Ho ricevuto oggi un'e-mail dall'indirizzo Lucca Comics and Games [info@luccacomicsandgames.com] , che mi manda una newsletter periodica su quanto bolle in pentola a Lucca:
Sull’ultimo Annuario del Fumetto di Fumo di China, rivista di critica del fumetto, dopo aver affrontato il tema della quantità e qualità delle mostre e dei festival del fumetto, l’editoriale non firmato si conclude così:
“…in attesa di veder gonfiare il petto anche al Museo del Fumetto di Lucca (quest’anno gestirà le mostre di Comics & Games) e avere notizie più certe del Comics Day che il Ministero vorrebbe mettere in campo nel prossimo settembre”.
Queste le considerazioni sulle assurde notizie pubblicate:
Rimaniamo allibiti per l’insinuazione che il Museo del Fumetto gestirà le nostre mostre (incluse quelle dei Games!?!). E’ una notizia completamente falsa! Noi e il Museo siamo due entità distinte che svolgono – più o meno bene – il loro compito istituzionale e non c’è (e non c’è mai stata) sovrapposizione di ruoli o competenze. Il nostro programma culturale è già stilato ed è in avanzato stato di realizzazione, come è ovvio che sia per chi vuole svolgere un’attività seria in questo settore. Col Museo, abbiamo una collaborazione che prevede l’inserimento nel programma della nostra manifestazione di fine ottobre della mostra “E lucean le stelle” che si protrarrà fino al 15 novembre, ma stiamo parlando di ben altra cosa
Non riusciamo minimamente ad immaginare dove abbiano pescato una notizia tanto assurda o a quale fonte abbiano attinto, fonte che adesso dovranno rivelare insieme alla pubblicazione della nostra smentita. Senza contare – e questo è sicuramente più grave – che nessuna testata giornalistica si sognerebbe di pubblicare un’affermazione di tale portata, senza alzare il telefono e chiedere agli interessati come stanno le cose. Di fatto FdC ha dichiarato che Lucca Comics & Games – e cioè l’entità che ha dato vita al fumetto a Lucca e lo ha portato a vette clamorose – abdica al proprio compito artistico e culturale che invece ci viene riconosciuto di alto livello da tutti gli autori e gli operatori del settore, i quali di mostrano di apprezzare e condividere la qualità dei nostri programmi, proponendoci continuamente iniziative, collaborazioni o mostre. Leggendo Fumo di China, i non molti lettori faranno confusione, e gli addetti ai lavori a chi si rivolgeranno per presentare le proprie iniziative? Al Museo?
La rivista accenna poi al Comics Day, iniziativa sulla quale sarebbe cominciata tra poco una capillare campagna di comunicazione e per la quale stavamo per avviare tutta una serie di importanti accordi con il mondo artistico, culturale ed editoriale del nostro settore.
Il contenuto della ns. lettera vi chiarirà tutto.
Insomma, abbiamo dubitato francamente di aver di fronte un settimanale di pettegolezzi che voleva fare uno scoop e invece si è ritrovata tra le mani un flop. Come quello clamoroso di indicare – tra i non pochi mancati aggiornamenti del tanto sbandierato “Annuario del Fumetto Italiano” - pubblicato come inserto nel n. 14 – che la sede della nostra manifestazione è al Palasport, dove non la facciamo da tempo immemorabile.
Come dobbiamo giudicare questo tipo di giornalismo?
Ai posteri l’ardua sentenza.
____________________________________
È inoltre allegato un file .pdf che Lucca Comics & Games ha inviato a "Fumo di China". Ne segue il suo testo:
Lucca, 20 aprile 2009
Alla Spett.le
CO.GE.S. s.c.a.r.l.
rivista Fumo di China
Via Cirnconvallazione Occidentale, 58
47900 RIMINI
c.a.
Direttore Responsabile
sig. Paolo Guiducci
Nume Tutelare
sig. Franco Spiritelli
(Comunicazione anticipata via e-mail)
Ai sensi dell’art. 8 della Legge 8 febbraio 1948, n. 47 - Disposizioni sulla Stampa (in G.U. 20 febbraio
1948, n. 43, Serie generale), Vi invitiamo a voler pubblicare la seguente rettifica, relativa a quanto
dichiarato nell’Editoriale dell’Annuario del Fumetto n. 14 - 2009.
Come previsto dalla predetta legge, la rettifica dovrà essere pubblicata nella stessa pagina che ha
riportato la notizia cui si riferisce.
In difetto, secondo il dettato della norma richiamata, ci sentiremo liberi di adire le vie legali contro di Voi
a causa delle “affermazioni lesive della nostra dignità e contrarie a verità” (art.8, primo capoverso).
Nell’editoriale del n. 14, si afferma: “…in attesa di veder gonfiare il petto anche al Museo del Fumetto di
Lucca (quest’anno gestirà le mostre di Comics & Games)”.
La notizia – che è assolutamente falsa - insinua che Lucca Comics & Games abdica al proprio compito
culturale. Ciò creerà confusione negli operatori del settore: a chi si rivolgeranno per presentare le proprie
iniziative? Al Museo? Vorremmo conoscere la Vostra fonte, visto che verso di noi avete mancato alle più
elementari norme del giornalismo, non interpellandoci quali diretti interessati.
Per l’accenno al Comics Day – senza che ciò faccia parte della rettifica – Vi forniamo i chiarimenti del
caso, e cioè che esso sarà la 1a Giornata Nazionale del Fumetto Italiano e si terrà il 30 ottobre 2009 (e
non a settembre). E’ un nostro progetto, ideato e redatto dal Direttore di Lucca Comics & Games, e non è
“messo in campo dal Ministero” (quale?), ma è realizzato in accordo con l’Assessorato alla Cultura ed alle
Politiche Giovanili del Comune di Lucca (che si è preoccupato anche di reperire i fondi necessari), con il
Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero della Gioventù e dell’Anci, come
progetto inserito nella Rete dei Festival cofinanziato dal Ministero della Gioventù.
A tale progetto hanno già aderito proprio il Museo del Fumetto di Lucca ed il Comitato per i 100 anni del
Fumetto Italiano, ed è nostra intenzione coinvolgere intorno ad esso tutto il mondo del Fumetto (autori,
editori, operatori culturali e commerciali, istituzioni), ma soprattutto le più importanti manifestazioni
italiane del settore, con le quali intendiamo condividere l’iniziativa.
Si tratta di un’iniziativa finalizzata alla formazione ed alla valorizzazione della creatività italiana,
soprattutto per quanto riguarda gli aspiranti autori di fumetti. Il tutto in una cornice tale da far
emergere le capacità comunicative ed artistiche delle nuove giovani leve, enfatizzando – inoltre - il ruolo
aggregativo positivo e le potenzialità educative di tale mezzo.
