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Topolino e il Signore dei Cerchi - Ultimo Cerchio: Il Giallo (Marconi/Mottura): Ecco che Mottura, criticato agli inizi, dimostra qui di che pasta è fatto e ci piazza un drago/Chernabog indimenticabile. La storia giunge a compimento in maniera gradevole e interessante, molto più di quanto si poteva pensare guardando la struttura della saga. Nel complesso abbiamo in mano un'operazione più che buona, che annuncia il gradito ritorno di un graditissimo autore.
Dinamite Bla e il Muflone Cotonato (Vitaliano/Dalla Santa): No, non va. Questo quarto capitolo della ripresa di Dinamite, a differenza degli altri tre, veramente belli, non ingrana e mi è parso banalotto, telefonato e quasi noioso nel suo voler portare avanti la sua commediola degli equivoci. Fa piacere aver rivisto Truz, e la bruttona strappa più di un sorriso, ma tutto ciò che c'è intorno non mi ha per niente preso. Peccato, però.
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Paperino Paperotto e la Strada per Quack Town - Il Segreto del Sasquack (Enna/Urbano): Finita una saga ne inizia un'altra, e stavolta tocca a Paperino Paperotto, protagonista già a suo tempo di un'altra saga, però in due puntate. L'autore era lo stesso, Bruno Enna, sceneggiatore di gran classe, che cerca sempre di far sentire la differenza. E la storia, pur essendo abbastanza bambinesca, considerato il protagonista, parte benino. Non mi sono piaciuti però i cattivi, troppo caricaturali e da cartone animato del sabato pomeriggio...forse sui bambini questi due personaggi avranno fatto presa, ma personalmente mi sembra che abbassino di molto il livello di una narrazione altrimenti impeccabile.
Topolino e l'Allegra Camper Brigata (Marconi/Mazzarello): Non faccio a tempo a coprire di elogi Marconi che subito mi tocca fare marcia indietro. Questo è il genere di storia, per quanto ben realizzata visto l'autore, i cui principi di fondo fanno male al fumetto Disney. Che è una realtà così antica da render normale la prassi di creare storie in cui vengano messi in burletta i personaggi stessi, che ormai nessuno prende più sul serio. Questo avviene quando ormai gli autori non credono più molto negli strumenti che hanno in mano, e tentano combinazioni paradossali e ardite così tanto per stupire. Ed ecco quindi le Badiniane storie di Lusky e Battista, le storie con gli scambi di ruoli e via dicendo. E duole dire che questa storia, mostrando Gamba, Topolino, Basettoni e compagnia bella andarsene in vacanza insieme tra mille gag si iscrive perfettamente in questa disastrosa tradizione. Delusione massima...
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Paperino e il Singolare Allenamento Balneare (Macchetto/Cavazzano): No ok, qui mi sono piegato dal ridere, senza mezzi termini, quando è saltato fuori Papà con le figurine per i figliuoli. E non è l'unica gag divertente, in quella che è la prima storia sul calcio ad avermi fatto davvero ridere. Macchetto se lo si sa prendere si dimostra una forza della natura.
Paperino Paperotto e la Strada per Quack Town - Fantasmi dal Passato (Enna/Dalena): Permangono gli stessi difetti del primo episodio, e cioè uno humor piuttosto dozzinale e infantile legato ai cattivi, mentre la tappa del viaggio ha un suo perchè. Nel complesso la qualità si mantiene uniforme, la storia non fa gridare al capolavoro ma rimane un buon esercizio di stile.
Gambadilegno Furfante Troppo Curioso (Faccini): LOL, quando l'ho letta ho trasecolato anch'io. Faccini è un pazzo, come hanno fatto a permettergli una roba del genere? Meglio così va', che almeno mi sono fatto quattro grasse risate. Stupendo il disegno di Gamba tralaltro, a differenza del criticatissimo - a ragione - Topolino dell'ultima vignetta. Faccini ha un modo tutto suo di comporre la vignetta, che crea un certo appeal visivo, ricordandomi un po' Casty e un po' il primo Scarpa.
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Paperino Paperotto e la Strada per Quacktown – La Via del Fiume (Enna/Urbano): Una tappa del viaggio un po’ più demenziale e frivola del solito, che prelude però a un finale interessante e poetico. Sono un po’ indeciso su come considerare finora questa saga, visto che come già ho specificato il suo umorismo non mi sta facendo impazzire, ma del resto trovo che alcuni accorgimenti siano deliziosi, come il Paperino rimatore, il personaggio di Bronson e via dicendo.
