Il Grande Splash... e altre storie da spanciarsi dal ridere
Vattelapesca sensato? Direi che possiamo sbilanciarci e dire che effettivamente è così, e considerando che appena un paio di mesi fa avevamo avuto il best of di X-Mickey, potrebbe essere un bel trend quello di alternare one-shot vari ad altri che raccolgono storie con una logica particolare.
In questo caso, l'autorialità. Che noi appassionati amiamo tanto, visto che la classificazione per autore rimane, in diversi ambiti, una tra le migliori e meno ambigue.
E noi appassionati amiamo tanto anche la Ziche, protagonista indiscussa di questo volumetto, presentato alla scorsa Lucca Comics: la parte del leone la fa indubbiamente
Il Grande Splash, la terza storia lunga a micro-puntate, qui raccolta tutta insieme per la prima volta. La rilettura conferma quanto già conclusi nel 1999 e nelle riletture degli anni seguenti: Silvia non torna alle vette del
Papero del Mistero e del
Topokolossal, ma regala un lavoro decisamente sopra alla media, utilizzando l'intero cast dei Paperi ancora una volta ottimamente e costruendo una vicenda contorta, che riesce a sfociare nella fantascienza e che presenta teorie astruse...per poi virare verso una soluzione meno complessa ma non certo meno affascinante. Grande ironia, grande capacità del mezzo e ottimi disegni per una storia che valeva la pena rileggere ancora una volta.
Il resto del volume gode di discontinuità, essendo tutte storie disegnate dalla Ziche ma scritte da altri: e così accanto a ottime avventure come
Topolino e l'esploratore millenario (Artibani con Lello Arena, dico, hanno mai deluso costoro in coppia?),
Topolino e il genio nell'ombra (Tito nei tardi anni '90, non aggiungo altro) e
Zio Paperone e il biglietto quasi vincente (uno spassoso Savini che una volta tanto premia Paperino e punisce Paperone), ci sono storie meno memorabili, anche se sempre simpatiche, come
Paperino e il convegno degli assi (Pezzin) e
Paperino e la lotteria di San Valentino, dove mi sono dispiaciuto tantissimo per Paperino.
In generale comunque il pregio di un volume del genere sta nel mostrare l'evoluzione della linea dell'autrice: contenendo storie dei primi anni '90, della fine degli anni '90 e del Nuovo Millennio, il lettore può godere di uno stile sempre diverso, per quanto riconoscibile, osservando con interesse l'affinamento dello stile della Ziche.
Moby Dick
Lo Spazio Bianco ne ha parlato qui
E lo stand Disney a Lucca Comics ha confermato quanto era nell'aria già dalla scorsa estate, quando su
Topolino era comparsa in due puntate la storia firmata da Francesco Artibani e Paolo Mottura, con i colori di Mirka Andolfo, che si poneva come versione disneyana del
Moby Dick di Herman Melville. Quello che tutti i fan si aspettavano, dinnanzi a tavole così curate e cesellate e ad una storia con protagonisti così ben caratterizzati, era di vedere tale opere ristampata a sé stante, analogamente a quanto accaduto lo scorso anno per il
Dracula di Enna/Celoni.
E così è stato. Il volume, per aspetto e dimensioni, è gemello di quello che riproponeva la parodia del libro di Stoker, e si presenta curatissimo fin dalla copertina, dall'evocativo disegno motturiano e con scritte in rilievo e disegni in lucido. L'introduzione di Lello Arena, grande amico di Artibani, dà ulteriore lustro all'edizione, che ripresenta al lettore la storia in tutta la sua magnificenza, godendo del formato maggiore visto che la componente grafica ha così modo di essere ammirata ancora meglio.
Ho poco da aggiungere sulla storia in sé: Quackab è un protagonista magistrale, i suoi monologhi e il suo comportamento sono perfetti tanto come personaggio di questo dramma interiore, tanto per la figura di Paperone e inevitabilmente questo personaggio giganteggia nell'avventura, divenendo il catalizzatore. Ma la sua missione, l'immensità del capodoglio, la perfetta caratterizzazione di Paperino e dei nipotini, l'avventura più pura e genuina, il mare e la caccia, e le motivazioni di tutti... tutto concorre alla riuscita di una storia che lascia il segno in chiunque la legga, e che conferma l'Artibani come uno dei migliori scrittori in forza al fumetto italiano. Mottura da par suo ha sentito molto il progetto, tanto da realizzare tavole in cui i dettagli non mancano, anzi abbondando, in una ricerca stilistica che spesso abbandona la realisticità delle proporzioni per comunicare il senso di immensa grandezza o di spaesamento.
Una grande storia, che val la pena possedere in un libro che la raccolga tutta insieme e la nobiliti con un'edizione decisamente di lusso.
Il divertentissimo making of a fondo volume, poi, offre una spigliata cronaca dell'impresa dei due autori nel realizzare quest'avventura, che in alcuni passaggi appare talmente assurda da... non sembrare nemmeno tutta vera! Ma sappiamo bene che Francesco e Paolo si porteranno il segreto sulla lavorazione di
Moby Dick nella tomba, quindi ci dobbiamo accontentare di queste pagine, che presentano anche ghiotti bozzetti e studi grafici, senza poter azzardare la percentuale di veridicità

Ma resta un resoconto spassosissimo