In questo contesto, il Comics Day si pone, quindi, l’obiettivo di valorizzare e promuovere il Fumetto non
solo nel nostro Paese, ma anche all’Estero. Nei suoi 43 anni di vita, LUCCA COMICS è riuscita a sdoganare
il Fumetto dal ruolo di semplice intrattenimento per ragazzi o per pochi appassionati nel quale per anni
era stato ingiustamente confinato, mettendo in luce i suoi contenuti artistici e culturali ed evidenziando,
inoltre, le infinite opportunità offerte da questo medium nel campo della formazione scolastica. Com’è
noto, esso è in grado di sviluppare programmi educativi integrati e di supporto comunicativo e didattico
alle varie discipline nel loro specifico contesto culturale e pedagogico, in modo gradevole e senza dubbio
coinvolgente. La finalità ultima è che tutto questo venga riconosciuto anche dalle più alte istituzioni dello
Stato, così come avviene da tempo in altre nazioni, perché oltre ai suoi contenuti artistici, il Fumetto
costituisce anche un veicolo di promozione per i nostri disegnatori e sceneggiatori, soprattutto quelli più
giovani, e per tutta l’editoria italiana.
Grazie per l’attenzione.
Cordialmente
dott. Renato Genovese
Direttore
Lucca Comics & Games
News & Rumors dal mondo del fumetto
I Paperseriani già ne sono a conoscenza: il sito disneyano tedesco www.lustige-taschenbuecher.de , che già in passato ha realizzato belle e interessanti interviste ad autori quali Chierchini e Casty, ha pubblicato un'intervista fatta a Bruno Concina. Come per le precedenti, anche per questa è presenta la versione in italiano.
Nell'intervista si parla anche della "querelle" di un anno fa tra l'autore e la Disney, e infatti stavo per segnalarla in quel topic dove tra l'altro intervenne lo stesso Concina, però visto che la questione riguarda solo una parte dell'intervista, ho ritenuto che questo topic fosse più adatto (anche se lungo tutto l'intervista l'amarezza di Concina per il modo in cui si siano chiusi i rapporti salta fuori più volte).
Nell'intervista si parla anche della "querelle" di un anno fa tra l'autore e la Disney, e infatti stavo per segnalarla in quel topic dove tra l'altro intervenne lo stesso Concina, però visto che la questione riguarda solo una parte dell'intervista, ho ritenuto che questo topic fosse più adatto (anche se lungo tutto l'intervista l'amarezza di Concina per il modo in cui si siano chiusi i rapporti salta fuori più volte).
Segnalo che adesso c'é il blog di Caravan, curato dallo stesso Michele Medda:Elikrotupos ha scritto: Due nuove miniserie e un nuovo romanzo a fumetti sono previsti per il 2009 della Bonelli: la prima miniserie partirà a giugno, durerà 12 numeri, si chiama Caravan e è scritta da Michele Medda
[...]
Caravan racconta di una cittadina americana che viene evacuata militarmente senza sapere il motivo, raccontata dal punto di vista di una famigliola di emigrati italiani.
[...]
il primo, Caravan, mi sembra la solita storia apocalittica (mi ricorda sia il Brad Barron di Faraci che L'ombra dello scorpione di Stephen King) o comunque complottistica.
http://caravan-laserie.blogspot.com/
http://www.corriere.it/cultura/09_april ... aabc.shtml
IN LIBRERIA IL CAPOLAVORO DEL MAESTRO sul magazine in edicola
La ballata del Pratt perduto
Che fine aveva fatto il Sandokan di Hugo? Rubato? Smarrito? Mai esistito? Gli hanno dato la caccia per 40 anni. E ora eccolo qui. Vi raccontiamo la sua storia. Bella come un romanzo
Di Antonio D’Orrico
Hugo Pratt riservava sempre delle sorprese. Un esempio. Quando morì, nell’agosto del 1995, uscirono i necrologi di rito sul Corriere. Due erano singolari. Il primo era a firma del ministro della cultura, all’epoca si trattava dello storico dell’arte Antonio Paolucci. A suo modo, un documento storico. Perché si trattava del primo riconoscimento ufficiale, ed espresso al massimo livello istituzionale (il Ministero della Cultura), del fatto che Corto Maltese e gli altri fumetti di Pratt erano un bene culturale della Nazione. I francesi l’avevano capito da un pezzo, dalle nostre parti invece si continuava a far finta di nulla.
L’altro necrologio non era meno sorprendente. Esprimeva ufficialmente il cordoglio della Massoneria per la morte di uno dei suoi fratelli più illustri. Ricordo che in quell’occasione feci una piccola inchiesta. Gli amici intimi di Pratt non sapevano della sua adesione al Grande Oriente. Ma quando domandai loro se erano sorpresi dalla notizia, mi risposero tutti allo stesso modo: sì, erano sorpresi, no, anzi, a pensarci bene non erano sorpresi perché da Hugo ti potevi aspettare di tutto.
L’EROE CHE UNÌ L’ITALIA
Avevo pensato finora che quei due necrologi (la superlaurea ad honorem rilasciata dal ministro della Cultura, e l’estremo saluto massonico che confermava l’inafferrabilità esoterica dell’uomo) fossero gli ultimi colpi di scena nella vita spettacolare di Hugo Pratt. Mi sbagliavo. L’ultima delle sue sorprese (ma sarà il caso di dire, all’inglese e a scopo cautelativo, last but non least) è questo libro, Sandokan (Rizzoli Lizard) che racconta, in puro stile Pratt, la prima parte delle Tigri di Mompracem di Emilio Salgari, l’avventura con cui debuttò l’eroe che ha unito l’Italia almeno quanto Garibaldi (se non di più). Una storia mai pubblicata, assolutamente inedita. Il Vate indiscusso del romanzo d’avventura italiano (Salgari) riveduto e corretto (e forse anche scorretto) dal Vate (la parola l’avrebbe fatto sghignazzare) del romanzo (disegnato) d’avventura italiano. Se fosse stato ancora ministro il prof. Paolucci avrebbe organizzato un festeggiamento adeguato: perché è un avvenimento culturale di primissimo ordine ed è anche una bella storia. Anzi due belle storie. La prima è quella delle Tigri di Mompracem secondo Pratt e Mino Milani (lo scrittore che curò la sceneggiatura). La seconda è la storia di come questo libro sia scomparso per quarant’anni, sia stato dato nel tempo per disperso, bruciato, distrutto, mai esistito (una delle solite balle di Hugo), rubato, cestinato, contrabbandato nel caveau di qualche grande collezionista di fumetti, dimenticato in un cassetto, buttato e quindi annegato nelle acque del Lambro (che fine ingloriosa per le tigri di Mompracem!), nascosto dallo stesso Pratt così bene dall’essersi scordato il nascondiglio sicuro che aveva escogitato...
Le ipotesi avanzate nel corso di quarant’anni sono state tante. I fatti sono andati così. Come ce li racconta Alfredo Castelli, lo sceneggiatore di Martin Mystère, autore del ritrovamento e, anche, della bella prefazione al Sandokan di Pratt.
Tutto cominciò, per Castelli, nel 1971 quando prese a collaborare al Corriere dei Piccoli dove Pratt lavorava già dai primi anni Sessanta spesso in coppia con Mino Milani. I due, tra l’altro, avevano pubblicato sul Corrierino una non dimenticata versione dell’Isola del tesoro di Stevenson. Pratt, ricorda Castelli, era sempre in giro per il mondo ma quando tornava in Italia passava sempre dalla redazione in via Scarsellini. Lì aveva un ufficio, in coabitazione con altri due illustratori, Aldo Di Gennaro e Mario Uggeri, ed era molto legato a Giancarlo Francesconi, il caporedattore. Francesconi e Pratt, ricorda Castelli, avevano fatto un viaggio in auto nel nord dell’Europa che per anni fornì a entrambi «spunti per narrazioni dalla vericidità quantomeno dubbia».
