Re: Cortometraggi Ghibli
Inviato: sabato 23 ottobre 2010, 18:20
Lo scopo della segregazione dei corti Ghibli è regalare all'animazione una "aura" di alto artigianato, o addirittura di arte (vedi il nome del museo, in italiano in originale: "Museo d'Arte Ghibli"). Con questo sistema, andare al Museo Ghibli e vedere Pan-dane dovrebbe diventare come, fatte le dovute proporzioni, andare al Louvre e ammirare la Gioconda. Con i lungometraggi non si può fare altrettanto: quelli vanno diffusi e adattati alle logiche dell'intrattenimento di massa. I lungometraggi devono avere più successo possibile per far sopravvivere lo Studio Ghibli e il suo ideale di cinema, che però, paradossalmente, viene probabilmente raggiunto più nei corti che nei lungometraggi. Miyazaki a Venezia nel 2005 lo aveva detto, un po' scherzando, un po' sul serio: faccio i film per permettermi i corti. Se potessi, farei solo corti per il Museo.
Personalmente, ritengo che alla base di questa concezione, che pure ha degli aspetti lodevoli, ci sia una forzatura. Infatti, il cinema è un'arte per cui il concetto di "originale" è molto complesso da identificare. Semplificando, se io vado al Museo Ghibli e mi guardo Pan-dane, non vedo un fantomatico "originale" di Pan-dane: vedo sempre e comunque una copia di Pan-dane. Se invece io vado al Louvre, io vedo l'originale della Gioconda, punto e basta. Ma allora, magari, si potrebbe dire che l'"originale" del cinema è l'esperienza cinematografica: vedere Pan-dane al cinema. Se questo fosse vero, la pubblicazione del corto in dvd o supporti analoghi dovrebbe dunque essere consentita: quello in dvd non è Pan-dane così com'è stato concepito dal suo ideatore, ma ne è una riproduzione imperfetta. Così come una stampa della Gioconda non è la Gioconda. Se vedo una foto della Gioconda, io non ho realmente visto la Gioconda: ho bisogno di andare al Louvre. Così, se vedo un film in dvd, io non ho realmente visto quel film: devo andare al cinema.
Il problema è che l'ideale "artistico" dello Studio Ghibli si scontra con la cultura di massa in cui per sua natura è inserito. Il consumatore medio di animazione si accontenterebbe del Pan-dane in dvd, senza sentire il bisogno di andare al Museo Ghibli per fare l'esperienza cinematografica "originale". L'unica via d'uscita rimasta allo Studio Ghibli per arrivare al suo scopo è stata dunque quella di proibire ogni accesso al corto al di fuori del Museo. In questo modo si è creata, in maniera perversamente efficace, una percepibile "unicità" dell'opera cinematografica -che però alla base rimane assolutamente illegittima, visto che il cinema non è fatto di oggetti "unici".
O meglio, è il prodotto finito che non è un oggetto unico: nell'animazione, Ghibli e non solo, le premesse al film sono invece sicuramente fatte di oggetti "unici": i cel, i fondali, i layout, gli storyboard, e tutti i materiali "artistici" che sono elaborati durante la lavorazione. In effetti, a ben guardare, è questa produzione che lo Studio Ghibli vuole massimamente salvaguardare e a cui vuole restituire la piena dignità di "arte". Sono state diverse sinora, infatti, le mostre -non al Museo Ghibli, ma in musei di arte contemporanea come quello di Tokyo- dedicate ai fondali o ai layout Ghibli. Ed è anche per questo che allo Studio Ghibli si è così radicalmente avversi all'animazione in CG. Non solo per questioni estetiche, ma per il fatto che secondo loro le immagini di un film d'animazione in CG non hanno un corrispettivo materiale univoco che possa essere chiamato "opera d'arte". Kitaro Kosaka, uno dei più importanti direttori dell'animazione Ghibli, lo aveva detto esplicitamente in un'intervista di ormai quasi due anni fa: la materia prima di un film d'animazione realizzato a mano io la posso identificare, toccare ed ammirare. Ma per fare altrettanto per un film d'animazione in CG, che faccio? Stampo un file?
Fedele a questa forma mentale sino in fondo, per cui arte=unicità, non arte=riproducibilità, lo Studio Ghibli ha finito per non limitare la salvaguardia dell'"artisticità" della sua produzione solo ai materiali di produzione, ma anche ai film. Ecco perché ha voluto, con lo stratagemma dei corti, creare un parallelo tra l'esperienza del cinema e l'esperienza di un'opera d'arte. Parallelo che non è però mai, storicamente, esistito: è una creazione Ghibli, frutto dell'estremizzazione di un altrimenti apprezzabilissimo atteggiamento che mira a valorizzare l'arte degli animatori.
