Re: Topolino - Annata 2009
Inviato: venerdì 27 febbraio 2009, 16:13
Topolino n. 2779
E’ la prima volta da quando nel 2004 ho smesso di comprare con regolarità il Topo, che non compravo due Topolino di fila, uno dietro l’altro. Esperienza strana. Comunque non di TopoOscar si trattò stavolta, l’acquisto è stato giustificato dalla storia di Casty. Ma vediamo che numero è stato (dal mio punto di vista, almeno), quest’ultimo albo di Topolino.
Topolino e il Signore dei Pupazzi (Casty, De Vita).La copertina di Casty, per quanto carina, non è molto ben rappresentativa di questa sua nuova storia, ma è un bene che a questa storia sia dedicata cover del numero, perché la storia merita eccome. Leggo commenti di persone che hanno gradito la storia, ma la ritengono sotto la media di Casty; per me non è così. La storia è molto molto bella, ok, non grido al capolavoro, e di certo non ho letto tutta la produzione topolinesca dell’autore, ma direi che con questo giallo il buon Castellan sia riuscito a regalarci la suspence che non trovavo in una storia e/o in un’indagine di Topolino. Le basi sono quelle (solide) classiche, con i due amici di sempre Topolino e Pippo che tornano dalla pesca (normale uscita di piacere dei due) e si trovano d’improvviso coinvolti in una storia misteriosa e più grande di loro, nella quale non esitano a tuffarsi, per loro stessa indole. Inoltre c’è [spoiler]quello che sembra un temibile e misterioso avversario, che poi invece non solo si dimostrerà essere dei buoni, ma nemmeno umano[/spoiler] (e se la seconda cosa era facilmente intuibile, la prima solo dalle prime conversazioni di Topolino con Baloq ho intuito la verità). Insomma, ho avvertito il pathos, Mickey e Goofy erano nel personaggio riuscendo a essere loro stessi, le battute simpatiche ci sono (Pippo che parla delle apparenze che ingannano), c’è un piano criminale che da un semplice far soldi con un’industria di giocattoli che produce giochi diseducativi si trasforma in [spoiler]un piano per fornire un’armata del crimine a dei gangster da periodo del proibizionismo[/spoiler], e c’è l’assurdità dell’invenzione stessa che è il motore della storia, l’andromimo.
In poche parole, c’è tutto quello che mi aspettavo da questa avventura, da una storia nuova di Casty in generale. I disegni di Massimo De Vita impreziosiscono l’avventura, poi, infatti ritrovo lo stile di disegno gustato poco fa con il Guazzabù.
Insomma, una storia che mi ricorda per alcuni tratti alcune della prime avventure di Casty, come quando con Gancetto il Topo indagava su un’industria discografica, o quando cercava di capirci qualcosa nelle bizzarrie di Neoville (guarda caso entrambe disegnate dal De Vita, per ciò non rimpiango troppo in non aver Casty alle matite), e quelle erano già ottime storie in cui far agire il titolare di questa testata.
Promuovo questa storia come una delle mie preferite di Casty, tra quelle che ho letto almeno.
EDIT: l'ultima vignetta veicola un bel messaggio, o meglio un invinto alla riflessione sulla relazione tra progresso ed etica, fatta in una vignetta molto a strisca di Gottfredson, tra l'altro, con i nostri che ripartono in macchina verso la prossima grande avvetura che gli capiterà di vivere. Conclusione molto bella di storia molto bella.
Paperino in… l’invasione corre sul web (Camerini, Mazzarello). Non voglio essere troppo cattivo con questa storia, dato che molti altri si stanno assumendo questo ruolo. Devo dire che non l’ho detestata così tanto, anzi a parte la “paperizzazione” di molti termini informatici, per il resto è una gradevole storiellina che mi ha strappato qualche sorriso nelle scene in cui Paperino riceve a casa le statue degli alieni. Certo, la trama sulla fine è assurda, ma in fondo viene riproposto il caro vecchio Pennino senza essere troppo snaturato. La sua prerogativa era fare pasticci e disastri, nelle classiche storie brasiliane, e qui ne combina comunque, anche se “al passo coi tempi”. Mazzarello è abbastanza bravo a tratteggiare Pennino, se la cava, in generale però non è che mi sia piaciuto più di tanto come disegnatore in questa storia. E in fondo, è comunque tutta a favore dell’articolo successivo sul mettere in guardia i ragazzi più piccoli dall’uso di Internet senza adulti vicino (“cosa ho fatto di male? Li ho solo lasciati davanti al computer” si dice Paperino), e ciò è buona cosa per evitare anche rischi peggiori di ordinare per sbaglio merce da Internet.
Le mie prigioni – Cella dolce cella (Marconi, D’Ippolito). Non male come storia, ci può stare che Gamba se ne stia in prigione con tutti gli agi, niente di che ma simpatica insomma. Anche se il finale è scontato, è buona, anche per i disegni molto belli, che mi hanno colpito positivamente.
Sarà capitato anche a voi… Dal dentista (Macchetto, Panaro). Macchetto è un autore che per me sa fare grandi storie ben riuscite e divertenti e al contempo anche storie che non mi dicono niente. Ma sa fare anche vie di mezzo come questa, che mi ha fatto sorridere ma che è veramente troppo breve per essere apprezzata appieno. Peccato, ma forse lo spunto della paura del dentista non avrebbe funzionato per più tavole. Disegni che a me personalmente piacciono assai, tratto particolare ma apprezzabilissimo.
Ottoperotto modello perfetto (Seregni, Held). Bah. La storia più debole del numero ha per protagonista il cane dei Bassotti che viene scelto come modello ideale da uno stilista. Avventura sconclusionata che si gioca sulla golosità di Ottoperotto. Si solleva un pochino per i disegni d qualità di Held (che però preferivo qualche anno fa) nel tratteggiare l’assurdo look del cane.
Zio Paperone e il giardino delle mille ricchezze (Panaro, Mazzon). Bella storia. Davvero. Dal titolo e dalla vignettona quadrupla di apertura sembra quasi una storia di Cimino, poi vi si distanzia nel corso dell’avventura. Valida storia, l’unica pecca è forse la troppa velocità della storia, che con un po’ di spazio in più ne avrebbe tratto vantaggi. Comunque godibile, i disegni per quanto particolari riesco a digerirli bene, e addirittura il Bassotto all’inizio non era così riconoscibile come accade spesso (anche se non mi ha ingannato, ah!). Il finale forse non era necessario, dato che è quello che più ha pagato la velocità della storia.
In definitiva, per me altro che numero del declino, semmai il contrario: boccerei solo Ottoperotto e solo in parte quella di Pennino, per il resto un buon numero, non il massimo della vita ma un numero più che accettabile (per dire, il numero scorso sì che era a livelli bassi, Dottor Mouse e straniera a parte).
E’ la prima volta da quando nel 2004 ho smesso di comprare con regolarità il Topo, che non compravo due Topolino di fila, uno dietro l’altro. Esperienza strana. Comunque non di TopoOscar si trattò stavolta, l’acquisto è stato giustificato dalla storia di Casty. Ma vediamo che numero è stato (dal mio punto di vista, almeno), quest’ultimo albo di Topolino.
Topolino e il Signore dei Pupazzi (Casty, De Vita).La copertina di Casty, per quanto carina, non è molto ben rappresentativa di questa sua nuova storia, ma è un bene che a questa storia sia dedicata cover del numero, perché la storia merita eccome. Leggo commenti di persone che hanno gradito la storia, ma la ritengono sotto la media di Casty; per me non è così. La storia è molto molto bella, ok, non grido al capolavoro, e di certo non ho letto tutta la produzione topolinesca dell’autore, ma direi che con questo giallo il buon Castellan sia riuscito a regalarci la suspence che non trovavo in una storia e/o in un’indagine di Topolino. Le basi sono quelle (solide) classiche, con i due amici di sempre Topolino e Pippo che tornano dalla pesca (normale uscita di piacere dei due) e si trovano d’improvviso coinvolti in una storia misteriosa e più grande di loro, nella quale non esitano a tuffarsi, per loro stessa indole. Inoltre c’è [spoiler]quello che sembra un temibile e misterioso avversario, che poi invece non solo si dimostrerà essere dei buoni, ma nemmeno umano[/spoiler] (e se la seconda cosa era facilmente intuibile, la prima solo dalle prime conversazioni di Topolino con Baloq ho intuito la verità). Insomma, ho avvertito il pathos, Mickey e Goofy erano nel personaggio riuscendo a essere loro stessi, le battute simpatiche ci sono (Pippo che parla delle apparenze che ingannano), c’è un piano criminale che da un semplice far soldi con un’industria di giocattoli che produce giochi diseducativi si trasforma in [spoiler]un piano per fornire un’armata del crimine a dei gangster da periodo del proibizionismo[/spoiler], e c’è l’assurdità dell’invenzione stessa che è il motore della storia, l’andromimo.
In poche parole, c’è tutto quello che mi aspettavo da questa avventura, da una storia nuova di Casty in generale. I disegni di Massimo De Vita impreziosiscono l’avventura, poi, infatti ritrovo lo stile di disegno gustato poco fa con il Guazzabù.
Insomma, una storia che mi ricorda per alcuni tratti alcune della prime avventure di Casty, come quando con Gancetto il Topo indagava su un’industria discografica, o quando cercava di capirci qualcosa nelle bizzarrie di Neoville (guarda caso entrambe disegnate dal De Vita, per ciò non rimpiango troppo in non aver Casty alle matite), e quelle erano già ottime storie in cui far agire il titolare di questa testata.
Promuovo questa storia come una delle mie preferite di Casty, tra quelle che ho letto almeno.
EDIT: l'ultima vignetta veicola un bel messaggio, o meglio un invinto alla riflessione sulla relazione tra progresso ed etica, fatta in una vignetta molto a strisca di Gottfredson, tra l'altro, con i nostri che ripartono in macchina verso la prossima grande avvetura che gli capiterà di vivere. Conclusione molto bella di storia molto bella.
Paperino in… l’invasione corre sul web (Camerini, Mazzarello). Non voglio essere troppo cattivo con questa storia, dato che molti altri si stanno assumendo questo ruolo. Devo dire che non l’ho detestata così tanto, anzi a parte la “paperizzazione” di molti termini informatici, per il resto è una gradevole storiellina che mi ha strappato qualche sorriso nelle scene in cui Paperino riceve a casa le statue degli alieni. Certo, la trama sulla fine è assurda, ma in fondo viene riproposto il caro vecchio Pennino senza essere troppo snaturato. La sua prerogativa era fare pasticci e disastri, nelle classiche storie brasiliane, e qui ne combina comunque, anche se “al passo coi tempi”. Mazzarello è abbastanza bravo a tratteggiare Pennino, se la cava, in generale però non è che mi sia piaciuto più di tanto come disegnatore in questa storia. E in fondo, è comunque tutta a favore dell’articolo successivo sul mettere in guardia i ragazzi più piccoli dall’uso di Internet senza adulti vicino (“cosa ho fatto di male? Li ho solo lasciati davanti al computer” si dice Paperino), e ciò è buona cosa per evitare anche rischi peggiori di ordinare per sbaglio merce da Internet.
Le mie prigioni – Cella dolce cella (Marconi, D’Ippolito). Non male come storia, ci può stare che Gamba se ne stia in prigione con tutti gli agi, niente di che ma simpatica insomma. Anche se il finale è scontato, è buona, anche per i disegni molto belli, che mi hanno colpito positivamente.
Sarà capitato anche a voi… Dal dentista (Macchetto, Panaro). Macchetto è un autore che per me sa fare grandi storie ben riuscite e divertenti e al contempo anche storie che non mi dicono niente. Ma sa fare anche vie di mezzo come questa, che mi ha fatto sorridere ma che è veramente troppo breve per essere apprezzata appieno. Peccato, ma forse lo spunto della paura del dentista non avrebbe funzionato per più tavole. Disegni che a me personalmente piacciono assai, tratto particolare ma apprezzabilissimo.
Ottoperotto modello perfetto (Seregni, Held). Bah. La storia più debole del numero ha per protagonista il cane dei Bassotti che viene scelto come modello ideale da uno stilista. Avventura sconclusionata che si gioca sulla golosità di Ottoperotto. Si solleva un pochino per i disegni d qualità di Held (che però preferivo qualche anno fa) nel tratteggiare l’assurdo look del cane.
Zio Paperone e il giardino delle mille ricchezze (Panaro, Mazzon). Bella storia. Davvero. Dal titolo e dalla vignettona quadrupla di apertura sembra quasi una storia di Cimino, poi vi si distanzia nel corso dell’avventura. Valida storia, l’unica pecca è forse la troppa velocità della storia, che con un po’ di spazio in più ne avrebbe tratto vantaggi. Comunque godibile, i disegni per quanto particolari riesco a digerirli bene, e addirittura il Bassotto all’inizio non era così riconoscibile come accade spesso (anche se non mi ha ingannato, ah!). Il finale forse non era necessario, dato che è quello che più ha pagato la velocità della storia.
In definitiva, per me altro che numero del declino, semmai il contrario: boccerei solo Ottoperotto e solo in parte quella di Pennino, per il resto un buon numero, non il massimo della vita ma un numero più che accettabile (per dire, il numero scorso sì che era a livelli bassi, Dottor Mouse e straniera a parte).











