
Testi: Casty
Disegni: Casty
Tavole: 72 (16 + 19 + 20 + 17)
Topolino #2721-2722-2723-2724
E scatta il capolavoro, ma quello vero, che si dipana in lungo e in largo e in quattro meravigliosi capitoli che raccontano finalmente una signora storia, libera da qualsiasi costrizione, senza limiti di respiro e numero di tavole. Casty si ritrova tra le mani la possibilità di impostare la sua personale saga, in un periodo in cui in Topolino si fa un grande uso di storie a puntate, spesso e volentieri di qualità modesta. Ma Casty fortunatamente ci risparmia l'iniziativa fuffona, pretestuosa, ammiccante e trendy, proponendoci una vera e propria Storia, dalla trama articolata e mai prima d'ora tanto complessa. Una storia che rinuncia alla tendenza in voga di legare tra loro con un filo posticcio tante storielle autoconclusive, ma le cui quattro parti scandiscono quattro diverse fasi di un unico racconto organico.
Insomma mai così complesso, ma anche mai così ossequioso del passato, visto che la storia decide di disegnarsela lui adottando il suo stile scarpagottfredsoniano. E se non bastasse lo stile grafico e narrativo, ecco arrivare i pezzi grossi: Eta Beta nelle file dei buoni, e la Spia Poeta come grande Cattivo. Il primo l'avevamo già visto nella Neve Spazzastoria e conferma qui il suo esser tornato fortunatamente alle origini, dopo decenni di cattivo utilizzo: addirittura la sua genialità ammanatata di flemma è pure di più rispetto alla sua precedente apparizione. Per quanto riguarda il secondo, ritorna dritto dritto dalla splendida storia a strisce Topolino e la Spia Poeta, dove in piena guerra fredda non si faceva alcuno scrupolo a tradire e AMMAZZARE i suoi stessi compagni, salvo poi morire lui stesso annegato dal peso delle sue medaglie. Non c'è da meravigliarsi se Casty abbia deciso di ignorare il ritorno della Spia Poeta, avvenuto negli anni 90, per mano di Asteriti, dove una spia rediviva passava dalla parte del bene e chiedeva a Topolino di trovargli un lavoro onesto, combinando tanti pasticci. Una storia così svilente rovinava e rendeva inservibile quello che era l'avversario di Topolino più pericoloso, forse anche più di Macchia Nera, e l'unico visto finora che senza farsi troppi problemi ricorreva all'omicidio esplicito. Ecco quindi una Spia Poeta più fedele all'originale, sia nella caratterizzazione che nella grafica, magari non un assassino - del resto i tempi non lo permettono più - ma un traditore sì, e anche bello grosso.
Numeri Misteriosi è il capitolo più corto. In sole sedici tavole, Casty fornisce un degno prologo agli avvenimenti, incuriosendo quanto basta il lettore. E' dalla lettura conseguenziale dei quattro capitoli, poi, che si capiranno svariate cose che una lettura frammentata dalla cadenza settimanale aveva contribuito a far dimenticare. E da qui si vede la grande cura, la perizia di un Casty che riesce a condensare in poche pagine un numero sufficente di incentivi, e di indizi: gli oscuri riferimenti nei dialoghi nella base artica, la reticenza del professor Gutenabend durante l'intervista di Minni e quel paio di occhialetti che spuntano dalla sua libreria. E infine il ruolo di un Topolino più spaesato che mai, che ricorda non poco il lettore alle prese con i molteplici elementi non spiegati di questo primo capitolo, e che si fa trascinare nell'avventura stavolta proprio da Minni, che da elemento attivo si trasformerà in donzella da salvare, senza però far perdere per un solo istante l'interesse di Topolino verso la sua persona, e riappropriandosi di un ruolo antico che decenni di indagini con Basettoni avevano fatto accantonare.

L'Ombra del Passato senza più reticenze mette in tavola tutte le carte, le tematiche e gli indizi della storia. Vengono posti tutti i quesiti ed entrano in scena quelli del NISBA capeggiati da un Eta Beta, che nelle intenzioni originarie di Casty avrebbe dovuto avere qui il suo ritorno e non nella Neve Spazzastoria. Divertentissime le scene al NISBA, dove si sprecano le gag (il Gedicom!) e dove vengono per la prima volta menzionati il progetto "Mondo Che Verrà", il satellite, i quattro giganti e l'Inusitania, che sarà il teatro della terza parte. Sul finale si riveleranno anche altri personaggi come Bonomox e il manageriale Nicko, ma soprattutto la Spia Poeta, che prima era stata solo accennata attraverso indizi, che di certo non ingannerebbero mai l'esperto ma potrebbero aver incuriosito a sufficienza il lettore bambino, incentivandolo a cercarsi la storia di Gottfredson. Divertentissimo inoltre l'atteggiamento dei superiori di Eta Beta, che lo aiutano di nascosto per non incorrere in incidenti diplomatici. Unico neo di questa parte è Topolino che anche solo per preparare il terreno per la riuscitissima gag del fantasma vestaglia (lol!) afferma di non credere ai fantasmi, cosa alquanto improbabile da sentirgli dire dopo le tonnellate di storie (anche classicissime!) a tema, e anomala specialmente per un Casty, che ha fatto della continuità narrativa una delle sue regole fondamentali.

