[Joe Sacco] Palestina
Inviato: mercoledì 23 gennaio 2008, 17:43
Joe Sacco: Palestina
Per Natale la mia migliore amica mi ha regalato questa graphic novel. Un volumone bello spesso di 312 pagine della Piccola Biblioteca Oscar Mondadori. Lì per lì ero un po' stranito dal dovermi avventurare in un'avventura a fumetti così corposa e al contempo così impegnativa sotto il profilo dell'argomento trattato. Adesso che l'ho finito, posso dire che è stato proprio un bel regalo.
E' difficile descrivere questo fumettone (se mi passate il termine): è la cronaca che l'autore, Joe Sacco, ha fatto dela suo viaggio in Israele e nei Territori Occupati tra il 1991 e il 1992. Avendo deciso di vedere con i suoi occhi cosa stava accadendo in quella parte del mondo, Sacco ha intrapreso questo viaggio con il suo fedele taccuino, e ha documentato tutto. Normale, essendo di professione un giornalista. Ma lui ha deciso di farlo nelal forma d'arte che predilige, il Fumetto.
Così è nato "Palestina". Il protagonista, se vogliamo indentificarne uno, è Sacco stesso, che si ritrae - inconfondibile nel suo aspetto con gli occhiali tondi, il nasone e le labbra grosse - che in prima persona esplora quelle terre e noi facciamo quindi empatia con lui, noi mentre leggiamo siamo Joe Sacco che attraversa i Territori Occupati.
Molte sono le didascalie, forse più dei balloon, in cui noi vediamo il pensiero dell'autore, le sue impressioni, le sue paure, anche le sue battute ironiche che non mancano, o a volte delle precisazioni di carattere storico.
Perchè "Palestina" si muove su due binari: da una parte, Sacco descrive la società palestinese, le tipologie umane, le tradizioni, i caratteri, i pensieri, la vita che conducono... e da lì pian piano va sul secondo binario, quello della descrizione di come tutte queste cose debbano fare i conti con l'occupazione israeliana.
Ad essere onesti, dopo i primi due capitoli (in tutto sono nove) ho dovuto cercare ua ricerca scolastica che avevo fatto proprio l'anno scorso sull'argomento della questione palestinese. L'avevo fatta melgio di quello che pensassi, infatti mi è stata utile per raccapezzarmi sulla contestualizzazione geografica e specialemnte storica, perchè per quanto alcune note le mette Sacco stesso nelle didascalie ho preferito avere una scala cronologica completa per orientarmi. Volevo gustarmi al meglio quest'opera. Con quell'accorgimento, riferimenti a date particolari (come il 1948, nascita dello Stato d'Israele) e alle quattro guerre arabo-israeliane mi sono stati più chiari. Inoltre, sapere da che cosa è nato tutto questo, da quali radici storiche indirette e soprattutto dirette è saltato fuori una situazione così insotenibile è indispensabile, per capire al melgio l'opera, partendo dal Mandato Britannico in avanti, in una sequela di errori e disinteresse.
Per buona parte della graphic novel, Sacco - che è sempre a contatto con i palestinesi - sembra quasi (e sottolineo sembra e quasi) essere imparziale, vedendo i palestinesi come il popolo vessato dai soprusi e Israele come il mostro che attacca. In fondo, Israele è l'occupante, e le ferite che noi vediamo sono inferte ai paelstinesi, le torture orribili e le morti atroci e ingiuste sono ad opera di Israele.
Ma in più punti (e ciò divetna chiaro nell'ultima capitolo) Sacco ci fa capire che tutti hanno la loro parte di sbagli, nessuno può dirsi del tutto innocente. Riporto la frase esatta, commentando un bambino israeliano costretto a stare sotto la pioggia mentre guardie israeliane al coperto gli facevano delle domande:
E al di là di quel particolare atto di sopraffazione, al di lè degli interrogativi veramente grandi (lo stato di Gerusalemme, il futuro degli insediameneti, il ritorno dei profughi ecc.) che devono essere posti e subito superati se mai dovrà esserci pace quaggiù, c'è qualcos'altro... Un ragazzo sotto la pioggia, a che cosa pensa?
Prima di arrivare qui avevo fatto delle congetture e, una volta arrivato, avevo scoperto con stupore come può diventare chi crede di avere il potere dalla sua. Ma poi... come diventa chi crede di non averne alcuno?
Tra the troppo zuccherati, racconti aberranti, lanci di sassi, orrori vari, politica, passeggiate tra fango e topi morti, scontri armati, riferimenti a realtà quali l'OLP, Al Fatah e all'Intifada, battute, riferimenti di meta-fumetto e tavole in bianco e nero che cercano di contenere tutto questo - in uno stile grafico da non tralasciare perchè particolarissimo, a me è piaciuto molto, e anche le didascalie che spesso "scivolano" a destra o a sinistra constringendo il lettore a capovolgere il libro sono un colpo di genio a mio parere - "Palestina" risulta essere un vero e proprio reportage di guerra a fumetti, un racconto lucido e dettagliato su quello che era la situazione nei Territori Occupati più di quindici anni fa.
Una testimonianza preziosa di quello che è un degli orrori più dimenticati di questo cosiddetto "mondi civile". Ma civile dove?
Un'opera di alto valore documentaristico (a anche artistico) che l'ha fatta eleggere da alcuni come l'erede qi quello che fu "Maus" nel raccontare le stragi del nazismo.
