Roberto Benigni: La Vita è Bella
Inviato: sabato 11 agosto 2007, 21:19

Siamo ad Arezzo, nel 1938. Guido, un giovane ebreo, si trasferisce dalla campagna in città per cercare fortuna: mentre lavora come cameriere, si innamorerà di Dora, una maestra elementare già promessa sposa ad un arrogante gerarca fascista. Dopo numerosi tentativi Guido riesce asposare Dora, e sei anni dopo vivono felicemente con il figlio Giosuè.
Ma per via delle leggi razziali, l'intera famiglia viene deportata in un campo di concentramento, dove Guido cercherà di non far pesare l'esperienza al figlio, facendogli credere di stare partecipando ad un immenso gioco con in palio un carro armato.
Dopo aver diretto cinque film rigorosamente comici, Roberto Benigni si cimenta con un film che è al contempo esilarante e profondo. L'attore toscano si arrischia nel creare una pellicola che potrebbe, per via del tema trattato dei campi di concentramento, suscitare un vespaio; lo stesso Benigni durante la lavorazione aveva il timore di oter offendere la sensibilità dei sopravvisuti alla reclusione. Ma invece riesce a creare un piccolo gioiellino di delicatezza, riuscendo a trattare con spensieratezza il periodo più oscuro della storia dell'umanità. Solo Chaplin era riuscito a fare qualcosa di simile, a mio parere, con Il Grande Dittatore, opera che lo stesso Benigni cita, dato che la divisa di Guido nel campo di concentramento è la stessa di Chaplin nel suddetto film.
La storia è divisa in due parti: una più leggera (quella ambientata ad Arezzo), più allegra, che in realtà ha lo scopo di porre le basi per la seconda parte, dai toni dolceamari.
Fantastico Benigni anche come attore, soprattutto nella seconda parte nella quale come un equilibrio deve riuscire a dare un'interpretazione in bilico tra comicità e drammaticità, con il suo entusiasmo che deve mantenere per far credere al piccolo Giosuè che il campo di concentramento sia un gigantesco gioco.
Incantevole anche l'interpretazione del piccolo attore, che rende Giosuè un bambino incantevole e pieno di gioia di vivere.
Purtroppo non si può dire lo stesso per Nicoletta Braschi: sarà, ma io faccio parte della schiera di coloro che pensano che lavori solo grazie al fatto di essere la moglie del regista. E in certe situazioni non se la caverebbe neanche male, nelle parti drammatiche ha un minimo di dignità, ma quando deve tenere spalla a Roberto nella parti comiche, nun se po' guarda'.
Valore aggiunto per la pellicola è la colonna sonora di Vincenzo Cerami, assolutamente meravigliosa; ho avuto l'occasione di sentire un concerto a tema dal vivo e posso confermare che fa venire la pelle d'oca.
Il film ha avuto un successo planetario, raccogliendo più di 40 premi internazionali, tra i quali diversi Nastri D'Argento e David di Donatello e il Gran Premio della Giuria a Cannes, dove Benigni si inginocchiò ai piedi di Martin Scorsese.
Durante la Cerimonia degli Oscar ricevette la statuetta per Miglior Attore (Roberto Benigni, il secondo attore a ricevere il premio per un film italiano, dopo Sophia Loren), Miglior Colonna Sonora, e Miglior Film Straniero. Memorabile il momento in cui Sophia Loren, leggendo il vincitore della categoria Miglior Film Straniero, sventolando la busta urlò "ROBERTOOOO!" e il regista toscano dalla gioia raggiunse il palco balzando sulle poltroncine degli spettatori in sala.
Il film ha ottenuto incassi mliardari in tutto il globo: in Italia è la pellicola italiana ad aver incassato di più nella storia del cinema, e la sua prima messa in onda televisiva ha ottenuto gli ascolti più alti per la trasmissione di un film.
Piccola curiosità - molti si sono affannati intorno all'indovinello che il dottor Lessing propone a Guido nel campo di concentramento. escludendo l'anatroccolo e l'ornitorinco
"Grasso grasso, brutto brutto, tutto giallo in verità: se mi chiedi dove sono ti rispondo "qua qua qua". Quando cammino faccio poppò,: chi son io dimmelo un po'!" In realtà, per ammissione degli stessi autori, l'indovinello non ha soluzione.