I Segreti dell'Inusitania svela infine ogni mistero. Durante la trasferta di Eta Beta e Topolino nello staterello mitteleuropeo dell'Inusitania (che nel nome è una splendida citazione a Romano Scarpa), abbiamo modo di conoscere Silvy, l'ennesima ragazzina-spalla di Topolino, che va ad affiancarsi ad Eurasia, Estrella e Uma nella galleria di donne di Casty. Dopo due topine e una volpicina abbiamo un'umana, ancor più tenera e sbarazzina di loro, che ormai determina quello che si può chiamare un vero e proprio stilema castyano. Viene poi il colloquio col re Bonomox che spiega per filo e per segno il progetto Mondo Che Verrà che si mostra un concentrato di idee originali e geniali. La denumeratropia e l'equazione del mondo, oltre a ricordare molto lo stile di Lost, si rivelano spunti nuovi, che fanno un figurone narrati sulle pagine di un Topo, ormai troppo spesso relegato a siparietti comico-demenziali. E non è finita, visto che dopo i piani del buon Bonomox vengono nell'ordine svelati quelli del nipote degenere Nicko (mitiche le due Italie!) e infine quelli assai più cruenti della Spia Poeta, che fugge e getta le basi per la battaglia finale dell'ultimo capitolo.

La Minaccia sul Mondo rappresenta, infine, un unicum nel fumetto Disney di questi ultimi anni. Una battaglia finale lunga diciassette tavole è qualcosa di mai visto sin dai tempi delle lunghe sequenze d'azione con cui Scarpa soleva chiudere le sue primissime storie. E adesso che siamo abituati a vedere le lotte concludersi in due vignette, ci fa strano vedere come a suo tempo Pietro e Mickey usassero scazzottarsi e rincorrersi per pagine e pagine, tra una gag e un momento di pathos, intrattenendo a sufficienza il lettore, come se si trattasse di un film. Per avere il tempo (e lo spazio) per poterci restituire una vera battaglia ad ampio respiro, Casty si occupa di sbrigare ogni chiacchiera nel capitolo precedente, lasciandosi così il campo sgombro per la costruzione del suo personalissimo climax d'azione. Climax che vede Topolino e Eta Beta atterrare sull'aereo-dirigibile della Spia, e la guardia reale dell'Inusitania intraprendere una battaglia aerea come si deve nel tentativo di salvare il mondo. Una vera e propria guerra, quindi, che non toglie spazio alle gag visive: bellissima Minni che apre la porta delle cucine in faccia alla Spia, o Eta Beta che tranquillissimo annoda l'antenna con una chiave inglese. E si vedono qua e là alcune influenze miyazakiane: nella battaglia nei cieli, nelle avventure "fisiche" di Topolino e Minnie, perennemente aggrappati l'un l'altro e nella presenza dei quattro giganti. Un misto tra Laputa, Nausicaa e Porco Rosso con il finale di Conan, oserei dire. E niente male pure il finale con l'inquietante vignetta della mano della Spia Poeta, che a sorpresa salta fuori dall'acqua e il discorso "pacioso" di Bonomox.
Passato, presente e futuro del fumetto Disney si incontrano così in un lavoro dalla qualità eccelsa, che si teme potrebbe non vedere mai più la luce sulle pagine di Topolino, in cui sembra starsi facendo largo una tipologia ben differente di saga, o storia a puntate. Topolino e il Mondo Che Verrà è un'immane opera, che si spera proprio non debba essere l'ultima dell'autore, ormai sempre più lontano dalle pagine di Topolino. Certo, come testamento creativo è una meraviglia, un monumento a quanto Casty ha fatto in questo lustro di attività Disneyana, nonchè un modo di chiudere in bellezza una carriera. Ma di Casty, di Faraci e di altri autori Disney che prendano seriamente questa tipologia molto particolare di fumetto, c'è un grande bisogno laggiù in Disney dove ci si sta sbilanciando sempre più verso lo humor, a scapito di altri generi. Rimane apprezzabile il fatto che a questa storia sia stata dedicata la copertina, non nell'albo di esordio (lì c'era Papertotti, sigh) ma nel successivo, segnale che questa tipologia di fumetto Disney potrebbe godere ancora di un certo appoggio. In attesa di qualcos'altro di Castyano, che possa essere prodotto in questo 2008, sospendo la retrospettiva.


















