Re: Disney: PKNA - Paperinik New Adventures
Inviato: venerdì 25 maggio 2012, 18:52
Ho riletto Un solo respiro tutta d'un fiato. Scritta molto bene, all'americana. Americanissimi pure i dialoghi. La trama, le ambientazioni, l'atmosfera e i personaggi mi hanno ricordato molto il telefilm The invisible man (guardacaso risalente proprio al 2000), con la differenza che lì il protagonista è, appunto, un uomo suo malgrado invisibile, mentre qui è una ragazza suo malgrado esper.
All'epoca questo e i filler seguenti non mi erano piaciuti tantissimo, volevo gli Evroniani, Due e il Razziatore. A tenermi incollato a PKNA furono le Trip's strips (ma poi non è sbagliato il titolo? A me insegnarono che la 's' del genitivo sassone, dinanzi a termini inizianti per 's', non va messa), che in quei mesi mi uccisero dalle risate e soppiantarono nel mio cuoricino tutte le altre mini della testata. Oggi non è più così, ovviamente. Trip's strips - Un'ameba sul collo non mi ha sganasciato dalle risate come una volta (anche se Timeboy che viene vestito è Piùcchelollone), ma mi si è fatta apprezzare comunque per il metatesto, ovvero per la costruzione della storia, i disegni e i colori sbav, il tormentone di culto della Dida e la trovata dell'ameba, trasformata da insulto a pretesto per una trama (e qui mi scappa qualche clap).
Il resto si limita ad una PkMail cinicerrima e ad un Fazioso Bertoni Oskar.
Triplo agdy, anzi, quadruplo: i primi due sono quelli del fumetto (1908 e 2000); il terzo è quello che assesta la redazione (Sisto passa da caporedattore sceneggiature a caporedattore comics, Stenti da caposervizio sceneggiature a caporedattore news, Catenacci rientra ufficialmente nella redazione); il quarto è quello che portò il sottoscritto a rompersi il piede destro il giorno di Pasqua. Ricordo infatti assai bene questo numero, che mi lessi su uno scomodo Eurostar col piede ingessato penzolante. E ricordo che Agdy days mi lasciò coll'amaro in bocca per la sua abbastanza palese inutilità. Beh, non è che sia poi così inutile, in realtà, perlomeno vengono rivelati minuscoli dettagli su Everett e sugli Evroniani: nulla di importante, ma che almeno crea quella sensazione di nostalgia che sarà successivamente buona per seguire PK2. La storia non è nemmeno malaccio, benchè Angus e Camera 9 siano piuttosto inutili.
A parte questo, ci sono due aspetti interessanti. Il primo è l'età di Ilija, che dovrebbe avere 92 anni pur dimostrandone una settantina. Il secondo è che il tolkeniano mith-ril, oltre a "meteorite" (Macchetto cita e gioca sulla somiglianza fra i due termini), mi ricorda Mithra/Mitra, nome di alcune divinità e alcuni culti. Il termine protoindoiraniano originale, mitra, significa più o meno "patto", cioè - proseguendo progressivamente per traslato - accordo, unione, lega. E "lega" è termine che designa brutti partiti politici, ma anche e soprattutto fusioni metalliche.
Il Dizionario della mitologia universale di G.S.Mestica riporta anche un'altra etimologia, e cioè mitri come "Amante". Beh, come è facilmente intuibile, cambiano gli addendi, ma il risultato è lo stesso: sempre di unione si tratta. Inoltre, se il Mithra persiano è dio dell'Amore e della Fecondità, quello assimilato dai Romani (e poi confluito nel primo cristianesimo) e quello appartenente alla mitologia indiana sono divinità Solari: anche il Sole "dona" la vita, come l'Amore, e - aggiungo - come il mithril che viene dallo spazio e che forgia nuovi materiali. Infine, il Mitra indiano è anche custode di leggi e portatore di ordine spirituale e morale. Può non essere un caso, dunque, che nel fumetto il reazionario Antrax voglia, col mithril, diventare "Re del mondo" e dettare legge sul pianeta. Non so se Macchetto si sia studiato tutto questo (probabilmente Tolkien lo ha fatto). In ogni caso, mi piacciono le storie che offrono spunti di approfondimento.
