Franz ha scritto:
Ma la cosa che mi stupisce di più è questa rivendicazione di ignoranza alla Celentano: "fatevi meno pippe mentali, comprate quello che vi piace, non comprate quello che non vi piace, non rompete il gazo a chi non vi vuole sentire, a torto o a ragione".
Interessarsi al dietro le quinte non vuol dire farsi le pippe mentali/prendersi sul serio, vuol dire voler capire, cercare motivi soliti per cui dovrei sprecare tempo e denaro per certe creazioni di certa gente piuttosto che cert'altra.
Non per riportare il flame pure qua ma mi fa cascare le braccia vedere che il Sollazzo ha abbracciato la filosofia della acriticità (non solo fra i lettori del Topo, ma adesso pure Max Brody e Bramo!). Se si decide di abbandonare le recensioni in favore della discussione, ma poi la discussione non può superare certi limiti sennò diventa un "prendersi sul serio", allora siamo punto e a capo: avremo tanta discussione ma piatta e insipida quanto un'accozzaglia di recensioni sconnesse.
Caro Franz, ma io sono d'accordo con quanto dici. Solo che secondo me tu hai equivocato il senso di questa frase di max:
max brody ha scritto:Come diceva Lavi-Schroeder, la critica oggi fa cagare. Allorché ho aggiunto: la critica di mestiere fa cagare, il recensore da rivista che fa quello e basta, o quella del supercritico che viviseziona l'opera vignetta per vignetta (o rigo per rigo, o fotogramma per fotogramma). Per me la funzione critica ha senso se si basa su un equilibrio (indefinibile) fra passione e ragione, e in questo senso per me è ottima la trovata tutta sollazziana delle "rece da discutere": stabilisce (pochi) paletti indiscutibili; promuove la discussione e non la presunzione di verità, non a caso questo è un forum e non un blog; dato che nessuno percepisce uno stipendio per le rece che si scrivono qui, si può essere certi di leggere qualcosa (che sia condivisibile o meno) scritto con la passione e la competenza giuste, q.b.. In generale la regola migliore è quella del prendersi sul serio ma non troppo. I lettori che si pongono dubbi sulla qualità degli uffici stampa degli editori si prendono troppo sul serio.
Innanzitutto max dice "troppo sul serio", e lo collega a un esempio estremo, quello del discorrere sugli uffici stampa.
Per quanto sia un'operazione a cui molte volte non mi sono sottratto, condivido il fatto che da lettore ignaro di certi processi criticare certe azioni di una casa editrice, il lavoro del suo ufficio stampa rischia di far dire le peggio castronerie. Perfino adesso che per vari motivi ho modo di capire un po' meglio anche queste cose più tecniche.
Insomma, non posso entrare nella testa di max ma io avevo inteso la sua frase come un inno alla discussione sana, che non vuol dire mettere paletti perchè ognuna affronta la critica fumettistica o le discussioni su questi temi dall'angolazione che preferisce. Non penso che il buon max intendesse dire "parliamo con chiacchiere da bar e basta" perchè altrimenti sì che mi dissocerei.
Ma tra le chiacchiere da bar e certi eccessi da cospirazionisti/saccenti che si leggono in giro c'è una zona centrale, quella in cui si discute di un fumetto e magari lo si recensisce in modo "colto" (vari riferimenti ad altre opere e autori, confronti con quanto fatto dall'autore precedentemente ecc) senza dimenticare la passione.
Insomma, non è un abbracciare l'acriticità: è un essere saggiamente obiettivi. Non penso ci sia bisogno di costruire chissà quale metafisica per dimostrare o dimostrarsi che quel qualcosa che ho comprato è valso la spesa. Ogni post sul Sollazzo fa questa cosa (o il suo contrario nel caso di delusioni) anche senza toni aulici, ma semplicemente giudicando serenamente cosa è piaciuto e cosa no, e perchè, di una certa opera.
Anche perchè onestamente questa "critictà" o "attenzione" che tu sposi, che sulla carta è sicuramente una bella cosa, se portata all'estremo rischia di rovinare le proprie esperienze nerdistiche perchè si fruirà di qualcosa sempre con la paura che ci sia la magagna, lo sputtanamento, il "non è quello che ci vogliono far credere e che tutti, incredibilmente, credono". Ed è un processo abbastanza inquietante.
Franz ha scritto:Se io dico che un grande fumetto è letteratura, e tu dici che un grande fumetto è un grande fumetto, stiamo sostanzialmente dicendo la stessa cosa. L'unica differenza, deplorevole, è che nel rifiutare quell'analisi (la mia, o quella di quel post di LSB, o di altri che "si prendono sul serio") tu metti le mani avanti per poter dare del "grande fumetto" anche ciò che non lo è, dando così legittimazione a delle "passioni" altrimenti imbarazzanti. Da lì a giudicare le cose con argomenti tipo "è una sensazione di pancia" il passo è breve.