Topolino e il Grande Pippunga (Casty): Dopo mesi e mesi di latitanza dal suo capolavoro
Il Mondo Che Verrà, ecco quindi ritornare l’ottimo Castellan, ancora una volta come autore completo, di una storia che pare faccia parte delle giacenze dello scorso anno. La lunghissima assenza e l’acquolina in bocca lasciata dalla sua saga con la Spia Poeta hanno però aumentato a dismisura le aspettative, impedendo a questa storia di essere gustata appieno. Sarà a causa dello spunto di base che non è affatto originale, visto che tira in ballo una sorta di Pippo gigantesco che parodizza King Kong, con tanto di produttore cinematografico senza scrupoli alle calcagna. Ma al di là di questi cliché Casty ha modo di mettersi in mostra comunque, con un utilizzo simpaticissimo dei personaggi, Gambadilegno in primis, una quantità di ottime gag e un colpo di scena finale tutt’altro che telefonato. La lunga assenza però è anche servita a far saltare subito all’occhio una caratteristica del Casty autore completo che altrimenti poteva esser data per scontata: il modo personalissimo di comporre il disegno nella vignetta. Le sequenze con Pippunga che batte la testa nella serra, o che usa le auto come pattini, alcune battute di Gambadilegno visualizzate inducono ad una riflessione. Come già si disse in passato, Casty è un narratore e lo è sia nella sceneggiatura che nel disegno: quando poi le due cose si fondono e fa l’autore completo ecco creare quel non so che che rende la storia unica, autoriale, un qualcosa a sé. La rende, a differenza di altre mille storie Disney prodotte in massa con accoppiamenti artistici randomici, un vero e proprio Fumetto.
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Paperino Paperotto e la Strada per Quacktown – Ritorno a Casa (Enna/Dalena): L’ultimo capitolo in cui tutti i misteri si risolvono, i nodi vengono al pettine e la storia finisce tra una nota malinconica e una risata. Ecco, devo proprio dire che il finale, parecchio poetico e intelligente, mi ha davvero convinto. Un capitolo pervaso di nostalgia, di rimpianto per l’infanzia passata, di detto e non detto. Veramente ottimo, bravo Enna!
Paperino e Bum Bum in Storie di Corse e Motori (Mastantuono/Intini): Ed ecco il ritorno di Mastantuono e del suo Bum Bum Ghigno, il papero rozzo e alienato che era stato defenestrato nell’era Muci perché a Claretta metteva ansia. E’ un ritorno celebrato anche dalla copertina, ma che non viene supportato adeguatamente dalla qualità della storia che è confusionaria, banalotta e stupidina. Credo che il personaggio di Ghigno meriti molto di più, e possa rendere meglio da solo. In più questa sorta di microcosmo Bum Bum in cui c’è insistentemente questo inedito trio di amici composto da lui, Paperino e Archimede sta iniziando a stufare. Per carità, sono a favore del fatto che i personaggi inizino a frequentarsi come amici in modo regolare, senza cadere nei soliti cliché, e senza creare anonimi personaggi ogni volta che si vuole dare un amico a Paperino, ma così la cosa è esagerata e inizia a non avere alcuna attinenza col resto dello status quo disneyano. Mah.
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Una splendida copertina di Silvia Ziche annuncia il ritorno degli Ultraheroes, ma non con la loro seconda saga, ma – evento più unico che raro per Topolino – con un numero interamente dedicato. Non si era mai tentata una cosa simile, e la natura antologica di Topolino non era mai stata messa in discussione, forse si è voluto provare a tentare la strada dell’one shot (e infatti pure i ciak sono a tema), o forse è solo un esperimento senza seguito. Fattostà che nulla è cambiato dai tempi della prima saga e le sensazioni contraddittorie che suscitano sono le stesse. Non si capisce bene quanto tutto questo voglia essere parodico e quanto no, e quindi se sia gusto o meno dedicare un così grande spazio alla cosa. Se a questo aggiungiamo il fatto che da queste cinque storie emerge che la questione Ultraheroes non è così occasionale come poteva sembrare dalla prima saga ma influente pure sul normale status quo supereroistico del mondo Disney (gli eroi continuano a fare capo a Eta Beta, indossano i costumi azzurri anche quando sono in missione da soli, i supercattivi stanno ancora tutti insieme). D’altra parte, non si può neanche parlare di una serie da non prendere troppo sul serio visto che la continuity c’è, viene curata e si tiene conto – come raramente era stato fatto su Topolino – di un infinità di elementi e di personaggi del Calisota.