L'unica scappatoia che io vedo, all'interno di questa mentalità, è l'analogo di una mostra itinerante. È normale, per i musei, concedere le loro collezioni in prestito ad altre istituzioni per periodi di tempo limitati. In base a questo, allora, è concepibile un'esposizione Ghibli temporanea da tenersi in qualche prestigioso festival o cineteca, dove i corti potrebbero venire mostrati -in proiezioni probabilmente blindatissime- anche ad un pubblico straniero. Questo non farebbe perdere loro la macchinosa "aura" conquistata con tanta fatica.
Personalmente, ritengo che alla base di questa concezione, che pure ha degli aspetti lodevoli, ci sia una forzatura. Infatti, il cinema è un'arte per cui il concetto di "originale" è molto complesso da identificare. Semplificando, se io vado al Museo Ghibli e mi guardo Pan-dane, non vedo un fantomatico "originale" di Pan-dane: vedo sempre e comunque una copia di Pan-dane. Se invece io vado al Louvre, io vedo l'originale della Gioconda, punto e basta. Ma allora, magari, si potrebbe dire che l'"originale" del cinema è l'esperienza cinematografica: vedere Pan-dane al cinema. Se questo fosse vero, la pubblicazione del corto in dvd o supporti analoghi dovrebbe dunque essere consentita: quello in dvd non è Pan-dane così com'è stato concepito dal suo ideatore, ma ne è una riproduzione imperfetta. Così come una stampa della Gioconda non è la Gioconda. Se vedo una foto della Gioconda, io non ho realmente visto la Gioconda: ho bisogno di andare al Louvre. Così, se vedo un film in dvd, io non ho realmente visto quel film: devo andare al cinema.
Il problema è che l'ideale "artistico" dello Studio Ghibli si scontra con la cultura di massa in cui per sua natura è inserito. Il consumatore medio di animazione si accontenterebbe del Pan-dane in dvd, senza sentire il bisogno di andare al Museo Ghibli per fare l'esperienza cinematografica "originale". L'unica via d'uscita rimasta allo Studio Ghibli per arrivare al suo scopo è stata dunque quella di proibire ogni accesso al corto al di fuori del Museo. In questo modo si è creata, in maniera perversamente efficace, una percepibile "unicità" dell'opera cinematografica -che però alla base rimane assolutamente illegittima, visto che il cinema non è fatto di oggetti "unici".
O meglio, è il prodotto finito che non è un oggetto unico: nell'animazione, Ghibli e non solo, le premesse al film sono invece sicuramente fatte di oggetti "unici": i cel, i fondali, i layout, gli storyboard, e tutti i materiali "artistici" che sono elaborati durante la lavorazione. In effetti, a ben guardare, è questa produzione che lo Studio Ghibli vuole massimamente salvaguardare e a cui vuole restituire la piena dignità di "arte". Sono state diverse sinora, infatti, le mostre -non al Museo Ghibli, ma in musei di arte contemporanea come quello di Tokyo- dedicate ai fondali o ai layout Ghibli. Ed è anche per questo che allo Studio Ghibli si è così radicalmente avversi all'animazione in CG. Non solo per questioni estetiche, ma per il fatto che secondo loro le immagini di un film d'animazione in CG non hanno un corrispettivo materiale univoco che possa essere chiamato "opera d'arte". Kitaro Kosaka, uno dei più importanti direttori dell'animazione Ghibli, lo aveva detto esplicitamente in un'intervista di ormai quasi due anni fa: la materia prima di un film d'animazione realizzato a mano io la posso identificare, toccare ed ammirare. Ma per fare altrettanto per un film d'animazione in CG, che faccio? Stampo un file?
Fedele a questa forma mentale sino in fondo, per cui arte=unicità, non arte=riproducibilità, lo Studio Ghibli ha finito per non limitare la salvaguardia dell'"artisticità" della sua produzione solo ai materiali di produzione, ma anche ai film. Ecco perché ha voluto, con lo stratagemma dei corti, creare un parallelo tra l'esperienza del cinema e l'esperienza di un'opera d'arte. Parallelo che non è però mai, storicamente, esistito: è una creazione Ghibli, frutto dell'estremizzazione di un altrimenti apprezzabilissimo atteggiamento che mira a valorizzare l'arte degli animatori.
L'unica scappatoia che io vedo, all'interno di questa mentalità, è l'analogo di una mostra itinerante. È normale, per i musei, concedere le loro collezioni in prestito ad altre istituzioni per periodi di tempo limitati. In base a questo, allora, è concepibile un'esposizione Ghibli temporanea da tenersi in qualche prestigioso festival o cineteca, dove i corti potrebbero venire mostrati -in proiezioni probabilmente blindatissime- anche ad un pubblico straniero. Questo non farebbe perdere loro la macchinosa "aura" conquistata con tanta fatica.