Nonostante fosse prolisso di racconti (più o meno veridici), Pratt ammutoliva e cercava di cambiare discorso ogni volta che Francesconi, Milani o Mario Oriani (il direttore) gli chiedevano: «Allora, l’hai finito? ». Era il Sandokan che Pratt doveva finire, la sua versione delle Tigri di Mompracem. La sceneggiatura di Milani era pronta da tempo. «Pratt aveva iniziato a disegnarlo nel 1969», ricorda oggi Milani, «ed era partito con grande entusiasmo: il mondo salgariano faceva parte del corredo letterario di entrambi. Lavorare con Hugo era un piacere. Ci intendevamo perfettamente e quindi non servivano lunghe descrizioni della vignetta. Erano sufficienti semplici indicazioni come “Notte, tempesta tropicale squassa un capanno sulla rupe”, e questo gli bastava per creare una scena piena di emozione. Inoltre era velocissimo. Solo che dopo un inizio con fuochi artificiali, d’improvviso i tempi di produzione cominciarono a dilatarsi spaventosamente ».
PERCHÉ NON FU PUBBLICATO
Cosa era successo? Perché Pratt si era distratto? Si era disamorato di Salgari? Castelli ha un’ipotesi. Era accaduto che Corto Maltese aveva cominciato ad avanzare le sue giuste pretese di eroe prattiano per eccellenza e antonomasia. La prima avventura del «gentiluomo di fortuna», Una ballata del mare salato, Pratt l’aveva pubblicata nel 1967. Avrebbe dovuto essere la prima e l’ultima e, infatti, Pratt si era poi dedicato alle storie per il Corrierino. Ma proprio mentre lavorava a Sandokan dalla Francia gli chiesero altre storie di Corto. Fu la svolta nella carriera di Pratt, la gloria: «Hugo e il suo alter ego di carta diventano stelle di prima grandezza e il povero Sandokan passa in secondo piano».
Ormai, quando Pratt passa dal Corrierino (ribattezzato, intanto, Corriere dei Ragazzi), nessuno gli chiede più se ha finito Sandokan. Castelli, diventato nel frattempo redattore, propone di salvare il salvabile e pubblicare, come racconto a sè, Sandokan senza aspettare la seconda parte. Gli danno il via e lui prepara le “copiette”, così si chiamavano in gergo, da mandare in stampa. Lavorandoci sopra, Castelli nota alcune cose interessanti: 1) che la poltrona con lo schienale rotondo su cui siede Sandokan sin dalla sua prima, folgorante, apparizione è quasi identica a quella, successiva, del Corto Maltese “francese”; 2) che, eliminati i baffi, Yanez, il miglior amico di Sandokan, somiglia a Corto Maltese e un po’ allo stesso Pratt da giovane; 3) che Marianna, la Perla di Labuan, la lady amata dal Principe, era uguale a Anne Frognier, la seconda moglie di Pratt.
Convivendo per giorni con il Sandokan di Pratt Castelli scopre un’altra cosa. Importante. «Pratt è stato il primo a dare a Sandokan la faccia di Sandokan. Sandokan era sempre stato ritratto come un indiano vagamente occidentalizzato (con la consacrazione finale in tv con Kabir Bedi). Ma Sandokan non era indiano, era malese e Pratt così lo disegna, con i tratti e l’acconciatura di un principe malese. Dare a Sandokan connotati indoeuropei era una scelta tranquillizzante per i lettori di questa parte del mondo. Mentre dargli, come era filologicamente esatto, i suoi tratti malesi, estremamente orientali, ne faceva, agli occhi di quegli stessi lettori, una figura tutt’altro che tranquillizzante, anzi decisamente inquietante». Era un Sandokan mai visto quello di Pratt. Mai visto anche nel senso che poi non andò mai in stampa né per il Corrierino, né per altri. Il progetto fu sospeso. Archiviato in un bustone giallognolo. Il Corrierino fu ribattezzato CorrierBoy che è come chiamare Samantha una ragazzina dall’italianissimo nome di Maria. Con un nome simile non c’era più posto per il Sandokan di Pratt. E nemmeno per Castelli che intristito per le storie (P2 e dintorni) che affliggevano allora la galassia Corriere, si dimise da redattore e andò a lavorare da Sergio Bonelli, nella galassia Tex Willer. Qui, ogni tanto, rivedeva Pratt, amico di Bonelli. Un giorno Hugo gli chiese che fine avessero fatto le tavole di Sandokan. Castelli cominciò a cercarle. Chiamò un amico all’archivio del Corriere. «Qui hanno bruciato molto materiale per fare spazio», gli disse l’archivista. Magari le tavole erano state portate via prima del falò, si disse Castelli e si rivolse ai mercanti di originali. Buco nell’acqua.
Passano gli anni, nessuna notizia del Sandokan di Pratt. Castelli si mette il cuore in pace. Poi, quando ormai non se lo aspettava più, il miracolo. «E qui - visto che di professione sono sceneggiatore di fumetti - potrei inventare qualche racconto emozionante su come sono riuscito a recuperare il Sandokan di Pratt. Per esempio che me lo ha consegnato in una notte di tempesta un vecchio marinaio cieco mentre un fulmine squarciava il cielo. Che l’ho salvato a rischio della vita tuffandomi in un mucchio di cartaccia destinata al macero giusto un istante prima che fosse fagocitata da un’enorme macina. Che il suo nascondiglio era indicato da certi indizi in codice inseriti in un famoso romanzo il cui titolo non mi è permesso rivelare».
Le cose, invece, sono andate in maniera assai diversa. Un paio di anni fa, un editore chiede a Castelli di raccogliere in volume le storie di Omino Bufo. «È un personaggio demenziale che facevo per il Corriere dei Ragazzi. Molti lo rammentano con nostalgia a dimostrare come i ricordi di gioventù rendano bella qualunque cosa». Le storie dell’Omino sono in uno scatolone nel quale Castelli aveva buttato alla rinfusa tutte le cose che c’erano nella sua scrivania di via Scarsellini. Quello scatolone non lo ha più toccato dal 1975, gli faceva troppa tristezza. Va in cantina (chi non è mai stato nella casa di Castelli non può immaginare che razza di gigantesco castello di carte accumulate sia e che impresa, da far tremare i polsi, significhi cercare qualcosa in quel labirinto di fogli). Alla fine trova lo scatolone. Lo apre. «Insieme all’Omino Bufo, alla guida dei telefoni aziendali, alla “carta contabattute” che si usava quando i computer erano ancora di là da venire, c’era il menabò con le “copiette” della storia di Sandokan. Per anni avevo cercato gli originali del racconto senza rendermi conto che le loro perfette riproduzioni si trovavano a portata di mano».
Sfoglio assieme a Castelli la prima copia del Sandokan di Pratt e Milani finalmente diventato libro.