Botte Prima degli Esami (Faraci/Turconi): Sapere di questo suo coinvolgimento nel progetto Ultraheroes mi ha lasciato perplesso. Ma in fin dei conti, anche se adesso sua maestà Tituzzo è conosciuto per le sue storie serie, profonde e impegnate, non va dimenticato che un tempo era stato il dio della demenzialità, e autore di cose come Angus Tales o Nervoniani. Il coinvolgimento in una cosa tanto insensata quindi ci sta tutto…se non fosse che ancora una volta non si riesce a capire QUANTO Ultraheroes voglia essere demenziale e quanto “normalmente divertente”. Nel caso della demenzialità sfrenata infatti tutto questo ci sta eccome, ma nel secondo caso purtroppo si ricadrebbe nel solito discorso della credibilità zero dei personaggi, di cui parlavo poco tempo fa in occasione della storiella vacanziera di Marconi. Una sinossi del genere “i supereroi e supercattivi vanno a scuola” a seconda di come la si tratti offre risultati differenti, ma rimane pur sempre qualcosa di molto pericoloso. Poi però la storia va a parare sul giallo e spunta fuori Tuba Mascherata, un vecchio supereroe, vero e proprio tocco di stile dell’albo che ricorda che Ultraheroes altro non vuole essere che una demenzialissima rimpatriata, rassicurando i cuori…fino alla priossima volta ovviamente.
Paperbat, Topolino e il Misterioso Taccuino (Salati/Migheli): Salati ha una buona concezione dei personaggi Disney, li conosce, li ama, li sa far muovere e interagire tra loro. Qui sperimenta, rimettendo in scena l’altrimenti escluso Topolino, i due modi diversi di ragionare dei due protagonisti, coinvolgendoli in un caso insensato. Divertente, anche se la Migheli non sa proprio disegnare e manda in vacca tutto quanto.
Una storia che però avrebbe potuto fare benissimo a meno della dimensione Ultraheroes, visto che in termini di continuity non c’è niente che implichi che Paper-Bat debba avere quel costume lì o che Gambadilegno debba avere i tentacoli sempre e comunque. Mah.
Incubo Natalizio (Salati/Gervasio): Questa insieme a quella di Faraci dovrebbe essere la perla dell’albo, in cui viene ripreso il tema del Natale che si ripete (come in
Topolino e la Magia del Natale), e ci sono divertenti e originali paradossi temporali, e un modo molto buono di raccontare la cosa, armonizzandola con l’affare Ultraheroes. Belle e molto faraciane le didascalie iniziali, è però nel finale che tutto si svacca col robottone di Babbo Natale e altre amenità semplicione in perfetto stile Topolino dei poveri. Ad ogni modo questa incarnazione pseudoseria del contesto Ultraheroes pone nuovamente i dubbi sul registro dell’operazione, sul perché anche in avventure indipendenti il gruppo rimanga in piedi e abbia i nuovi costumi e via dicendo.
Casa Bad-7 – Seratina al Covo (Ferrari/Tosolini): Orribile. La peggiore dell’albo. Dodici tavole stupidissime ricolme di battute prevedibili e stereotipi da supercattivi, che cercano di far ridere con un procedimento scontatissimo e oramai superato. Per non parlare del fatto che i cattivi abitano ancora tutti insieme senza motivo alcuno. Tutti i lati negativi di Ultraheroes riuniti in una storia sola. E il problema è che vuole essere esattamente ciò che è.
Quadrifoglio e l’Alba di un Nuovo Eroe (Ferrari/Urbano): Carina, ma è un’altra storia che avrebbe potuto giovarsi di Ultraheroes solamente riguardo all’inserimento del nuovo personaggio, perché per il resto potrebbe benissimo non avere alcuna attinenza e essere una delle tante imprese di Paperinik. Orrido il Calciatore di Mondi, tralaltro, humor degno di Ambrosio e sicuramente più adatto a Superpippo.
Insomma, da un prodotto indeciso non può che scaturire un giudizio indeciso.
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Topolino e la Leggenda della Maschera di Pietra - Prima Puntata (Vitaliano/Dalla Santa): A me questa incarnazione avventurosa ipercriticata di Vitaliano piace. Potrebbe benissimo dedicarcisi completamente e tornare alle umoristiche solo in un secondo momento, per quel che mi riguarda, visto che il suo humor bene o male traspare ma viene mediato dal registro della storia. Premesse molto buone, con un uso dei personaggi inedito ma per niente out of character, che mi ha ricordato molto gli episodi lunghi (le Mouse Tails) della serie Mickey Mouse Works, in costume e dove Topolino era molto allegro e tenero.