Qui proprio non ho capito, Franz. Perchè accanirti su una cosa più che legittima detta da Max, riportando pur sottilmente in auge il flame su "Topolino"?
Max ha semplicemente osservato, correttamente a mio parere, che spesso quando il fumetto assurge agli onori della cronaca perchè viene recensito su un quotidiano nazionale o in un servizio alla TV se gli si fanno complimenti questi avvengono sempre tenendo come metro di paragone altri medium più blasonati tra l'opinione pubblica. Indi per cui, letteratura e cinema. Ogni volta che diciamo che una tal vignetta ha un taglio cinematografico, inconsciamente mettiamo il medium fumetto in posizione subalterna al cinema. Ogni volta che sosteniamo che quella sceneggiatura è degna di un romanzo, è Letteratura, riteniamo che in generale il fumetto non abbia la stessa dignità di un libro.
Oh, magari lo facciamo inconsciamente, io stesso devo aver usato più volte questi modi di dire senza pensare minimamente che il fumetto sia inferiore ad altre arti narrative e figurative, anzi! Però proprio perchè a livello inconscio dimostra quanto la scarsa considerazione sociale che ha il fumetto oltre allo svago disimpegnato nella società permei il giudizio di tutti noi.
E alla fine lo sai meglio di me, il perchè gli editori per vendere i fumetti in libreria devono dire che sono graphic novel, anche se è un termine che vuol dire tutto e niente ma che magicamente rende accettabile l'acquisto del fumetto da parte del lettore da libreria.
Quindi il discorso del dire che è un fumetto è un gran bel fumetto serve a ridare al medium quella dignità di cui gode così poco, nonostante negli ultimi anni la situazione sembra migliorata leggermente.
Tutto il discorso sul legittimare fumetti brutti o sul difendere le cose "di pancia" ce lo vedi solo tu, in quelle parole.
Franz ha scritto:Io sono in generale uno che, di fronte a un problema, prima di dare le colpe agli altri si fa un esame di coscienza per vedere se per caso la colpa non sia sua, quindi mi trovo perfettamente d'accordo con l'articolo dello Spazio Bianco, e totalmente in disaccordo col post di Max. E vabbè.
Il popolo bue non è stupido, ma volubile, cioè ha bisogno di stimoli. C'è chi cerca e c'è chi trova. Noi non siamo buoi e cerchiamo, il popolo che è bue si prende quello trova. Se le librerie gli fanno trovare i libri di Fabio Volo, quelli si leggeranno Fabio Volo. Quindi se il popolo bue non legge fumetti è perché non li trova, e quei pochi che trova sono gli stessi che trovava trent'anni fa, da cui l'equazione generalizzata "fumetti = per bambini".
Eppure sempre più librerie hanno il reparto fumetti, e sempre meno sacrificato. Certo, magari con l'escamotage delle fascette con scritto graphic novel, come detto sopra, ma il fumetti è presente e anche con robe recenti, non solo con vecchiume (che pure ha la sua importanza).
Ti copincollo quanto scrissi mesi fa sul mio blog:
Paradossalmente è proprio il mio amico a portarmi, una settimana fa, la prova di quel che dico: era in una libreria dove un rappresentante cercava di convincere il proprietario a tenere in negozio una graphic novel. Il negozioante non volle sentire ragioni, e portò un esempio concreto del perchè: aveva in negozio numerose copie di
I Quattro Fiumi, prima graphic novel della scrittrice di romanzi
Fred Vargas. Molti fan della scrittrice comprarono a occhi chiusi il libro, per poi accorgersi che era un fumetto e quindi riportarlo indietro chiedendo la restituzione dei soldi.
Per farti capire che puoi anche metterglie sotto al naso, certe cose, ma la cultura per conoscere e apprezzare certe cose non si può fermare lì. Perchè allo stato attuale se al lettore comune metti vicino Fabio Volo e Alan Moore egli sceglierà Volo.
Facciamo i colti? Se metti vicino Umberto Eco/Stefano Benni/Niccolò Ammaniti/Primo Levi e Alan Moore/Joe Sacco/Art Spiegelman/Gipi/Makkox, cosa sceglierà il lettore anche con una certa cultura generale ma non sul fumetto?
Per chiudere, sue simpatici articoli in generale sullo stato del fumetto in Italia, secondo due argomenti diversi:
Diego Cajelli di qua,
Francesco Settembre di là.