nella seconda, più drammatica, senza che il ritmo della narrazione ne risenta: abbiamo così momenti comici, tragici, umoristici, metanarrativi, che lasciano lo spettatore indifeso, che danno una sensazione di groppo in gola.
Anderson però, a differenza di quanto si possa pensare, non si ripete: con I Tenembaum e Zissou questo film crea una specie di trilogia familiare, ma mentre nei primi due casi si cercava una specie di identificazione coi propri genitori, qui avviene il superamento della stessa, risultando forse addirittura superiore per scrittura, struttura, coerenza.

Ritmo calzante dunque, svitati tra quadri di elefanti e vecchie canzoni degli Stones immersi in un mondo tragicomico e che si ha difficoltà quasi a credere che esista sull’atlante. Empatia, e vero amore.

Re: Il treno per il Darjeeling

Inviato: venerdì 04 luglio 2008, 10:54
da Francesco F
Straquoto, bellissimo viaggio :D

Re: [Wes Anderson] Il Treno per il Darjeeling

Inviato: domenica 04 settembre 2016, 23:56
da Bramo
Continua la mia discesa a ritroso nell'universo di Wes Anderson con questo film del 2008.
Non è facile dare un giudizio alla pellicola, giacché sulle prime rispetto ai successivi due mi sembrava quello meno riuscito, ma riflettendoci sopra nella mezz'ora successiva alla visione (e avendo nel frattempo anche visto il cortometraggio che precederebbe il film, Hotel Chevalier), ho iniziato a inquadrarlo meglio, e forse addirittura è quello in cui riesco a riconoscermi meglio.
Merito del terzetto protagonista di Darjeeling Limited: i tre fratelli interpretati da Owen Wilson, Adrien Brody e Jason Schwartzman sono infatti personaggi sfaccettati e convincenti, nelle loro stranezze e diversità, e il viaggio che decidono di compiere assieme in India dopo un anno di distanza e silenzi in seguito alla morte del padre e alla fuga della madre è senz'altro un plot capace di regalare soddisfazioni, specie nel modo stralunato che ha Anderson di mettere in scena queste dinamiche.
Cosa non mi aveva convinto inizialmente, quindi? Forse l'inconcludenza generale e la mancanza di una trama veramente corposa, che mi hanno dato in alcuni passaggi un senso di vacuità che minava vagamente la fruizione. Ovviamente non è quello su cui bisogna concentrarsi, quanto quella vacuità serva invece a comunicarci ancora meglio la tensione tra i tre fratelli e le difficoltà emotive che li caratterizzano. Gli attori in gioco sono molto bravi nel rendere la loro interpretazione in bilico tra commedia e serietà, sostenendo il film quasi interamente sulle loro spalle.
Degno di rilievo è poi il flashback sul funerale del padre, incastonato assai intelligentemente nel momento narrativo di un altro funerale, che completa in modo rilevante il quadro.
Ho apprezzato poco le scene su suolo indiano, mentre quelle sul treno del titolo hanno una grande forza comunicativa, senza contare che intarsi e disegni del convoglio sono esteticamente affascinanti e i colori accesi della tipica fotografia andersoniana possono farla da padrone.
Interessante la scelta musicale, carinissimo il cammeo dell'onnipresente Bill Murray, delicatissimo il tocco della valige come simbolo del peso che ci si porta dietro.
Il viaggio di Wes Anderson in questa India non è quindi importante di per sé o nell'itinerario tracciato dal fratello maggiore o dall'obiettivo di ritrovare la madre, quanto per poter far fare move on ai tre protagonisti in una cornice piacevolmente surreale, accettando le sorprese della loro condizione disfunzionale... e in questo il regista riesce molto bene, pur con alcune imperfezioni sceneggiatorie che macchiano un prodotto sicuramente valido, ma che poteva esserlo di più.