Paperino e il Certame del Nipotame (Pesce/Gula): Mi unisco al coro di quelli che pensano che riesumare Meo Porcello (come nipote del sindaco tralaltro) sia stata una buona idea, ma che trovano sia stato piuttosto stupido cambiargli nome in Pigeon Pig. Voglio dire, se Meo Porcello poteva sembrare antiquato si poteva pur sempre ricorrere al suo nome originale Peter Pig, senza alcun problema. E invece no, si è scelto di appioppargli un terzo nome (quarto se consideriamo che nel Treasure Silly Simphonies viene tradotto Pierino il Porcellino), tanto per confondere le idee ai fanciulli.
# 2757
Topolino e la Leggenda della Maschera di Pietra – Seconda Puntata (Vitaliano/Dalla Santa): Affrettata, semplicistica e deludente questa seconda e ultima parte della storia di Vitaliano. Un vero peccato visto che la prima parte mi era parsa così ispirata. Tutto avviene in modo poco convincente, il risveglio del nemico è banale, il rispuntare dello zio non viene spiegato, la risoluzione di tutto non ha molto senso. Peccato, davvero.
Topolino e la Jellamolecola (Casty/Faccini): Incontro tra due grandi del fumetto Disney. Ritorna Casty a breve distanza dal Pippunga, stavolta non come autore completo ma con i disegni di Faccini. Ed è un felice connubio, che mette in luce quanto i loro due stili, la loro estetica, la loro stessa visione del mondo Disney sia simile. Non ci aveva mai fatto caso nessuno, proprio perché Faccini si mimetizzava occupandosi più spesso dei paperi, in maniera bislacca e innovativa, mentre Casty, giocando a portare avanti la vecchia scuola era sempre sembrato un classicista. E invece le basi dei due autori sono le stesse, dall’amore per la stramberia all’ispirazione scarpiano/gottfredsoniana, base grafica di entrambi. Fino a giungere ad un elemento comune che poteva sembrare ancor meno evidente, ma che qui emerge prepotentemente: il modo di comporre la vignetta, di organizzarsi lo spazio e di dare ai disegni quel feeling narrativo di cui si era parlato in occasione del Pippunga. In soldoni, la storia sembra quasi disegnata da Casty, fatta eccezione per quelle dentature un po’ troppo vistose, probabilmente un tentativo fallito di accrescere ulteriormente la mimesi con il Gottfredson anni 50.
Non di sola mimesi però vive la storia, che racconta una trama allegra, e interessante. Memorabile la presenza del C.A.S.P.I.T.E.R.I.N.A., dato che è anche l’esclamazione prediletta di Topolino nell’animazione. Non rientra certo tra i gialli Castyani più imprevedibili (il colpevole viene suggerito subito), ma è più che altro un’avventura assurda, fantasiosa e spensierata, che fa un grande uso dell’humor paradossale, con alcuni tocchi di stile. Del resto chi si immaginava che so Topolino venissero tirate in ballo le leggi di Murphy?
# 2758
Iniziano a far capolino dei Ciak dedicati a Wall-E, che come promozione del film vanno benissimo, come ciak in sé sono orribili. Questo a causa dell’uso di didascalie che banalizzano tutto, si poteva avere un bellissimo fumetto muto e invece…
Topolino e i Milioni di Marco Topo – Prima Puntata (Sisti/Mastantuono): Oh una saga in tre parti firmata da Sisti, che coinvolge Topolino, Zapotec, misteri storici e quant’altro sia caro a questo bravissimo autore. Un primo episodio veramente buono, in cui la narrazione si sviluppa su due piani temporali diversi, grazie ad abilissimi trucchetti da virtuoso della sceneggiatura. Mastantuono dal canto suo fa un lavoro impressionante, ha maturato parecchio il suo stile dai tempi del
Fiume del Tempo e adesso appare più piacevole, tondeggiante e ordinato. Bello anche il Topolino/Marco Topo sbarazzino e ragazzinesco, un genere di caratterizzazione che vorremmo vedere più spesso. Unica perplessità riguarda proprio Marco Topo: ok che serviva un sosia storico di Topolino, ma non mi risulta avessero mai storpiato il nome di un personaggio storico tanto famoso, tantopiù che nella celeberrima storia di Scarpa, si parlava normalissimamente di Marco Polo. Personaggio che va a sostituire la figura di Marco Polo o semplice alternativa? Sono domande che non avrebbe senso porsi se l’autore non fosse quel guru della continuity che è Alessandro Sisti.