Trip's strip - Un ego in un pagliaio mi fece ridere tantissimo su quel famoso treno, oggi mi fa solo sorridere, ma in ogni caso l'ultima vignetta mi porta a considerarla un'intelligente parodia delle storie per ragazzi, in una sorta di ribaltone della prima Trip's strip, quella del #34, che - Bramo non me ne voglia - a me sembra (anche rispetto a questa tripletta) una storia per ragazzi canonica.
PkMail sempre più perfida, reportage Lancio del ruzzolone (ma chi è il vecio?) e annuncio mostra Catania (se non ricordo male il proseguimento della mostra di Roma del '99) completano, assieme alla prima copertina turconiana, il quadro del numero.
Il 2000 è stato l'anno di Ulisse? Boh, sul Giornalino uscì l'Odissea di Marcello e in quel Maggio (di dodici anni fa, argh) Artibani si presentò in edicola con Calypso (MMMM #6) e contemporaneamente con La sindrome di Ulisse (che di nuovo cita la ninfa ogigense).
Il bello è che subito dopo le storie moralistiche sono sbeffeggiate impunemente da Trip's strip - Quell'io non è il mio, altra parodia del sottogenere "adolescenti in cerca di identità", scritta da un Enna più delirante del suo solito e perfetto trait d'union con il delirio (serio) che coinvolgerà Trip e Razziatore nel numero successivo.
Molte le cose curiose dell'albo, o che mi sono apparse come tali. In ordine sparso: Vitaliano collabora al numero, Cordara no; Stenti depennato dal colophon, come già in MMMM #6, ma, a differenza di MMMM #6, non sostituito dalla Schwartz, che qui è ancora semplice redattrice; l'editoriale ha più chiavi di lettura, e una di queste suona maliziosamente antinerd; la PkMail è divisa in due, in testa e in coda all'albo, e ospita una lettera intelligente (sui gargoyles della DT) il cui autore viene però considerato "lo gnagno del mese"; c'è un referendum pikappico proposto in occasione dei centomila referendum promossi dai Radicali in quel mese e poi - mi sembra - riproposto anche su altre testate disneyane; la preview del #43 ricicla parte della copertina del #35; Kaplan pare fatto apposta per parlare con la voce di Saverio Indrio; il nome "Davy Jones" è inciso sullo squalo (come gli squali Dharma in Lost), ma non viene mai esplicitato; la storia parla di squali come Blu profondo, distribuito l'anno prima, anche se non vi sono collegamenti fra le due trame; da queste parti ci sono poche ragazze.
Ce ne sono talmente poche che mi sono letto persino The secret origin of the Duck Avenger, parodia yankee edita su Disney Adventures vol.10 #5-6. Ci si sono messi in quattro a fare 'sta vaccatona, che peraltro non fa neanche schifo: la somiglianza Uno-Pico c'è, e l'idea del codice che governa la matrice universale fa molto Matrix, Lost e Mondo che verrà. Ma secondo me l'ape Spike e gli Zondarriani guidati da uno Zoster stereotipatissimo confermano che gli americani non ci hanno capito proprio una ceppa di PKNA e che dietro a questa derisione del progetto italiano ci sia anche un pizzico di rosicamento.
Comunque. Il Jelly-Eye sarà mica lo Yiostly?
All'epoca questo e i filler seguenti non mi erano piaciuti tantissimo, volevo gli Evroniani, Due e il Razziatore. A tenermi incollato a PKNA furono le Trip's strips (ma poi non è sbagliato il titolo? A me insegnarono che la 's' del genitivo sassone, dinanzi a termini inizianti per 's', non va messa), che in quei mesi mi uccisero dalle risate e soppiantarono nel mio cuoricino tutte le altre mini della testata. Oggi non è più così, ovviamente. Trip's strips - Un'ameba sul collo non mi ha sganasciato dalle risate come una volta (anche se Timeboy che viene vestito è Piùcchelollone), ma mi si è fatta apprezzare comunque per il metatesto, ovvero per la costruzione della storia, i disegni e i colori sbav, il tormentone di culto della Dida e la trovata dell'ameba, trasformata da insulto a pretesto per una trama (e qui mi scappa qualche clap).