A me sembra artisticamente parlando assai rilevante, proprio bello. E Castelli, autorità in materia, conferma. «Penso che quello sia stato il periodo migliore di Pratt. Perché allora Pratt disegnava molto. Mi spiego, Hugo aveva un dono di sintesi straordinario. A lui bastava disegnare una linea orizzontale, un ghirigoro e un tondo ed ecco “Il sole sui Mari del Sud”. Ed era proprio “Il Sole sui Mari del Sud” come tutti lo immaginiamo. Pratt era un enorme impressionista. In Sandokan era ancora molto generoso di particolari. Per questo dico che è al suo meglio: c’è la sintesi ma c’è anche l’analisi».
Sfoglio il libro. Mi soffermo su un primo piano di Sandokan. «A chi somiglia?», mi chiede Castelli. A qualcuno, rispondo, ma non capisco a chi. Castelli mi illumina: «A Johnny Depp nella parte di Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi. Cioè all’eroe di film fatti quarant’anni dopo Sandokan. Pratt aveva un’incredibile capacità di anticipare. Certe icone di oggi, le ha inventate lui tanti anni fa».
Sandokan è un gioiello che segna il gran ritorno sulla scena di Pratt (Rizzoli sta riproponendo tutti i suoi albi). Alberto Ongaro (lui e Pratt cominciarono insieme a fare fumetti e fecero la storia del fumetto italiano) ha ripubblicato da Piemme Un romanzo d’avventura, un romanzo del 1971 che ha come protagonista Hugo Pratt. Sì, lui in persona. Un bellissimo romanzo che racconta la storia di un’amicizia e di una generazione. E racconta, anche, di quella volta che Hugo fece amicizia a Londra con 80 ragazze di un college americano e se le portò a Venezia a mangiare il gelato... Vero? Falso? Domande malposte. Hugo Pratt era al di là del vero e del falso.
27 aprile 2009(ultima modifica: 29 aprile 2009)
IN LIBRERIA IL CAPOLAVORO DEL MAESTRO sul magazine in edicola
La ballata del Pratt perduto
Che fine aveva fatto il Sandokan di Hugo? Rubato? Smarrito? Mai esistito? Gli hanno dato la caccia per 40 anni. E ora eccolo qui. Vi raccontiamo la sua storia. Bella come un romanzo
Di Antonio D’Orrico
Hugo Pratt riservava sempre delle sorprese. Un esempio. Quando morì, nell’agosto del 1995, uscirono i necrologi di rito sul Corriere. Due erano singolari. Il primo era a firma del ministro della cultura, all’epoca si trattava dello storico dell’arte Antonio Paolucci. A suo modo, un documento storico. Perché si trattava del primo riconoscimento ufficiale, ed espresso al massimo livello istituzionale (il Ministero della Cultura), del fatto che Corto Maltese e gli altri fumetti di Pratt erano un bene culturale della Nazione. I francesi l’avevano capito da un pezzo, dalle nostre parti invece si continuava a far finta di nulla.
L’altro necrologio non era meno sorprendente. Esprimeva ufficialmente il cordoglio della Massoneria per la morte di uno dei suoi fratelli più illustri. Ricordo che in quell’occasione feci una piccola inchiesta. Gli amici intimi di Pratt non sapevano della sua adesione al Grande Oriente. Ma quando domandai loro se erano sorpresi dalla notizia, mi risposero tutti allo stesso modo: sì, erano sorpresi, no, anzi, a pensarci bene non erano sorpresi perché da Hugo ti potevi aspettare di tutto.
L’EROE CHE UNÌ L’ITALIA
Avevo pensato finora che quei due necrologi (la superlaurea ad honorem rilasciata dal ministro della Cultura, e l’estremo saluto massonico che confermava l’inafferrabilità esoterica dell’uomo) fossero gli ultimi colpi di scena nella vita spettacolare di Hugo Pratt. Mi sbagliavo. L’ultima delle sue sorprese (ma sarà il caso di dire, all’inglese e a scopo cautelativo, last but non least) è questo libro, Sandokan (Rizzoli Lizard) che racconta, in puro stile Pratt, la prima parte delle Tigri di Mompracem di Emilio Salgari, l’avventura con cui debuttò l’eroe che ha unito l’Italia almeno quanto Garibaldi (se non di più). Una storia mai pubblicata, assolutamente inedita. Il Vate indiscusso del romanzo d’avventura italiano (Salgari) riveduto e corretto (e forse anche scorretto) dal Vate (la parola l’avrebbe fatto sghignazzare) del romanzo (disegnato) d’avventura italiano. Se fosse stato ancora ministro il prof. Paolucci avrebbe organizzato un festeggiamento adeguato: perché è un avvenimento culturale di primissimo ordine ed è anche una bella storia. Anzi due belle storie. La prima è quella delle Tigri di Mompracem secondo Pratt e Mino Milani (lo scrittore che curò la sceneggiatura). La seconda è la storia di come questo libro sia scomparso per quarant’anni, sia stato dato nel tempo per disperso, bruciato, distrutto, mai esistito (una delle solite balle di Hugo), rubato, cestinato, contrabbandato nel caveau di qualche grande collezionista di fumetti, dimenticato in un cassetto, buttato e quindi annegato nelle acque del Lambro (che fine ingloriosa per le tigri di Mompracem!), nascosto dallo stesso Pratt così bene dall’essersi scordato il nascondiglio sicuro che aveva escogitato...
Le ipotesi avanzate nel corso di quarant’anni sono state tante. I fatti sono andati così. Come ce li racconta Alfredo Castelli, lo sceneggiatore di Martin Mystère, autore del ritrovamento e, anche, della bella prefazione al Sandokan di Pratt.
Tutto cominciò, per Castelli, nel 1971 quando prese a collaborare al Corriere dei Piccoli dove Pratt lavorava già dai primi anni Sessanta spesso in coppia con Mino Milani. I due, tra l’altro, avevano pubblicato sul Corrierino una non dimenticata versione dell’Isola del tesoro di Stevenson. Pratt, ricorda Castelli, era sempre in giro per il mondo ma quando tornava in Italia passava sempre dalla redazione in via Scarsellini. Lì aveva un ufficio, in coabitazione con altri due illustratori, Aldo Di Gennaro e Mario Uggeri, ed era molto legato a Giancarlo Francesconi, il caporedattore. Francesconi e Pratt, ricorda Castelli, avevano fatto un viaggio in auto nel nord dell’Europa che per anni fornì a entrambi «spunti per narrazioni dalla vericidità quantomeno dubbia».
Nonostante fosse prolisso di racconti (più o meno veridici), Pratt ammutoliva e cercava di cambiare discorso ogni volta che Francesconi, Milani o Mario Oriani (il direttore) gli chiedevano: «Allora, l’hai finito? ». Era il Sandokan che Pratt doveva finire, la sua versione delle Tigri di Mompracem. La sceneggiatura di Milani era pronta da tempo. «Pratt aveva iniziato a disegnarlo nel 1969», ricorda oggi Milani, «ed era partito con grande entusiasmo: il mondo salgariano faceva parte del corredo letterario di entrambi. Lavorare con Hugo era un piacere. Ci intendevamo perfettamente e quindi non servivano lunghe descrizioni della vignetta. Erano sufficienti semplici indicazioni come “Notte, tempesta tropicale squassa un capanno sulla rupe”, e questo gli bastava per creare una scena piena di emozione. Inoltre era velocissimo. Solo che dopo un inizio con fuochi artificiali, d’improvviso i tempi di produzione cominciarono a dilatarsi spaventosamente ».