Paperino e il Quadriequivoco (Vitaliano/Guerrini): Non male, per essere l’ennesima variazione sul tema delle bugie. Andamento brillante, anche se a rimanermi più impresso è stato l’sms che Paperone manda a Paperino. Non so, l’ho trovato azzeccato, ed è proprio il modo in cui mi figuro parlerebbe lo zione se mi mandasse un messaggino.
# 2759
Continuano le gag legate a Wall-e, e per fortuna si migliora un pochettino, visto che le didascalie vengono ridotte e si inizia ad avere il senso della gag, e dello spirito muto del film.
Paperinik e il Fuggiasco del Gran Varietà (Sisti/Ziche): Arthur Bracchetto? Lol, per fortuna una storia vip senza il prefisso paper. Ad ogni modo questo raddoppia la razione di Sisti del numero, ed è un bene perché lui è bravo, parecchio anche con questo genere di storie. Tralaltro non si smentisce mai, infilando un piccolo riferimento colto (Fantomius), a dimostrare che si può fare storie vip anche senza destinarle a scorfani mononeuronici. E il finale surreale e illogico ci sta tutto. Bravo!
(Tralaltro il Paperinik della storia non indossa il costume nuovo, ma quello tradizionale, chissà come intendono lo status quo del periodo post-Ultraheroes)
Topolino e i Milioni di Marco Topo – Seconda Puntata (Sisti/Gervasio): Ancora Sisti, ancora una bella storia. Il mistero si infittisce e si fa complesso. Molti sono i dati aggiuntivi che questa storia centrale fornisce, e ciò è molto bello. La storia continua su due piani temporali, tra un indagine e una deduzione, e la caratterizzazione topoliniana continua ad eccellere (bello l’episodio dei maghi, è questo il Topolino giusto, irruente, inscoscente, intelligente e simpaticissimo). Peccato per un paio di risposte che già si intuiscono…la prevedibilità potrebbe essere un difetto che minerebbe una storia altrimenti impeccabile.
Topolino e gli Attimi di Paura (Panaro/Mazzarello): Una storiella che parte da ottime premesse e da un’atmosfera niente male, però non convince appieno, forse per una certa faciloneria di fondo.
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Topolino e i Milioni di Marco Topo – Terza Puntata (Sisti/Mastantuono): Si conclude come previsto. Un po’ un peccato che si rinunci ai colpi di scena finendo nel telefonato. Del resto va anche detto che le rivelazioni non vengono trattate come tali ma come se fossero la cosa più ovvia del mondo. Pazienza, quel che si ha è comunque una gran bella storia, condotta in modo magistrale, con un Topolino in stato di grazia, sia graficamente che nell’animo. Alcune perplessità sul finale, che magari avrebbe dovuto essere esteso, anche solo per spiegare come i nostri giustificheranno agli altri archeologi la sparizione della matrice.
Gambadilegno in…Agguato alla Cassa (Faraci/Uggetti): Sinceramente se mi avessero detto che questa storia era di Faraci non ci avrei mai creduto. Non che io sia contrario a priori che il grande Tito Faraci, quello di Trauma, quello de La Vera storia di Novecento, quello di Topolino e il Fiume del Tempo, quello di Anderville (etc..etc..) si dia alle brevi. In fondo è con le storielle demenziali che l’ho conosciuto, e ho imparato ad apprezzare il suo irresistibile humor. Humor che qui è del tutto assente: la storia è piatta, non divertente, e sembra scritta dal primo che passa. I disegni della Uggetti fanno il resto. E se penso che la storia prima di questa era quella poco più che carina di Ultraheroes mi viene da urlare “Tituzzo, perché ci hai abbandonati?” Sob…
Zio Paperone e il Congelamento dei Crediti (Cimino/De Lorenzi): Oh, una storia di Cimino che esce dal solito schema, rimettendo in piedi un’Amelia seria, e cosa ancor più importante la cara vecchia Roberta. Che tralaltro è una sua creazione che non si vedeva da parecchio. De Lorenzi la disegna benissimo, a mio parere, anche se trascura un po’ Amelia. Ad ogni modo la trama è divertente e scorrevole, e mi ha impressionato parecchio, confermandosi sopra la media ciminiana dell’ultimo periodo.
Per il resto è il numero dedicato a Wall-E con la relativa sacrosanta copertina (chissà se faranno lo stesso per Bolt…) di cui presenta una storiella di due tavole, più riuscita, nel suo essere praticamente muta, dei precedenti Ciak. Notevole anche la storia straniera, disegnata da quel folle di Andersen, che ha il pregio, cosa ormai rara nelle storie italiane, di intrecciare tra loro due trame parallele.