Re: [Scrittura Mista] I Racconti dello Zio Tom
Inviato: mercoledì 01 novembre 2023, 14:15
Riesumiamo il post, precisando che il film NON è ambientato durante la Guerra di secessione, ma viene detto chiaramente che è poco DOPO la vittoria del Nord.
I neri che vivono nella piantagione della nonna sono formalmente liberi, potrebbero andarsene quando vogliono, ma non lo fanno perchè... non vogliono.
Come ben sappiamo, all'epoca (fine '800) i neri liberi erano liberi di vedersi rifiutare posti di lavoro, garanzie, diritti e ringraziare pure e muti.
Nella piantagione forse non ricevevano uno stipendio, ma mi pare palese che la nonna provvedesse a loro, gli lasciasse mangiare i frutti del lavoro nei campi e se ne prendesse per se solo una parte, per mantenere il tenore di vita, ma non eccessivamente.
Tutto questo mi ha fatto pensare a un caso con forti assonanze: nel 1941 gli animatori di Disney fecero il "delitto supremo di lesa maestà": picchettaggio e rivendicazioni sindacali, accusando il capo di spremerli come "schiavi" e di elargire privilegi a suo capriccio e non diritti.
Disney, che non si era mai visto sotto questa luce, licenziò diversi artisti (Art Babbit, Preston Balir, Bill Tytla ecc. ...) che in seguito avrebbero detto che "la libertà creativa goduta sotto Disney non l'avevano trovata mai più, altrove".
Secondo Me Disney, nel 1946, con Song of the South mise in scena una risposta a queste accuse, mostrando come la nonna, una sua proiezione, fosse illuminata e generosa coi suoi "inferiori" e i neri fossero riconoscenti di questo.
Le accuse di razzismo della pellicola sono per me assolutamente pretestuose e superficiali.
Trovo MOLTO più ipocrita la rappresentazione idilliaca dei sobborghi neri nella New Orleans della "Principessa e il ranocchio", in cui sembra che nessun nero sia mai discriminato, nonostante sia ambientato negli anni '20; che non la piantagione di Atlanta in cui i neri sono esattamente come erano a fine '800, solo in una situazione "disneyana" di tolleranza pseudo-fiabesca, ma dove stracci e baracche dimostrano che non vivono certo l'arcadia del quartiere di Tiana e famiglia.
Poi l'Oscar a Baskett, che Disney si spese strenuamente per fargli avere, quando per quieto vivere avrebbe anche potuto fregarsene, dimostra che lui tra i tanti difetti, quello dei rigurgiti razzisti non lo aveva affatto.
I neri che vivono nella piantagione della nonna sono formalmente liberi, potrebbero andarsene quando vogliono, ma non lo fanno perchè... non vogliono.
Come ben sappiamo, all'epoca (fine '800) i neri liberi erano liberi di vedersi rifiutare posti di lavoro, garanzie, diritti e ringraziare pure e muti.
Nella piantagione forse non ricevevano uno stipendio, ma mi pare palese che la nonna provvedesse a loro, gli lasciasse mangiare i frutti del lavoro nei campi e se ne prendesse per se solo una parte, per mantenere il tenore di vita, ma non eccessivamente.
Tutto questo mi ha fatto pensare a un caso con forti assonanze: nel 1941 gli animatori di Disney fecero il "delitto supremo di lesa maestà": picchettaggio e rivendicazioni sindacali, accusando il capo di spremerli come "schiavi" e di elargire privilegi a suo capriccio e non diritti.
Disney, che non si era mai visto sotto questa luce, licenziò diversi artisti (Art Babbit, Preston Balir, Bill Tytla ecc. ...) che in seguito avrebbero detto che "la libertà creativa goduta sotto Disney non l'avevano trovata mai più, altrove".
Secondo Me Disney, nel 1946, con Song of the South mise in scena una risposta a queste accuse, mostrando come la nonna, una sua proiezione, fosse illuminata e generosa coi suoi "inferiori" e i neri fossero riconoscenti di questo.
Le accuse di razzismo della pellicola sono per me assolutamente pretestuose e superficiali.
Trovo MOLTO più ipocrita la rappresentazione idilliaca dei sobborghi neri nella New Orleans della "Principessa e il ranocchio", in cui sembra che nessun nero sia mai discriminato, nonostante sia ambientato negli anni '20; che non la piantagione di Atlanta in cui i neri sono esattamente come erano a fine '800, solo in una situazione "disneyana" di tolleranza pseudo-fiabesca, ma dove stracci e baracche dimostrano che non vivono certo l'arcadia del quartiere di Tiana e famiglia.
Poi l'Oscar a Baskett, che Disney si spese strenuamente per fargli avere, quando per quieto vivere avrebbe anche potuto fregarsene, dimostra che lui tra i tanti difetti, quello dei rigurgiti razzisti non lo aveva affatto.