
E venne il Capolavoro. Si fece attendere per un anno, ma tanto la tradizione del nuovo Mario al lancio di una nuova console era già stata ignorata, quel che è certo è che in attesa di poter giocare col gioco che sfruttava pienamente le possibilità grafiche del Wii, ci ritrovammo per le mani molti porting da altre console e giochi sviluppati su Game Cube e trasportati all'ultimo momento sul nuovo sistema. Ma con l'uscita di
Super Mario Galaxy la musica cambiò, e si ebbe il capostipite della nuova generazione di titoli Wii di un certo spicco, a cui seguirono altri giochi di peso come
Metroid Prime 3: Corruption,
Super Smash Bros Brawl e via dicendo. Certo non si può certo dire che la Wiiosità di questo gioco derivi dal sistema di controllo che rimane piuttosto tradizionale, le peculiarità del Wiimote sono sfruttate appena, e consistono nel poter dare una forte scrollata al wiimote al posto del pulsante d'attacco, e poter, addirittura con la complicità di un amico, usare i puntatori per accaparrarsi il maggior numero di astroschegge sparse per gli scenari, sorta di "moneta" di scambio per sbloccare alcune cose.
Super Mario Galaxy è l'ottavo titolo della fortunatissima serie di Mario su console domestica (o settimo secondo quelli che non contano
Super Mario World 2: Yoshi's Island), e terzo Mario in 3d di sempre. Dopo le critiche piovute sul precedente (ma ugualmente bellissimo)
Super Mario Sunshine a causa della componente esplorativa troppo marcata e del setting monotematico, gli sviluppatori sapevano di dover prendere a modello il capostipite dei Mario in 3d, quel
Super Mario 64 che tanto scalpore fece nel 1996, riuscendo a trasportare il Regno dei Funghi verso una dimensione tutta nuova. Va detto che prendere a modello è una parola grossa visto che un'altra critica che era stata fatta al gioco precedente era di voler essere un semplice more of same di
Mario 64, qui si è invece fatto di più: si è presa l'incredibile varietà di ambientazioni di quel capolavoro e la si è adattata ad una meccanica di gioco completamente nuova, meno esplorativa e più lineare, riuscendo grazie allo stratagemma dei percorsi galattici dalla gravità sconclusionata, ad affondare le proprie radici nella tradizione dei platform 2d.
Mario 64 aveva creato il genere del platform 3d, e l'aveva fatto ottenendo qualcosa di certamente splendido ma diverso da quanto si era abituati a giocare, con
Super Mario Galaxy il platform 3d diventa finalmente l'evoluzione naturale del platform 2d, riuscendo ad appagare i neofiti e i più esigenti tradizionalisti. E dimostrando come una formula di gioco vincente possa essere assolutamente adattabile ad ogni periodo storico.
I responsabili di questo miracolo sono come sempre i ragazzi di Nintendo EAD, ma stavolta il team di Tokyo, appartenenti alla succursale che già si era occupata di sviluppare il delizioso
Donkey Kong Jungle Beat. Questo nuovo team interno è ormai considerato la punta di diamante Nintendo, e a ragione vista l'immensa cura, l'innovazione e il rispetto per la tradizione che hanno saputo infondere in entrambi questi titoli.

La struttura generale di Mario Galaxy infatti non si distacca certo da quanto già conosciuto. Ci sono sempre i livelli accedibili da un'unica grande base, che in
Mario 64 era il castello di Peach, in
Mario Sunshine era Delfinia e qui è il fantastico osservatorio astronave di Rosalinda, sorta di principessa stellare. L'osservatorio è organizzato in diverse stanze, che altro non sono che portali verso le varie galassie, e come in
Mario 64 ci sono 15 livelli standard con numerose stelle da prendere, e livelli a stella singola, che equivalgono alle care vecchie stelle speciali sparse in giro per il castello. Eh già, perchè ritornano pure le stelle, dopo aver lasciato il posto ai soli custodi di
Sunshine: le innovazioni il gioco le offre nel percorso che ci separa da loro ovviamente, fatto di pianeti, pianetini, asteroidi, gravità sconclusionata e poetici voli nello spazio in stile Superman. E' una meraviglia continua, un continuo rimanere a bocca aperta, vuoi per le numerose idee originali, vuoi per la giocabilità a dir poco stellare, vuoi per l'incredibile direzione artistica del gioco che lo rende un gioiello sia a livello grafico che sonoro.
La grafica è infatti quanto di più bello si sia mai visto in un gioco Nintendo: colorata, pastellosissima, e allo stesso tempo ricchissima di riflessi e sfumature, crea un effetto spettacolare e meraviglioso, spremendo al massimo le possibilità del Wii. E basta arrivare per la prima volta nella Galassia Uovo, il primo livello, per accorgersi di che razza di lavorone sia stato fatto con gli accostamenti cromatici, per riuscire a rendere l'idea di star giocando nel mondo di Mario, anche se in un contesto spaziale. E la musica ovviamente procede di pari passo con la grafica, visto che si può tranquillamente dire di aver di fronte la colonna sonora migliore che un gioco di Mario abbia mai avuto. Il merito è ovviamente di quel grand'uomo di Koji Kondo, da sempre all'opera su Mario e Zelda, qui per la prima volta con un'orchestra sinfonica a disposizione. E i temi sono fantastici, poetici, allegri, immaginifici, originali e nel contempo citazionisitici: il walzer che si sente all'osservatorio, che cresce di intensità mano a mano che si completa il gioco è un qualcosa di indimenticabile, che rimanda parecchio al Danubio Blu di Strauss, mentre il tema che si sente al villaggio fungo nel setting introduttivo ricorda non poco le atmosfere dello Zora's domain di
Ocarina of Time e
Twilight Princess. Bello anche il tema di Mario Ghiaccio, che insieme a Mario Ape, Mario Spettro e Mario Molla segna il ritorno delle mitiche trasformazioni Mariose viste in
Super Mario Bros 3 e
Super Mario 64, mentre il Capolavoro è il brano della Galassia Giardin Ventoso, un qualcosa da far venire le lacrime agli occhi. E in alcune galassie a stella singola c'è persino la ripresa di un vecchio simpaticissimo brano proveniente dritto dritto da
Super Mario Bros. 3.
Come da tradizione la trama di qualsiasi gioco di Mario è alquanto semplice e pretestuosa, eppure anche sotto questo punto di vista il gioco sa sorprendere, riuscendo a iscriversi perfettamente nella tradizione Miyamotiana fatta di reticenze, non detto e particolari preziosi coglibili solo da chi li sa cercare. La storia basilare è infatti l'ennesimo scontro con Bowser che ha rapito la principessa, con la complicità di Bowser Jr. (lo stesso di
Mario Sunshine e
New Super Mario Bros.che ha ormai preso il posto di quel set di figliuoli presente in
Super Mario Bros. 3 e
Super Mario World), solo che stavolta c'è una sidestory tutta da scoprire e che coinvolge Rosalinda, la ragazza delle stelle e padrona dell'osservatorio, di cui si potranno sbloccare le pagine del libro che ne raccontano la storia. E non c'è niente di più poetico, struggente e profondo, una storia malinconica che deve molto, sia nella narrazione che nelle suggestioni grafiche, al
Piccolo Principe. Un particolare non indispensabile per la fruizione del gioco, ma che se donare una profondità inedita per un titolo di questa serie. E pure il finale sa essere sorprendente, anche se perfettamente illogico (non che quello di
Ocarina of Time non lo fosse...), ma ovviamente assai poetico, con tutto il carico di sorprese che si porta dietro.
Si potrebbero dire molte altre cose, data la profondità e la vastità del titolo, si potrebbero tirare in ballo le sessioni di gioco in equilibrio su una sfera, quelle su una bolla o il surf sulle mante, si potrebbe annunciare il ritorno dei pinguini, qui chiamati pinguotti, e di galassie tematiche che hanno modo di dare spazio a qualsiasi tipologia faunistica mai vista nella serie di Mario dai Koopa ai Goomba, passando per i talponi, i Pallottolo Bill e via dicendo, si potrebbe esultare per l'utilizzo di Luigi, che spunta fuori proprio da una casa stregata, ma non avrebbe senso passare al vaglio ogni singolo dettaglio di un gioco così vasto. Si potrebbe stigmatizzare il fatto che la Galassia Bosco Autunnale sia la versione specchiata della Galassia Dolceape, o che nel gioco non siano state inserite sessioni in groppa agli Yoshi, ma non avrebbe senso cercare il pelo nell'uovo in un'opera tanto maestosa. Quello che ha senso è amare
Super Mario Galaxy, e giocarlo magari fino in fondo, accaparrandosi tutte e 120 le stelle, comprese quelle delle comete viola che si sbloccano dopo averlo finito la prima volta, e poi rigiocarlo una seconda volta di seguito, [spoiler]usando Luigi, e arrivando così a poter sbloccare la 121esima stella, e un filmato finale extra[/spoiler]. E ha senso magari ringraziare Shigeru Miyamoto, Koji Kondo, Satoru Iwata, e tutti i ragazzi di Nintendo EAD che ancora una volta rendono possibile per un videogioco entrare a far parte della Storia dell'Arte.
