
C'era una volta un coniglio fortunato, che fortunato non era poi così tanto. Era il primo personaggio davvero di successo di Walt Disney e Ub Iwerks, ma venne loro rubato con un'astuta manovra commerciale, e i due crearono così Topolino, dando inizio all'impero che vediamo oggi.
C'era una volta Bob Iger, nuovo CEO Disney, da poco succeduto al malefico Michael Eisner, che dovendo contrattare con la Universal dopo averle venduto un cronista sportivo, si ricordò dei diritti del coniglietto, e un po' per affezione, un po' per rispetto verso il fondatore, decise di chiedere indietro il povero coniglio, che venne immediatamente omaggiato da Leonard Maltin di un dvd della collana Treasures, che conteneva ogni suo corto rimasto.
E infine c'era una volta anche Warren Spector, presunto guru dei videogiochi e appassionato Disney che ebbe l'idea di realizzare un gioco in cui Oswald sarebbe stato coprotagonista insieme a Topolino. Mickey, nuovamente col suo look anni '30 avrebbe dovuto visitare un mondo magico e disturbante, Rifiutolandia, in cui riposano tutti i personaggi e gli scenari appartenuti al mondo Disney e poi caduti nel dimenticatoio. Un mondo in cui avrebbe ritrovato il suo "progenitore" Oswald, divorato dall'invidia nei confronti di Topolino, e col quale avrebbe dovuto fare causa comune per sventare una minaccia del quale lo stesso Topolino in passato fu responsabile. Se a questo aggiungiamo quindi la possibilità di esplorare le zone meno note del mondo Disney, con personaggi noti solo agli appassionati più sfegatati tipo il Mad Doctor del corto del '33 o i Gremlins, personaggi di un lungometraggio a scrittura mista Disney mai portato a termine, e il grande e annunciato ritorno del genere platform con un gioco che avrebbe coniugato sessioni di platform 3d, in una sorta di versione distorta di Disneyland, con sequenze di platform 2d, in cui Topolino avrebbe percorso le pellicole di alcuni suoi corti in bianco e nero meno famosi, si ottiene il gioco che qualsiasi amante Disney avrebbe voluto giocare. I giochi tratti da licenze difficilmente soddisfano, ma qui le premesse erano diverse, la Nintendo stessa aveva sostenuto il gioco, ospitandolo all'interno della sua conferenza all'E3, un onore che nessun third party mai aveva avuto. Per non parlare delle iniziative correlate, le storielle tie-in su Topolino, la graphic novel di Mottura e Celoni e un sacco di interviste a Spector che avevano montato un hype mai visto prima. Perché qui non si trattava di un semplice videogioco, eravamo di fronte ad un Evento.
E poi la bastonata sui denti. Ma forte, eh. Perché il gioco si è rivelato un guazzabuglio di gameplay, limitando appunto il suo valore unicamente all'idea di fondo. La confusione regna sovrana sulla struttura di gioco, sui controlli, sullo stesso procedere di Topolino. La giocabilità non solo non è all'altezza delle aspettative ma crea più di qualche problema nel muovere Topolino, che spesso e volentieri finisce a fare l'opposto di quel che desidera il giocatore, e se a questo aggiungiamo la telecamera ballerina, otteniamo non poche sessioni frustranti. Ma fosse questo il problema, il problema è che il caos è proprio nel dna del gioco: questo perché
Epic Mickey vuole avere una sorta di anima rpg, in cui le scelte del giocatore determinano lo svolgersi dell'azione. E qui casca veramente l'asino, perché quella che sulla carta può essere un'idea vincente, nell'effettivo si tramuta in qualcosa che danneggia enormemente l'esperienza di gioco, molto più dei controlli imprecisi.

Dunque, dopo una buona parte di gioco, che diventa immediatamente non più visitabile (e già qui dispiace), si giunge ad una cittadina che dovrebbe fare da hub centrale, da cui accedere alle varie aree/livelli, ispirate a quelle di Disneyland. Non è possibile fare sempre avanti e indietro dai vari livelli, solo certi livelli e solo quando lo decide il gioco tornano ad essere visitabili, mandando un po' a monte la tanto sbandierata libertà. Il fatto che alcuni mondi divengano inaccessibili poi non ha proprio alcun senso, visto che mancano proprio i pretesti narrativi perché questo avvenga. Insomma, quando si visita una nuova area bisogna quindi cercare di fare il più possibile e nel miglior modo possibile, altrimenti si è fregati.
Ma neanche con questa mentalità si avrà vita facile: una volta dentro ogni mondo Topolino inizia a ricevere missioni una dopo l'altra, senza che si capisca alcunché. Quest principali e subquest facoltative si mischiano tutte creando un'unica lista di cose da fare, in cui non si capisce niente. Se a questo aggiungiamo il sistema delle scelte, con Topolino che può scegliere se comportarsi più o meno bene, portando a termine in modi differenti una stessa missione o scegliendone una per escluderne un'altra, il tutto però senza mai veramente capire quali saranno le implicazioni morali di ogni azione, il caos è servito.
L'effetto finale è quello di procedere a casaccio, osservando la lista delle quest mutare di continuo, aggiornarsi in modo imprevedibile, con missioni che scadono, altre che vengono fallite, altre ancora che riescono senza ben capire come e perché, e lo stesso vale per l'esplorazione che procede senza che sia mai davvero chiaro l'obiettivo. E poi se si ha pazienza, si giunge alla fine, con le idee confuse e un bel po' di malinconia, a chiedersi come sia possibile che sia andato tutto storto, e ci si fa una sonora risata quando si scopre che per finire al 100% il gioco sono necessarie tre partite differenti in cui bisogna stare attentissimi ad ogni azione. Insomma, un guazzabuglio senza né capo né coda, in cui si vedono idee ottime ma sprecate da una realizzazione che lascia molto a desiderare. Che poi è un po' la stessa cosa che è successa con i fumetti di Duck Tales, secondo grande progetto Disneyano di Spector, che inizialmente avrebbero dovuto essere la nerdata definitiva, con influenze dalla scuola barksiana, donrosiana, italiana e che invece poi al dunque sono crollate miseramente per via del comparto grafico
scandaloso. Sembra quasi che Spector abbia idee visionarie e immaginifiche ma poi ne affidi la realizzazione ai bambini dell'asilo e questo è un po' un peccato. Attualmente è uscita una collector's edition di Epic Mickey che comprende, oltre al videogioco, anche la graphic novel e il Treasure di Oswald. Il mio consiglio è di prenderlo, perché al di là di tutte queste magagne è un prodotto che un amatore Disney dovrebbe in qualche modo avere, ma sia chiaro per meriti assolutamente non videoludici.