Il resto si limita ad una PkMail cinicerrima e ad un Fazioso Bertoni Oskar.
Triplo agdy, anzi, quadruplo: i primi due sono quelli del fumetto (1908 e 2000); il terzo è quello che assesta la redazione (Sisto passa da caporedattore sceneggiature a caporedattore comics, Stenti da caposervizio sceneggiature a caporedattore news, Catenacci rientra ufficialmente nella redazione); il quarto è quello che portò il sottoscritto a rompersi il piede destro il giorno di Pasqua. Ricordo infatti assai bene questo numero, che mi lessi su uno scomodo Eurostar col piede ingessato penzolante. E ricordo che Agdy days mi lasciò coll'amaro in bocca per la sua abbastanza palese inutilità. Beh, non è che sia poi così inutile, in realtà, perlomeno vengono rivelati minuscoli dettagli su Everett e sugli Evroniani: nulla di importante, ma che almeno crea quella sensazione di nostalgia che sarà successivamente buona per seguire PK2. La storia non è nemmeno malaccio, benchè Angus e Camera 9 siano piuttosto inutili.
Per quanto riguarda la lezione di finanza, è una morale e va letta in parallelo agli eventi siberiani. Ed e lo stagista altri non sono che il corrispettivo moderno di Ilija e nipote, e l'Agdy di oggi è il crack finanziario. In quest'ottica, anche la presenza degli Evroniani nel passato dimostra come "tutto cambi, niente cambi", per parafrasare un famoso motto. I continui fallimenti di Roover Antrax (n° di scheda PIL e GGY, ovvero CCT shiftato di 4) sono riconducibili al suo essere nient'altro che un reazionario (vuole conquistare il mondo), e un finanziere che ragiona per stilemi antiquati non può che essere uno sconfitto relitto del passato (almeno secondo la logica macchettiana).L.Vertighel ha scritto:È però un’altra la scelta di Macchetto che si fatica davvero a capire, cioè l’inserimento all’interno della sceneggiatura delle scene che si svolgono all’interno della Borsa che, almeno apparentemente, hanno solo un flebile legame con la vicenda principale. È probabile che l’autore abbia voluto inserire questo elemento come aumento della maturità della storia - cosa che non dispiace affatto, anzi - che però sarebbe stato più opportuno gestire in maniera più equilibrata. Sono tavole che danno l’impressione di essere inserite a forza nella sceneggiatura, quasi a dover raggiungere obbligatoriamente l’obiettivo delle 62 tavole.
A parte questo, ci sono due aspetti interessanti. Il primo è l'età di Ilija, che dovrebbe avere 92 anni pur dimostrandone una settantina. Il secondo è che il tolkeniano mith-ril, oltre a "meteorite" (Macchetto cita e gioca sulla somiglianza fra i due termini), mi ricorda Mithra/Mitra, nome di alcune divinità e alcuni culti. Il termine protoindoiraniano originale, mitra, significa più o meno "patto", cioè - proseguendo progressivamente per traslato - accordo, unione, lega. E "lega" è termine che designa brutti partiti politici, ma anche e soprattutto fusioni metalliche.
Il Dizionario della mitologia universale di G.S.Mestica riporta anche un'altra etimologia, e cioè mitri come "Amante". Beh, come è facilmente intuibile, cambiano gli addendi, ma il risultato è lo stesso: sempre di unione si tratta. Inoltre, se il Mithra persiano è dio dell'Amore e della Fecondità, quello assimilato dai Romani (e poi confluito nel primo cristianesimo) e quello appartenente alla mitologia indiana sono divinità Solari: anche il Sole "dona" la vita, come l'Amore, e - aggiungo - come il mithril che viene dallo spazio e che forgia nuovi materiali. Infine, il Mitra indiano è anche custode di leggi e portatore di ordine spirituale e morale. Può non essere un caso, dunque, che nel fumetto il reazionario Antrax voglia, col mithril, diventare "Re del mondo" e dettare legge sul pianeta. Non so se Macchetto si sia studiato tutto questo (probabilmente Tolkien lo ha fatto). In ogni caso, mi piacciono le storie che offrono spunti di approfondimento.