PERCHÉ NON FU PUBBLICATO
Cosa era successo? Perché Pratt si era distratto? Si era disamorato di Salgari? Castelli ha un’ipotesi. Era accaduto che Corto Maltese aveva cominciato ad avanzare le sue giuste pretese di eroe prattiano per eccellenza e antonomasia. La prima avventura del «gentiluomo di fortuna», Una ballata del mare salato, Pratt l’aveva pubblicata nel 1967. Avrebbe dovuto essere la prima e l’ultima e, infatti, Pratt si era poi dedicato alle storie per il Corrierino. Ma proprio mentre lavorava a Sandokan dalla Francia gli chiesero altre storie di Corto. Fu la svolta nella carriera di Pratt, la gloria: «Hugo e il suo alter ego di carta diventano stelle di prima grandezza e il povero Sandokan passa in secondo piano».
Ormai, quando Pratt passa dal Corrierino (ribattezzato, intanto, Corriere dei Ragazzi), nessuno gli chiede più se ha finito Sandokan. Castelli, diventato nel frattempo redattore, propone di salvare il salvabile e pubblicare, come racconto a sè, Sandokan senza aspettare la seconda parte. Gli danno il via e lui prepara le “copiette”, così si chiamavano in gergo, da mandare in stampa. Lavorandoci sopra, Castelli nota alcune cose interessanti: 1) che la poltrona con lo schienale rotondo su cui siede Sandokan sin dalla sua prima, folgorante, apparizione è quasi identica a quella, successiva, del Corto Maltese “francese”; 2) che, eliminati i baffi, Yanez, il miglior amico di Sandokan, somiglia a Corto Maltese e un po’ allo stesso Pratt da giovane; 3) che Marianna, la Perla di Labuan, la lady amata dal Principe, era uguale a Anne Frognier, la seconda moglie di Pratt.
Convivendo per giorni con il Sandokan di Pratt Castelli scopre un’altra cosa. Importante. «Pratt è stato il primo a dare a Sandokan la faccia di Sandokan. Sandokan era sempre stato ritratto come un indiano vagamente occidentalizzato (con la consacrazione finale in tv con Kabir Bedi). Ma Sandokan non era indiano, era malese e Pratt così lo disegna, con i tratti e l’acconciatura di un principe malese. Dare a Sandokan connotati indoeuropei era una scelta tranquillizzante per i lettori di questa parte del mondo. Mentre dargli, come era filologicamente esatto, i suoi tratti malesi, estremamente orientali, ne faceva, agli occhi di quegli stessi lettori, una figura tutt’altro che tranquillizzante, anzi decisamente inquietante». Era un Sandokan mai visto quello di Pratt. Mai visto anche nel senso che poi non andò mai in stampa né per il Corrierino, né per altri. Il progetto fu sospeso. Archiviato in un bustone giallognolo. Il Corrierino fu ribattezzato CorrierBoy che è come chiamare Samantha una ragazzina dall’italianissimo nome di Maria. Con un nome simile non c’era più posto per il Sandokan di Pratt. E nemmeno per Castelli che intristito per le storie (P2 e dintorni) che affliggevano allora la galassia Corriere, si dimise da redattore e andò a lavorare da Sergio Bonelli, nella galassia Tex Willer. Qui, ogni tanto, rivedeva Pratt, amico di Bonelli. Un giorno Hugo gli chiese che fine avessero fatto le tavole di Sandokan. Castelli cominciò a cercarle. Chiamò un amico all’archivio del Corriere. «Qui hanno bruciato molto materiale per fare spazio», gli disse l’archivista. Magari le tavole erano state portate via prima del falò, si disse Castelli e si rivolse ai mercanti di originali. Buco nell’acqua.
Passano gli anni, nessuna notizia del Sandokan di Pratt. Castelli si mette il cuore in pace. Poi, quando ormai non se lo aspettava più, il miracolo. «E qui - visto che di professione sono sceneggiatore di fumetti - potrei inventare qualche racconto emozionante su come sono riuscito a recuperare il Sandokan di Pratt. Per esempio che me lo ha consegnato in una notte di tempesta un vecchio marinaio cieco mentre un fulmine squarciava il cielo. Che l’ho salvato a rischio della vita tuffandomi in un mucchio di cartaccia destinata al macero giusto un istante prima che fosse fagocitata da un’enorme macina. Che il suo nascondiglio era indicato da certi indizi in codice inseriti in un famoso romanzo il cui titolo non mi è permesso rivelare».
Le cose, invece, sono andate in maniera assai diversa. Un paio di anni fa, un editore chiede a Castelli di raccogliere in volume le storie di Omino Bufo. «È un personaggio demenziale che facevo per il Corriere dei Ragazzi. Molti lo rammentano con nostalgia a dimostrare come i ricordi di gioventù rendano bella qualunque cosa». Le storie dell’Omino sono in uno scatolone nel quale Castelli aveva buttato alla rinfusa tutte le cose che c’erano nella sua scrivania di via Scarsellini. Quello scatolone non lo ha più toccato dal 1975, gli faceva troppa tristezza. Va in cantina (chi non è mai stato nella casa di Castelli non può immaginare che razza di gigantesco castello di carte accumulate sia e che impresa, da far tremare i polsi, significhi cercare qualcosa in quel labirinto di fogli). Alla fine trova lo scatolone. Lo apre. «Insieme all’Omino Bufo, alla guida dei telefoni aziendali, alla “carta contabattute” che si usava quando i computer erano ancora di là da venire, c’era il menabò con le “copiette” della storia di Sandokan. Per anni avevo cercato gli originali del racconto senza rendermi conto che le loro perfette riproduzioni si trovavano a portata di mano».
Sfoglio assieme a Castelli la prima copia del Sandokan di Pratt e Milani finalmente diventato libro.
A me sembra artisticamente parlando assai rilevante, proprio bello. E Castelli, autorità in materia, conferma. «Penso che quello sia stato il periodo migliore di Pratt. Perché allora Pratt disegnava molto. Mi spiego, Hugo aveva un dono di sintesi straordinario. A lui bastava disegnare una linea orizzontale, un ghirigoro e un tondo ed ecco “Il sole sui Mari del Sud”. Ed era proprio “Il Sole sui Mari del Sud” come tutti lo immaginiamo. Pratt era un enorme impressionista. In Sandokan era ancora molto generoso di particolari. Per questo dico che è al suo meglio: c’è la sintesi ma c’è anche l’analisi».
Sfoglio il libro. Mi soffermo su un primo piano di Sandokan. «A chi somiglia?», mi chiede Castelli. A qualcuno, rispondo, ma non capisco a chi. Castelli mi illumina: «A Johnny Depp nella parte di Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi. Cioè all’eroe di film fatti quarant’anni dopo Sandokan. Pratt aveva un’incredibile capacità di anticipare. Certe icone di oggi, le ha inventate lui tanti anni fa».
