
Da un musical-trionfo a Broadway (sette Tony Awards nel 1979) scritto da Hugh Callingham Wheeler su precedenti racconti e cronache anonimi (forse una storia vera; probabilmente più persone), la storia di Benjamin Barker, benestante ed esperto barbiere londinese, amorevole padre di famiglia che vedrà la vita distrutta dall'infido giudice Turpin. Imprigionato illegalmente, scapperà per far ritorno a Londra. Con una vendetta dietro l'angolo.
Diciamolo: Tim Burton supera ogni suo precedente lavoro
E non è necessariamente totalmente un bene perché nel farlo ci presenta un film testamentario che più non si può, quasi un "un'opera ultima", una summa di emblemi stilistici e valori che lambisce tutta la sua eccelente e straordinaria produzione. Ovviamente non sarà il suo ultimo film (il titolo provvisorio del prossimo è Ripley's Believe it or not) e dunque lascia un po' basiti questa pellicola che sembra non esigere alcuna replica futura, che sembra chiudere definitavemente un'era con quello sportellone del forno che sbatte violentemente nel finale imprigionando SPOILER [spoiler]Helena Bonham Carter[/spoiler]SPOILER al suo destino.
Ad arginare parzialmente questa "definitiva compiutezza" ci pensa la sua essenza di musical ma solo parzialmente -per l'appunto- perché le canzoni e le musiche di Stephen Sondheim paiono pescate dal cilindro su misura di Burton: sembrano anch'esse parte integrante del repertorio cinematografico dell'eccezionale talento di Burbank.
Ma forse tutto ciò è pura dietrologia, forse non occorre che lasciarsi andare a quell'intensissimo fiume di sentimenti e violenze che è Sweeney Todd. Sì, deve essere così. Ed ecco allora spuntare un film bellissimo, magistralmente diretto in un crescendo di emozioni impareggiabili. Violento, passionale, ironico, beffardo...musical, il recupero in grandissimo stile di un genere decaduto.
Sweeney Todd ha poi l'epicità delle grandi tragedie greche ma senza la tradizionale catarsi e con una geniale catastrofe sofoclea, un finale spietato, senza luce, concluso in uno scantinato e quindi più cupo e più infossato.
Il resto è perfetto: tutto si interseca.
Un grandissimo Johnny Depp (Sweeney Todd), espressivo e spigliato ma mai gigione, dei bravissimi Helena Bonham Carter (Mrs.Lovett) ed Alan Rickman (Giudice Turpin) ed un fenomenale Sasha Baron Cohen (Adolfo Pirelli), eccellente interprete di una parte breve ma fondamentale (il giro di boa) cantano e alle volte paiono danzare sulle canzoni e splendido main theme di Stephen Sondheim, inquadrati nell'obiettivo di Dariusz Wolski, incastonati (o forse imprigionati) nella burtoniana (e totalmente ricostruita) Londra di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.
L'ho detto: un fiume, lasciatevi travolgere.



