Jeff Smith - Bone
Bene. Riuscii finalmente a concludere la lettura di questo librone dopo *n anni che aspettavo un'edizione italiana il cui prezzo non mi costringesse a vendere un rene. Ci si è dovuta mettere la Bao, a darmi la possibilità di leggere sto po' po' di roba dopo che la Panini fra una cosa e l'altra voleva prendermi 110 euri, e alla fine fui mio malgrado costretto a recuperarmi le scan a colori, e questo significava leggermi qualcosa come 1400 pagine di fumetto in un inglese strapieno di modi di dire, termini tecnici e adattamenti dialettali che dopo il secondo volume mi resero impossibile l'andare avanti. Ma fortunamente è arrivata la Bao, così non appena arraffata la versione variant mi tuffo nella lettura e ma la concludo.
Beh che dire. Ovviamente non posso fare alcun tipo di paragone fra le edizioni stampate da Macchia Nera o dalla Lexy prima di questa, quindi parlerò prevalentemente dell'impatto che ha avuto quest'opera su di me. Innanzitutto, io ero quasi del tutto vergine rispetto ai temi che avrebbe avuto l'opera nella sua integrità, perchè la mia dabbenaggine più di una volta mi ha portato a scoprire anzitempo trama e particolari delle robe che andavo a leggere ancor prima che le leggessi, invece per Bone ho voluto lasciarmi per 4-5 anni completamente all'oscuro di tutto (complice anche il fatto che su internet in italiano su Bone non c'è nulla o quasi) e ora non posso che dire che si tratta di un capolavoro coi controcazzi.
I personaggi, vogliamo parlare di quelli? Vogliamo parlare di Briar? Penso che si tratti del miglior antagonista inventato ex-novo per una serie a fumetti, sul serio. Le sue movenze malate, il suo modo di guardare le persone mi hanno fatto veramente venire la pelle d'oca più di una volta (una su tutte il suo balletto grottesco alla fine, disturbante al massimo). Briar è un vero capolavoro in quanto a caratterizzazione, la sua follia indotta dal signore delle locuste (che rende ancor più timore IMHO proprio per il fatto che non si vede mai, lo rende un personaggio impalpabile e impercettibile, e quindi ancora più oscuro) insieme all'aspetto decrepito la rendono terrorizzante.
Altro personaggio ottimo è Nonna Ben, per il suo ruolo sempre mutevole; passa da essere l'allevatrice di campagna a mentore guida, faro delle conoscenze mistiche e storiche, bellissimo. Ottimo anche Lucius, la voce della ragionevolezza e della lucidità, e proprio per questo il suo momento di debolezza con Briar diventa incredibilmente importante ed evidente.
Ce ne sono 2 però che secondo me hanno avuto un trattamento non degno delle loro potenzialità, Kingdok e Roque Ja. Il primo rende palese queste sue potenzialità nell'ultima scena con Thorn, dove la sua frustrazione riversata fuori a quel modo è tremendamente d'effetto, dava proprio il senso di qualcuno che capisce di essere un fallito e non potendolo sopportare cerca o la rivalsca totale oppure la morte, e peccato perchè era davvero interessante. Roque Ja invece è stato completamente sottovalutato, alla fine il capitolo a lui dedicato lo interessa soltanto in minima parte, agisce più come elemento esterno ed angosciante perchè si sa della sua presenza piuttosto che avere un ruolo attivo. Anche il suo congedo, quando lascia passare impunemente Thorn e Fone verso Tanen Gard, non gli rende affatto giustizia.
Thorn, beh. Lei è senz'altro un ottimo personaggio, anche se mi ha stupito più di una volta per il suo modo di agire. La sua testardaggine è tremendamente spiazzante, e più volte l'ho trovata fastidiosa, come quando, arrabbiata con Nonna Ben, decide di abbandonarla e di fuggire senza sentire ragioni, o come quando allo sciogliersi della vicenda organizza un "piano" con Fone e Bartleby per poi fare completamente di testa sua. Mah. Unica cosa "bizzarra" è che durante tutto il 7° volume si da l'impressione che Thorn venga in qualche modo corrotta nell'anima da quella parte di locusta che le è rimasta, per poi invece lasciar cadere tutto e senza dare la minima spiegazione riguardo i sorrisi malefici o l'abitudine a mettersi il cappuccio.
I Bone. Sono semplicemente bellissimi. Tutti, nel loro piccolo, lo sono. Smiley è l'incoscienza fatta a persona, è completamente spensierato e senza alcun peso, l'emblema dell'adolescenza, il più umano di tutti. Phoney, come Paperone, ha intrinseco quel modo di fare che porta la gente a pensare che a lui VERAMENTE interessi di più il denaro della sorte degli altri, ma ciò non è del tutto vero. E lo dimostra la sua scelta, alla fine di non partire senza i cugini (anche se la scena poteva essere enfatizzata di più, avrebbe valorizzato meglio quel momento) come anche il racconto sull'infanzia dei cugini. Fone invece dei tre è quello più ermetico e di difficile interpretazione. È fondamentalmente un puro di cuore, ma non è la sua caratteristica distintiva (quello è Smiley), è tremendamente leale e valoroso verso i compagni in difficoltà, ma anche questo non lo distingue (quello è Lucius), alla fine penso che definire Fone Bone sia un po' troppo arduo, lui è un insieme di qualità che le rendono unico e difficilmente descrivibile. E la sua innocenza nell'innamoramento per Thorn è poetica.
Gli scenari sono ipnotizzanti, sempre e comunque, non c'è molto da aggiungere a quanto già detto a riguardo, il disegno sempre estremamente dettagiato e ben lavorato, una vera goduria per gli occhi. Anche sulla storia si è già detto tutto ciò che c'era da dire, poetica, visionaria (peccato per la confusione riguardo la mitoligia), e tremendamente epica. Strappalacrime, il finale. [spoiler]La morte di Lucius, durante il funerale,[/spoiler] mi ha fatto scendere una lacrima. Fortunatamente Smith è riuscito a fare qualcosa che pensavo fosse troppo difficile, riuscire a sgonfiare tutto il pathos accumulato in 1300 pagine con calma, tranquillità e per gradi. Finire col botto era impensabile, si sarebbe rimasti con l'acqua alla gola, invece in questo modo si da un senso più concreto a quello che è successo e che succederà. Cioè, le sensazioni attorno [spoiler]alla morte di Lucius, non finiscono con il suo effettivo distacco, dietro viene mostrato il funerale, il sentimento di mancanza associato a una persona dal valore così alto, insomma, se ne sente la mancanza, ed è questo il bello.[/spoiler] Poco a poco, chiusa anche la parentesi con i due rattotonti, veniamo trasportati lentamente verso il congedo finale fra i Bone e gli abitanti della valle, con malinconia per i giorni passati insieme. Ed è un momento altissimo, quello in cui viene ripresa la primissima situazione dei tre cugini. Estasiante.
Insomma, capolavoro. Fantastico.
Ed ora passo a "Rose".