Sandokan è un gioiello che segna il gran ritorno sulla scena di Pratt (Rizzoli sta riproponendo tutti i suoi albi). Alberto Ongaro (lui e Pratt cominciarono insieme a fare fumetti e fecero la storia del fumetto italiano) ha ripubblicato da Piemme Un romanzo d’avventura, un romanzo del 1971 che ha come protagonista Hugo Pratt. Sì, lui in persona. Un bellissimo romanzo che racconta la storia di un’amicizia e di una generazione. E racconta, anche, di quella volta che Hugo fece amicizia a Londra con 80 ragazze di un college americano e se le portò a Venezia a mangiare il gelato... Vero? Falso? Domande malposte. Hugo Pratt era al di là del vero e del falso.
27 aprile 2009(ultima modifica: 29 aprile 2009)
ma quindi? quando esce? solo in libreria o anche in edicola col Corriere? Scalpito! 
EDIT: no, non esce col giornale. C'è solo l'articolo sul Magazine allegato al Corriere di domani. Cmq, una cosa che nessuno aveva detto finora... dovrebbero essere solo 80 pagine
Sigh, avevo già fatto la bocca su un volumozzo da 250 tavole...
EDIT: no, non esce col giornale. C'è solo l'articolo sul Magazine allegato al Corriere di domani. Cmq, una cosa che nessuno aveva detto finora... dovrebbero essere solo 80 pagine
“DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

Segnalato da New_AMZ sul Papersera. Spero sia la sezione giusta.
http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.c ... .html#more
Ciao, Elisa.
http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.c ... .html#more
Ciao, Elisa.

Sono dispiaciutissimo per la scomparsa di Elisa Penna, che è la creatrice di ciò che ci ha messo insieme che ha condotto alla creazione del Sollazzo.
Segnalo (più mestamente ora
) che il volume Sandokan di Hugo Pratt e Mino Milani, edito da Rizzoli Lizard, uscirà il 5 maggio nelle librerie alla modica cifra di 25 € per 80 pagine.
Segnalo (più mestamente ora
“DISCUSSIONE, NON RECENSIONE!”

:o(
Triste notizia. Moltissimi di noi si sono conosciuti grazie al suo Paperinik.
Addio, Elisa.
Triste notizia. Moltissimi di noi si sono conosciuti grazie al suo Paperinik.
Addio, Elisa.
Lorenzo Breda
Website | Google+ | DisneyStats | deviantART
If you couldn't find any weirdness, maybe we'll just have to make some!
Hobbes, Calvin&Hobbes
[No bit was mistreated or killed to send this message]
Website | Google+ | DisneyStats | deviantART
If you couldn't find any weirdness, maybe we'll just have to make some!
Hobbes, Calvin&Hobbes
[No bit was mistreated or killed to send this message]
E ora ci hanno lasciato tutti e 3 i creatori di Paperinik.
Addio Elisa, e grazie per aver avuto quella grande idea che ha dato vita ad un personaggio straordinario, la cui importanza è ancora più grande per questa community.
Addio Elisa, e grazie per aver avuto quella grande idea che ha dato vita ad un personaggio straordinario, la cui importanza è ancora più grande per questa community.
Mi unisco al dispiacere e alle condoglianze per la morte di Elisa Penna, sicuramente una colonna del Topolino dei tempi d'oro e che ha contribuito a creare il supereroe Disney più amato da molti fans. 
Andrea "Bramo" L'Odore della Pioggia
Osservate l'orrendo baratro su cui è affacciato l'universo! ... senza spingere...
LoSpazioBianco.it: nel cuore del fumetto!
SEGUI LOSPAZIOBIANCO SU:
Twitter | Facebook
Osservate l'orrendo baratro su cui è affacciato l'universo! ... senza spingere...
LoSpazioBianco.it: nel cuore del fumetto!
SEGUI LOSPAZIOBIANCO SU:
Twitter | Facebook
ComicUs ha realizzato un'intervista a Giovanni Rigano su Artemis Fowl, molto interessante e che consiglio di leggere, nella quale il disegnatore conferma che ci sarà un secondo episodio a fumetti*:
"L’adattamento del secondo libro di Artemis Fowl, “L’Incidente Artico”, è in dirittura d’arrivo ed uscirà nei Paesi di lingua inglese a giugno. A seguire ci sarà la trasposizione in fumetto di un altro libro di Eoin: The Supernaturalist (“I Predatori Blu”, nell’edizione italiana). Ancora una volta ci muoveremo nell’ambito di fantascienza, questa volta però tra motori ruggenti e temibili esseri blu! Sicuramente il buon successo che sta riscuotendo questo primo libro sta spingendo tutti noi a proseguire su questa strada. Eoin, inoltre, è un grande appassionato di fumetto ed è molto competente in merito, e questo certo aiuta!"
*: ci sarà nel senso che lo stanno realizzando, poi, conoscendo i precedenti, meglio non illudersi troppo sull'eventuale pubblicazione
"L’adattamento del secondo libro di Artemis Fowl, “L’Incidente Artico”, è in dirittura d’arrivo ed uscirà nei Paesi di lingua inglese a giugno. A seguire ci sarà la trasposizione in fumetto di un altro libro di Eoin: The Supernaturalist (“I Predatori Blu”, nell’edizione italiana). Ancora una volta ci muoveremo nell’ambito di fantascienza, questa volta però tra motori ruggenti e temibili esseri blu! Sicuramente il buon successo che sta riscuotendo questo primo libro sta spingendo tutti noi a proseguire su questa strada. Eoin, inoltre, è un grande appassionato di fumetto ed è molto competente in merito, e questo certo aiuta!"
*: ci sarà nel senso che lo stanno realizzando, poi, conoscendo i precedenti, meglio non illudersi troppo sull'eventuale pubblicazione
Wow. Non osavo sperarlo.Tyrrel ha scritto:A seguire ci sarà la trasposizione in fumetto di un altro libro di Eoin: The Supernaturalist (“I Predatori Blu”, nell’edizione italiana).
Lorenzo Breda
Website | Google+ | DisneyStats | deviantART
If you couldn't find any weirdness, maybe we'll just have to make some!
Hobbes, Calvin&Hobbes
[No bit was mistreated or killed to send this message]
Website | Google+ | DisneyStats | deviantART
If you couldn't find any weirdness, maybe we'll just have to make some!
Hobbes, Calvin&Hobbes
[No bit was mistreated or killed to send this message]
Segnalo altre due interviste, questa volta di Komix.it: una alla direttrice di Topolino Valentina De Poli, l'altra a Bruno Sarda e Giorgio Figus in merito alla loro ultima storia Paperino e la stele di Rimetta.
Consiglio in particolare quella alla De Poli, veramente interessante perché tocca tanti aspetti: gli esordi di Valentina, il lavoro dietro ogni numero di Topolino, l'organizzazione delle storie, il rapporto con gli autori, la sua idea di come dovrebbe essere la rivista che se andrà bene incominceremo a vedere fra un anno, e qualche piccola anticipazione su interessanti novità per il futuro.
Consiglio in particolare quella alla De Poli, veramente interessante perché tocca tanti aspetti: gli esordi di Valentina, il lavoro dietro ogni numero di Topolino, l'organizzazione delle storie, il rapporto con gli autori, la sua idea di come dovrebbe essere la rivista che se andrà bene incominceremo a vedere fra un anno, e qualche piccola anticipazione su interessanti novità per il futuro.
