Attentati alla mia virilità a parte, argomentiamo un poco, così da giustificare la mia presenza qui. A parte l'affetto che provo per i personaggi, il tema e la morale di fondo, la cosa che più mi affascina di questa trilogia è l'intrecciarsi di simmetrie blakiane. Nel primo film, tutto focalizzato sul presente, Woody ha paura del futuro, anzi, di un futuro a questo punto ancora remoto e pertanto immaginario (rappresentato metanarrativamente da Buzz); nel secondo film, incentrato sulla paura del futuro reale (avvicinarsi dell'abbandono da parte di Andy), Woody rimane affascinato dal passato immaginario (la sua fama negli anni '50) ed è paradossalmente il futuro reale (l'amico Buzz) a preoccuparsi per lui e a combattere il futuro di plastica (il collezionismo, rappresentato sia dal nerd che metanarrativamente dal secondo Buzz) a cui Woody si autorassegna, facendo capire all'amico che è meglio godersi il presente; nel terzo film, flashfowardato subito nel futuro (cioè in un nuovo presente che corrisponde al futuro temuto nel secondo film), si passa dalla nostalgia del passato (il presente dei primi due film) alla necessità di sopravvivere nel presente fino al finale in cui si ritorna a temere il futuro e a rivincere di nuovo quel timore, ricominciando tutto da capo. Tutto questo si riversa nella sceneggiatura dei tre film, costruiti su uno stesso scheletro a cui vengono aggiunte, di film in film, nuove ossa. Il titolo del terzo film non è messo a caso, essendo il leit motiv che lega le suddette ossa: in tutti e tre i film Woody è in fuga da Andy e dalla sua famiglia adottiva di giocattoli (nel primo per via di Buzz, nel secondo per via dei suoi compagni di west, nel terzo per via dell'asilo), ma possiamo considerarlo sempre in fuga da sè stesso, come è ogni ragazzino e ragazzo che comincia a scoprire la vita. E' lui il protagonista, colui con cui lo spettatore deve identificarsi, infatti; gli altri personaggi sono spalle, personaggi di contorno che solo gradualmente acquisiscono importanza, proprio come ciascuno di noi, dall'età puberale in poi, facciamo con chi ci è intorno, imparandolo a conoscere per gradi e attribuendo, dopo, più importanza a qualcuno e meno a qualcun altro. A questo proposito, la sparizione della pastorella Boe, che da un lato può deludere, si situa in questo percorso evolutivo: è il "primo amore", che assai raramente rimane anche l'unico, e che, anzi, più spesso dura poco (ma questo lo si scopre col senno di poi). Gli altri personaggi, con la loro caratterizzazione un po' macchiettistica, servono anche ad offrire allo spettatore l'altra campana, che va sempre a cozzare con quella di Woody e che, rispetto ad essa, ha sempre più torto che ragione: nel primo film si lasciano abbacinare dalle sbruffaggini di Buzz, nel secondo non ascoltano e non capiscono le ragioni di Woody, Jessie e Bullseye, nel terzo si lasciano ingannare dall'asilo. Anche Woody sbaglia parecchio, ma per ragioni differenti: gli altri giocattoli peccano nel badare troppo all'apparenza; Woody, invece, cade nell'eccesso opposto, nel letale mix fra autointimismo e dogmatico moralismo tipico del sognatore incallito. La via giusta, in tutti e tre i film, è quella di mezzo fra le due posizioni (Woody e Buzz si ammorbidiscono nel primo, Jessie e Bullseye vengono integrati nel secondo, vanno tutti da Bonnie nel terzo). Ulteriori parallelismi e riflessioni nello specchio (a proposito, quello dell'animo è dato dagli occhi, ha detto qualcuno, e gli occhi di tutti i personaggi sono dolcissimi nella loro umana espressività) li troviamo anche confrontando inizi e finali dei tre lungometraggi. Tutti e tre i film iniziano con una giocata di Andy. Nel primo la vediamo nella sua forma-tipo, con i giocattoli che si comportano da giocattoli e le scenografie stilizzate; dall'abbozzato allo sgorbio il passo è breve, ed ecco che nel corso del film vediamo i giocattoli mutilati da Sid. Nel secondo film l'incipit fa un passo avanti, anzi, due passi avanti: vediamo la giocata di Andy come la "vivono" i giocattoli, ed è una giocata incentrata su Buzz e sul suo futuro fantascientifico; per contrasto, nel corso del film abbiamo a che fare con il western anni '50 di Woody. Contrasto per contrasto, l'incipit del terzo film è un western, ma figo e non antiquato. Da lì, com'è noto, si ritorna ad un finale giocato alla vecchia maniera, e questa tripla fiaba carpiata con avvitamento può chiudersi con una roba
tipo cerchio della vita, come direbbe Hopper.
Questo Capolavoro uno e trino che i nostri nipoti racconteranno ai loro figli è arricchito da una grande varietà di cose collaterali. Non solo i Toons, ma un sacco di materiale inedito che scopro non essere conteggiato da Valerio e dai suoi colleghi listaioli. Robe come
I provini (ne ho trovati almeno cinque: di Ken, Ken e Barbie, Mr.Pricklepants, Buttercup e Lotso), i tre documentari della NASA
Buzz Lightyear mission logs, l'
intervista a Ken e i consigli di Ken (
Farsi desiderare,
La comunicazione è tutto,
Conosci te stesso, sii te stesso), con l'aggiunta di almeno una decina di spot, fra DVD, 3D, Visa e Superbowl (quest'ultimo assieme a Wall.E) e
la danza di Woody e Jessie, messa in onda tra
Toy Story e
Toy Story 2 in un passaggio tv (o almeno così dice l'uppatore di YouTuBe). Tutta animazione inedita e gradevole, che comincia ad abbondare e che imho meriterebbe di essere categorizzata.
Ah, c'è pure il trailer di
Toy Story 3 sovrapposto a quello di
Inception: nulla di inedito, ma molto figo. Non mi ricordo se sia stato già postato, cmq è qui:
http://www.youtube.com/watch?v=jHJwgA54 ... re=related