Silvia Ziche: San Francisco e Santa Pazienza
Inviato: sabato 10 novembre 2007, 09:13
San Francisco e santa pazienza
Diario di un viaggio
di Silvia Ziche

Ovvero, Lucrezia #3. Chi non sa chi è Lucrezia è meglio che impari a morire a mo' di lemmings. Oppure si penta e corra a comprare Amore mio (ed. Mondadori) e Due (ed. Lizard), ovvero Lucrezia #1 e #2. Tre anni fa, nel lontano 6 settembre 2004, scoprimmo il nuovo personaggio di Silvia Ziche che, come lei ha detto in un'intervista, è la versione cagliata di Alice, suo vecchio cavallo di battaglia. Se Alice era giovane e idealista, Lucrezia è ormai disillusa e i suoi pensieri non sono più per il mondo e per la società ma semplicemente per la sua infima (cioè normale) vita sentimentale. Unico obiettivo di Lucrezia è cercare il principe azzurro. Nella prima raccolta delle sue storie, Amore mio, ci divertiamo seguendo la sua ricerca e le sue disavventure amorose. Nella seconda raccolta, Due, Lucrezia ha finalmente trovato l'amore, ma non per questo le disavventure finiscono. In questa terza raccolta, invece, le cose cambiano...
Questo terzo libro infatti è un ideale diario di viaggio di Lucrezia a San Francisco, dove accompagna il padre che rivede suo fratello John (ex Gianni) dopo 40 anni. Il viaggio la Ziche l'ha fatto davvero, con suo padre, ma in questa versione a fumetti gli eventi sono ovviamente edulcorati (credo, almeno
), dove per "eventi" intendo i classici inconvenienti di un italiano (per di più anziano) all'estero, alle prese con la lingua sconosciuta e con usi e costumi "strani". In questo libro quindi Silvia Ziche abbandona le classiche frecciatine femministe sugli uomini (ma non solo, Ziche è anche autoironica), per provare il genere diaristico, il che la porta anche ad abbandonare il classico layout a vignette a favore di un disegno libero su due tavole (di solito la riproduzione delle tante foto che lei/Lucrezia ha scattato) e usare le didascalie come fossero appunti scritti a penna sulla foto. Non mancano ovviamente le battute sugli stereotipi (le colline di San Francisco, la faglia di Sant'Andrea e i terremoti, il clima, il ponte Golden Gate (quello dei suicidi), il governatore Schwarzenegger, ecc...
), ma nemmeno riflessioni sull'attualità (il viaggio è datato aprile 2007, quando ci fu la strage del Virginia Tech ad opera del ragazzo asiatico depresso...).
Un diario intimo (nel vero senso della parola), dove c'è spazio per insospettabili esami di coscienza da parte di Lucrezia, segno che l'intelligenza di Alice le è ancora rimasta (nonostante le futili battaglie con l'altro sesso) e che non è destinata a diventare come sua nonna
Diario di un viaggio
di Silvia Ziche

Ovvero, Lucrezia #3. Chi non sa chi è Lucrezia è meglio che impari a morire a mo' di lemmings. Oppure si penta e corra a comprare Amore mio (ed. Mondadori) e Due (ed. Lizard), ovvero Lucrezia #1 e #2. Tre anni fa, nel lontano 6 settembre 2004, scoprimmo il nuovo personaggio di Silvia Ziche che, come lei ha detto in un'intervista, è la versione cagliata di Alice, suo vecchio cavallo di battaglia. Se Alice era giovane e idealista, Lucrezia è ormai disillusa e i suoi pensieri non sono più per il mondo e per la società ma semplicemente per la sua infima (cioè normale) vita sentimentale. Unico obiettivo di Lucrezia è cercare il principe azzurro. Nella prima raccolta delle sue storie, Amore mio, ci divertiamo seguendo la sua ricerca e le sue disavventure amorose. Nella seconda raccolta, Due, Lucrezia ha finalmente trovato l'amore, ma non per questo le disavventure finiscono. In questa terza raccolta, invece, le cose cambiano...
Questo terzo libro infatti è un ideale diario di viaggio di Lucrezia a San Francisco, dove accompagna il padre che rivede suo fratello John (ex Gianni) dopo 40 anni. Il viaggio la Ziche l'ha fatto davvero, con suo padre, ma in questa versione a fumetti gli eventi sono ovviamente edulcorati (credo, almeno
Un diario intimo (nel vero senso della parola), dove c'è spazio per insospettabili esami di coscienza da parte di Lucrezia, segno che l'intelligenza di Alice le è ancora rimasta (nonostante le futili battaglie con l'altro sesso) e che non è destinata a diventare come sua nonna