Artibani & Milazzo: Il Boia Rosso
Inviato: sabato 10 novembre 2007, 11:14
Il boia rosso
Soggetto di Francesco Artibani e Katja Centomo
Sceneggiatura di Francesco Artibani
Disegni di Ivo Milazzo

Se non sbaglio, questa storia di Artibani e Milazzo è uscita un anno fa in Francia, in due volumi a colori (Le maître rouge: "L'ange du château" e "La compagnie de la mort charitable", ed. Les Humanöides Associés). Quest'anno è arrivata in italia, riunita in un unico volume di 96 pagine, in edizione tascabile e in b/n. Sempre i figli della schifosa, noi italiani. Vabè, a parte le polemiche, in realtà siamo più fortunati, perchè abbiamo l'opera completa a metà prezzo, anche se dispiace non averla a colori (visto che all'interno dell'albo varie volte si fa riferimento al colore, fralaltro).
La storia è ambientata a Roma nel XVIII secolo (ormai ho la fissa delle storie in costume ambientate in Italia, vedi Volto Nascosto e Gli occhi e il buio). Siamo nello Stato Pontificio, il Papa ha (ancora per poco) il potere temporale e perciò in nome di Dio si arroga il diritto di giustiziare più o meno sommariamente i pur tanti briganti che infestano la povera Italia. La "giustizia" è affidata a Giovanni Battista Mori, il boia dal mantello rosso (da cui il titolo), il quale non si limita a colpire di mannaia ma, come tanti eroi polizieschi, ha il pallino dell'investigazione. Cioè, detta così sembra uno svampito tipo Miss Marple, ma in realtà principi ben più alti ispirano questa sua ricerca della verità. Nello specifico stavolta Mori "indaga" sulla sparizione della figlia di un ufficiale dell'esercito il quale viene ucciso da un ragazzo, figlio di un carbonaro. Per le autorità il caso è semplice: il rapimento è ad opera dei briganti (nello specifico, Padre Lupo, vecchio amico di Mori), e l'omicidio è politico. Ma c'è un fil rouge (che non appartiene al mantello rosso, per la cronaca) che lega questi avvenimenti, e Mori (con il suo fido Spinetta, quello che fa il lavoro sporco, per intenderci... (non che quello del boia sia un lavoro pulito, cmq)) vuole scoprirlo.
La struttura è classica e, come ho letto in altre recensioni, non porta niente di nuovo al genere (che i francesi chiamano "Polar", incrocio fra "poliziesco" e "noir", destando in me questa espressione:
). La cosa bella di questa storia è che la vedrei bene come la prima di una lunga serie. Mori è un gran bel personaggio, insomma un boia pseudointellettuale non lo troviamo tutti i giorni, inoltre ha un passato che sarebbe interessante conoscere, e ha pure la "spalla comica". Chissà se continuerà...
Soggetto di Francesco Artibani e Katja Centomo
Sceneggiatura di Francesco Artibani
Disegni di Ivo Milazzo

Se non sbaglio, questa storia di Artibani e Milazzo è uscita un anno fa in Francia, in due volumi a colori (Le maître rouge: "L'ange du château" e "La compagnie de la mort charitable", ed. Les Humanöides Associés). Quest'anno è arrivata in italia, riunita in un unico volume di 96 pagine, in edizione tascabile e in b/n. Sempre i figli della schifosa, noi italiani. Vabè, a parte le polemiche, in realtà siamo più fortunati, perchè abbiamo l'opera completa a metà prezzo, anche se dispiace non averla a colori (visto che all'interno dell'albo varie volte si fa riferimento al colore, fralaltro).
La storia è ambientata a Roma nel XVIII secolo (ormai ho la fissa delle storie in costume ambientate in Italia, vedi Volto Nascosto e Gli occhi e il buio). Siamo nello Stato Pontificio, il Papa ha (ancora per poco) il potere temporale e perciò in nome di Dio si arroga il diritto di giustiziare più o meno sommariamente i pur tanti briganti che infestano la povera Italia. La "giustizia" è affidata a Giovanni Battista Mori, il boia dal mantello rosso (da cui il titolo), il quale non si limita a colpire di mannaia ma, come tanti eroi polizieschi, ha il pallino dell'investigazione. Cioè, detta così sembra uno svampito tipo Miss Marple, ma in realtà principi ben più alti ispirano questa sua ricerca della verità. Nello specifico stavolta Mori "indaga" sulla sparizione della figlia di un ufficiale dell'esercito il quale viene ucciso da un ragazzo, figlio di un carbonaro. Per le autorità il caso è semplice: il rapimento è ad opera dei briganti (nello specifico, Padre Lupo, vecchio amico di Mori), e l'omicidio è politico. Ma c'è un fil rouge (che non appartiene al mantello rosso, per la cronaca) che lega questi avvenimenti, e Mori (con il suo fido Spinetta, quello che fa il lavoro sporco, per intenderci... (non che quello del boia sia un lavoro pulito, cmq)) vuole scoprirlo.
La struttura è classica e, come ho letto in altre recensioni, non porta niente di nuovo al genere (che i francesi chiamano "Polar", incrocio fra "poliziesco" e "noir", destando in me questa espressione: