Re: DC: L'Uomo D'Acciaio.
Inviato: giovedì 11 luglio 2013, 19:24
Non è mica vero che c'è una sola via d'uscita. Nulla possiede una sola faccia. Niente può essere guardato da una sola prospettiva. Lo zahir non esiste.
Tra i numeri maggiori di uno, il più comodo è certamente il due. Avere due prospettive, Due Facce, semplifica di molto la comprensione delle cose e ancor di più il loro utilizzo. Non è mica un caso se tutto viene ridotto ad una dicotomia: il Bene e il Male, il Buono e il Cattivo, Dio e Satana, eccetera. Certo, tra i numeri maggiori di uno, il più comodo è certamente il due, ma il migliore è certamente il tre: due prospettive contrarie ed uguali, più una via di mezzo. Ma, tra ciò che è comodo e ciò che è migliore, l'umanità ha scelto (e sceglie) sempre ciò che è comodo.
Le storie dei supereroi, in fondo, non solo altro che storie di (loro) due. Il Supereroe e la Nemesi. Il Bene e il Male, il Buono e il Cattivo. La via di mezzo è il contorno, e di solito è umano, quindi fallace e ridimensionabile. Lois Lane, i militari. Roba di poco conto, la polpa sono i Due.
Scrivere storie su due personaggi non è mica facile. Ma per fortuna non c'è solo un modo per farlo. Ce ne sono certamente due, ma è meglio che ce ne siano tre.
Umbrekeable, l'irrompibile, non rompe mai: non solo perché è un bel film, ma anche perché parte da situazioni di comodo: l'Eroe e il Nemico sono due tizi comuni. Uno è un uomo medio, l'altro un disadattato piccoloborghese. La morale è: chiunque può diventare "super", però deve averlo "dentro" (dev'essere predestinato). Buoni o cattivi, dipende dalle inclinazioni. In ogni caso, l'uno ha bisogno dell'altro e viceversa. IL film sui supereroi dice questo. E Lanterna Verde lo ripete. Hal Jordan è un tizio qualunque, ma è predestinato ad essere scelto dalla Lanterna. Parallax era un Guardiano dell'Universo e non fa altro che voler sopravvivere. Per poterlo fare, ha bisogno della controparte.
La Trilogia di Batman nolaniana vola in alto e scende in picchiata: il Supereroe, stavolta, è un riccone altolocato; la Nemesi concettualmente proviene dal basso ma è tripartita e si "evolve" (un sadico, un folle consapevole, un complottista). Il ricco che scende nelle fogne e i plebei arricchitisi con la forza si incontrano a metà strada (Gordon). La morale è: chiunque può diventare "super", a patto che abbia buon senso. Sennò essere "super" è un danno, ed è meglio essere semplicemente sé stessi.
Man of steel vola ancora più in alto. Fino a non trovarsi più nel Kansas. Ma la città di smeraldo è a pezzi e le creature bizzarre soccombono. Eppure, dopo tutti questi precedenti, il concetto dovrebbe essere chiaro: una speranza c'è sempre. Ma non lo è: "S", qui da noi, è solo una lettera. La morale è che "super", stavolta, può essere solo qualcun altro, uno è che è meglio, un alieno. E il Man? Egli può essere sè stesso, a patto che anche l'alieno lo sia. Deve dargli l'esempio, è più comodo. E, checché se ne dica, in Man of steel alla fine il Superman di turno è sè stesso. Certo, per poterlo essere in piena libertà deve spezzare il vincolo con la Nemesi. Ma prima o poi andava fatto, prima o poi bisognava crescere, prima o poi bisognava risolvere i dannati conflitti paterni, peccati originali che muovono tutte le storie, di supereroi e non. E bisognava risolverli specialmente in questo caso, in cui i padri sono Due e propongono Due filosofie di vita diverse e complementari (Fa.Gian, si può essere egoisti anche per il bene della Terra, non solo per proprio tornaconto).
Insomma, prima o poi bisognava abbandonare i toni coloratoni e giocherelloni dei vecchi film. Scelta la via, il DCCU è pronto a ripartire. Nella S che non segua la moda internettiana dello scazzo e che non annulli il cammino intrapreso in questa prima fase, che l'ha portato a riscrivere, approfondire e dogmatizzare il concetto di supereroe, di irrompibile, di umbreakable, di uomo d'acciaio.
Certo, è vero che non c'è mica solo questa prospettiva, da cui vedere il concetto di supereroe. Ma è vero che l'altra l'abbiamo già (Marvel). Che la JLA sia la terza? Se sì, potrebbe essere la migliore. Per ora Sì ai Marvel e Dc Cinematic universes per come sono attualmente, No alle lamentele e alle smerdate. Troppo comode.
p.s.: la scena del cane: non capisco chi si lamenta del gesto di Costner e non del fatto che la folla se ne sta a guardare il tornado a pochi metri di distanza. E' un esempio che mi dà la misura della qualità delle critiche che ho letto negli ultimi giorni.
Tra i numeri maggiori di uno, il più comodo è certamente il due. Avere due prospettive, Due Facce, semplifica di molto la comprensione delle cose e ancor di più il loro utilizzo. Non è mica un caso se tutto viene ridotto ad una dicotomia: il Bene e il Male, il Buono e il Cattivo, Dio e Satana, eccetera. Certo, tra i numeri maggiori di uno, il più comodo è certamente il due, ma il migliore è certamente il tre: due prospettive contrarie ed uguali, più una via di mezzo. Ma, tra ciò che è comodo e ciò che è migliore, l'umanità ha scelto (e sceglie) sempre ciò che è comodo.
Le storie dei supereroi, in fondo, non solo altro che storie di (loro) due. Il Supereroe e la Nemesi. Il Bene e il Male, il Buono e il Cattivo. La via di mezzo è il contorno, e di solito è umano, quindi fallace e ridimensionabile. Lois Lane, i militari. Roba di poco conto, la polpa sono i Due.
Scrivere storie su due personaggi non è mica facile. Ma per fortuna non c'è solo un modo per farlo. Ce ne sono certamente due, ma è meglio che ce ne siano tre.
Umbrekeable, l'irrompibile, non rompe mai: non solo perché è un bel film, ma anche perché parte da situazioni di comodo: l'Eroe e il Nemico sono due tizi comuni. Uno è un uomo medio, l'altro un disadattato piccoloborghese. La morale è: chiunque può diventare "super", però deve averlo "dentro" (dev'essere predestinato). Buoni o cattivi, dipende dalle inclinazioni. In ogni caso, l'uno ha bisogno dell'altro e viceversa. IL film sui supereroi dice questo. E Lanterna Verde lo ripete. Hal Jordan è un tizio qualunque, ma è predestinato ad essere scelto dalla Lanterna. Parallax era un Guardiano dell'Universo e non fa altro che voler sopravvivere. Per poterlo fare, ha bisogno della controparte.
La Trilogia di Batman nolaniana vola in alto e scende in picchiata: il Supereroe, stavolta, è un riccone altolocato; la Nemesi concettualmente proviene dal basso ma è tripartita e si "evolve" (un sadico, un folle consapevole, un complottista). Il ricco che scende nelle fogne e i plebei arricchitisi con la forza si incontrano a metà strada (Gordon). La morale è: chiunque può diventare "super", a patto che abbia buon senso. Sennò essere "super" è un danno, ed è meglio essere semplicemente sé stessi.
Man of steel vola ancora più in alto. Fino a non trovarsi più nel Kansas. Ma la città di smeraldo è a pezzi e le creature bizzarre soccombono. Eppure, dopo tutti questi precedenti, il concetto dovrebbe essere chiaro: una speranza c'è sempre. Ma non lo è: "S", qui da noi, è solo una lettera. La morale è che "super", stavolta, può essere solo qualcun altro, uno è che è meglio, un alieno. E il Man? Egli può essere sè stesso, a patto che anche l'alieno lo sia. Deve dargli l'esempio, è più comodo. E, checché se ne dica, in Man of steel alla fine il Superman di turno è sè stesso. Certo, per poterlo essere in piena libertà deve spezzare il vincolo con la Nemesi. Ma prima o poi andava fatto, prima o poi bisognava crescere, prima o poi bisognava risolvere i dannati conflitti paterni, peccati originali che muovono tutte le storie, di supereroi e non. E bisognava risolverli specialmente in questo caso, in cui i padri sono Due e propongono Due filosofie di vita diverse e complementari (Fa.Gian, si può essere egoisti anche per il bene della Terra, non solo per proprio tornaconto).
Insomma, prima o poi bisognava abbandonare i toni coloratoni e giocherelloni dei vecchi film. Scelta la via, il DCCU è pronto a ripartire. Nella S che non segua la moda internettiana dello scazzo e che non annulli il cammino intrapreso in questa prima fase, che l'ha portato a riscrivere, approfondire e dogmatizzare il concetto di supereroe, di irrompibile, di umbreakable, di uomo d'acciaio.
Certo, è vero che non c'è mica solo questa prospettiva, da cui vedere il concetto di supereroe. Ma è vero che l'altra l'abbiamo già (Marvel). Che la JLA sia la terza? Se sì, potrebbe essere la migliore. Per ora Sì ai Marvel e Dc Cinematic universes per come sono attualmente, No alle lamentele e alle smerdate. Troppo comode.
p.s.: la scena del cane: non capisco chi si lamenta del gesto di Costner e non del fatto che la folla se ne sta a guardare il tornado a pochi metri di distanza. E' un esempio che mi dà la misura della qualità delle critiche che ho letto negli ultimi giorni.