Consigliatissimo.
Per Natale la mia migliore amica mi ha regalato questa graphic novel. Un volumone bello spesso di 312 pagine della Piccola Biblioteca Oscar Mondadori. Lì per lì ero un po' stranito dal dovermi avventurare in un'avventura a fumetti così corposa e al contempo così impegnativa sotto il profilo dell'argomento trattato. Adesso che l'ho finito, posso dire che è stato proprio un bel regalo.
E' difficile descrivere questo fumettone (se mi passate il termine): è la cronaca che l'autore, Joe Sacco, ha fatto dela suo viaggio in Israele e nei Territori Occupati tra il 1991 e il 1992. Avendo deciso di vedere con i suoi occhi cosa stava accadendo in quella parte del mondo, Sacco ha intrapreso questo viaggio con il suo fedele taccuino, e ha documentato tutto. Normale, essendo di professione un giornalista. Ma lui ha deciso di farlo nelal forma d'arte che predilige, il Fumetto.
Così è nato "Palestina". Il protagonista, se vogliamo indentificarne uno, è Sacco stesso, che si ritrae - inconfondibile nel suo aspetto con gli occhiali tondi, il nasone e le labbra grosse - che in prima persona esplora quelle terre e noi facciamo quindi empatia con lui, noi mentre leggiamo siamo Joe Sacco che attraversa i Territori Occupati.
Molte sono le didascalie, forse più dei balloon, in cui noi vediamo il pensiero dell'autore, le sue impressioni, le sue paure, anche le sue battute ironiche che non mancano, o a volte delle precisazioni di carattere storico.
Perchè "Palestina" si muove su due binari: da una parte, Sacco descrive la società palestinese, le tipologie umane, le tradizioni, i caratteri, i pensieri, la vita che conducono... e da lì pian piano va sul secondo binario, quello della descrizione di come tutte queste cose debbano fare i conti con l'occupazione israeliana.
Ad essere onesti, dopo i primi due capitoli (in tutto sono nove) ho dovuto cercare ua ricerca scolastica che avevo fatto proprio l'anno scorso sull'argomento della questione palestinese. L'avevo fatta melgio di quello che pensassi, infatti mi è stata utile per raccapezzarmi sulla contestualizzazione geografica e specialemnte storica, perchè per quanto alcune note le mette Sacco stesso nelle didascalie ho preferito avere una scala cronologica completa per orientarmi. Volevo gustarmi al meglio quest'opera. Con quell'accorgimento, riferimenti a date particolari (come il 1948, nascita dello Stato d'Israele) e alle quattro guerre arabo-israeliane mi sono stati più chiari. Inoltre, sapere da che cosa è nato tutto questo, da quali radici storiche indirette e soprattutto dirette è saltato fuori una situazione così insotenibile è indispensabile, per capire al melgio l'opera, partendo dal Mandato Britannico in avanti, in una sequela di errori e disinteresse.
Per buona parte della graphic novel, Sacco - che è sempre a contatto con i palestinesi - sembra quasi (e sottolineo sembra e quasi) essere imparziale, vedendo i palestinesi come il popolo vessato dai soprusi e Israele come il mostro che attacca. In fondo, Israele è l'occupante, e le ferite che noi vediamo sono inferte ai paelstinesi, le torture orribili e le morti atroci e ingiuste sono ad opera di Israele.
Ma in più punti (e ciò divetna chiaro nell'ultima capitolo) Sacco ci fa capire che tutti hanno la loro parte di sbagli, nessuno può dirsi del tutto innocente. Riporto la frase esatta, commentando un bambino israeliano costretto a stare sotto la pioggia mentre guardie israeliane al coperto gli facevano delle domande:
E al di là di quel particolare atto di sopraffazione, al di lè degli interrogativi veramente grandi (lo stato di Gerusalemme, il futuro degli insediameneti, il ritorno dei profughi ecc.) che devono essere posti e subito superati se mai dovrà esserci pace quaggiù, c'è qualcos'altro... Un ragazzo sotto la pioggia, a che cosa pensa?
Prima di arrivare qui avevo fatto delle congetture e, una volta arrivato, avevo scoperto con stupore come può diventare chi crede di avere il potere dalla sua. Ma poi... come diventa chi crede di non averne alcuno?
Tra the troppo zuccherati, racconti aberranti, lanci di sassi, orrori vari, politica, passeggiate tra fango e topi morti, scontri armati, riferimenti a realtà quali l'OLP, Al Fatah e all'Intifada, battute, riferimenti di meta-fumetto e tavole in bianco e nero che cercano di contenere tutto questo - in uno stile grafico da non tralasciare perchè particolarissimo, a me è piaciuto molto, e anche le didascalie che spesso "scivolano" a destra o a sinistra constringendo il lettore a capovolgere il libro sono un colpo di genio a mio parere - "Palestina" risulta essere un vero e proprio reportage di guerra a fumetti, un racconto lucido e dettagliato su quello che era la situazione nei Territori Occupati più di quindici anni fa.
Una testimonianza preziosa di quello che è un degli orrori più dimenticati di questo cosiddetto "mondi civile". Ma civile dove?
Un'opera di alto valore documentaristico (a anche artistico) che l'ha fatta eleggere da alcuni come l'erede qi quello che fu "Maus" nel raccontare le stragi del nazismo.
Consigliatissimo.