Niente di eclatante, il
#3054, ma siamo comunque di fronte a un numero più che buono e ad una celebrazione sobria ma elegante e sufficientemente curata per il compleanno che si va a festeggiare.
Gli 80 anni di Paperino sono infatti celebrati dalle prime due storie che, senza troppe pretese di arrivare ad essere pietre miliari sul personaggio, riescono comunque a restituirci gran parte delle molteplici sfaccettature che Donald Duck ha mostrato nel corso dei decenni di storie a fumetti.
Tito Faraci scrive, su soggetto del filosofo Giulio Giorello – che non è nuovo a incursioni più o meno di stampo “professionale” nel mondo Disney –
La Filosofia di Paperino, che parte come una divertentissima commedia degli equivoci, dove Tito pare tornare lo sceneggiatore in forma e dalla battuta sempre fulminante. Le varie battute sulla filosofia, infatti, sono irresistibili e godibilissime, specie per uno come me che l’ha studiata all’università

Poi ad un certo punto si prova ad approfondire, con un intermezzo che non si sviluppa bene come vorrebbe risultando forse un filo retorico, spezzando per di più il ritmo narrativo. In sostanza è una storia riuscita per 3 quarti, comunque la migliore del numero, e graziata dagli adattissimi disegni di Silvia Ziche, sempre in forma. Peccato si sia un po’ “sgonfiata” sul finale.
Paperino 6 Unico è il contributo di Marco Bosco ai festeggiamenti, che pensa bene di utilizzare il meccanismo delle storie a bivi per indagare le tante caratteristiche del Papero. Alle matite si alternano Stefano Intini e Marco Gervasio, che trovano una buona mimesi stilistica pur rimanendo riconoscibili l’uno dall’altro. Nei bivi compaiono invece vari comprimari, dai più classici Paperoga e Gastone a quelli più inusuali come Kay K, e le situazioni in cui si trova Paperino riescono a metterne in luce le diverse tipologie di storie che interpreta solitamente. Caruccia negli intenti e piuttosto ben riuscita.
La storia su Paperino Gran Mogol sa di già visto e non è niente di che: mi riesce difficile considerarla celebrativa, eccezion fatta per la Cortellesi come ideatrice del soggetto. Andrea Lucci offre una buona prova, minata però qua e là da vignette in cui i Paperi appaiono statici e poco armonici nell’estetica. Che abbia avuto tempi di consegna stretti, visto che le storie precedenti non soffrivano di tali problemi?
La terza puntata della storia vitalianesca sui Mondiali… continua a non essere sui Mondiali, e va benissimo così. L’escamotage utilizzato da Fausto è adeguato e fonte di varie gag simpatiche. Una lettura che scivola via veloce, ma comunque in modo piacevole.
Discorso a parte per gli
omaggi da autori esterni al fumetto Disney, omaggi che costituiscono il vero piatto forte dell’albo, anche più delle prime due storie.
Zerocalcare, Bevilacqua, Dell’Otto, Manara, Silver, Bacilieri, Villa, Baronciani… solo alcuni dei grandi nomi qui presenti, quelli più celebri tra gli appassionati di fumetto a tutto tondo, e che appartengono sia alla sfera del fumetto popolare sia a quella del fumetto più da “salotto buono”. Tutti offrono il loro particolare stile ad un’illustrazione che dica cosa rappresenta Paperino per loro, spesso con risultati interessanti e piacevolmente stranianti. Una ulteriore dimostrazione di come il settimanale Disney guardi sempre più spesso oltre i propri confini.
E ci metto pure
Massimo De Vita, tra gli special guest, perché anche se lui è un purosangue disneyano, il ritorno ai Paperi è un evento imprevedibile quanto piacevole. Il suo stile si è evoluto molto negli ultimi 10 anni, ed è interessante vederlo applicato a Paperino & co. Il risultato forse non è eccellente, ma è senz’altro gradevole e di qualità, e dopo anni di astinenza è comprensibile. I soggetti di Massimo Marconi invece sono davvero poca cosa, l’idea è buona (la stessa usata per le Ciak sul numero dei 70 anni di Mickey Mouse, alla fine) ma le gag e le battute difficilmente mi hanno saputo divertire. Premio l’intento, però!