Trip's strip - Un ego in un pagliaio mi fece ridere tantissimo su quel famoso treno, oggi mi fa solo sorridere, ma in ogni caso l'ultima vignetta mi porta a considerarla un'intelligente parodia delle storie per ragazzi, in una sorta di ribaltone della prima Trip's strip, quella del #34, che - Bramo non me ne voglia - a me sembra (anche rispetto a questa tripletta) una storia per ragazzi canonica.
PkMail sempre più perfida, reportage Lancio del ruzzolone (ma chi è il vecio?) e annuncio mostra Catania (se non ricordo male il proseguimento della mostra di Roma del '99) completano, assieme alla prima copertina turconiana, il quadro del numero.
Il 2000 è stato l'anno di Ulisse? Boh, sul Giornalino uscì l'Odissea di Marcello e in quel Maggio (di dodici anni fa, argh) Artibani si presentò in edicola con Calypso (MMMM #6) e contemporaneamente con La sindrome di Ulisse (che di nuovo cita la ninfa ogigense).
Uhm, a me invece la moralina della quint'ultima tavola mi è sembrata buttata lì in maniera un po' troppo dogmatica. Beh, d'altronde è una storia parecchio disneyana, questa, per i disegni e per lo svolgimento, tutto sommato ci sta (se non fosse per quel pizzico di continuity, non sembrerebbe neanche una storia di Pkna).L.Vertighel ha scritto:si può benissimo notare come in questa storia siano già ben presenti nella sua mente di scrittrice radicate convinzioni ambientaliste ed animaliste che saranno poi tipiche del suo futuro stile narrativo. Cosa che, però, non arreca nessun fastidio al lettore (e normalmente può accadere con narrazioni così improntate), merito anche della bravura dello sceneggiatore di mescolare sapientemente tali messaggi, senza che siano mai troppo invasivi, con le vicende della storia.
Il bello è che subito dopo le storie moralistiche sono sbeffeggiate impunemente da Trip's strip - Quell'io non è il mio, altra parodia del sottogenere "adolescenti in cerca di identità", scritta da un Enna più delirante del suo solito e perfetto trait d'union con il delirio (serio) che coinvolgerà Trip e Razziatore nel numero successivo.
Molte le cose curiose dell'albo, o che mi sono apparse come tali. In ordine sparso: Vitaliano collabora al numero, Cordara no; Stenti depennato dal colophon, come già in MMMM #6, ma, a differenza di MMMM #6, non sostituito dalla Schwartz, che qui è ancora semplice redattrice; l'editoriale ha più chiavi di lettura, e una di queste suona maliziosamente antinerd; la PkMail è divisa in due, in testa e in coda all'albo, e ospita una lettera intelligente (sui gargoyles della DT) il cui autore viene però considerato "lo gnagno del mese"; c'è un referendum pikappico proposto in occasione dei centomila referendum promossi dai Radicali in quel mese e poi - mi sembra - riproposto anche su altre testate disneyane; la preview del #43 ricicla parte della copertina del #35; Kaplan pare fatto apposta per parlare con la voce di Saverio Indrio; il nome "Davy Jones" è inciso sullo squalo (come gli squali Dharma in Lost), ma non viene mai esplicitato; la storia parla di squali come Blu profondo, distribuito l'anno prima, anche se non vi sono collegamenti fra le due trame; da queste parti ci sono poche ragazze.
Ce ne sono talmente poche che mi sono letto persino The secret origin of the Duck Avenger, parodia yankee edita su Disney Adventures vol.10 #5-6. Ci si sono messi in quattro a fare 'sta vaccatona, che peraltro non fa neanche schifo: la somiglianza Uno-Pico c'è, e l'idea del codice che governa la matrice universale fa molto Matrix, Lost e Mondo che verrà. Ma secondo me l'ape Spike e gli Zondarriani guidati da uno Zoster stereotipatissimo confermano che gli americani non ci hanno capito proprio una ceppa di PKNA e che dietro a questa derisione del progetto italiano ci sia anche un pizzico di rosicamento.
Comunque. Il Jelly-Eye sarà mica lo Yiostly?