Questa mi sa di pezza pietosa.Poi, ogni tanto il grande evento alla Casty: lui fa delle storie che fanno la differenza, per un pubblico particolare (e anche chi magari non lo apprezza sa che lascia il segno!): non può essere utilizzato tutte le settimane, lui è da evento. Quando arriva è una sorpresa: cavolo, c’è una storia di Casty! Anche perché lui poi è un personaggio particolare: deve andare con la sua ispirazione...
Per il resto abbastanza condivisibile nelle intenzioni, resta da capire in che stima tenga la robaccia di Ambrosio.
Urgh, speriamo che non sia questa.Stiamo lavorando su una grande operazione di cui però non posso dire nulla, se non il tema, in ambito spaziale...
Io più che altro trovo insensato il concetto che:"Casty [...] non può essere utilizzato tutte le settimane[...] perché lui poi è un personaggio particolare: deve andare con la sua ispirazione...".Grrodon ha scritto:Questa mi sa di pezza pietosa.Poi, ogni tanto il grande evento alla Casty: lui fa delle storie che fanno la differenza, per un pubblico particolare (e anche chi magari non lo apprezza sa che lascia il segno!): non può essere utilizzato tutte le settimane, lui è da evento. Quando arriva è una sorpresa: cavolo, c’è una storia di Casty! Anche perché lui poi è un personaggio particolare: deve andare con la sua ispirazione...
Argh, dai speriamo di no, Ambrosio in tal senso ha già dato!Grrodon ha scritto: resta da capire in che stima tenga la robaccia di Ambrogio.Urgh, speriamo che non sia questa.Stiamo lavorando su una grande operazione di cui però non posso dire nulla, se non il tema, in ambito spaziale...
Leggendo quel passaggio lì la prima volta, io ho pensato alla famosa storia episodica/saga by Faraci e Sciarrone, annunciata quasi 2 anni or sono e della quale si sono perse le tracce.
Quello che sognavo si è avverato.
La casa editrice 001 Edizioni pubblicherà in volumi da fumetteria, a partire da questo autunno, la serie originale del 1984 delle TMNT, quella per intenderci seria e sanguinaria di Estman e Laird. Un tentativo era già stato fatto in precedenza nei primi anni '90, ad opera della Granata Press, che aveva tentato di pubblicare gli albi editi dai Mirage Studios, fermandosi purtroppo al quarto volume a causa del poco interesse da parte dei lettori (i quali si aspettavano probabilmente le Turtles della serie animata). Spero in una buona traduzione e in un volume che si possa definire 'di ottima qulità' (e di un prezzo abbastanza contenuto). Certo potevano pensarci un po' prima che li mettessero online gratuitamente sul sito ufficiale...
Qui la news:
http://www.comicus.it/view.php?section=news&id=6167
Quì la fonte ufficiale:
http://www.001edizioni.com/
Ps. Deboroh, ma te stai pure su comicus e non avverti?
La casa editrice 001 Edizioni pubblicherà in volumi da fumetteria, a partire da questo autunno, la serie originale del 1984 delle TMNT, quella per intenderci seria e sanguinaria di Estman e Laird. Un tentativo era già stato fatto in precedenza nei primi anni '90, ad opera della Granata Press, che aveva tentato di pubblicare gli albi editi dai Mirage Studios, fermandosi purtroppo al quarto volume a causa del poco interesse da parte dei lettori (i quali si aspettavano probabilmente le Turtles della serie animata). Spero in una buona traduzione e in un volume che si possa definire 'di ottima qulità' (e di un prezzo abbastanza contenuto). Certo potevano pensarci un po' prima che li mettessero online gratuitamente sul sito ufficiale...
Qui la news:
http://www.comicus.it/view.php?section=news&id=6167
Quì la fonte ufficiale:
http://www.001edizioni.com/
Ps. Deboroh, ma te stai pure su comicus e non avverti?

Komix.it ha realizzato un'intervista a Faraci, nella quale si parla del Cane Piero (suo primo lavoro nella letteratura per ragazzi) e dei suoi lavori fumettistici; la trovare al seguente indirizzo: http://www.komix.it/page.php?idArt=8419
Qualcosina mi pare di aver detto a suo tempo, ma non volevo spammare più di tanto la cosa.Eddy ha scritto: Ps. Deboroh, ma te stai pure su comicus e non avverti?
Comunque, pare che Miyazaki voglia fare un "sequel" di Porco Rosso, ma sotto forma di storia a fumetti da lui stesso disegnata.
http://milano.corriere.it/milano/notizi ... 3383.shtml
promosso dalla Fondazione Fossati e Italia Nostra
Milano progetta il Museo del Fumetto:
«La nona arte è nata, e vive, qui»
All’Università Statale convegno aperto con intellettuali, autori, editori
Caffè letterari, circoli culturali, manifesti. Ma poi bastarono una mantella rossa, una bombetta e un bassotto giallo a cambiare un'epoca. E, nella Milano dei primi del Novecento, discussioni e pamphlet evaporarono nella leggerezza del signor Bonaventura. Nell'aria stralunata dell'omino «col milione in mano» ci si scopriva lievi e graffianti. Era il 1908 e, con il fumetto, nasceva un nuovo modo di guardare il mondo: colorato, surreale. A testa in giù. Cent'anni dopo, questa rivoluzione cerca casa. Milano vuole il «suo» museo del fumetto. «Ci sono i materiali, c'è la storia, c'è tutto - dice Luigi Bona, presidente della Fondazione Franco Fossati, primo promotore dell'iniziativa insieme a Italia Nostra - : mancano solo i muri». E, a ribadirlo, giovedì alla Statale, ci sarà un'avanguardia d'eccezione: da Giulio Giorello ad Alfredo Castelli, passando per Silver. In un convegno dedicato alla nona arte. «Se non ora e non qui, quando?», ribadisce Bona, indicando una parete colorata di una sala della Fondazione, a Monza. Qui le copertine colorate del «Corriere dei Piccoli» si accavallano al bianco e nero di Valentina e alle tinte oniriche di Dylan Dog. E qui (ri)comincia l'avventura.
Emozione Bilbolbul In principio fu Bilbolbul. Uno dei primi personaggi nati in quella fucina che fu il Corriere dei Piccoli. Un ragazzino nero che cambiava colore a seconda delle emozioni. «La tradizione milanese del fumetto ha sempre amato un certo gusto per l'avventura, per l'esotico», dice Bona. Poi venne un signore allampanato, Sergio Tofano, detto Sto, che si inventò il signor Bonaventura. Fortunato, ottimista. Il Corrierino lo leggevano anche i grandi. Perché acuto, intelligente. E Milano rideva, ci prendeva gusto. «Qui c'era la grande tradizione editoriale e giornalistica - dice Bona - e molte firme, negli anni, si sono confrontate col fumetto e con l'umorismo, da Vittorini a Buzzati». Si raccoglieva la sfida della grande tradizione satirica tedesca e austriaca. Sì, c'era anche politica nelle strisce. Sul Corrierino, nel 1928, nacque Marmittone, soldatino che cercava di sopravvivere al Regime.
«Il mondo animato - dice Alfredo Castelli, 'papà' di Martin Mystère - arriva con immediatezza». E già prima della guerra, truppe americane composte da topi che ridono, paperi che sbraitano e mucche che ammiccano erano sbarcate a Milano. Non eravamo preparati alle «nuvolette» (in gergo: balloons) e, per un po', conservammo le didascalie, magari in rima. Ma imparavamo a parlare per frasi brevi, a pensare per avventure. Nacque «L'intrepido», Walter Molino inventava foreste incantate su «Argentovivo». Nascevano eroi come Tex Willer, creatura della Bonelli, casa editrice che divenne presto di culto. Non erano cattivi, ma li disegnavano così: mascherati, come Diabolik, delle sorelle Giussani; imponenti, come Zagor, di Sergio Bonelli. E poi arrivò Linus.
Pane e Linus Anticonformista, colta, coraggiosa, la rivista sdoganò definitivamente il fumetto. «Io sono cresciuto a pane, Linus, Carosello e Jacovitti - confessa Guido Silvestri, in arte 'Silver' - e a dodici anni sapevo già che cosa avrei fatto». Il suo Lupo Alberto compie trentacinque anni, ma ha rischiato di non nascere. «Emozionato, venni a Milano con le mie tavole - racconta Silver - ma le dimenticai in treno». Ma questo mondo è così: ha la spregiudicatezza di Valentina ma la leggerezza ingenua della Pimpa. Ha il rigore di Corto Maltese e l'impertinenza di Alan Ford. L'amarezza di Cipputi e la sensualità delle donne di Manara. «E non è un caso - conclude Bona che proprio qui, nel 1950, è stata inaugurata la prima grande esposizione del fumetto». Roba da museo? Forse sì.
«Un museo del fumetto a Milano»: si discuterà di questo giovedì 4 giugno nell'Aula magna dell'Università Statale (via Festa del Perdono, ore 18, ingr. libero) in un convegno promosso dalla Fondazione Franco Fossati e da Italia Nostra. Oltre ad alcuni grandi protagonisti del fumetto milanese (da Alfredo Castelli a Guido Silvestri «Silver») interverranno intellettuali come il filosofo Giulio Giorello e la storica dell'arte Elda Cerchiari.
Roberta Scorranese
03 giugno 2009
promosso dalla Fondazione Fossati e Italia Nostra
Milano progetta il Museo del Fumetto:
«La nona arte è nata, e vive, qui»
All’Università Statale convegno aperto con intellettuali, autori, editori
Caffè letterari, circoli culturali, manifesti. Ma poi bastarono una mantella rossa, una bombetta e un bassotto giallo a cambiare un'epoca. E, nella Milano dei primi del Novecento, discussioni e pamphlet evaporarono nella leggerezza del signor Bonaventura. Nell'aria stralunata dell'omino «col milione in mano» ci si scopriva lievi e graffianti. Era il 1908 e, con il fumetto, nasceva un nuovo modo di guardare il mondo: colorato, surreale. A testa in giù. Cent'anni dopo, questa rivoluzione cerca casa. Milano vuole il «suo» museo del fumetto. «Ci sono i materiali, c'è la storia, c'è tutto - dice Luigi Bona, presidente della Fondazione Franco Fossati, primo promotore dell'iniziativa insieme a Italia Nostra - : mancano solo i muri». E, a ribadirlo, giovedì alla Statale, ci sarà un'avanguardia d'eccezione: da Giulio Giorello ad Alfredo Castelli, passando per Silver. In un convegno dedicato alla nona arte. «Se non ora e non qui, quando?», ribadisce Bona, indicando una parete colorata di una sala della Fondazione, a Monza. Qui le copertine colorate del «Corriere dei Piccoli» si accavallano al bianco e nero di Valentina e alle tinte oniriche di Dylan Dog. E qui (ri)comincia l'avventura.
Emozione Bilbolbul In principio fu Bilbolbul. Uno dei primi personaggi nati in quella fucina che fu il Corriere dei Piccoli. Un ragazzino nero che cambiava colore a seconda delle emozioni. «La tradizione milanese del fumetto ha sempre amato un certo gusto per l'avventura, per l'esotico», dice Bona. Poi venne un signore allampanato, Sergio Tofano, detto Sto, che si inventò il signor Bonaventura. Fortunato, ottimista. Il Corrierino lo leggevano anche i grandi. Perché acuto, intelligente. E Milano rideva, ci prendeva gusto. «Qui c'era la grande tradizione editoriale e giornalistica - dice Bona - e molte firme, negli anni, si sono confrontate col fumetto e con l'umorismo, da Vittorini a Buzzati». Si raccoglieva la sfida della grande tradizione satirica tedesca e austriaca. Sì, c'era anche politica nelle strisce. Sul Corrierino, nel 1928, nacque Marmittone, soldatino che cercava di sopravvivere al Regime.
«Il mondo animato - dice Alfredo Castelli, 'papà' di Martin Mystère - arriva con immediatezza». E già prima della guerra, truppe americane composte da topi che ridono, paperi che sbraitano e mucche che ammiccano erano sbarcate a Milano. Non eravamo preparati alle «nuvolette» (in gergo: balloons) e, per un po', conservammo le didascalie, magari in rima. Ma imparavamo a parlare per frasi brevi, a pensare per avventure. Nacque «L'intrepido», Walter Molino inventava foreste incantate su «Argentovivo». Nascevano eroi come Tex Willer, creatura della Bonelli, casa editrice che divenne presto di culto. Non erano cattivi, ma li disegnavano così: mascherati, come Diabolik, delle sorelle Giussani; imponenti, come Zagor, di Sergio Bonelli. E poi arrivò Linus.
Pane e Linus Anticonformista, colta, coraggiosa, la rivista sdoganò definitivamente il fumetto. «Io sono cresciuto a pane, Linus, Carosello e Jacovitti - confessa Guido Silvestri, in arte 'Silver' - e a dodici anni sapevo già che cosa avrei fatto». Il suo Lupo Alberto compie trentacinque anni, ma ha rischiato di non nascere. «Emozionato, venni a Milano con le mie tavole - racconta Silver - ma le dimenticai in treno». Ma questo mondo è così: ha la spregiudicatezza di Valentina ma la leggerezza ingenua della Pimpa. Ha il rigore di Corto Maltese e l'impertinenza di Alan Ford. L'amarezza di Cipputi e la sensualità delle donne di Manara. «E non è un caso - conclude Bona che proprio qui, nel 1950, è stata inaugurata la prima grande esposizione del fumetto». Roba da museo? Forse sì.
«Un museo del fumetto a Milano»: si discuterà di questo giovedì 4 giugno nell'Aula magna dell'Università Statale (via Festa del Perdono, ore 18, ingr. libero) in un convegno promosso dalla Fondazione Franco Fossati e da Italia Nostra. Oltre ad alcuni grandi protagonisti del fumetto milanese (da Alfredo Castelli a Guido Silvestri «Silver») interverranno intellettuali come il filosofo Giulio Giorello e la storica dell'arte Elda Cerchiari.
Roberta Scorranese
03 giugno 2009
La Disney ammerregana ha annunciato alla San Diego Comicon la pubblicazione di Wizard of Mickey, Ultra Heroes e Double Duck.




